Vota l’azienda del vino valdostana che preferisci! Un sondaggio di Impresa Vda

L’amico Fabrizio Favre, direttore responsabile del Corriere della Valle d’Aosta e di Radio Proposta in Blu, collaboratore del Sole 24 Ore Nord Ovest e di Avvenire, e conduttore su Radio Proposta in Blu del programma settimanale “ImpresaVda”, mi ha coinvolto, dandomi un incarico un po’ spinoso, in una bella iniziativa lanciata dal suo blog Impresa Vda.
Come potete leggere qui, si tratta di un’idea relativa ai vini, da me amatissimi, dell’altrettanto cara Vallée d’Aoste, cui ho dedicato per tanti motivi e continuerò a dedicare molti articoli.
Un sondaggio-referendum, al quale i lettori del suo blog, e anche voi ovviamente, siete invitati a partecipare, per scegliere tra 15 realtà produttive (privati e cantine sociali) che io ho selezionato, una lista “commentabile e criticabile” come l’ha definita Fabrizio, con presenti e assenti, “promossi” e “bocciati”, quella che apprezzate maggiormente.
Per il modo di “fare impresa” in Vallée, ovviamente, per la qualità intrinseca dei vini (Fabrizio chiede di indicare non soltanto chi è il produttore che si preferisce, “ma qual è, all’interno della sua produzione, il vino che ti piace di più e perché”), perché quel produttore ha riscoperto e sta salvaguardando una determinata varietà autoctona rara, perché sta facendo ricerca e sperimentazione, perché si mantiene fedele ai valori della tradizione ed i vini hanno il profumo ed il carattere inconfondibile dei terroir di origine. Tante le opzioni possibili per scegliere tra:
Anselmet – Cave Coopérative de Donnas – Cave des Onze Communes di AymavillesChâteau Feuillet – Di Barrò – Elio Ottin – Feudi di San Maurizio – Frères Grosjean – Institut Agricole Régional – La Crotta di Vegneron di Chambave – L’Atoueyo –  Les Crêtes Lo Triolet – Maison Agricole D & DMarziano Vevey.

Se dovessi votare, cosa che ovviamente non farò, avrei abbastanza le idee chiare, anche se vorrei poter dare un premio ad un’azienda come “miglior imprenditore”, ad un’altra come migliore “viticulteur encaveur”, ad un’altra ancora come Cave Coopérative esemplare, e ad una cantina il premio concepito un po’ come un “cuore” di veronelliana memoria, per quello che fa e come lo fa, nelle condizioni più difficili, assicurando la salvaguardia di un vino, a me molto caro, che altrimenti rischierebbe di scomparire.
Basta, ho già detto troppo e non voglio in alcun modo influenzarvi: a voi decidere – votando qui – perché in aprile (c’è tempo ben tre mesi per votare) si possa proclamare che “the winner is”, anzi “voila le gagnant”…

0 pensieri su “Vota l’azienda del vino valdostana che preferisci! Un sondaggio di Impresa Vda

  1. Io ho appena imbucato la scheda nell’urna.

    Indovina per chi ho votato? Sarebbe il caso però di specifi

    care che bisognerebbe votare per ”la migliore”azienda val

    dostana, non per la più diffusa.

    Prevedibilmente ”Les Cretes” ha già la maggioranza relativa…

  2. Caro Franco,
    devo dire che parecchi stanno seguendo il tuo invito a visitare il blog e dal crescere dei voti (siamo già a quota 60) deduco anche a votare. Stanno arrivando anche i primi commenti e spero che insieme alla possibilità di dire “the winner is…” in parecchi colgano anche l’opportunità di esprimersi sui vini valdostani. Soprattutto le opinioni dei visitatori di un blog come il tuo possono essere non soltanto utili ma perfino istruttive per i produttori della piccola (ma desiderosa di crescere…) Valle d’Aosta.

  3. a me la selezione di aziende valdostane sembra completa. Ci sono piccoli vignerons, le migliori cantine sociali ed i più noti produttori privati. Non vedo assenze significative e io voto Grosjean

  4. Franco, come sa sono un convinto sostenitore della viticoltura valdostana da lungo tempo. E come ho già detto in passato sono sempre molto contento quando si parla dei vini e delle aziende della Valle. Come dissi a Favre nel momento in cui mi parlò del sondaggio, il risultato è abbastanza scontato, proprio perchè come ha fatto notare un altro lettore, si tende a votare il più conosciuto… che potrebbe anche essere il più valido, sia chiaro… ma la notorietà di un nome, di fronte a piccoli sconosciuti (altrettanto validi), in questo caso avrà un certo peso.
    Mi sento di rilevare un paio di assenze a mio parere pesanti: la Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle e la Cave Cooperative de l’Enfer di Arvier, che rappresentano due importanti realtà produttive con vini di pregio.
    E forse, per quanto la produzione sia molto limitata, Giulio Moriondo non avrebbe sfigurato in questa “tenzone”…
    In ogni caso… viva la VdA 🙂

    • Caro Fabrizio, grazie per il suo intervento. Con Favre abbiamo fissato in quindici, un numero abbastanza vasto, il totale delle aziende selezionate. Ovvio che qualche cantina, anche nota, restasse fuori. La mia é una selezione soggettiva come tutte le selezioni, ma con tutto il rispetto non penso che le due Caves Cooperatives che lei cita meritassero di figurare nei magnifici 15 al posto di qualche altra azienda. E di altre Cantine cooperative i cui vini nettamente preferisco a quelle delle Caves da me selezionate. Giudizio che vale soprattutto – ma lo ripeto é una mia personale valutazione – per i vini della Cave du Vin Blanc de Morgex et de la Salle. Adoro il Blanc de Morgex ma preferisco di gran lunga quelli dei vignaioli che ho scelto.

  5. Scelta più che legittima. Era solo una “mancanza” che balzava immediatamente all’occhio (almeno al mio occhio). Grazie per la veloce replica… su FB ho provato a stuzzicare anche Moriondo :-). A presto, e come già detto in altre circostanze, spero di poterla conoscere di persona quanto prima, magari proprio in terra valdostana.

  6. credo qualcuno abbia già accennato qualche azienda ma ce ne sn anche altre che voi dovreste conoscere meglio di me..
    si parla di salvaguardia di varietà autoctone e nn tirate in bello il pioniere che le ha recuperate???

    • il pioniere che le ha recuperate, Moriondo, é un personaggio di straordinaria importanza, ma i suoi vini sono praticamente “virtuali”, quasi introvabili, prodotti in quantitativi super ridotti. E io, ragionando nell’ottica del consumatore, che con i vini di cui si parla deve pur riuscire a confrontarsi veramente, ho dovuto, a malincuore, non includere questa piccola azienda nel ristretto numero, solo 15, non dimenticatelo, delle aziende valdostane che ho selezionato. Spero che questa spiegazione sia convincente

  7. Buon giorno. mi spiace non vedere Pierre Quinson, produttore del Beato Emerico, del quale Lei ha tessuto le lodi in passato. Immaginavo, speravo, di trovarlo nel novero dei finalisti.

    • Rasputin, ha ragione, Quinson é uno di quei piccoli vignerons che é stato davvero molto difficile sacrificare e non comprendere nell’elenco. Che é di solo 15 produttori, vi prego di non dimenticarlo!

  8. parlo molto chiaro..
    sn un enoturista (abito in provincia di Bolzano) che ha visitato direi tutte le aziende vitivinicole valdostane ponendo la principale attenzione ai vigneti e alla loro cura visto che dalle nostre parti si dice che il vino si fa in VIGNA.
    li nn so visto la selezione fatta da lei…

  9. Caro Franco, la seguo da tanti anni anche perchè condivido spesso le sue scelte e sono un grande appassionato dei vini valdostani. Confesso che anche il mio cuore batte per quei pendii (e quella foto parla…) dalla prima volta che ci sono passato e quindi voto volentieri per quei valorosi viticultori,senza nulla togliere a tutti gli altri ottimi produttori.

  10. Da tempo sono affascinato dalla viticoltura valdostana, per il carattere eroico insito nell’essere vigneron di montagna, l’unico limite è l’introvabilità dei suoi prodotti (a parte lo chardò di les cretes)
    Limite però non trascurabile che mina un po’ il carattere transregionale di un sondaggio come questo.
    Pochi possono permettersi visite in loco e acquisti dei vini che vuoi per l’esiguità della produzione vuoi per la distribuzione sono delle chimere.
    Il mio timore che è che vinca Les Cretes solo perchè è il più distribuito.
    Sicuramente merita la vittoria ma di fatto la confidenzialità degli altri produttori lo pone in condizioni di netta predominanza.

  11. Inviterei il Signor Ale a commentare anche sul mio blog dove si sta svolgendo il concorso. In quanto voce dissenziente potrebbe alimentare il dibattito e, magari, precisando ulteriormente il tenore delle sue critiche stimolare qualche risposta dai produttori.
    Immagino che Franco non me ne vorrà se gli rubo un commentatore 🙂

  12. Pingback: Vota il Tuo Produttore di Vino valdostano preferito » Enofaber's Blog

  13. Questo sondaggio mi pare tanto interessante nei presupposti (la Vda vinicola luogo di sicura qualità) quanto pochissimo concreto nei fatti.
    A Marsala troverò mai un Pinot gris di Lo triolet?
    Io stesso acccanito inseguitore di vini di nicchia, piemontese, bianchista non ho quasi mai bevuto vini della vda.
    Ho paura che l’emozione di poter votare prodotti di nicchia (e un pelino snob) porti la gente al voto senza aver mai incocciato sulla propria strada un vino della vda.
    I produttori della Vda non hanno saputo come invece in A.A. offrire piccole realtà di grande qualità ben distribuite sul territorio nazionale.
    Bisogna ricordare che la nicchia può diventare loculo.
    Un sondaggio del genere premierà i meglio distribuiti, vincerà senza dubbio Charrere perche il suo chardonnay è ben distribuito.
    Il resto dei voti credo sia impossibbile da interpretare e dubito che stimoli la gente alla ricerca di vini che sono pressochè introvabili.
    Cosa la ha spinta sig. Ziliani ad attivare una votazione sul suo sito letto in tutto il mondo per dei vini (buoni ottimi, non si discute) che a stento e non tutti trovo nelle enoteche della vallèe.

    • alcune precisazioni innanzitutto. Non si tratta di una mia iniziativa, ma di un’idea dell’amico Fabrizio Favre, che sul suo blog
      http://impresavda.blogspot.com/ ha deciso dopo aver dato vita ad un sondaggio per proclamare il migliore ristorante valdostano ha pensato bene di fare qualcosa di analogo per quanto riguarda il mondo del vino. E mi ha proposto – una vera patata bollente, come mi sto accorgendo dai numerosi commenti, alcuni onesti, altri venati da un’intollerabile malafede e da una sorta di prevenzione nei miei confronti, manco fossi Satana – di preparare io la lista dei 15 magnifici. Quindici, non trenta. Io che conosco, frequento e amo la Vallée ed i suoi vini e ne ho scritto molto spesso, ricordando sempre che purtroppo si tratta in larga parte che occorre venirsi a cercare e conquistare in Valle, perché sono difficilmente reperibili e distribuiti in giro per l’Italia, ho accettato. Ben sapendo che presenze ed esclusioni (alcune pesanti: ma la selezione é mia e me ne assumo tutte le responsabilità e si tratta sempre di “promozioni” e “bocciature” fatte non a capocchia, ma in base a ben precisi ragionamenti) avrebbero fatto discutere: http://impresavda.blogspot.com/2010/12/vota-il-tuo-produttore-di-vino.html
      Ciò detto non concordo con Fracchia quando definisce “un pelino snob”, non lo sono affatto, sono vini figli della fatica e vini testimonianza espressione di una viticoltura difficile e spesso “eroica” taluni vini della Vallée. Francamente non mi pongo il problema di quale possa essere l’azienda ed il vino vincitore. Con ogni probabilità finirà con l’esserlo l’azienda di Costantino Charrère http://www.lescretes.it/ oppure quella dei fratelli Grosjean http://www.grosjean.vievini.it/ ma quale che sia “celui qui gagne”, o magari uno dei piccoli vignerons che ho nominato con grande piacere e che ho particolarmente nel cuore, oppure l’indispensabile Cantina dei produttori del Nebbiolo di Carema http://www.caremadoc.it/template.php?pag=9080. Non é questo il problema. La cosa interessante é aver acceso insieme, Fabrizio Favre ed io, e tutti voi che intervenite a commentare, discutere e contestare, sul suo e sul mio blog e su altri blog che piano piano stanno dedicando interesse a questa simpatica iniziativa, i riflettori sui vini e sulla viticoltura di questo posto unico e magico che é la Vallée d’Aoste.
      Spero, con questa precisazione, di aver chiarito i dubbi residui

  14. concordo con Ziliani, parlare dei vini della valle d’aosta o dei vini di montagna in generale, aiuta ad accendere l’attenzione di appassionati e meno su una parte della viticoltura che troppo spesso viene emarginata, ma che rappresenta la vera culla della biodiversità, lo scrigno delle tradizioni più vere, il succo della fatica vera.
    se se ne parla poi qualcuno interessato andrà dall’enotecario di fiducia e gli chiederà se ha qualche vino della valle d’aosta. che sia Charrère o altri poco importa, l’importante è che se ne parli.
    io stesso, l’ultima volta che mi sono recato in valle, ho conosciuto grazie ad un post di questo sito, la coop.di Donnaz, una realtà incredibile, veramente bella, ancor di più per chi come me sa cosa voglia dire lavorare in montagna.
    @Luigi:tu che sei piemontese, che sei ad un passo dalla Valle mi dici che “non ho quasi mai bevuto vini della vda”, domanda: non credi che ci sia qualcosa di sbagliato, non credi che manchi un’informazione completa soprattutto da parte di chi i vini li deve vendere e promuovere?
    certo è più facile vendere un Franciacorta che non un valdostano, almeno sul nome, ma assaggia Gerbelle (su tutti il pequè na) e poi mi dici!

    • che gaffe! Nel precedente commento ho parlato della Cantina di Carema, che é, seppure di pochissimi chilometri, ancora in Piemonte, invece che della Cave di Donnas: http://www.donnasvini.it/mainit.html
      Un lapsus freudiano perché per me Carema e Donnas sono due analoghe espressioni di un viticoltura di testimonianza e di una difesa del Nebbiolo, in bassa Valle, che trovo commovente…
      Quanto a Luigi, singolare che pur vivendo in Piemonte abbia poca consuetudini con i vini della vicina Vallée… Io parto apposta da Bergamo per andarci tutte le volte che posso…

  15. Non voto, perché non posso: non conosco quei vini. Tuttavia intervengo, per contribuire alla ‘visibilità’ (e spero alla rinomanza)loro e dei loro produttori.

    Vado spesso in VDA, infatti, e ogni volta rischio di finire fuori strada, storcendo il collo a destra e a manca, per guardare ammirata (e commossa) l’assetto delle vigne, talvolta affiancate da massi erratici residuo di disgeli millenari che hanno lasciato una Serra di tesori naturali. Poi ci sono i sostegni delle vigne – spesso in pietra (e qui sarò di certo imprecisa, ma sono anche un po’ influenzata da altre vigne in Galizia, che a mio parere hanno varie analogie con queste) – e ci sono certi “ciabottini” curatissimi, e gli animali che pascolano in spazi ben delineati e tutto quell’arrampicarsi – coltivando e terrazzando – su su fin dove c’è un grumo di terra.

    Sì, questi vignaioli si meritano di essere riconosciuti già per l’amenagement del territorio, per il servizio che rendono a tutti noi, presentando – così a ridosso del patrio confine – un paese più bello a dispetto dell’autostrada che taglia la Vallée e le sue meraviglie.

    Il vino è anche questo e può dire molto anche a un astemio.

  16. Purtroppo non voterò per questo sondaggio seppur mi appassioni poiché ho provato la sola Petite Arvine di Les Cretes (che a me piace molto) e acquistato e non ancora provato il Fumin di Grosjean.
    Volevo però dire che, anche se non so di che parte del Piemonte sia il signor Fracchia, a Torino sono molto facilmente reperibili le bottiglie di Les Cretes (chardonnay, petite arvine, torrette, fumin; più raro il syrah) ma si trovano spesso anche quelle de La crotta di Vegneron, Cave di Donnas, Cave Blanc de Morgex. Grosjean invece ho fatto fatica a trovarlo ma in un’enoteca in un corso centrale è presente.

  17. Carissimo Simone, io ho detto che Les Cretes è facilmente reperibile e infatti secondo me vincerà, La Cave de Morgex e La Salle c’è ma non è stata selezionata per il sondaggio, la Cave di Donnas si trova in maniera sporadica.
    Sono certo di non aver detto sciocchezze se su una sessantina di vini in sondaggio a Torino ad essere fortunati se ne trovano quattro o cinque.
    Nessuno può sostenere che non siano vini di difficilissima reperibilità (anche se di abbastanza grande visibilità mediatica e questa è la contraddizione che mi ha spinto ad intervenire).
    @enrico togni: hai ragione sul fatto che chi promuove i vini è parzialmente colpevole della scarsa presenza sul mercato dei vini della Vallèe ma probabilmente gli stessi produttori che negli anni buoni esaurivano i vini nel mercato turistico interno si trovano ora forse per la prima volta con vino invenduto in cantina e cominciano a guardare al di là di Donnas.
    La fatica poi che fanno i vignaioli val d’Ostani è identica a quella dei vignaioli della Valle di Susa e del Pinerolese con la differenza che i finanziamenti per le regioni a statuto speciale sono ricchi e molto ben gestiti. I loro omologhi del Torinese lottano ogni dì con sindaci e assessori incompetenti che flirtano con la Tav o con gli industriali piuttosto che vedere nell’agricoltura di montagna una possibile fonte reddituale, di turismo e come strumento di gestione etica del territorio.
    @Ziliani: ammetto la mia pigrizia ma bisogna anche valutare le proprie risorse e sicuramnete un ottimo vino nell’enoteca sotto casa è più appetibile ( e etico)di un vino lontano di cui non sò nulla che magari in cantina mi viene venduto più caro che in enoteca.

  18. Sig. Fracchia, faccia come ho fatto io un mesetto fa: un bel giretto in Valle e passa una grande giornata ! Io sono andato a Donnas, poi da Fabrizio Priod, La Vrille, Grosjean. E sono salito al Col de Joux, bellissimo posto ! In precedenza sono stato anche da Celegato (Morgex)e rientrando a casa (sono piemontese come Lei) a Carema. Priod e Celegato non rientrano nei 15, ma non credo si arrabbieranno… e sono persone apassionate e simpatiche ! Magari il Sig. Franco ci può anche consigliare qualche produttore di Fontina…

  19. Perchè devo andare in valle per assaggiare i loro vini eccezionali?
    Immaginate che io sia di Cisternino come posso anche solo intuire i vostri discorsi se non posso accedere al prodotto di cui parlate? Dovrei prendere l’aereo (e poi non mi fanno portare i liquidi) per assaggiare i vini e poi votare?
    Caro Giancarlo lei crede con sicurezza di aver compreso terroir, vini e vigneron con una unica amena passeggiata enoturistica, peraltro densa di incontri e assagi.
    Se vuole dell’ottimo Plaisentif le posso anche consigliare qualche produttore.

    • Fracchia, se applicassimo sino alle estrema conseguenze il suo ragionamento e proclamassimo di dover seguire la logica del chilometro zero anche nel consumo di vino, allora due terzi delle aziende italiane potrebbero chiudere. Come pure le enoteche. Per fortuna si consumano vini anche di regioni diverse da quella dove si risiede, si fa del turismo del vino, si ordinano, anche direttamente in azienda, vini di zone lontane (magari con gruppi d’acquisto di più amici). Basta andare una sola volta in Vallée, come pure in Valtellina o nelle Cinque Terre. Quei paesaggi speciali fanno capire di trovarsi di fronte a vini speciali, che meritano qualche sforzo e qualche fatica per poterli gustare

  20. Il Sig. Franco mi ha anticipato. Comunque Sig. Fracchia, scusi se sono banale, ma per me l’importante era passare una bella giornata, fare scorta di ottimi vini e – soprattutto – avere il piacere di constatare che in Italia è sempre possibile fare 2 chiacchere con persone garbate. Quanto ai vini pugliesi o siciliani o marchigiani, io di solito me la cavo con una mail, un corriere ed un modico bonifico on line.

  21. Avete sicuramente ragione entrambi e io acquisto online e visito le cantine.
    Sig. Ziliani, so benissimo che per il vino il km 0 è inapplicabile e inauspicabile (come potremo vendere all’estero?)anzi, io sostengo il contrario.
    Distribuitemi questi benedetti vini valligiani così posso comprarli più facilmente anche solo per assaggiarli(dovete ammettere che comprare 24 bott alla cieca online è un rischio e dovete anche ammettere che l’enoturismo con visite in cantina è un po’ noioso oltre che dispendiosissimo, io non ho ancora trovato un produttore che mi facessse un euro in meno del prezzo a scaffale).
    Forse bisognava legare il sondaggio a qualche evento promozionale con degustazioni.
    Comunque viva la Vallée e viva la viticoltura di montagna.
    Io ho votato il pinot gris di Lo Triolet, sulla fiducia.

  22. Confesso di sentirmi un po’ in colpa con Franco perchè non mi aspettavo un simile putiferio. Come ha giustamente sottolineato lui si tratta di una mia iniziativa a cui lui – siccome ama la Valle d’Aosta – ha giustamente aderito in qualità di consulente siccomne il mio non è un blog di settore. D’altra parte bello constatare che intorno a questa realtà – di nicchia è giusto scriverlo – ci siano molti appassionati pronti ad elogiarla come si vede nei commenti. Il Vino in Valle d’Aosta è molto legato al turismo e anche i produttori per assicurarsi margini più accattivanti si stanno organizzando per la vendita diretta. Lo stesso Charrère – che pure è ben distribuito si sta organizzando in questa direzione – non vedo in questo nulla di male. Perdonami ancora Franco se ti ho fatto finire in questo ginepraio.

    • “perdonare”, e di che? Mi piacciono le discussioni animate e le polemiche e sono contento che questo sondaggio valdostano stia suscitando tanto interesse. Vedrò di far intervenire qualche amico ad Aosta e mi rammarico tanto che non possa dire la sua – magari avrebbe detto che é una monata… – il mio caro, indimenticabile amico Gianni Bortolotti…

  23. A me invece girare per cantine e sentire cos’hanno da dirmi i produttori (seppur sia alquanto ignorante riguardo tanti aspetti) piace moltissimo ed a volte mi sono soffermato/sono stato trattenuto per diverse ore; certo è anche capitato di trovarmi di fronte un venditore o un produttore non così socievole che ripetesse come una cantilena le mere caratteristiche dei prodotti e non dicesse più di un volantino pubblicitario. Dipende da chi si visita, insomma.
    Ritornando alla Valle, in effetti sarebbe stata una bellissima cosa organizzare un evento con degustazione dei vini dei produttori a concorso in modo da promuovere al meglio questa regione ed i suoi vini. Possiam sperare per il futuro?

  24. Bisogna ammettere che la visita in cantina, mi si perdoni la volgarità, è un po’ scaccia figa e alla fine le cantine sono tutte uguali, i vigneti noi che non siamo agronomi li guardiamo (citando Jannacci) come si guarda un tornio.
    E il vigneron ci può intortare come vuole.

  25. Fantastico, questo sondaggio (ho votato) e non me ne frega niente del sondaggio in sé, nè di di chi “vinca” (e cosa vincerà mai, poi?): semplicemente, è stata una pensata geniale per mettere per un attimo sotto il riflettore una realtà come quella della viticoltura valdostana, così poco nota, così fascinosa. Prendete la macchina e andateci, in Valle d’Aosta. Rimarrete sorpresi. Piacevolmente sorpresi.

  26. Cari Silvana Biasutti e Franco Ziliani, ovviamente un po’ scherzo e un po’no.
    Io parlo giapponese e arabo e cerco di affrontare il mondo con l’unica dote del viandante, l’ironia.
    Che purtroppo ormai non fa più tanto di casa a questo mondo.
    Nella mia esperienza che comunque vorrei venisse trasmessa, molte volte le gite in cantina si sono risolte con tristi pantomime ad uso e consumo del turista dal quale non si aspetta altro che tiri fuori il portafoglio dalla giacchetta.
    Sono in egual misura i vini che ho smesso di comprare dopo aver conosciuto gli autori che quelli che compro con gioia dopo quella esperienza.
    Non ritengo che la visita in sè sia elemento di valore, è solamente un piccolo corollario di un processo conoscitivo che ognuno deve fare da sè, anche lontano dai luoghi di produzione e dai produttori stessi.
    Inoltre talvolta come ho già detto fatico molto a pagare prezzi i pieni I.I. (spesso senza fatture) che ti fanno in cantina magari dopo sver acquistato 24/30 bottiglie.
    @biasutti, le cantine come luogo produttivo, sono innegabilmente simili, stessi vasi vinari più o meno stesse atrezzature.
    Io non credo nel buon selvaggio in veste di vigneron.
    Io converso amabilmente con i produttori in altri luoghi che non siano le loro cantine.
    Comunque sia vorrei veramente che si facesse un giro di degustazioni dei vini dei super quindici.

  27. Scusa Luigi, ma proprio non concordo con te:
    1-le cantine possono essere anche tutte uguali, vasi vinari ed attrezzature, ma credo che ormai tu abbia passato la fase per cui ti stupisci difronte ad una botte da 100 hl, ma sia approdato alla fase per cui è quello che c’è nella botte che ti interessa, ed allora le cantine non sono più uguali.
    2-“Non ritengo che la visita in sè sia elemento di valore, è solamente un piccolo corollario di un processo conoscitivo che ognuno deve fare da sè, anche lontano dai luoghi di produzione e dai produttori stessi”:scusa ma sbagli!
    è proprio con la visita in cantina che percepisci il valore del prodotto, valore che poi ne giustifica il prezzo, soprattutto nel caso di vini prodotti in zone difficili: come diceva il sig. Ziliani le 5 terre, la valtellina, la valle d’Aosta e, permettetemi, la mia Valle Camonica, non sono proprio le colline del chianti, vedere i posti, camminare nei vigneti, capire il clima è un passaggio fondamentale per poi giudicare correttamente il lavoro di un produttore.
    3-Usciamo per piacere dall’ottica che in cantina il vino lo devo pagare meno.
    nessuno lavora solo per la gloria, inoltre non credo che all’enotecario di Torino dove tu puoi trovare un vino possa far piacere sapere che in cantina l’hai pagato la metà o alche solo un 20% in meno, credo che l’onestà di un produttore la si veda anche da questo, rispettare i patti commerciali con chi ti dà fiducia e ti aiuta nella commercializzazione perchè è un sistema e bisogna far sistema.
    4-con riguardo alla mancata fatturazione ti spiego come funziona: se vendo ad un privato un vino regolarmente imbottigliato ed etichettato sono esentato dall’emissione di un qualsiasi documento fino a 100 lt (pari 133 bt. da 0,75 cl) ciò però non vuol dire che evada, perchè sul registro di commercilaizzazione bisogna segnare lo scarico e poi farlo sul libro dei corrispettivi.
    spero di essere stato esaustivo, e ricordati che ho le bottilgie in fresca!

  28. Caro Fracchia@!

    Sì, mi scandalizza un po’ che proprio uno come lei – certamente ben più competente di me – parli di “cantine tutte uguali”, perché è ovvio che non si va in una cantina per guardare i tini o le botti, gite scolastiche a parte, ma la cantina è un momento importante, nel rapporto con un vigneron (e persino con un imprenditore più lontano dal rapporto diretto con le cose).

    So che lei lo sa benissimo, ma non lascerei la porta aperta a certe ‘banalizzazioni’… perché invece sono molto d’accordo con lei, se allude alle mistificazioni impudiche e speculative sulla visita in cantina organizzata in modo disneyano da certi produttori.
    Vivo in un luogo ‘ricco’ di cantine, che non vorrei divenisse ‘pieno’ di cantine.

    E grazie per l’esemplare modo di polemizzare: da indicare davvero come esempio ad alcuni personaggi ineleganti che ogni tanto – sempre troppo spesso, comunque – si affacciano anche in questo blog.

  29. …e, ah dimenticavo il mio commento sui prezzi.
    So per certo che i produttori sono molto attenti a questo aspetto, cioè a non fare ‘concorrenza’ alle enoteche, che hanno una funzione importante per la conoscenza del vino.
    (e ovviamente anche nelle enoteche si incontrano sensibilità diverse).

  30. Per me che sono un appassionato ammiratore della viticoltura di montagna, nessuna zona esclusa, è un vero peccato che non possa fare spesso “l’enoturista”, a causa dei molti km che mi separano da quegli splendidi scenari…

  31. Cara Silvana Biasutti,
    il discorso prezzi è effettivamente ostico.
    Una cosa è certa, quando si và in cantina, raramente si esce con due o tre bott.
    Io esco con minimo 12 se non 24 bott. Per cui ci si aspetterebbe almeno un minimo sconto sul quantitativo, che psicologicamente compenserebbe il costo del viaggio (viaggio che significa peraltro un interesse nel produttore forte al punto di andare a stanarlo nel suo regno).
    Di solito l’enoturista preparato e competente, quasi come l’enotecario, fà opera di proselitismo.
    Sono sicuro che uno sconto non metterebbe in crisi gli enotecari seri, presso i quali comunque immolo gran parte del mio budget, perchè da loro si cercano sempre novità.
    Alcuni produttori da cui acquisto on line, a fronte di ordini significativi offrono vantaggiosi sconti e/o spedizione franco destinatario.
    Taluni distributori offrono, anche a privati le medesime condizioni.
    Il discorso è complesso però certe volte anche solo un omaggio di un paio di bottiglie invoglierebbe a ritornare, mentre comportamenti meschini allontanano dal produttore e dal prodotto.

  32. Scelta anche per me difficile, visto che non conosco molte aziende. Alla fine ho scelto L’Atoueyo, di cui ho assaggiato cose notevoli a Terroir Vino la scorsa estate.
    Favre mi dice in un tweet che le aziende valdostane che sono state inserite in questo concorso sono circa il 30% sul totale. Quindi ogni scelta è piuttosto relativa, come relativo sarà il risultato della competizione che mi sembra più corretto chiamare “sondaggio”…
    Senz’altro d’accordo con Angelo Peretti: ottima idea comunue per puntare i riflettori sulla bella regione e i suoi vini.
    MG

  33. Franco, nel tweet scritto 5 giorni fa ( avevo chiesto quante sono le aziende vinicole valdostane in totale) @impresaVda scrive: Le cantine sociali sono sei e i produttori privati dovrebbero essere 42. Totale 48. E’ in gara il 30% dei produttori”.

    MG

  34. Confermo quanto scritto nel tweet. Credo che Franco (ma non mi sono confrontato con lui sulla questione) intenda che in termini di produzione di bottiglie i 15 rappresentino una percentuale più consistente. Non ho fatto i calcoli precisi, precisi ma direi che è molto probabile. Posso dire che avete ragione entrambi.

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