Francesco Illy ricorda il valore dell’identità ai produttori di Montalcino

Francesco Illy

Francesco Illy, presidente della Mastrojanni, vicepresidente della holding Illy e proprietario dell’azienda agricola Podere Le Ripi, acquisita nel 1998, ha inviato ai soci e ai membri del Consiglio di amministrazione del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino una nuova lettera, che dà seguito a quella già inviata e qui pubblicata, nei giorni scorsi.
E’ con grande piacere che pubblico questo autentico apologo, che parla del valore irrinunciabile dell’identità.
Spero tanto che queste bellissime parole, pronunciate da un uomo che a Montalcino non è nato e Monalcino ed il Brunello ha scelto per amore, servano a far riflettere e a far prendere la giusta decisione.

“Gentili Soci, gentili Membri del Consiglio d’Amministrazione del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, sono uno degli ultimi arrivati e non imbottiglio Rosso di Montalcino proprio per evitare conflitti con la Mastrojanni detenuta dalla nostra famiglia. Ovvero sono l’ultimo che dovrebbe parlare.
Ma vi racconterò una storia di caffè, non di vino.
Erano gli anni settanta, due crisi petrolifere e tutta l’economia italiana era mal concia. Mio padre, da pochi anni in pieno controllo della illycaffè spa, era in difficoltà finanziarie come tante altre aziende italiane e così un giorno si trovò a farsi spiegare dalle banche:
“Ma dr. Illy, la formula di risanamento della sua azienda è semplicissima: basta che lei acquisti dei caffè di minore qualità e per tanto di minore prezzo e i suoi bilanci rifioriranno come gigli!”.
Mio padre, scusate, nostro padre, rispose con la sua solita posizione etica: “Ho fatto un promessa di qualità eccellente ai miei clienti e non li tradirò certo per salvare un bilancio”.
Questa decisione non fu il preambolo di un successo strepitoso, ma di anni difficili e faticosi. Che però a loro volta furono il preambolo di quella illycaffè che immagino tutti Voi conosciate.
Ringrazio nostro padre per il coraggio avuto allora: forse saremmo ancora a tostar caffè, ma certo non come lo stiamo facendo oggi in quasi 160 Paesi. O forse saremmo scomparsi… ad ascoltare le banche… il cui mestiere è un altro! Temo ci sia – anche se non in termini così specifici di qualità, poiché nessuno vuole fare un Rosso di Montalcino meno buono – una similitudine molto evidente su di un altro livello: quello dell’identità.
Sappiamo tutti quanto è difficile lavorare il Sangiovese in purezza. Proprio come il Nebbiolo dei Barbaresco e dei Barolo. E conosciamo tutti la storia, simile alla nostra, di quasi vent’anni fa, del Consorzio piemontese.
Fecero la scelta giusta e ne traggono ottimi risultati: optarono per la tutela della loro identità. Del loro terroir. Della difficile ma possibile strada del miglioramento della loro tradizione.

viticoltura intensiva

Oggi ci troviamo in una situazione analoga a queste due: e due esperienze ci dicono che chi ha saputo difendere la sua identità alla fine ha vinto.
Perché l’uomo consumatore, anche quello che c’è in noi stessi, non consuma prodotti intercambiabili per darsi un piacere organolettico indifferenziato. Consuma storie di uomini, di coraggio, di territorio, di cultura e di passione. Cerca peculiarità, specificità, personalità.
E chi questo non lo capisce… è destinato a disperdere la sua voce in un coro di banalità nel quale chiunque sa cantare.
È questo che vogliamo?
Come pensiamo, una volta persa la nostra identità, di poter competere con questo tipo di agricoltura? (vedi foto allegata, Viticoltura Intensiva)
E con quel tipo di leggi sulla vinificazione?
La nostra identità è il nostro primo capitale: ci rende diversi e ci offre delle storie da raccontare che chiunque faccia della viticoltura intensiva non ha. Pensiamoci bene, prima di buttare un valore così importante.
Grazie per avermi letto e scusate l’intromissione da ultimo arrivato, ma amo troppo Montalcino per tacere.
Cordiali saluti Francesco Illy Azienda Agricola Podere Le Ripi”.

7 pensieri su “Francesco Illy ricorda il valore dell’identità ai produttori di Montalcino

  1. Conoscendo molto bene l’azienda Illy, non posso che confermare le parole di Francesco, che mi trovano del resto concorde al 100% nel contenuto: “bisogna salvare l’identità!”

  2. Conosco bene i prodotti di Illy e conosco il grande lavoro che il gruppo fa a supporto della cultura e della conoscenza: è un esempio che indica chiaramente una strada, non facile (né veloce) ma obbligatoria, per chi sceglie di offrire qualità vera.

  3. Dopo gli innumerevoli scandali a Montalcino si cambia il Consiglio del Consorzio Brunello, ma il risultato è dalla padella alla brace!
    Adesso arriva anche la bravata di cambiare il disciplinare sul Rosso di Montalcino, non più solo Sangiovese!
    Il motivo è sempre lo stesso, trovare il gusto adatto per il mercato straniero, alla faccia della tipicità! Va bene che il vino si fa per venderlo, ma questa strategia come già detto da molti altri non è vincente.
    A quando il nuovo disciplinare sul Brunello fatto non solo di Sangiovese, in modo da poter
    rivedere le autocisterne in movimento? E’ una vera vergogna! Ma i veri produttori dove sono?
    Perché accettano queste cose? Basta guardarsi intorno per capire che scelte come questa sono improduttive: vedi il Chianti Classico dove i prodotti migliori sono quelli 100% Sangiovese e di questo sempre più consumatori se ne stanno rendendo conto. I vini in cui vi è una presenza di vitigni internazionali (vedi Merlot e Cabernet) sono tutti uguali o comunque molto simili: questo è un dato di fatto e nessuno lo può negare. A Montalcino c’è già la doc Sant’Antimo che permette di fare le più fantasiose alchimie.
    Un ringraziamento a tutte quelle Aziende serie che non saranno d’accordo e continueranno a fare vino a Montalcino con solo Sangiovese!!!! Noi promuoveremo sempre i loro vini.
    Un grazie a Franco Ziliani per la sua battaglia!!!
    Gli amici
    Sauro e Gianni Sommeliers

  4. Anche in questo caso, condivido al 100%.
    Una volta per tutte, ma perché chi oggi si trova a coltivare sangiovese in terreni di più recente “battesimo” a DOC, spesso non così vocati come i terreni “storici”, non passa a produrre ‘sto S.Antimo, invece di volere a tutti i costi abbassare la qualità di tutti gli altri al proprio livello?!?
    Coloro che sostengono che il Rosso di Montalcino ha perso quote di mercato negli ultimi anni, in base a quali analisi di mercato, previsioni magiche e palle di vetro ritengono di risolvere la questione con la bacchetta magica del cambio di disciplinare?

  5. Credo che il non transigere sulla qualità sia il giusto atteggiamento per salvaguardare l’identità.. Del resto un Rosso di Montalcino mischiato con altri uvaggi sarebbe ancora Rosso di Montalcino DOC..? Del resto il Prosciutto di Parma non può essere fatto con maiali ungheresi e continuare a chiamarsi “di Parma”, sarebbe un’altra cosa che sfrutterebbe il nome solo come immagine e nient’altro.. Se una cosa ci rimane in Italia è la tipicità e l’unicità dei nostri prodotti agro-alimentari, cerchiamo di non svilirla perché sarebbe la fine..

  6. Io in punta di piedi e con parecchia modestia per un argomento tanto grande e potente quale è il Sangiovese di Montalcino e la sua valorizzazione e rispetto, trovo le parole del signor Illy illuminanti per come si dovrebbe sempre essere nella vita:onesti e se stessi nell’esempio di suo Padre nel paese delle deroghe e delle scorciatoie facili, troppo facili che poi non portano mai da nessuna parte essendo il mondo una ruota che gira e alla lunga presenta il conto alle fasullità di bassa lega in cui siamo parecchio maestri noi italiani…………. ma non tutti.

  7. Esistono pochi uomo ( e donne ) onesti al mondo e quelli che riescono ad esserlo anche negli affari sono gli uomi che hanno successo.
    Il Signor Illy ha perfettamente ragione e speriamo si mantenga cosi e che non perda i suoi ideali davanti agli enologi che non hanno amore per la terra, il vino e la tradizione, ma solo per i soldi che vengono a loro promessi per intervenire sul vino ed andare in giro per cantine, fiere e degustazioni a dire che il Sangiovese è meglio con un 15% di uve correttive. La maggior parte dei piccoli produttori di Montalcino NON hanno nessun dubbio sul disciplinare e sono felici cosi, ma sono i soliti produttori ad interferire, a cercare di cambiare le carte in tavola solo perchè non sanno perdere. Il loro vino è scarso, cercano i numeri e non la qualità e che allora chiamino il loro vino in un altro modo!
    Speriamo che nessun enologo di fama faccia cambiare idea anche a lui e che si intrometta nelle sue cantine con prodotti chimici inutili e botti scarse solo perchè ci guadagnano in provvigioni!
    Purtroppo nel consorzio i voti valgono per gli ettari che hai,… facciamo i conti e vediamo che vincerà!.. ma il consumatore può e DEVE fare la differenza.

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