Anche Lisini contraria alla modifica del disciplinare del Rosso di Montalcino


Dopo la presa di posizione dell’azienda Mastrojanni, documentata qui, anche un altro importante e storico produttore di Brunello, Lisini, prende risolutamente posizione contro l’ipotesi di modifica del disciplinare del Rosso di Montalcino.
Lo fa con una lettera, inviata al Consiglio di Amministrazione e ai Soci del Consorzio del Brunello, che ho il piacere di pubblicare.

“Oggetto: proposta di nuovo disciplinare del vino Rosso di Montalcino” Spettabili Soci del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, abbiamo ricevuto una lettera da parte della Società Agricola Mastrojanni.
Tale missiva a firma del Presidente e dell’amministratore delegato, contiene una chiara posizione contraria alla modifica del disciplinare di produzione del Rosso di Montalcino che tutti ci apprestiamo a votare.
Quello che possiamo dire è che ne condividiamo integralmente il contenuto, contenuto che porta concetti già espressi di persona da Carlo Lisini Baldi sia in sede di consiglio di amministrazione di cui fa parte, sia nella sede dell’unione provinciale Agricoltori.
Il motivo della condivisione con gli amici di Mastrojanni risiede soprattutto nella semplicità, nella logica delle argomentazioni esposte, argomentazioni che sono alla base della fortuna del territorio Montalcino che con questa proposta si rischia seriamente di mettere in discussione.
Vogliamo comunque dare un ulteriore contributo. Il toponimo Montalcino ed il vitigno Sangiovese sono stati per quasi cinquant’anni binomio indissolubile di qualità e di grande terroir, binomio ormai sedimentato nell’immaginario collettivo di qualsiasi persona, dagli amanti del vino al semplice turista domenicale.
Adesso si vuole rompere questo binomio. Errore gravissimo. I commenti che abbiamo raccolto presso giornalisti, rivenditori, importatori esteri, enotecari, associazioni di sommelier e semplici appassionati sono esclusivamente di segno negativo e riportano tutti il sentimento di “tradimento,, che la proposta contiene. Ci sono anche i commenti dei detrattori del territorio, che espongono invece un ragionamento estremamente lineare ma altrettanto pericoloso: se “esiste la necessità di “migliorare” íl vino di Sangiovese prodotto a Montalcino, vino che tra I’altro proviene anche per declassamento dal Brunello, probabilmente la qualità del territorio e di tutto íl resto non sarà poi quella che si è creduta sinora”. Rimane il fatto di una grave crisi strutturale, derivante da una reale (e colpevole) sovrapproduzione dei Brunello e dalla caduta d’ immagine derivata dallo scandalo del 2008 ben lungi dall’essere assorbita, crisi che deve necessariamente essere affrontata con l’impegno di tutti.

Opporsi a questa crisi effettuando una modifica del disciplinare nei termini proposti, significa semplicemente proporre un rimedio peggiore del male stesso.
Potremmo proseguire oltre nell’esposizione degli elementi negativi che la proposta contiene ma preferiamo fermarci qui dato che abbiamo la consapevolezza  dell’intelligenza e soprattutto della cultura degli amici produttori di Montalcino.
Filippo Paoletti Carlo Lisini Baldi”.

Avanti così, altri contributi e prese di posizione del mondo produttivo ilcinese contro l’annunciato cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino sono i benvenuti.

11 pensieri su “Anche Lisini contraria alla modifica del disciplinare del Rosso di Montalcino

  1. Sarebbe bello se tutti i produttori contrari esprimessero il loro pensiero pubblicamente, ufficialmente e con uguale nettezza.

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  3. Di alcuni silenti le posizioni sono comunque ben note a tutti, ma sono d’accordo che una “class action” sarebbe auspicabile… Inutile, probabilmente, ma profondamente apprezzabile.

  4. Eccomi qua. Non sono una produttrice, non ho vigne ne’ cantine di proprietà a Montalcino, ma mi picco di conoscere la realta’ di questo luogo e di questo vino cosi’ speciale da innumerevoli anni. Non solo dal punto di vista domestico ma anche internazionale.
    Proprio perchè ne sono molto coinvolta, quando si tratta di partecipare a queste discussioni cerco di tenermi da parte, sapendo di non poter fornire una opinione totalmente distaccata.
    Pero’ c’e’ la curiosita’ di capire certe prese di posizione e non mi tiro indietro.
    La querelle sul cambiamento del disciplinare del Rosso di Montalcino mi trova, una volta tanto a favore, e questo e’ strano per una conservatrice come la sottoscritta.
    I motivi sono prevalentemente pratici.
    Il Rosso di Montalcino fu creato come valvola di sfogo per dare un rientro economico piu’ immediato ai produttori di Brunello e anche per migliorare la qualita’ del vino principale, destinando le uve da viti piu’ giovani o comunque non all’altezza, a un vino piu’ facile, immediato, meno costoso del Brunello.
    Negli ultimi anni la varietà di stili del rosso di Montalcino é stata eterogenea, si andava da vini dignitosi e freschi a tipologie pesantemente barriccate definite “quasi un brunello” dai produttori per giustificare il prezzo alto.
    Forse diro’ una bestemmia, ma il Rosso di Montalcino, per quanto credibilmente fatto con Sangiovese, non ha saputo presentarsi con un’identità precisa di territorio. Questo in generale, certo poi che ci sono le eccezioni.
    E’ stato considerato una serie B.
    Ditemi quel che vi pare ma sul mercato si e’ sempre fatto fatica a venderlo.
    Molto peggio di lui e’ andata la denominazione Sant’Antimo, che per me e’ un vero flop. a parte quelli che hanno la desinenza “us”.
    Non so se il cambiamento di disciplinare modificherà il destino del Rosso DOC, ma per me non e’ un crimine trattandosi di un vino che, scusatemi, non ha storia e, ripeto, nacque come scappatoia commerciale.
    Non credo neanche che accettare questo cambiamento porterà ad una futura modifica nel disciplinare del Brunello. Se ci fosse stata veramente una volontà “politica” perché questo potesse avvenire, da parte della maggioranza dei produttori, non ci sarebbe stato bisogno di tanto chiasso.
    A riguardo, lo scorso anno, l’assemblea dei produttori si e’ espressa in modo molto chiaro.
    Bestemmio di nuovo, ma il cambiamento del disciplinare di produzione del Rosso di Montalcino potrebbe anche aiutare il consolidamento della qualità del Brunello.
    Detto questo, il modo di porsi del Consorzio e di spiegare il perché é confuso, pasticcione e litigioso
    Capisco la posizione di Lisini e anche quella di Fabrizio Bindocci del Poggione. Entrambe rispecchiano la visione aziendale delle cantine.
    La mia paura é che accapigliandosi sul Rosso creando una spaccatura fra aziende medie e piccole si dia spazio di manovra a quelle aziende “importanti” che al momento non si espongono direttamente, ma vogliono ritrovare un potere che avevano in passato e che ora stanno perdendo.

  5. Cara Nelle Nuvole, le “aziende importanti” che al momento non si espongono, forse sono proprio all’origine di questa proposta di cambiamento. Niente da eccepire; fanno il loro interesse; e io sono anche d’accordo che sul Rosso non si sia puntato abbastanza. Sarebbe ora di farlo, in modo corretto.

    Infatti sarebbe ora di attivarsi in questa direzione; tanti anni fa – ante boom e file davanti alle cantine – il Rosso era sentito da moltissimi come un modo più accessibile di ‘assaggiare Montalcino’; bada bene più accessibile, ma non cheap; anzi un buon Rosso era il preludio a un Brunello altrettanto desiderabile, se non di più.

    Io comunque, contrariamente a te, NON ho competenze specifiche nel vino; tuttavia ho precise competenze nel campo del marketing e della comunicazione.
    Posso assicurarti che ha ben ragione Illy e che ha ben ragione Lisini – entrambi hanno molto ben motivato la loro contrarietà – ed entrambi hanno colto l’importanza di un messaggio che deve mettere a fuoco l’unicità di Montalcino, e non il contrario, “per dare più forza al Brunello”: non solo perché è una vistosa tendenza del mercato odierno, ma perché le unicità territoriali – il cosiddetto genius loci – sono l’argomento più valido per avere una nuova reliability sui mercati, sempre più inondati da vini genericamente buoni.
    E’ tanto vero quello che scrivo che l’idea non è quella di fare un buon blend (ce ne sono di ottimi, a mio parere), bensì quella di sfruttare un nome che vuol dire “tipico di Montalcino” per attribuirlo a un blend che tipico non è.
    E questo il mercato l’ha capito: tutti l’hanno capito, ormai.

    • però, Maremma maiala, quando sul Rosso si é puntato, organizzando addirittura un banco d’assaggio fatto anni fa a Milano in collaborazione con l’A.I.S., ESCLUSIVAMENTE dedicato al Rosso, senza messer Brunello a fargli ombra, i risultati sono venuti! Ricordo bene quanta gente partecipò e come furono soddisfatti sia gli appassionati che i produttori! Mi viene una gran voglia di organizzare ancora una cosa del genere.. E bisognerebbe farlo presto, prima che il Rosso venga Santantimizzato o diventi una specie di super tuscan…

  6. Caro Franco, hai perfettamente ragione! In questa domenica uggiosa mi viene il “mal di pancia” a pensare a quanto potrebbe succedere. E non voglio che succeda! Quindi, in quanto appassionata ma non solo, sostengo in toto questo “binomio” ormai sedimentato anche nel mio immaginario e nella mia realtà quotidiana. Kristina

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