Anche le gemelle Padovani (Campi di Fonterenza) contro il cambio del disciplinare del Rosso di Montalcino

Anche Francesca e Margherita Padovani, responsabili della piccola, agguerrita azienda agricola Campi di Fonterenza, esprimono la loro ferma opposizione all’annunciata modifica del disciplinare di produzione del Rosso di Montalcino.
Lo hanno fatto in una lettera aperta inviata al Consiglio del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino e a tutti i Soci, che ho il piacere di pubblicare. Nella lettera le gemelle Padovani scrivono: “abbiamo ricevuto dall’Azienda Mastrojanni la lettera che essa ha indirizzato al Consiglio di Amministrazione e a tutti i Soci del Consorzio del vino Brunello di Montalcino – cui ci rivolgiamo con questa nostra risposta aperta –.
La lettera dell’Azienda Mastrojanni contiene un messaggio che condividiamo e che, provenendo da un’azienda che fa parte di un grande Gruppo, particolarmente esperto nell’uso del marketing, è un’ulteriore conferma ai nostri timori.
Lavoriamo nella piccola azienda agricola che abbiamo creato, con  l’idea precisa che Montalcino sia, come è, un luogo con caratteristiche uniche; ne abbiamo conferma da tutti i nostri clienti, dagli amici e dai conoscenti; siamo convinte che l’unicità dei suoi vini e la purezza del Sangiovese siano un patrimonio comune da salvaguardare.
Sentiamo profondamente che un cambiamento come quello preannunciato è un arretramento, proprio mentre il mercato ci chiede di riconfermare e rilanciare  unicità e tipicità.
Vi ringraziamo per l’attenzione e Vi salutiamo cordialmente.
Azienda Agricola Campi di Fonterenza Francesca Padovani e Margherita Padovani”

16 pensieri su “Anche le gemelle Padovani (Campi di Fonterenza) contro il cambio del disciplinare del Rosso di Montalcino

  1. Pingback: Anche le gemelle Padovani (Campi di Fonterenza) contro il cambio del disciplinare del Rosso di Montalcino | Trentinoweb

  2. Sono felicissimo che finalmente qualcuno inizi a far sentire la sua voce di dissenso da queste intenzioni che rappresenterebbero, come giustamente dicono Francesca e Margherita, “un arretramento, proprio mentre il mercato ci chiede di riconfermare e rilanciare unicità e tipicità.”
    Condivido ogni parola detta dalle sorelle Padovani, e faccio i complimenti a tutti i produttori che hanno fatto, e che faranno, sentire la propria voce in merito.

  3. Le motivazioni di questo dissenso sono evidenti e condivisibili.. Del resto si immagina che anche i produttori che non hanno scritto la pensino nella stessa maniera secondo logica.. Imbastardire un prodotto che ha nella tipicità e nella qualità i suoi punti di forza non sembra certo essere una mossa intelligente..

  4. Ziliani ha notato che a prendere pubblicamente posizione contro l’ipotesi di modifica del disciplinare del Rosso di Montalcino sono stati sinora, Machetti a parte, solo persone che non sono nate nel borgo del Brunello?
    Un triestino, Illy, due milanesi, le gemelle Padovani ed una persona, Lisini, che mi sembra sia nata a Firenze o a Siena.
    Perché gli indigeni, i nativi di Montalcino, tacciono?
    Di cosa hanno paura? Perché non dicono apertamente, se lo sono, di essere contrari a questa assurda decisione che verrà presa martedì?

  5. forse gli “ilcinesi” stanno a fare i conti per capire quanto c’han da perder quelli che non ci hanno gli altri vitigni e quanto c’e’ da guadagnà per quelli che ce l’hanno. lei che dice?

  6. con una Madre così lungimirante,non poteva mancare questa
    adesione. Le rivoluzioni le fanno sempre in pochi,anche se il risultato,è poi a beneficio di tutti.
    Complimenti a persone con tali obiettivi,augurandomi un brindisi a Montalcino con Rosso di Sangiovese in purezza

  7. @Guido.. Molti produttori come Altesino e Caparzo sono aziende acquistate da persone o società non ilcinesi, ma il Rosso di Montalcino ed il Brunello si possono fare solo a Montalcino, difficile seguire le orme di Marchionne e andare a produrlo da un’altra parte, per, l’essere nativo di Montalcino mi sembra una nota più affettiva che realmente industriale visto che dovunque si sia nati la produzione di quel vino è inscindibilmente legata al territorio e quindi è interesse che il vino rimanga com’è, sia per gli ilcinesi che non ..

  8. La nostra azienda, Le Potazzine, é stata fra le principali artefici della raccolta di firme contro il paventato cambio
    del Disciplinare del Brunello avvenuta circa 2 anni. Siamo
    sicuramente convinti che anche il Rosso di Montalcino deve
    rimanere assolutamente 100% sangiovese , ma come montalcinesi siamo rimasti un pò delusi da alcune aziende che
    proprio appena 2 anni fa hanno lottato con noi per salvare il Brunello e l’unicità del sangiovese a Montalcino , e oggi sono favorevoli a questo assurdo cambiamento a proposito del Rosso di Montalcino .

  9. Se il Rosso perde quote di vendita, e non si vende, la sola colpa e da dare al 85% dei propri produttori Montalcinesi, che lo hanno affossato nel tempo..
    1)In ogni degustazione fatta, sia nazionale che internazionale, promuovono solamente Brunello di Montalcino…non Brunello e Rosso di Montalcino
    2)Mettono sul mercato questo vino chiamato Rosso cosi smagrito e acidulo, che per la maggior parte dei casi se lo bevi subito non e pronto, se lo invecchi 2 anni diventa neutro..senza frutto.
    3)Prezzi di vendita ben oltre il valore del prodotto
    4)Retroetichetta che non spiega nulla al consumatore, in pratica un cartoncino da latte ha piu specifici.
    5)Usano tappi di sughero di qualita piu scarsa che il mercato offre, rondelle , doppie rondelle, etc.
    6)Pochissimi produttori spiegano realmente come fanno il loro Rosso, non si capisce se una selezione di vigne giovani, di vigneto giovane, di uve meno baciate dal sole, selezione di cantina, scarto del Brunello, etc.
    7)Viene invecchiato in vecchie botti esauste e ammuffite..
    8)Grande divario di qualita’ tra bottiglia e bottiglia.
    Mio avviso e consiglio, da consumatore se i produttori vogliono continuare a fare il Rosso;
    Di smetterla col tentare di usare altre uve oltre che il sangiovese 100%
    Cambiare si il disciplinare, ma per quanto riguarda la resa e l’invecchiamnto.
    Rese non superiori ai 60-70 quintali, e invecchiamento obbligatorio di 12 mesi in legno, barriques o tonneaux, con un 10% nuove ogni annata
    Il Rosso deve appagare il consumatore per il grande rapporto qualita/prezzo, con un buon corpo, giovane e frutto vivo.
    Per chiudere, i produttori di Rosso possono chiedere dei pareri ai loro colleghi Piemontesi, e dire;
    Mo come mai adesso il Dolcetto e la Barbera sono i primi vini richiesti dal mercato ????

  10. Sono d’accordo con Montosoli@ quando reclama più cura per un prodotto – il Rosso di Montalcino – che non è roba di serie C: lo diventerà (di serie C), quando sarà stato degradato a succedaneo del Sant’Antimo.

    Personalmente capisco pure che il momento sia difficile, tuttavia questo è un modo un po’ sbrigativo per risolvere i problemi. Sbrigativo e ASIMMETRICO.

    Ora si dice che il Rosso “viene sacrificato alla purezza intoccabile del Brunello” (mi è stato detto direttamente); poi, siccome questo sarà una pecetta a un “buso” ormai molto prolassato, si introdurrà qualche altra ‘ineluttabile’ novità, magari con commistioni territoriali inedite.

    Infine, un’aggiuntina al Brunello, per renderlo più rotondo non gliela leverà nessuno.

    Io non me ne intendo di vino quanto l’esimio Stefano Cinelli@ (che ho letto in altro post); tuttavia il Rosso di Montalcino è stato fino ad oggi – come ho già scritto (repetita juvant?) – un modo più accessibile di “assaggiare la tipicità di questo territorio meraviglioso qual è Montalcino”.
    Non lo è stato da pochi anni (ho casa a Montalcino da trentasette anni) ma sin dai primi anni in cui sono sbarcata qui.
    E sin da quei tempi ho avuto anche occasione di berlo nella suggestiva Taverna dei Barbi, di proprietà Colombini!

    In ogni caso, mi sembra che questa decisione sia stata già presa – l’intervento di S.C.C. ne è un’indiretta conferma – e quindi scatta una domanda: ma quale sarà il criterio di giudizio per promuovere o meno il Rosso, nelle commissioni di degustazione?

    Chi non ha i vitigni da aggiungere al sangiovese sarà libero di fare pacificamente il proprio Rosso sangiovese 100%, oppure sarà libero di acquistare l’uva altra da chi ce l’ha?
    Forse questa è la domanda che gli alloppiati dovrebbero porsi.
    Perché nel primo caso – pur con il dispiacere e la contrarietà, così chiaramente espressi da Mastrojanni e da Lisini – un modo per stare sul mercato ci sarà PER TUTTI; anzi si creerà una nuova nicchia non piccolissima e parecchio interessante; nel secondo caso molti piccoli avranno – a mio parere – un futuro assai amaro da affrontare.
    Sarebbe molto importante che fosse fatta chiarezza a questo proposito.

  11. Mi unisco al coro dei contrari al cambio di disciplinare.C’e’ gia’ il Sant’Antimo per fare i vini con altri vitigni. Non capisco perche’ si debba modificare il rosso. Inoltre non ho sentito nessun addetto ai lavori favorevole! Sono tutti contrari: giornalisti,appassionati,clienti. Abbiamo poi visto quanti danni questa scelta ha fatto al Chianti Classico,non capisco perche’ seguire quell’esempio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *