Doc Maremma: assurdità o opportunità? E che ne sarà delle otto Doc e Docg esistenti?


Partiamo dalla notizia, letta qui, sul sito Internet dell’Assessore (PD) alla tutela ambientale e all’energia della Regione Toscana: “l’organismo tecnico della Regione Toscana ha espresso parere positivo sul nuovo disciplinare di produzione dei vini che si avvarranno della Denominazione d’origine territoriale “Maremma”.
“Si tratta – spiega Annarita Bramerini – di un passaggio fondamentale per la valorizzazione della nostra viticoltura. Il marchio “Maremma” è oramai un brand globale conosciutissimo sul mercato italiano e noto anche all’estero. È evidente che grazie ad esso i nostri produttori, che hanno lungamente valutato l’opportunità di chiedere il riconoscimento della Doc territoriale, avranno un’opportunità in più di commercializzare i loro vini, affiancando nuove produzioni alle Doc e Docg già presenti nel territorio, e sfruttando le sinergie con il turismo.
Ora ci auguriamo che il Comitato nazionale vini proceda velocemente a verificare la documentazione che sarà inviata nei prossimi giorni, e che si arrivi al riconoscimento della Doc Maremma”.
A mio avviso questa richiesta rappresenta l’oggettiva dichiarazione di insufficienza, di scarsa notorietà, italiana e internazionale delle 8 Doc esistenti dell’area maremmana, ovvero, leggete qui, Morellino di Scansano, Bianco di Pitigliano, Sovana, Ansonica Costa dell’Argentario, Capalbio e Parrina, Monteregio di Massa Marittima e Montecucco.
Io non condivido affatto l’entusiastico giudizio dell’assessore, una bella signora nata in provincia di Grosseto e residente a Grosseto, e anche se Maremma è un nome (termine che mi piace più che “brand”) ben conosciuto nel mondo, credo che l’eventuale nuova Doc Maremma finirà non per valorizzare le denominazioni già esistenti, ma per metterle ancora più in crisi.
Della nascente (do per scontato che il Comitato nazionale, che ormai ratifica tutto e non si oppone granché alle richieste avanzate dalle varie regioni, dirà di sì) Doc ho letto che si parla anche in giro per blog.
E che qualcuno parla della Doc Maremma come un contenitore di “vini da Capalbio fino alle porte di Bolgheri, una sorta di Toscana II del vino che dall’Amiata si allunga fino al mare e isole comprese”.
Leggo che dapprima questa nuova Doc viene definita come “un’idea piuttosto bislacca apparentemente visto che immaginarsi un disciplinare che possa rispecchiare le infinità di diversi terroir che vanno dalla sabbia fino alla montagna più rocciosa con vitigni variegati (pur con il sangiovese in prevalenza) e rese per ettaro le più distanti che si possano concepire”. E’ cosa assurda, forse voleva dire, ma se lo é dimenticato nella penna e nel p.c….
Ma leggo anche che lo stesso scrivente, per la serie idee chiare poche e avanti con il cerchiobottismo (perché mai scontentare qualcuno e farsi dei nemici?), sostiene che “eppure in chiave estera e come modo di creare una riconoscibilità di un territorio potrebbe essere una opportunità non da buttare”.
Il possibilista ci assicura che “tra i consumatori, l’idea del vino Maremmano è ben distinta da quello Bolgherese” ed esprime – e se lo dice lui c’é da crederci – “la convinzione che ci sia della qualità si sta facendo spazio pur con tutte le difficoltà di affermare un territorio così vasto e sfaccettato”. Non ha idea se “convenga promuoverlo in toto oppure sperare nelle forze delle singole DOC o DOCG”, ma ci assicura che dalle sue parti “l’idea di vino “maremmano” è  sempre più forte e assume sempre più spesso  connotazioni di  convivialità, immediatezza, piacevolezza di beva, forza di gusto e capacità evocative di un terroir”.
Lui alla fine, con rara coerenza, finisce con il ritenere che la trovata della Doc Maremma sia “meno assurda di quanto si pensi”, ma voi, cari lettori di Vino al vino, cosa ne pensate?
La Doc Maremma offrirà nuove opportunità alle Doc e Docg Morellino di Scansano, Bianco di Pitigliano, Sovana, Ansonica Costa dell’Argentario, Capalbio e Parrina, Monteregio di Massa Marittima e Montecucco, o le manderà in archivio?
E a questo punto, nata la Doc Maremma, meglio mantenerle in vita, in nome di specificità che evidentemente non sono così facili da percepire e da comunicare (altrimenti non si darebbe vita ad una nuova Grande Doc Vastoterritoriale) oppure annullarle e chiamare tutto, molto più semplicemente (e banalmente) Maremma (e che nessuno si azzardi a fare battute aggiungendo il solito aggettivo al nome della zona) Doc?
Forza, dite la vostra, esprimete le vostri opinioni, visto che altrove i commenti, come spesso accade, sono stati pochini…

22 pensieri su “Doc Maremma: assurdità o opportunità? E che ne sarà delle otto Doc e Docg esistenti?

  1. sarebbe interessante sapere cosa ne pensino i produttori delle 8 denominazioni maremmane di questa nuova Doc Maremma.
    Favorevoli o contrari o se ne fregano?

  2. mi piace l’idea che il nome della mia terra vada in giro per il mondo sulle bottiglie dei nostri vini. Non sono sicuro però che si possano mettere insieme cose tanto diverse. Mi chiedo anch’io che fine faranno le Doc e Docg (non poi così sconosciute) che già ci sono

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  4. Se Ziliani me lo permette ricopio qui quanto scritto al commento di un analogo post su questo argomento:
    “che nei vini maremmani ci possa essere una sorta di identita’ comune, fatta di una mediterraneita’ piu’ marcata che in altre zone della Toscana si puo’ essere senz’altro d’accordo. Ma la domanda e’: “e’ giusto utilizzare una DOC per raggrupare sotto un ombrello vini molto diversi da zone molto diverse, fatti con uve di ogni tipo e senza una particolare prescrizione da parte di disciplinari per forza di cose generici”?
    Per fare tutto questo sono stati creati degli strumenti efficaci, che in Italia vanno sotto il nome di I.G.T. e in Francia di Vin de Pays. Questi sono giustamente generici, possono accogliere molte tipologie e zone di produzione, mentre una DOC o DOCG dovrebbe essere riservata solo per produzioni piu’ delimitate, di carattere ben definito. Si corre il rischio di mischiare le due cose, senza avere nessun vantaggio particolare ma anzi annacquare ancora di piu’ il valore delle DOC, gia’ molte, troppe e troppo generiche o inventate su due piedi. IGT Maremma gia’ esiste, ed adempie in modo preciso al suo scopo, una DOC Maremma, oltre alle considerazioni su fatte, non porterebbe nessun vantaggio sui mercati (il valore e’ il nome, e quello va conquistato sul terreno, non con la carta bollata) e porterebbe solo a piu’ burocrazia, costi e confusione.”

    • bene Gianpaolo se tu e altri produttori delle denominazioni maremmane già esistenti la pensate così e considerate inutile e dannosa un’eventuale nuova Doc Maremma, allora perché la proposta é stata formulata e inviata in Regione Toscana?
      Iniziativa solo dei politici, oppure anche di parte del mondo del vino maremmano?

  5. Certo che “DOC Maremma” è un tantino vago considerato che la Maremma non è solo Toscana ma anche laziale.. Perché ingenerare confusione invece di promuovere efficacemente quello che già esiste..? Maremma è un nome (o brand..) già portato in giro da molte cose vini compresi che hanno però la loro individualità e pertanto sarebbe meglio evitare sovrapposizioni visto che le DOC o DOCG che siano sono identificabili con la “Maremma”..

  6. Quando ‘nascono’ queste cose, ho imparato a chiedermi quali interessi (politici?) ci siano dietro.

    Nella Provincia (istituzione) di Grosseto ci sarebbe un uomo davvero molto in gamba; non sto parlando di assessori attuali (che non conosco), ma di funzionario molto attento e capace.

    Peccato però che gli interessi della politica, di questi tempi e in generale, non siano affatto lucidi né nitidi:
    conosco quei vini (e soprattutto quei meravigliosi luoghi, tutti diversissimi tra loro) e mi pare lunare raggrupparli sotto un solo ombrello.

    Peccato (di nuovo): la Maremma è un bellissimo ‘marchio’ di territorio, paesisticamente parlando; unirla enologicamente a isole e montagna mi pare che ne risulti una Maremma Minestrone.

    Ma mi aspetto anche un ‘ombrellone’ Toscana, con l’aria che tira.

    Spero anche che Maremma “Wineshire” sia una tua provocazione e non (orribile: in inglese!!!) una creatura della comunicazione scarpantibus, ormai in voga nella (ex) terra di Dante.

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  8. Vorrei che si ragionasse sopratutto su un aspetto che mi pare di basilare importanza: la classificazione delle denominazioni e’ stata mutuata dalla Francia ed ha un senso logico ben preciso anche li: esistono i Vini da Tavola, esistono gli IGT (Vin de Pays oltrealpe) e le DO (DOC/DOCG). Le tre categorie hanno un senso ben preciso, e quella dell’IGT adempie bene alla funzione di ombrello: e’ fatta per questo motivo. Non comprendo il senso logico, se non politico (ma anche questo mi sfugge), di volere fare entrare a forza una logica da IGT dentro quella di una Denominazione di Origine, mentre vedo ben chiaro il rischio (certezza in molte DO italiane) di snaturare l’una e le altre.
    @Ziliani. Per quanto riguarda i produttori di vino maremmani, io sto a loro come tu stai alla maggioranza della stampa enoica italiana. Ti basta come risposta 🙂 ?

  9. Concordo. Una DOC deve riflettere un territorio e le sue tradizioni. Non racimolare realta’ abbastanza distinte ed infilarle in un tendone unico. C’e’ un ma, pero’ — effettivamente le DOC maremmane sono quasi tutte denominazioni assolutamente sconosciute non soltanto a livello nazionale (d’internazionale non se ne parla, eccezion fatta per il Morellino) ma anche regionale. Se questa DOC Maremma avesse le sottozone ben specificate e facesse un buon lavoro di promozione non solo enologico, ma anche territoriale, la cosa avrebbe una ragione d’essere. Ma soltanto se. Dato le mie esperienze con altre DOC raggruppatrici, ho molti dubbi.

  10. Nuovi uffici + nuovi addetti + nuove (e ulteriori) azioni promozionali che si sommeranno alle preesistenti?? Mah…

    Sono sempre più colpita dal numero degli uffici-doppione (stesso compito svolto da ruoli diversi), spesso non in sintonia tra loro.
    Ma ora è urgente cambiare passo, perché non possiamo più permetterci di essere distratti.

    Questi doppioni pesano sui costi della burocrazia e infine sui cittadini.
    Cittadini che saranno chiamati ben presto ad affrontare ‘tasse straordinarie’ per ricondurre il debito pubblico in argini più gestibili!!!

    E’ importantissimo dare valore ai nostri prodotti, difenderli dall’italian sounding sempre in agguato; è fondamentale aiutare una terra splendida ad affermarsi con i suoi prodotti, ma non c’erano già gli strumenti per farlo?

    Prevale la sensazione che le politiche di tutela, di valorizzazione, di promozione non nascano sulla base di obiettivi(inclusi costi e risultati) ma per impiegare risorse umane; sorge il dubbio che il ‘marketing’ del territorio possa diventare qualcosa che si fa per ‘creare occupazione’ in modo forzoso (qualcosa che poi non si potrà disfare perché poi l’occupazione dovrà essere difesa).

    Se questo non fosse solo un incubo maligno, saremmo lontani ulteriori anni luce dall’ aiutare “i territori” a competere sui nuovi mercati mondiali, e quell’idea lì non riesco a scacciarmela dalla mente.

  11. Caro Franco,
    a mio parere la questione è molto semplice. In Maremma l’hanno capita in tanti, inclusi parecchi amministratori e funzionari pubblici. e non da ora, ma, per quel perverso intreccio tutto toscano di timidezza, ipocrisia, convenienza, opportunismo, conformismo, coesione (post)ideologica e chissà che altro, nessuno o quasi esce allo scoperto. La doc Maremma è una colossale sciocchezza, enologicamente parlando. così come lo era la tante volte vagheggiata “Doc Toscana”. Non lo è tuttavia politicamente, nè in termini di marketing. Non a caso l’assessore usa il termine “brand”, espressione che la dice lunga sul ragionamento che sta dietro al progetto: la doc è concepita come un bollino promozionale, uno strumento di propaganda e non, invece, come una certificazione di qualità e di coerenza a un disciplinare che, a sua volta, sia conformato a una tradizione geograficamente circoscritta.
    Mi dirai: in tanti ragionano così e l’Italia di doc fantasiose è piena. Certo. Ma un discorso è una doc sconosciuta di un’area sconosciuta, che non se la fila nessuno tranne quei dieci produttori e la rete di poteri locali che ci ruotano intorno, un altro è una doc che abbraccia, proprio in senso geografico, quasi mezza della già conosciutissima Toscana, oltretutto la metà balneare, con tutta la sua scia di interessi turistici, immobiliaristici, etc etc. In quest’ottica ti pare strano che tanta gente, politici in testa, abbracci l’idea di una doc Maremma? Ma sai quanta gente ci può mangiare su? Mi dici che è grottesca, che le denominazioni già esistenti vanno da male a malissimo, che si è invasa la regione di vini virtuali e di vigneti anche laddove non se ne conosceva nemmeno l’ombra? Sai che ti risponderanno? “Appunto. Proprio per questo ci vuole la doc generalista”. E così il cerchiobottismo sarà completo, con tanto di ossimoro finale.

  12. Quello che si dovrebbe far capire ai “bravi” amministratori e’ una questione semplice. Va benissimo il brand “Maremma” (e perche’ no, in fin dei conti la Maremma del vino e’ effettivamente la terza provincia Toscana, quasi 10.000 ha di vigne), ma perche’ la DOC e non l’IGT? Qualcuno mi deve spiegare, e convincere, che promuovere un marchio attraverso l’IGT sia meno efficace che promuoverlo con la DOC.
    Perche’ la DOC non e’ lo strumento giusto? Perche’ dovrebbe essere riservata a dei vini specifici, tradizionali, identitari. Se lo strumento DOC lo usiamo anche per coperture ad “ombrello”, diamo al mondo il segnale opposto di quello che dovremmo dare e svuotiamo il significato della DOC. Praticamente comunichiamo al mondo che per noi DOC e’ solo un bollino da mettere sul cavallo che di volta in volta vogliamo spingere e non un riconoscimento ottenuto sul campo e che sancisce una realta’ territoriale. E’ come attaccare il carro davanti ai buoi.
    L’IGT e’ fatta apposta, non e’ un segno di vino di serie B, ma un ombrello territoriale per vini che devono crescere e trovare la loro identita’, ma non per questo non possono essere gia’ da ora interessanti, con un buon rapporto q/p e con un legame territoriale generico ma riconoscibile.
    Quindi riassumendo direi: bene la logica (spingere il territorio ampio), ma sbagliato lo strumento (e potenzialmente dannoso).

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