Verticale di Barbaresco Boito Rizzi (2001- 2004- 2005- 2006- 2007) a Como

Siete convinti che il Barbaresco sia in assoluto uno dei più grandi ed eleganti vini italiani? E pensate che a Treiso, comune che insieme a Neive e Barbaresco e la frazione di Alba San Rocco Seno d’Elvio fa parte dei 685 ettari della zona di produzione di questa storica Docg, nascano Barbaresco che, insomma, non hanno nulla da invidiare, quanto a struttura, ai migliori Barolo?
Bene, allora fossi in voi io non prenderei impegni per la serata di lunedì 17 Gennaio (ore 21 presso il Grand Hotel di Como) e mi affretterei a contattare chiamando il 347 2548396 o inviando una mail a questo indirizzo, la delegazione di Como dell’Associazione Italiana Sommelier.
Per quella sera, riservata a 90-100 happy few, è prevista, per l’organizzazione dei sommelier AIS comaschi, una grande immersione in un Barbaresco di quelli veramente speciali.
Parlo del Barbaresco Boito dell’azienda agricola Rizzi di Treiso, creata nel 1974 da Ernesto Dellapiana e diventata nel tempo, con i suoi 35 ettari, una delle più ampie, interessanti e importanti realtà nella zona del Barbaresco. Di questo vino che nasce dalla selezione delle migliori uve prodotte all’interno dei vigneti “Bricco Boito – Vigna Grande del Boito”, nella parte sommitale del cru Rizzi, con esposizione sud-ovest e poco prima della Cascina Rizzi, dove hanno sede le cantine, verso mezzogiorno, in corrispondenza del Vigneto Bricco Boito, degusteremo, in un’emozionante verticale, 5 annate: 2001-2004-2005-2006-2007.
Io, che considero da anni il Boito uno dei Barbaresco migliori, ed un vino dalle fantastiche potenzialità, avrò il piacere di accompagnare, con parole e impressioni i presenti, in un viaggio, sicuramente emozionante, in una delle espressioni più alte del Nebbiolo in terra di Barbaresco, e in uno vino da togliersi il cappello.
Ricordatevi, i posti sono limitati alle sole prime 90 iscrizioni e sarà possibile portare accompagnatori. Costo di partecipazione alla serata 40 euro.
Come perdersi, trovandosi in Lombardia (o nella vicina Svizzera) una serata del genere?

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  1. premetto che sono un amico carissimo di Ernesto e famiglia e condivido in pieno il giudizio positivo sui suoi grandissimi vini… Tuttavia, per mettere in evidenza ciò che avevo già espresso precedentemente, riporto la frase usata da Ziliani (nel solito contesto dell’egocentrismo) e di come si poteva proporre lo stesso concetto evitando inutili “io”. Ovviamente tutto ciò secondo la mia visione “personale” del vino e dei vignaioli (loro innazitutto!):
    “Io, che considero da anni il Boito uno dei Barbaresco migliori, ed un vino dalle fantastiche potenzialità, avrò il piacere di accompagnare, con parole e impressioni i presenti, in un viaggio, sicuramente emozionante, in una delle espressioni più alte del Nebbiolo in terra di Barbaresco, e in uno vino da togliersi il cappello.”
    Io avrei scritto così:
    “Il Boito, che io (questo ci può stare perchè indica un parere dello scrittore, noto sopraffino degustatore)considero uno dei barbareschi migliori e un vino dalle fantastiche potenzialità, potrà accompagnarvi in un viaggio sicuramente emozionante, in una delle espressioni più alte …”
    la differenza?
    Minima, anzi nulla per il vino e per Ernesto, ma molto importante per capire lo scopo dell’articolo. Che bisogno c’era che si dicesse che era Ziliani che accompagna la degustazione. Facciamo parlare il vino… Direi che è la cosa più entusiasmante. Sarebbe poi stata una bella sorpresa (per chi ha bisogno di aiuto) scoprire che è proprio Ziliani a illustrare la degustazione.
    D’altra parte, si fa riferimento a un sito dove poter sapere tutti i vari particolari della manifestazione. Perchè in un blog personale si leggere: “io” devo dire che “io” faccio…

    E adesso scatenatevi pure… magari riflettendoci un po’ sopra…

    Ho fatto un’analisi accurata delle parole (a parte la grammatica che sarà sicuramente poovera) e non vi è nessun insulto. Solo un consiglio del tutto personale.

  2. Ziliani, se si azzarda a rispondere al petulante “a rieccolo” (non faccio nomi ma si capisce facilmente a chi mi riferisco) giuro che m’incavolo, mi procuro il suo numero di telefono la chiamo e la copro d’insulti.
    Ignorare, lasciare cadere nel vuoto quello che dicono e così i commentatori-gramigna spariscono da soli…

  3. Belin com’é difficile per alcuni accettare l’arrivo del momento della pensione! Per pensare di essere ancora vivi devono andare a scassare i… al prossimo, non solo alle mogli che li sopportano poverette, ma anche al gestore di questo blog! Porti pazienza Ziliani…

  4. colga l’aspetto positivo dell’essere fatto oggetto di queste attenzioni Ziliani. L’innominabile, continuando a leggerla e ad intervenire rompendo, manifesta una grande ammirazione per lei e un desiderio inconfessabile di essere preso in considerazione. Lei é insomma in qualche strano modo ammirato da chi non perde occasione di criticarla. Mentalità un po’ contorta, ma nella psiche umana questo e altro

  5. io non capisco proprio quelli che intervengono in casa d’altri e pretendono di insegnare al padrone di casa cosa deve scrivere e come. Ma se quello che lei scrive non va loro bene, perché non si accomodano altrove? Perché non sfogano la loro libido di scrivere aprendo un loro blog e poi accettando le critiche dei soloni di turno?

  6. esperimento riuscito perfettamente. Ormai i pesciolini si prendono anche senza amo… Interessante, molto interessante e istruttivo…

  7. Certo che la gente a volte non ha proprio nulla di meglio da fare che andare a guardare l’ordine esatto delle parole di un concetto in fondo chiarissimo..Vabbè.

  8. Como, mia città di adozione per alcuni anni di gioventù, è uno splendido teatro per questa grande degustazione. Che peccato non poter partecipare! Negli anni “70/”80 era ben difficile bere bene e mi toccava portarmi il vino da casa…

  9. Ma nemmeno sul Barbaresco il sempre simpatico Mario Crosta si pronuncia più su questo Blog? E’ un mese che manca…spero tutto bene.
    Saluti

    • ho più volte scritto all’amico Mario, sollecitandolo a scendere dall’Aventino, a rompere il suo sdegnoso silenzio, a tornare, stra-benvenuto!, tra noi.. Spero tanto che vittorioso in ben più seri ed impegnativi cimenti, voglia tornare prestissimo a fare sentire la sua voce… Dai Mario, ti aspettiamo!

  10. Caro Roberto,
    non ho molto da dire a proposito di questa discussione.
    Intanto devo annotare che chi ha partecipato a quella lodevole iniziativa della delegazione di Como dell’Associazione Italiana Sommelier, non e’ nemmeno intervenuto per raccontarci neanche una virgola di quel che ha degustato.
    E poi ho una piccola considerazione da fare: l’AIS deve poter fare verticali di questo genere, con vini molto giovani, perche’ sono proprio quelli di cui dispone normalmente il ristorante in cui lavorano i sommelier. Pertanto ha un alto valore didattico una verticale con annate di barbaresco dell’ultimo decennio. Ma a noi enoappassionati, almeno a me che amo bere (e non giudicare per poi sputare), verticali del genere dicono poco o niente. Io ho assaggiato da poco un Barbaresco del 2001. Favoloso, ma con 10 anni sulle spalle. Non mi sognerei mai di violare la regola della mia bisnonna, la regola del 9, cioe’ di lasciar passare almeno 9 anni per bere e gustare per davvero un Barbaresco o un Barolo. L’unica volta che ci ho provato, a Promnice nel castello di caccia degli Asburgo nella foresta dove sopravvivono gli unici bisonti europei vicino a Katowice, in Polonia, ho avuto l’impressione di degustare un succo di limone e di rovere. Non posso neanche dire chi era il produttore, perche’ e’ uno dei migliori ed ha sempre fatto dei vini stupendi. Infatti ho ridegustato lo stesso vino nello stesso posto pochi mesi fa e sono stato contentissimo di aver pagato solo 12 dollari per uno stupendo calice da 150 ml, finalmente all’altezza del suo blasone.
    Ha ragione Franco a considerare il Boito dei Rizzi uno dei migliori Barbaresco (ricordo un ’78 come se fosse ieri), ma io avrei insistito per portare a paragone degli altri vini in gioco nella verticale anche un’annata forte del secolo scorso.

  11. Grazie, Simone F, ma non ero mai andato via. Avevo smesso di scrivere pero’ vi leggevo almeno dieci volte al giorno, perche’ gli articoli di Franco ed i vostri commenti sono indispensabili nel mondo del vino. Anche con opinioni diverse cresciamo, ci educhiamo, arricchiamo il bagaglio culturale, apriamo gli orizzonti delle nostre visuali, riusciamo ad amare di piu’ le cose belle della vita e ad approfittarne meglio. Scrivete di piu’ anche voi, perche’ anche se nessuno ve lo dice potete star certi di seminare molto. Quello che infatti mi fa piu’ dispiacere e’ che nessuno di quelli che sono stati a degustare questa verticale abbia deciso di farci partecipi delle sue impressioni. Il vino e’ un aggregatore sociale, altrimenti e’ solo una bevanda. Ma per fare l’aggregatore sociale deve essere osservato, annusato, deglutito, digerito, pisciato e discusso. Se manca una di queste fasi non e’ completo.
    Possibile che una verticale del genere sia stata preceduta da tante aspettative e poi nessuno senta il bisogno di farne un resoconto? Se fossi Franco scriverei all’AIS di Como invitandoli a farsi vivi in questa pagina. Un Boito!!! Uno dei cru piu’ spettacolari del Barbaresco, un vanto di Treiso!!! Ma e’ mai possibile che non se ne possa discutere con cognizione di causa? Abbiamo così tanto da imparare…

  12. Io purtroppo (spero solo per ora) non vado mai a tali degustazioni. Quando vado a qualche manifestazione, di cui si parla anche qui, sono ben felice di dire la mia anche se sono meno di un neofita.
    Oggi ad esempio ho bevuto un Gattinara 2001 di Nervi e sono rimasto stupito dalla capacità dell’uva nebbiolo (e certo anche del produttore) di dar vita a tali vini così freschi e verticali in bocca ma così evoluti e complessi al naso ed al palato.
    Sì, ero sicuro che continuasse a leggere, ma si sentiva la mancanza dei suoi commenti perché, da quel che ho letto, ha una esperienza davvero invidiabile e soprattutto ha un modo di scrivere e raccontare le cose non da professorino io-so-tutto ma anzi, se mi passa il termine, un po’ romantico.
    Quindi: bentornato ancora!

  13. Simone F, bel bere il Gattinara! Nel 1969 ho cominciato a berlo, a 17 anni, quando ci andavo in moto da Novara, dove studiavo. Ci vada ed insegua i vini di Sergio Gattinara, un produttore che purtroppo ha cambiato spesso cantina, e vedra’ che si trovera’ davvero bene.

  14. Dal 2009 ho cominciato ad interessarmi in maniera più approfondita al mondo del vino e devo dire che la tipologia che ha innescato in me la miccia è stata proprio il Gattinara. Da allora ci sono passato qualche volta, con amici o con la ragazza, a visitare cantine e ad assaggiare i prodotti dei vari produttori. Di Sergio Gattinara francamente non ne avevo sentito parlare ma ho visto che è presente la sua s.r.l. nell’elenco dell’Enoteca Regionale, per cui suppongo sia ancora attivo in tale cantina. Per ora ho visitato e/o assaggiato i prodotti di Travaglini, Petterino, Caligaris, Nervi, Franchino: alcuni più setosi e morbidi, altri più spigolosi ed acidi, ma in generale sì è un bel bere e con rapporti qualità prezzo ottimi direi! Altri nebbioli che mi entusiasmano alla pari sono quelli di Carema, Donnas e dintorni..
    Ziliani scusi per l’OT 🙂

  15. Franco scusera’ certamente l’OT, in attesa di un commento di qualcuno che abbia partecipato alla verticale. Percio’ chiudo anch’io sul Gattinara segnalandoti un vino che mi e’ sempre piaciuto molto in certe annate di questi quarant’anni, il Monsecco, fatto dai Zanetta. Specialmente la riserva speciale Conte Ravizza. Devo dirti pero’ che nel Gattinara c’e’ la possibilita’ di aggiungere al Nebbiolo (Spanna) una piccola parte di Vespolina e di Uva rara (Bonarda locale) e nel Monsecco la cosa si avverte con molto piacere.

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