Rosso di Montalcino da 100% a minimo 85% Sangiovese: cambio di disciplinare in arrivo

Ricordate l’antica equazione Brunello di Montalcino e Rosso di Montalcino uguale Sangiovese cento per cento, uno da invecchiamento, l’altro da bersi e godersi più giovane?
Mi sa che molto presto questa equazione, che è stata uno dei motivi del successo, planetario, di Montalcino e dei suoi vini, dovrà essere rivista, per il momento solo per il Rosso.
Difatti è in dirittura d’arrivo, e se ne discuterà anche mercoledì 12 alle 16 nel corso di una riunione che si svolgerà presso la sede dell’Unione Agricoltori, la ppresentazione ufficiale della richiesta di modifica del disciplinare di produzione del vino Doc Rosso di Montalcino.
Secondo lo schema 5 definitivo (datato 14 dicembre 2010), l’articolo 2 del disciplinare, che attualmente recita “Il vino DOC “Rosso di Montalcino” deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti nell’ambito aziendale esclusivamente dal vitigno “Sangiovese” (denominato, a Montalcino, “Brunello”)”, in futuro, dopo l’approvazione della modifica, reciterà così: “il vino della DOC “Rosso di Montalcino” deve essere ottenuto dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, da un minimo del 85% e fino al 100% del vitigno Sangiovese.
Possono concorrere alla produzione di detto vino le uve dei vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana fino ad un massimo del 15%, fatta salva la tolleranza prevista dalle leggi in materia”. Questa è la nuda cronaca dei fatti. Ogni commento è ovviamente superfluo…

0 pensieri su “Rosso di Montalcino da 100% a minimo 85% Sangiovese: cambio di disciplinare in arrivo

  1. Pingback: Rosso di Montalcino da 100% a minimo 85% Sangiovese: cambio di disciplinare in arrivo | Trentinoweb

  2. Potrei fotocopiare il commento che ho postato negli scorsi giorni a bianucci@, sullo stesso tema.

    Mi pare che gli interessati al cambio siano ‘costretti’ tra due fattori apparentemente eterogeneri. Una giacenza di vini (usiamo un understatement) eccessiva da smaltire da un lato, un inevitabile problema (riutilizziamo un understatement) che avranno, coloro che si presenteranno sul mercato con il ‘nuovo’ rosso meticcio.

    Indagare altre strade oltre a quella di mescolare le carte (e i vini), pensare al futuro con uno sguardo più articolato, cercare di discutere in modo più lungimirante forse è al di là delle possibilità (sostantivo che in questo caso ne contiene anche un altro)realistiche dei soggetti in campo.

    Continuo a pensare che questo procedere premierà quelli che sapranno vedere dove va la storia (e il mercato, di conseguenza): un mercato fisiologicamente un po’ più piccolo, ma con un futuro più…naturale.
    Premierà costoro, se sapranno muoversi senza cedimenti, ma in modo dialettico rispetto a una terra (Montalcino) che oggi ha bisogno anche di ‘punte’ che ne rinnovino lo slancio.

    Intanto si potrà bere sempre un rosso che garantisca in etichetta SANGIOVESE 100%.-

  3. Infatti.. Ogni commento è superfluo di fronte allo svilimento di un prodotto di eccellenza che rappresenta, in tandem con il Brunello, tutta la tradizione di un territorio che ha investito pesantemente sulle proprie risorse autoctone fino a portare il suo nome in giro per il mondo.. Se in Italia esiste qualcosa che mette tutti d’accordo è la qualità e la tipicità dell’agroalimentare, la nostra migliore risorsa, un decadimento della qualità non può che essere dannoso..

  4. Pingback: Tweets that mention Vino al vino » Blog Archive » Rosso di Montalcino da 100% a minimo 85% Sangiovese: cambio di disciplinare in arrivo -- Topsy.com

  5. Perchè in Italia quando bisogna puntare sugli autoctoni per difenderci dalla concorrenza della nuova viticoltura mondiale si va sui vitigni alloctoni ?
    Mah, vallo a capire.

  6. Dichiarare 100% di sangiovese in retroetichetta non significa assolutamente nulla, tuttalpiù a essere pignoli,(ma neanche) che sia stato preso in carico sui registri di cantina in maniera apparentemente coerente con quanto si dichiara e sarà dettato temo, in qualche caso più che altro da una questione di opportunità commerciale…

    Come ebbe a dire un produttore, con l’etichetta principale si devono rispettare certi canoni piuttosto rigidamente, a norma di legge, con il didietro si può fare quello che si vuole…

    Ma si,in fondo come già succede oggi, occorrerà conoscere i produttori ed i loro vini, per bere secondo le proprie esigenze…

  7. Tanto tuonò che piovve. Nessuna meraviglia. Chi crede nel sangiovese continuerà a fare Rosso di Montalcino solo con quello, si metterà alla finestra per vedere cosa fa il mercato, poi deciderà: domani è un altro giorno.
    Se ci fosse Dante farebbe un inferno pieno di ignavi.

  8. Franco, mi sfugge una cosa.
    Ma chi sono i promotori di questo suicidio collettivo?
    Il Consorzio?
    Credono che abbassando la quota di Sangiovese si venda più
    Rosso e magari, in futuro, più Brunello?
    Son tutti matti! Se questa è la strada, Montalcino farà la
    fine di Bolgheri, a fare vini tristi, tutti tutti uguali.
    Senza avere, peraltro, lo stesso bagaglio di aggressività
    e di scaltrezza in fatto di marketing.
    Quando ci vogliamo autocastrare, noi italiani sappiamo
    essere imbattibili.

  9. Prima il rosso e poi il brunello!!!!! Questo è soltanto il primo passo…. Sono negativo, ma tanto abbiamo già capito tutti quanti l’andazzo!!! Fate scorte di “vero brunello” amici, chissà fra 10 anni cosa berremo!!!!!
    Spero soltanto che i miei produttori preferiti non facciano questa infima scelta, perderebbero sicuramente un cliente!!!

  10. Gentile Pezzuti@, le forbici o il rasoio non c’entrano.
    E’ un problema di cultura (e non c’entrano i libri letti, ma lo sguardo al produrre e all’esistere stesso) e di preparazione specifica; perché, non solo questa è una martellata su quello che si preferisce immaginare, ma sono convinta che ci potrebbero essere soluzioni altre, paradossalmente più convenienti anche per risovere il problemone all’origine di questa … mi manca la parola per definirla.

  11. Qui ci si fa mangiare il cinci dalle mosche avendo come unico obiettivo il campicchiare del momento senza una visione ampia e lunga delle cose e del giochino.
    Le banderuole se le porta via il vento, le cose sensate, partorite dalla zolla e dall’umiltà dell’uomo come presente per un poco sopra la terra hanno le gambe lunghe.

  12. Allora Signora Silvana,affinchè non si compia lo scempio,
    Lei e altri come Lei che avete giustamente voce in capitolo
    nel comprensorio,fate qualcosa prima che sia troppo tardi.
    Perchè poi, una volta fatto il casino, non chiude qualche
    azienda, chiude Montalcino.
    MARCHIONNE DOCET.

  13. @Silvana-Ma siamo proprio sicuri che certe decisioni dovrebbero spettare ai soci di un consorzio di produttori,e che riguardano, malgrado taluni lo ignorano, anche il futuro del patrimonio culturale toscano (heritage) proprio perchè trascendono il mero prodotto mercantile rappresentato dal vino nudo e crudo ?

    Se poi queste decisioni fossero prese democraticamente dai soci del consorzio, per quanto personalmente poco condivisibili sarebbero comunque giocoforza da rispettare. Il dubbio appunto è che queste decisioni potrebbero essere dettate dai detentori della maggioranza dei voti, rappresentata di fatto da un oligarchia, e che potrebbe nient’affatto rappresentare la volontà della maggioranza dei produttori: un fatto grave e che potrebbe anche passare inosservato.

  14. Sono un profondo sostenitore del Rosso e Brunello 100% Sangiovese ma ormai mi sono rassegnato al fatto che a Montalcino le carte in tavola cambieranno presto.
    Quello che trovo assurdo è che nessuna legge imponga al produttore di specificare quello che è presente nella bottiglia di vino che si sta bevendo.Oggi anche sulle chewing-gum sono riportati gli ingredienti e le tabelle dei nutrienti!Per quale motivo non devo sapere da quali e quante uve è stato prodotto il vino,quanti mg/l di solforosa contiene,quali lieviti hanno utilizzato per fermentarlo e se è stato invecchiato in barrique o botti di altro tipo?Il vino è un alimento che subisce una lavorazione come tanti altri altri alimenti per i quali la legge prevede una serie di diciture da indicare in etichetta!Questa deroga a mio avviso calpesta qualsiasi diritto del consumatore che sceglie e paga(spesso fior di quattrini)il vino che beve…

  15. Pezzuti@ e Cristiano@.

    Credo che sia molto chiaro quello che ciascuno di voi scrive, molto chiaro – credo – anche ad alcuni di coloro che hanno preso la decisione di cui qui si discute.

    Sono colpita anche da quello che Cristiano scrive circa i valori complessivi che sono in gioco e lo condivido.
    Non siamo pochi ad aver capito l’intreccio inestricabile che lega (ha legato e sta ancora legando, ma per quanto?)prodotti e distretti di appartenenza che sono fatti di paesaggio, uomini e loro matrici culturali (che vengono dalla loro storia), non solo qui a Montalcino.

    Io però sono un po’ stufa di scrivere, ribadendo questo concetto, stufa perché so che non serve a niente, se non a rendermi antipatica a quelli che sono abituati a pensare che “o taci o sei un nemico”; alle persone, insomma, che non capiscono che pensare e discutere non è un diritto, ma un dovere.

    Tutto inutile o poco utile, perché ci sono in campo forze e capacità di pressione che travalicano la massa (uso il sostantivo come in fisica) costituita dall’opinione di molti, come voi – e sappiamo che non siete in due, ma che siete tanti e che molti di voi rappresentano nicchie o addirittura pezzi di mercato -.

    Per ‘leggere’ meglio la situazione, bisogna innanzi tutto pensare che essa viene da lontano; e per intuire la potenza del fenomeno che mi limito ad accennare nel paragrafo precedente, bisogna immaginare che vi siano in campo soggetti che vanno ben al di là delle imprese che rappresentano da sole la maggioranza e da sole possono determinare scelte come quella che è stata prefigurata (decisa).

    Perciò credo che non ci sia molto da fare.

    Non solo, ma questo appuntamento sospinge inevitabilmente – anche i pochissimi che si sono spesi per cambiare le cose – verso la tutela del proprio interesse, coloro che hanno la possibilità di farlo; quelli che credono non solo in un mercato di certo tipo, nell’originalità del sangiovese e nei valori che voi mettete in campo, ma soprattutto sono sostenuti (oltre che dal vostro sguardo)anche da uno stile esistenziale più complesso, forse più futuribile, certo più lungimirante.

    Chi ha letto fin qui, avrà capito che potrei, ma non voglio, essere più analitica. Scelgo di non esserlo, perché fare diversamente non servirebbe a nessuno e forse peggio.
    Però continuo a pensare che lo specifico problema potrebbe (avrebbe potuto) essere modificato, anche se non rimosso come con uno ‘snap’.

    Per quanto riguarda Montalcino, io sono solo una che non può che dire “vedremo”, e sperare nel meglio possibile!

  16. Allora, vediamo se ce la facciamo a dare un po’ di chiarezza, unita ad una sana polemica, spero costruttiva, con la consapevolezza di sapere, però, che non servirà a fermare l’onda anomala.
    Come tutti sapranno il comparto vitivinicolo ed economico in generale stanno soffrendo molto, a Montalcino ahimè abbiamo anche avuto altri problemi. La domanda che cala e l’offerta che sale portano irrimediabilmente a cali di prezzo, che spesso rasentano il ridicolo e rovinano il nome dell’intera comunità.
    A questo punto entra in gioco uno studio fatto da un professore dell’università di Siena, che afferma che, una delle operazioni per “ristabilire” l’ordine, è capovolgere la piramide produttiva Montalcinese (in termini quantitativi), ovvero aumentare le bottiglie dei vini “base” di Montalcino a fronte del Brunello.
    Credo che questi dati siano attendibili, soprattutto alla luce del fatto che il precedente studio di questo professore, effettuato nel 2006 si è avverato.
    Questi Signori attuali hanno la presunzione di sostenere che con l’inserimento di altri vitigni nel Rosso di Montalcino, noi produttori saremo spinti ad aumentarne le quantità, quando poi questo nuovo disciplinare non tutela chi continuerà a produrlo con solo sangiovese, e soprattutto permetterà il taglio soltanto a chi ha già altri vitigni in azienda! Numericamente parlando, il 20% delle aziende.
    Mi ricordo che nemmeno un anno fa, un manipolo di signori alla guida del consorzio, lungimiranti a questo punto, propose una “MONTALCINO DOC”, che avrebbe permesso:
    1) un aumento della base salvando anche una denominazione molto a rischio come il Sant’Antimo.
    2) Con “Montalcino DOC Superiore” si sarebbe tutelato chi avesse voluto continuare a produrre uve con Solo Sangiovese.
    3) Il calo del Brunello sarebbe stato certo, e non speranzoso.

    Mi ricordo anche che chi, adesso è a capo della commissione “pro-cambio” a suo tempo fece una plateale battaglia per i “5 NO”.

    Ho saputo che siccome adesso i disciplinari devono passare da Bruxelles, riproporre il vecchio lavoro sarebbe impossibile, perché loro non hanno ancora una commissione tecnica in grado…..
    Della serie……giudicate questa storia….
    Soprattutto Franco credo che si debba rivalutare il lavoro svolto allora dal vecchio consiglio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *