Nuovo disciplinare del Rosso di Montalcino: una domanda

Grazie ai potenti mezzi della scienza e della tecnica ho potuto prendere visione (vuoi vedere che qualche solerte Procura finirà per indagare anche su di me?) del testo della proposta del nuovo disciplinare di produzione di produzione del Rosso di Montalcino che è disponibile presso gli uffici del Consorzio, super impegnato a definire gli ultimi dettagli organizzativi (anche l’accoglienza dei giornalisti) del Benvenuto Brunello che comincerà proprio tra nove giorni. Nuovo disciplinare che sarà l’argomento principale della Assemblea Ordinaria dei soci convocata per martedì 15 febbraio alle ore 15 presso il Teatro degli Astrusi (e mai scelta del luogo fu più indovinata, tanto astrusa è la decisione che verrà presa), visto che l’oggetto recita: “Approvazione della proposta di nuovo Disciplinare di Produzione del vino Rosso di Montalcino”.
Leggendo il testo e arrivati al punto dove si scrive testualmente “ E’ fatto divieto usare insieme alla Doc Rosso di Montalcino, qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare”, mi è scattato un campanellino.
E allora mi è venuta voglia di rivolgere, al Presidente Rivella, ai vice presidenti e ai consiglieri, all’organico tutto, anche al direttore, uomo per ogni stagione sempre tenacemente al proprio posto, una semplice banalissima domandina.
Questo divieto di usare “qualsiasi qualificazione aggiuntiva” tradotto in pratica, in termini di comunicazione ai consumatori, vuol dire che se io produttore Pinco Pallo che voglio continuare a produrre Rosso di Montalcino come l’ho sempre fatto, come prescriveva la legge vigente, ovvero con sole uve Sangiovese (di Montalcino ovviamente), e intendessi scrivere in retroetichetta, “prodotto con uve Sangiovese 100%” oppure “Sangiovese 100%” o “prodotto con Sangiovese in purezza”, mi sarà fatto divieto di farlo?
Magari la mia domanda è del tutto inutile, perché la precisazione disposta nel testo del nuovo disciplinare di produzione, riguarda dizioni tipo Extra, Sopraffino, o chissà che, e non certo quella informazione che io, come produttore, sento di aver tutto il diritto di fornire al consumatore. Per far capire la specificità del mio vino, il fatto che continui a voler “parlare” unicamente la lingua del Sangiovese senza inserire termini dell’argot bordolese, o parlare un linguaggio più internazionale e, dicono (ma secondo un falso concetto di modernità) à la page.
Ma se per malaugurata ipotesi quel codicillo che recita “E’ fatto divieto usare insieme alla Doc Rosso di Montalcino, qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare” volesse dire che è proibito fare quella doverosa e utile precisazione, cosa dovranno mai fare quei produttori che volessero comunque distinguersi da chi, ora lecitamente, dovesse produrre Rosso di Montalcino con un contributo di altre uve che non siano solo il Sangiovese?
Io qualche ideuzza l’avrei anche ma spero proprio di non doverle esprimere e che quella semplice dizione in retro etichetta, Sangiovese cento per cento, non diventi, per legge dello Stato, per volontà della maggioranza dei produttori di Montalcino, un divieto…

46 pensieri su “Nuovo disciplinare del Rosso di Montalcino: una domanda

  1. Si.. Davvero astruso.. Il significato mi sfugge.. Cosa significa..? Il Rosso di Montalcino rimane uguale ovvero composto di solo Sangiovese ma non si potrà dirlo..? Ma questo Consorzio o consesso di alchimisti non ha proprio nulla da fare oltre resuscitare Bisanzio..? Cosa ne capirà il consumatore di queste sottigliezze..? Bhà…

  2. a mio avviso bisognerebbe mantenere il disciplinare il più rigido possibile in posti come montalcino.

    questa frenesia di aggiungere vitigni in un luogo dove il Sangiovese è il re sovrano è un pò come screditare le nostre tradizioni, che il mondo intero ammira!!!

    ritengo che anche il Rosso di Montalcino non dovrebbe subire influenze internazionali nell’uvaggio!!

    • lo ritiene lei Pierpaolo, lo ritengo io, lo ritengono tanti commentatori italiani ed internazionali, e soprattutto tanti consumatori, che non capiscono proprio (oddio, qualcosa tra le righe si capisce…) i perché di simili cambiamenti di disciplinare…
      E speriamo che questa “incomprensione” non si rifletta sulle vendite…

  3. @Francesco: credo, invece, che si allargherà ai vitigni migliorativi e quel codicillo proibirà a coloro che utilizzano e vorrano continuare ad utilizzare solo Sangiovese di scriverlo in etichetta. Tutto ciò a danno del consumatore.

    Ciò che mi stupisce, caro Franco, non è il servilismo nè l’accomodamento per convenienza di certa stampa, di cui abbiamo avuto anche recentissimi fulgidi esempi, quanto l’attegiamento di quei produttori fedeli alla tradizione che con i consumatori subiranno il vero danno: si sta svuotando il contenitore del contenuto e del merito per affermare che siamo/sono tutti uguali.
    Ma se al consumatore incolpevole non è data la possibilità di ribellarsi, quei produttori potrebbero…
    Scusa, mi sono ditratto immaginando di vivere in un altro paese…

    • caro Mauro, anch’io sogno, parafrasando il motto di un politico che pure non amo, ma che é un vero politico, di vivere “in un Paese normale”. Dove cose del genere non accadano…
      Quanto alla stampa asservita e servile (con tanti suoi esponenti che ritroverò anche a Benvenuto Brunello, puntualmente invitati) che ci vuoi fare, leoni non si nasce e tutti teniamo famiglia…

  4. Ma poi non capisco una cosa… Se davvero credessero di “migliorare” il Rosso di Montalcino con un saldo da vitigni internazionali, non starebbero palesemente discriminando i produttori che – Dio li abbia in gloria – nel loro vigneto hanno solo Sangiovese? Che dovrebbero fare un Salvioni, un Soldera e via dicendo? Andarsi a comprare uve alloctone da terzi per “migliorare” il loro Rosso di Montalcino?!?

  5. La dizione che tu citi è apparentemente innocua, ma sotto le parole messe in fila, in modo piano e corretto essa potrebbe davvero significare che Pinco Pallo non potrà dire altro, cioè non potrà dire la verità.

    Insomma si direbbe al consumatore – ma a me, come ad altri qui sopra parebe anacronistico -:
    “qui dentro può esserci un blend o un sangiovese in purezza, ma a te non deve interessare, perché sono affari nostri”.
    Se così fosse sarebbe davvero un autogol e sono convinta che non sia così. Infatti, a pensarci bene, se pensano che migliori la tutela cambiando il disciplinare, che cosa sottrarrebbe (al disciplinare stesso) una scritta che dichiari che cosa c’è nella bottiglia?
    Oggi i consumatori stanno imparando a leggere le etichette, quindi a scegliere di conseguenza.
    Ma in ogni modo la distinzione si può fare in tutta trasparenza, il modo c’è.

    • contrordine “compagni”! Un importante esponente di un’importantissima azienda ilcinese letto il mio post (ma allora a Montalcino mi leggono ancora…) per assicurarmi che, secondo lui, quel divieto é generico e non impedirà in alcun modo a chi lo vorrà di informare il consumatore. E di dire, magari anche certificazioni di prodotto, che quel Rosso é.. Merlot free. O meglio puro Sangiovese 100%.
      Mi fido di lui, ma aspetto la riunione del 15 e magari qualche voce dal Consorzio per essere completamente sicuro

  6. L’oggetto recita già “approvazione” anzichè “votazione”: quando le intenzioni traspaiono già da elementi apparentemente formali… Non bastava aver rovinato il Chianti Classico, questo sangiovese da solo deve dare proprio gran fastidio… Non so a che punto sia la conta dei favorevoli e dei contrari, ma sono pronto a rompere i… le uova nel paniere in caso di malaugurate decisioni irreparabili su Rosso… 🙁

    • non c’é da rompere nessun uovo. Se ci si trovasse di fronte ad una malaugurato, e a questo punto ipotetico, divieto di precisare che quel Rosso é fatto con solo uve Sangiovese, basterà ideare un semplicissimo piano di comunicazione alternativa. Nulla di trascendentale, lo dimostra il fatto che abbia già le idee piuttosto chiare su cosa potrebbe consistere… Ma non servirà e ad esempio il buon Palmucci potrà ricordare (anche se la qualità eccelsa del suo Rosso parla da sola) che di altre uve nel suo Rosso nemmeno l’ombra…

    • Ipse dixit… Ma attendo la riunione del 15 e magari che dall’impegnatissimo Consorzio Qualcuno si faccia sentire e fughi le mie preoccupazioni. Le mie? Direi quelle dei produttori più che altro…

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  8. Da quello che so io, e non so quanto sia preciso, pare che l’aggiunta di vitigni internazionali sarà consentita solamente per il Rosso di Montalcino che nasce da subito come Rosso ma non sarà possibile invece per il Brunello declassato a Rosso.

    Pare anche che fosse stata proposta una suddivisione delle denominazione Rosso. Un Rosso di Montalcino “generico” in cui fossero ammessi vitigni internazionali e un Rosso Superiore 100% sangiovese, ma non credo che questa ipotesi potrà trovare adesioni.

  9. Il Regolamento Comunitario 1234/07 del 22 ottobre 2007 (regolamento unico OCM), all’articolo 118 sptvicies comma 1 puntob)
    “L’etichettatura e la presentazione dei prodotti di cui all’art […], possono contenere, in particolare, le seguenti indicazioni facoltative: il nome di una o più varietà di uve da vino.

    Anche il Reg. 207/09 del 14 luglio 2009 all’art. 62 comma 1 autorizza espressamente l’indicazione di un vitigno (o di un suo sinonimo) nell’etichettatura dei vini.

    Quella formulazione, tipica di moltissimi disciplinari, è volta al divieto di utillo di termini come “extra, fine, scelto ecc…” come hai già citato tu, Franco.

  10. Caro Franco, ti consiglio di sentire il dirigente dell’ICQ di riferimento (Immagino Siena). Sono gli uffici ICQ a dover decidere se quanto venga scritto in etichetta sia coerente o meno con il disciplinare approvato dal Consorzio o con le norme Italiane/europee. E c’è sempre un certo “margine interpretativo”. In ogni caso, conoscendo come si muovono i Consorzi, il tuo dubbio è malizioso ma legittimo.

  11. Cito dal disciplinare attuale:
    “È vietato usare, insieme alla denominazione di origine controllata «Rosso di Montalcino», qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi «Extra», «Fine», «Scelto», «Selezionato», «Superiore», «Vecchio», «Riserva» e similari.”
    Niente di nuovo, quindi.
    Bisogna poi ricordare che nelle Doc è implicitamente vietato indicare il vitigno in etichetta (a meno che ovviamente non faccia parte del nome della Doc stessa), ma in retroetichetta si è liberi di scrivere quello che si vuole.

  12. buongiorno Franco, da produttore di vino a montalcino proporrei che chi vorrà utilizzare altri uvaggi nel rosso di montalcino sia obbligato a dichiararlo in retro etichetta. Non so se mi spiego….85% sangiovese 5 % cabernet s. 10 % merlot e che si possa differenziare il rosso “classio”100% sangiovese con l’altro rosso, con una dicitura in etichetta ( da studiare).
    Poi vorrei porre alla vostra attenzione la seguente cosa…. immaginatevi solo la commissione di assaggio della camera di commercio che approva i nostri vini doc quando si troverà a degustare un rosso di mont. solo sangiovese e un rosso con il 15% di taglio? cosa succederà?? che forse il 100% sangiovese verrà ritenuto difettoso?? l’espressione di questo vino non potrà più essere la stessa, non vi pare?! e io povero vignaiolo a montalcino con vigneti solo a sangiovese come potrò produrre questo nuovo rosso anche volendo?? dovrò forse andare a comprare uve da qualcuno a montalcino….?? assurdo! vi assicuro siamo tanti ad averne le tasche piene! e la cosa triste è che non abbiamo alcun potere… scusate lo sfogo

    viva il sangiovese!!

  13. ehm, franco, non vorrei disturbare o risultare pedante, ma quella frase non è prerogativa del disciplinare del rosso di montalcino, bensì di tutti i disciplinari italiani.a partire dal barolo.

  14. La risposta importante da attendere è quella del 15, l’assemblea dei soci a Montalcino. Sono fin da adesso molto disorientato (e preoccupato) dall’atteggiamento (che reputo fortemente autolesionista e poco illuminato) di Bindocci de Il Poggione. Direi che sono portato a riconsiderare anche il suo operato in qualità di produttore, non mi piacciono le persone incoerenti.
    E’ certo che un’eventuale decisione favorevole alla modifica del disciplinare porterà con sè una spaccatura tra i produttori che proseguirà per anni. Quindi il danno sarebbe doppio, esattamente come già avvenuto per il Chianti Classico: piccoli produttori posti in minoranza e costretti a convivere con un disciplinare amorfo, con conseguente perdita di prestigio per tutti. Senza contare il fatto che una volta aperta la breccia su Rosso di Montalcino, il prossimo passo, prima o dopo, diverrebbe la modifica del disciplinare del Brunello. E sto ragionando in termini commerciali, senza neanche tirare in ballo le conseguenze sull’identità e la riconoscibilità territoriale, etc. Un caso da manuale sugli errori da evitare in comunicazione, capitolo “come distruggere un marchio con una politica di marketing scellerata”. Incrociamo le dita…
    p.s.: ovvio che comincerei immediatamente a parlare malissimo dei rosso di Montalcino corretti a merlot e cabernet

    • “terrorizzati” dalla promessa di Bonucci, i produttori dei Rosso di Montalcino che avessero intenzione di addizionare, secondo quanto prevederebbe il nuovo disciplinare, di uve bordolesi i loro Rosso, sicuramente ritorneranno sui propri passi… 🙂

  15. C’è un esempio illuminante di separati in casa… vedi le decisioni calate dall’alto sui piccoli produttori del Chianti Classico, per anni snobbati. Sembra che i consorzi debbono sbagliare per forza prima di capire di avere davanti un vicolo cieco…

  16. Se quello che paventi, Franco, si verificasse, occorrerebbe
    rendere più noti possibile gli elenchi delle aziende aderenti
    al nuovo corso ben distinte da quelle che ancora fanno il
    Rosso di Montalcino.
    Insomma, dar voce ad una specie di ”Consorzio ombra”.
    ps quello del ”Paese normale” non è mica per caso uno coi
    baffetti,sempre incazzato e che ha studiato a Pisa?

  17. Francesca, ho sentito di parecchi produttori che vorrebbero uscire dal Consorzio e se la cosa è arrivata a me credo non sia nuova nemmeno per te. La faccio semplice lo so, mettetevi d’accordo una volta per tutte e fatelo! In fondo voi “piccoli” produttori che siete la vera essenza di ciò che rappresenta Montalcino potete benissimo andare avanti con la forza dei vostri prodotti.

    • non sono assolutamente d’accordo! Le battaglie si conducono dall’interno e non fuori! Invito pertanto, per quel poco che possa contare la mia voce, i produttori di Montalcino a rimanere all’interno del Consorzio, a condurre le loro sacrosante battaglie attraverso la loro testimonianza e facendo pressione sui rappresentanti nel Consorzio che si sono scelti, che hanno votato. Solo se ci si dovesse trovare di fronte a bischerate pazzesche, cosa che non mi sembra al momento alle viste, allora l’ipotesi della costruzione di una Cosa all’esterno del Consorzio potrebbe avere una propria logica e diventare ineluttabile. Ma per ora calma e gesso!

  18. Faccio i miei complimenti a Francesca@, per il fegato – inedito (mica solo a Montalcino) in questa Italia di “capitani coraggiosi – glieli faccio di cuore, nonostante sia mia parente stretta (quanno ce vo’ ce vo’).

    Insieme ai complimenti – e ben cogliendo lo scoraggiamento (di cui ho poi avuto anche diretta testimonianza) che sopraffà molti in questa circostanza – io continuo a pensare e a dire che di fronte a queste decisioni, che sono capaci di cambiare lo sguardo del mercato nei confronti di un prodotto (ma qualcuno li legge i giornali, da queste parti?!), bisogna esercitarsi a dire con calma il proprio pensiero, pur consapevoli che esso è perdente.

    Bisogna farlo anche nell’interesse di quelli che la pensano altrimenti (e hanno tanto potere da aver magari già deciso diversamente); perché solo in questo modo – pubblico, civile, piano e corretto – si può spostare la linea di discrimine e aprire una trincea in favore del proprio modus operandi.

    Questa è battaglia persa.
    Ma il terreno in cui affermare le proprie ragioni – che è imprescindibile dichiarare pubblicamente – è altrove.

    E bisogna avere la saggezza di continuare a raccontarle – le proprie ragioni – anche a chi la pensa diversamente da noi. Cambiando un po’ le ‘tradizioni’ meno onorevoli.

  19. Franco, ti spieghera Silvana quale è il fine di tutto questo. Fatti spiegare da lei, visto che conservi questa diffidenza verso di me. Vanno unite le forze. Io non ho un blog, o meglio, il blog non è il fine. Il fine è l’unione di forze attive per intervenire concretamente nello status quo. Fatti spiegare da lei…

  20. Quello che si sta tentando di far passare ora sul RdM, sta passando, od è passata, in tantissime doc e docg italiane, dal Cirò alla Barbera.
    In programma c’è na doc Sicilia, tempo fa si parlava di doc Italia.
    La parola d’ordine è omologazione.

  21. Ammesso che Bonucci sia il peggiore dei peggiori, e non ho elementi per stabilirlo, il suo atteggiamento, Ziliani, è difficilmente condivisibile. Ha il piglio di chi ha portato il pallone da casa e vuol decidere chi gioca e chi no.
    Se non erro, lei come me e Bonucci non possiede un metro di vigna, non pota e non vendemmia, tantomeno imbottiglia, eppure vive, meritoriamente, di vino.
    Se questo è possibile è anche perchè esiste un mezzo di comunicazione come Internet, libero e democratico, in cui non si può decidere chi ha diritto di parola e chi no.

    • non sto impedendo a quella persona, che mi guardo bene dal definire, l’ha fatto lei e io non sono d’accordo, “il peggiore dei peggiori”, (e non penso affatto che quella persona lo sia) di intervenire qui. Gli ho detto che non voglio essere accomunato a lui, né avere nulla in comune con le sue battaglie, che può benissimo combattere dove vuole senza cercare di tirarmi per la giacchetta. Ribadisco che gli alleati per le mie battaglie sono capace di sceglierli da me. E sul caso Brunello ho ampiamente dimostrato di sapermela cavare da solo. Ieri come oggi.

  22. Capisco, come sempre purtroppo la comunicazione scritta è parziale e passibile di erronee interpretazioni. Sono intervenuto solo perchè il suo atteggiamento mi aveva spiazzato, mi era sembrato autoritario più che autorevole e la sensazione era che Bonucci, citando Bindocci e il Poggione avesse toccato un nervo scoperto. Tutto qui.

    • nessun “nervo scoperto” e la citazione di quell’azienda e di quella persona non mi crea nessun problema.
      Anche se pensandoci bene temo di aver fatto un errore appoggiando la candidatura a presidente del Consorzio di Bindocci. Per ora é solo un timore. Spero di sbagliarmi.

  23. Parentesi personalistica (mi scuso fin d’ora), ma che mi pare giusto chiarire in pubblico: preciso che Ziliani ce l’ha con me per un mio punto di vista che non condivide e che, anzi, lo irrita. Niente di grave, siamo nel campo delle opinioni. Peraltro, la scrittura comporta quei fraintendimenti che dal vivo sarebbero velocemente sanati.
    Saluti

  24. Hombres!
    carissimi tutti, mentre ero al cinema – film mediocre, praticamente la fotografia, appena caricaturata dell’Italia odierna, però bravo Albanese! – a vedere “qualunquemente”, voi qui ad azzuffarvi per delle cazzate … suvvia: fate l’amore, la guerra non serve a niente.

  25. Saluto entrambi, W il sangiovese! 🙂
    Cominciamo a ragionare del post-15 febbraio… non so con quale faccia si presenteranno all’anteprima alcuni produttori. La scelta della data della votazione è veramente inopportuna…

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