Cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino: che la votazione sia palese!

Manca un solo giorno all’importante appuntamento di domani pomeriggio, quando a Montalcino i produttori aderenti al Consorzio del vino Brunello di Montalcino (sul cui stringatissimo sito Internet di questa riunione non si parla assolutamente) saranno chiamati a votare la proposta di cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino.
E decidere l’apertura, per il momento solo per il Rosso (ma chissà a cosa si mira in seconda battuta?) al contributo di una quota sino al 15% dei cosiddetti “vitigni migliorativi”.
Come la pensi una parte, significativa e soprattutto non rassegnata, del mondo produttivo ilcinese a proposito è abbastanza chiaro, e Vino al Vino ha contribuito a metterlo in evidenza.
A questo punto ognuno voti secondo coscienza e speriamo che la soluzione democraticamente scelta dai produttori sia quella migliore.
Ma per esprimerla occorre prima votare. E per votare bene è opportuno, credo, che si voti, parlo della procedura scelta, in un modo piuttosto che in un altro.
Chiedo pertanto che i produttori chiamati a votare chiedano con forza ai responsabili del Consorzio, al Consiglio di amministrazione, al Presidente, che non si voti a scrutinio segreto, ma con votazione palese, magari dopo una serie di breve dichiarazioni di voto, perché sia chiaro a tutti (e senza chiamare in causa inutilmente il “segreto dell’urna”) chi sarà a favore del cambio di disciplinare, e quindi per la “santantimizzazione” del Rosso, per la sua supertuscanizzazione. E chi, invece, continuerà a sostenere l’equazione Rosso di Montalcino = Sangiovese. E basta. Come nel caso del Brunello.
E’ una richiesta legittima, che a mio avviso i produttori devono fortemente sostenere. Perché tutto sia più chiaro, trasparente, evidente.
Perché ci sia davvero glasnost e non procedure da vecchio Politburo, nella decisione, di fondamentale importanza, che domani i produttori di Montalcino saranno chiamati a prendere…

20 pensieri su “Cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino: che la votazione sia palese!

  1. Caro Franco, premesso che sul Rosso non mi straccio le vesti e che si sapeva da tempo il suo destino, a naso sappiamo tutti chi sono gli innovatori: quelli che hanno centinaia di ha a merlot e cabernet che non sanno come fare a smerciare, è semplice ed è di qui che nqasce il cambio di disciplinare. fine.
    saluti
    francesco
    ps nota personale: vorrei che il rosso restasse sangiovese ma, se ciò non fosse possibile, vorrei ceh almneo si potesse scrivere in etichetta, alla fine il consumatore sceglierà
    ps II in toscana siamo proprio bischeri, si ha un unicum e deve essere Illy a ricordarcelo, che po’ po’ di bischeroni

  2. Votare in modo palese vuol dire assumersi la responsabilità delle proprie scelte di fronte a tutti mentre il voto segreto si presta ai peggiori inciuci.. La Comunicazione del Consorzio è davvero carente, oltre all’assenza di riferimenti della riunione in oggetto che riguarda peraltro i soli soci produttori, è completamente assente un programma di Benvenuto Brunello che è un evento di risonanza internazionale che interessa non solo gli addetti ai lavori del settore professionale ma anche il folto pubblico degli appassionati.. La Pagina Facebook del Consorzio è ferma al 6 Dicembre mentre l’account Twitter addirittura al 3 Giugno.. Sono davvero metodi da Politburo alla faccia della tanto strombazzata “glasnost 2.0”.. Meno male che se ne parla comunque…

    • Se ne parla nonostante al Consorzio preferiscano la sordina. O il silenziatore? E trattandosi di “un delitto”, seppure solo enoico, imbastardire il Rosso con le solite pallosissime uve bordolesi, credo che parlare di “silenziatore” sia legittimo… La domanda é: riusciranno nell’intento di compiere un… “delitto perfetto” o verranno smascherati dal commissario Maigret?

    • ho ricevuto un commento, relativo all’intervento di Stefano Cinelli Colombini, che ho deciso di non pubblicare, trattandosi non di un legittimo dissenso nei confronti di quello che il responsabile della Fattoria dei Barbi sostiene, ma di un attacco alla persona. Mi spiace ma pur non essendo di certo un sostenitore di Cinelli Colombini né un suo reggicoda, non posso che prendere le distanze da attacchi del genere. E naturalmente cestinare

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  4. A lume di ragione i piu´indicati a decidere le sorti dei proprii vini dovrebbero essere i produttori stessi. Democraticamente e con la trasparenza che una decisione cosi´importante
    richiede. A chi invece é venuta in mente la geniale idea di cambiare i connotati al Rosso di
    Montalcino, rimane meno trasparente, ma pur non essendo forse il primo a porla, una domanda la voglio porre : ma i produttori hanno fatto qualche piccola indagine su i mercati, interni ed esteri ? si sono chiesti cosa vende di piu´? cosa é piu´facile da promuovere ? Se sia piu´semplice spiegare ad un cinese o ad uno svedese che “questo vino é un piccolo Brunello oppure spiegargli che questo é un vino con sangiovese si ma con cinque per cento di syrah,sette di merlot tre di cabernet sauvignon e quindi molto differente da quello del nostro vicino che invece usa tre per cento di…..bla bla bla ” ? Con la riflessione che finora in qualche modo il Rosso godeva in positivo della luce riflessa del Brunello, specie come traino di prezzi, mentre invece con il nuovo disciplinare, se approvato, “godrá” della concorrenza di tanti baby tuscans IgT e piacevolezze analoghe prodotti in altri luoghi della Toscana dove produrre magari é piu´economico.
    Insomma mi piacerebbe capire: chi é che ha sentito il bisogno urgente ed impellente di
    riaggiustare qualcosa che rotto non era ?

    • un importatore americano mi scrive a proposito (spero che la mia traduzione ne rispetti totalmente il pensiero): “Speriamo che gli interventi prestigiosi che hai avuto su Vino al Vino portino la maggioranza dei produttori a ravvedersi ed a mantenere un Rosso Di Montalcino in purezza. Del resto, al di la dei tanti interventi (anche da parte di una persona che il marketing ed il brand lo mastica bene come Illy), un’occhiata alla caduta di vendite e di prestigio del Chianti Classico dal momento in cui sono stati introdotti i vitigni ferrinativi e chiocciolinici dovrebbe essere un esempio lampante. Sono sicuro che se passerá la scelta del rosso non in purezza, il valore aggiunto del “brand” Montalcino anche come Brunello andrá a farsi benedire completamente e danneggerá tutti i produttori, ma soprattutto i piccoli”.

  5. Buona sera dottor Ziliani. Domani sera a quest’ora il Rosso di Montalcino taroccato sarà purtroppo una triste realtà. Eppure se Lei andasse adesso per le vie e le osterie di Montalcino ad intervistare produttori, i membri del consiglio e gli altri attori della comunità locale raccoglierebbe solo pareri sdegnati sulla manfanata imminente. Ed allora perchè costoro nel segreto dell’urna, (la votazione sarà rigorosamente segreta) con gli occhi sbarrati voteranno con decisione per il cambiamento? Quale forza misteriosa condizionerà le loro coscienze, al pari degli Ultracorpi di Don Siegel? Forse i poteri ipnotici del dottor Galigari o le diaboliche abilità del dottor Mabuse? Nulla di tutto questo dottor Ziliani, la realtà purtroppo è ben peggiore di quella descritta nei famosi film citati. La terrificante entità capace di sovvertire le coscienze, annebbiare la logica ed il ragionamento e in ultima analisi di fare cretinate di questa fatta ha un nome ben preciso: Monte dei Paschi di Siena.
    Distinti Saluti

  6. Se così non fosse allora sarebbe coglionaggine pura. Ma non credo perchè i piccoli produttori di Montalcino, anche quelli più autoctoni, nonostante le apparenze, non sono per nulla degli sciocchi.

    • un’altra piccola produttrice di Montalcino, Marisa Colombo, prende posizione contro il cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino. Ecco la sua risposta all’intervento di ieri di Francesco Illy: “Gent.mo Sig. Francesco Illy, anch’io consumo il suo caffè, perché la qualità anche se è costata tanti sacrifici, ripaga sempre. Non so perche vogliono cambiare il disciplinare del Rosso di Montalcino,non certo per il prezzo. Perché stiamo assistendo già ad un abbassamento dei prezzi anche nel Brunello, che non giova all’immagine dello stesso, io sono un piccolo produttore, con 1 Ht. di Vigna Sangiovese a Brunello e ne mando una parte a Rosso di Montalcino, come aveva impostato la cantina mio marito. Produco un Rosso di ottima qualità e lo vendo bene. I nostri vini devono essere assolutamente 100% Sangiovese. Poi Se permettiamo di aggiungere Merlot, anche se in piccola percentuale, chi può controllare poi quanto ne è stato aggiunto? Il mio parere è contrario perché ci daremmo la zappa sui piedi. Perciò voterò contro, però l’importante è non fare a votazione segreta. Adesso il Rosso poi arriverà la mossa per il Brunello. Ringraziandola porgo cordiali saluti Marisa Colombo. http://www.molinaricarlolefonti.it

  7. Temo proprio che sia questa la motivazione ultima: panic selling finanziario. Però qui non si svendono azioni, ma un territorio

  8. facciano pure quello che vogliono a Montalcino, e decidano pure di “sputtanare” il Rosso.
    Noi sommelier a quel punto sapremo benissimo quali vini scegliere, di quali consigliare l’acquisto e l’inserimento nelle carte, e quali invece ignorare. Non abbiamo bisogno di altri supertuscan più o meno mascherati…

  9. I hope that Rosso di Montalcino still remain only Sangiovese grape product. Here in Usa we don’t like other blends with Bordeaux grapes. There are not “migliorativi” for Montalcino wines

  10. Faccio fatica a credere che questa mossa sia stata partorita da una banca, mentre non escludo che si tratti di un espediente per far cassa escogitato da alcuni produttori(chiamiamoli così), magari incalzati da scadenze finanziarie(spesso già scadute, anche da tempo).
    Purtroppo è palese che negli scorsi anni, seguendo l’esempio di imprenditori prestati all’enologia che potevano contare su basi finanziarie solide, si sia innescato un entusiasmo, nei fatti, esagerato.
    E’ stata una corsa alla cantina nuova, a macchinari sofisticati, a legni costosissimi e a winemaker dalla parcella pesante.
    Molti si sono dimenticati di cosa fosse Montalcino nel 1985 e hanno creduto, insieme alle banche che li finanziavano, che il boom sarebbe durato in eterno.
    Adesso però, che il boom si sta sgonfiando, i fidi non bastano mai, i creditori sono alle porte e in banca rispondono “ci dispiace”.
    Per alcuni ormai la frittata è fatta, ma invece di tenere dritta la barra, invece di riscoprire i valori che hanno reso celebre Montalcino, si svende il marchio, iniziando dal Rosso.
    Così la frittata la si brucia anche.

  11. Quoto quest’ultimo intervento (13:51 del 15/2) di Alessandro Bandini@ e aggiungo: le giacenze esistono dacché ci sono i prodotti.

    Metterle sul mercato senza deprezzarle è qualcosa da studiare bene, adeguando la propria conoscenza dei mercati per capirne le propensioni più attuali (sarà un caso ma pullulano le presentazioni di queste nuove tendenze): la conoscenza aiuta più delle ‘conoscenze’!.

    Sono tempi duri, ma è ora che bisogna tener botta: declassare il territorio non serve nemmeno a chi lo auspicherebbe; serve solo a impoverire tutti ulteriormente.

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