Qualcuno scopre che il Sangiovese è un capolavoro! Ma non è Montalcino purtroppo…

Che bello, anche se alla vigilia di una votazione, quella per il cambio di disciplinare del Rosso, che sembrerebbe indicare il contrario, a Montalcino, patria dei più grandi vini base Sangiovese d’Italia, ma che dico dell’orbe terracqueo, scoprono che il Sangiovese può essere, basta volerlo, un “capolavoro” e gli dedicano un’apposita manifestazione. Un omaggio dal titolo, azzeccatissimo, di Vini d’Arte.
Meraviglioso questo accostamento tra vino e arte, manifestazione chiara di quell’impegno culturale che contraddistingue l’opera di tanti produttori ilcinesi e del loro Consorzio, e splendida l’idea di ambientare la manifestazione, che si svolgerà il prossimo 20 e 21 febbraio presso il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza… Di Faenza?
Accidenti, contrordine compagni! Ho detto Faenza, e sempre di una regione rossa si tratta, ma di Emilia Romagna e non della Toscana, perché questa bella manifestazione celebrazione del Sangiovese, che sa essere un capolavoro, che lo è perbacco!, non si svolgerà in quel di Montalcino, dove forse se dovessero inventarsi una manifestazione del genere molti propenderebbero per un “Merlot capolavoro”, ma in terra romagnola.
E difatti “degustare le migliori Riserve di Sangiovese di Romagna e ammirare un’opera d’arte: sarà possibile il prossimo 20 e 21 febbraio presso il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, nell’ambito di Vini ad Arte, che, nel 2011, può contare sulle competenze e sulle risorse del Convito di Romagna, dell’Enoteca Regionale, del Consorzio Vini di Romagna e sul supporto della Camera di Commercio di Ravenna.
Nato da un’idea del Convito di Romagna, di anno in anno Vini ad Arte si è caratterizzato come presentazione dei capolavori dell’enologia romagnola, quei Sangiovese figli delle stesse argille da cui nascono le ceramiche Faentine, famose in tutto il mondo”.
Niente Sangiovese di Montalcino dunque, niente Brunello, ma una grande vetrina, che mi verrebbe tanto voglia di visitare, anche solo per guardare le facce di chi il Sangiovese veramente lo ama e lo dice apertamente, che vede la svolta da evento di qualità a evento principale dedicato al più noto vino romagnolo.
Con una bella e generosa assunzione di responsabilità e una dimostrazione di coscienza collettiva (proprio quella coscienza che a Montalcino occorre cercare con il lanternino: e non sei certo di poterla trovare) “gli 8 produttori del Convito hanno infatti voluto condividere il marchio e la reputazione della manifestazione, con Enoteca Regionale Emilia Romagna e Consorzio Vini di Romagna, con lo scopo comune di farne l’evento di riferimento internazionale per il Sangiovese di Romagna.
L’evento sarà anzitutto dedicato all’anteprima della nuova annata del Sangiovese di Romagna Riserva, che si presenterà a giornalisti, buyer, operatori e pubblico, inserendosi a chiusura delle anteprime Toscane quale completamento della presentazione dei migliori terroir del sangiovese”.
Sarà anche una grande “occasione per visitare lo straordinario Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, ora in fase di riconoscimento a Patrimonio Unesco, che per due giorni si trasformerà in uno straordinario luogo di degustazione.
E per sviluppare al meglio il binomio vino e arte, per la prima volta l’evento non si promuoverà solo nei canali tradizionali ma farà il suo ingresso anche nei principali musei e gallerie d’arte dell’Emilia Romagna.
La manifestazione si articolerà in due giorni, la domenica aperta al pubblico e il lunedì riservato a operatori del settore e giornalisti. Grande protagonista sarà il Sangiovese di Romagna Riserva, ma non mancheranno la possibilità di degustarlo anche nelle altre versioni Base e Superiore”.
Come recita il comunicato stampa, “tutti i vini saranno raccontati dalle aziende, presenti in prima persona. Per i giornalisti la sala riservata permetterà di degustare in un ambiente professionale tutte le etichette di Sangiovese Riserva presenti alla manifestazione, con adeguata tranquillità e l’assistenza di sommelier specializzati.
Durante la manifestazione, accanto ai vini, sarà possibile assaggiare alcune eccellenze del territorio e alcune espressioni della più alta tradizione culinaria locale, a rimarcare l’indissolubile valore di una proposta territoriale integrata che si proponga come vero e proprio life-style”. Posso dirlo? Lo dico.

Un bravo, anzi bravissimi, alla Enoteca Regionale Emilia Romagna, Associazione fondata nel 1970 che si dedica alla promozione e alla valorizzazione del patrimonio vinicolo della regione coinvolgendo oltre 264 realtà imprenditoriali tra produttori di vino e di Aceto Balsamico Tradizionale, consorzi, cantine sociali, enti pubblici, associazioni di sommelier etc.
E un bravissimo anche al Convito di Romagna, un consorzio volontario che riunisce otto produttori che hanno fatto del Sangiovese la propria bandiera, aziende conosciute nel mondo ma legate alla propria terra. Parlo di Tre Monti, Stefano Ferrucci, Fattoria Zerbina, Poderi Morini, Calonga, Drei Donà – Tenuta La Palazza, San Patrignano e San Valentino.
Con questa bella iniziativa avete dato un esempio.
Quello che a Montalcino, dove ogni giorno che Dio e Bacco mandano in terra dovrebbero cantare le lodi del Sangiovese e urlare al mondo che è una cosa unica ed inimitabile, che non ha bisogno di vitigni migliorativi e di concessioni ad una presunta “modernità” e di prostituzioni (pseudo intellettuali) alle leggi del mercato, non ci pensano minimamente a dare .
Perché é a Montalcino, più che in qualsiasi posto del mondo, che il Sangiovese può davvero essere un capolavoro…

3 pensieri su “Qualcuno scopre che il Sangiovese è un capolavoro! Ma non è Montalcino purtroppo…

  1. In Romagna sembrano tenerci moltissimo al loro Sangiovese come ho avuto modo di leggere recentemente mentre ia piega presa dal Consorzio Brunello sembra tendere al contrario, ovvero si vuole far passare l’assunto che il Sangiovese da solo non basta.. Elisabetta Gnudi Angelini (Caparzo, Altesino) dichiara che “crede nel Sangiovese” e come riportato su questo blog, anche altri produttori si sono espressi con posizioni molto più che sensate verso il mantenimento dell’integrità dei vini di Sangiovese in purezza.. Che sia la Romagna ad accostare il Sangiovese all’Arte suona quasi come una “capitis deminutio” da parte di Montalcino il cui Consorzio dovrebbe avere il ruolo di difensore di questo tesoro in luogo del suo svilimento per incerti fini di marketing..

  2. Sarebbe bene, ma davvero, che la questione del Rosso di Montalcino aiutasse a riflettere anche i molti ‘distretti’ che hanno beni analoghi da difendere.
    Una difesa troppo spesso d’ufficio – retorica e fatta col piede sinistro – affidata alle pubbliche amministrazioni, talvolta asservite a un partito, oppure non sufficientemente competenti.
    Va alzata la guardia su queste faccende: troppa delega e troppo poca partecipazione non hanno funzionato.

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