Stefano Colombini Cinelli sul cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino

Criticati per la loro latitanza (in questo dibattito ovviamente) i produttori di Montalcino nativi del borgo si fanno finalmente sentire.
E’ con particolare piacere che ho ricevuto e pubblico l’opinione di Stefano Cinelli Colombini della storica Fattoria dei Barbi, che dice la sua sull’annunciato (ma non ineluttabile) cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino, cui non sembra essere contrario per principio, invitando tutti a non scatenare “una guerra di religione sul Rosso” e i produttori di Montalcino a discutere pacatamente, senza dividersi.
Un invito a discutere “tra di noi fino a trovare un consenso, senza demonizzare nessuna soluzione”, che merita rispetto. Molto meglio dire la propria come fa Cinelli Colombini, Stefano (la sorella Donatella, vicepresidente del Consorzio ovviamente tace, essendo con ogni probabilità allineata con la posizione, notoriamente favorevole, del Presidente Rivella), che fare i pesci in barile e fare una brutta figura, come stanno facendo altri personaggi presenti all’interno del Consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello.
Personaggi ai quali, devo pubblicamente dirlo, ho fatto il clamoroso errore di dare il mio sostegno quando si votò per le elezioni del nuovo Presidente. Credevo in loro, mi sono sbagliato, peggio per me. Ma soprattutto peggio per loro…
Ed ecco l’intervento di Stefano Cinelli Colombini.

“Gentile signor Ziliani, lei e i suoi lettori lamentano l’assenza dell’opinione dei montalcinesi sul cambio del Disciplinare del Rosso di Montalcino e, se permette, vorrei provare a colmare questa lacuna.
La materia é complessa, perché si incrociano questioni di principio, questioni di marketing e conoscenza della storia. Dal punto di vista del principio non ci sono dubbi, così non si fa. Ogni modifica del Disciplinare tocca un bene che e’ di tutti, e si può portare in assemblea solo dopo che si é constatato un ampio consenso e dopo tutte le discussioni che servono.
Può sembrare un procedimento macchinoso e inefficiente, ma crea quella fiducia tra amministratori e amministrati senza la quale un Consorzio (che non e’ un’azienda privata!) finisce per paralizzarsi. Come le disastrose esperienze del passato consiglio avrebbero dovuto insegnare.

Dal punto di vista del marketing sono molto meno sicuro. Il Brunello di Montalcino monovitigno sangiovese aumenta le vendite mentre il Rosso di Montalcino monovitigno sangiovese  perde mezzo milione di bottiglie all’anno da cinque anni. Nessuno può definirlo un successo.
Avessi la bacchetta magica indicherei la soluzione, non c’e l’ho e allora suggerisco di discuterne tra di noi fino a trovare un consenso, senza demonizzare nessuna soluzione. E dico discuterne tra di noi non per eliminare i contributi esterni, sempre utili, ma solo perché qui si parla del futuro della mia azienda e della mia famiglia, per cui la decisione deve uscire dal consenso di chi rischia del suo come me.
Quanto alla storia, per difendere il Brunello (che é davvero un pezzo vitale della nostra cultura) ho mosso tutto quello che potevo e ho accettato senza battere ciglio i danni e le critiche che la mia azienda ha dovuto pagare per questo. Tanti hanno scelto strade più facili.
Ma con il Rosso di Montalcino non parliamo di storia, di tradizione e di territorio, questo é solo un ottimo vino che abbiamo creato a tavolino pochi anni fa per ridurre l’eccesso di produzione del Brunello. E’ stato creato per uno scopo molto importante, e fino a cinque anni fa lo ha fatto egregiamente. Ora non più.
Capisco che per chi vive la realtà di Montalcino da pochi anni, e magari fossi così giovane, il Rosso di Montalcino pare esserci sempre stato. Ma non é così. Per favore non facciamo un guerra di religione sul Rosso, non ne vale la pena e se e quando ci sarà da difendere valori più importanti potremo rimpiangere di aver gridato “al lupo, al lupo” quando non c’e ne era bisogno.
Discutiamo pacatamente e non dividiamoci, il valore più importante ora é l’unita tra i produttori per rilanciare e difendere il Brunello ed il sangiovese. Al 100% senza se e senza ma.
Stefano Cinelli Colombini, Fattoria dei Barbi”

18 pensieri su “Stefano Colombini Cinelli sul cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino

  1. leggo spesso questo blog e mi capita di non essere d’accordo con lei ma da persona realista quale cerco di essere devo dirle grazie. In un paese normale il lavoro che lei ha fatto e continua a fare, basta leggere gli interventi di ieri e di oggi dei produttori di Montalcino, che si fanno sentire su Vino al vino e non su altri siti e blog, per Montalcino ed i suoi vini meriterebbe riconoscenza e ringraziamenti. In questo strano paese lei passa invece per uno scocciatore, per uno che rompe, che non si fa gli affari suoi, e magari in occasione di Benvenuto Brunello ci saranno produttori (e non solo i grandi capi del Consorzio) che la guarderanno in cagnesco.
    Come appassionato di vino e del Brunello voglio dirle bravo e le chiedo di continuare così

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  3. C’è un solo problemino: la soluzione che sarà adottata peggiora la situazione attuale dal punto di vista della vostra immagine, come totalità dei produttori ilcinesi.
    Ripeto la domanda fatta già tante volte in molti contesti: vi siete presi la briga di verificare se il Rosso tagliato sia gradito ai consumatori più del Rosso 100% sangiovese? O state andando per tentativi?
    Trovo che la decisione che state per prendere dimostri poca sensibilità e comprensione verso la realtà attuale, sia come mercato (Lisini e Mastrojanni hanno già ben scritto) che come ricerca della qualità (identificata in maniera univoca con Montalcino). Le mie sono parole al vento, pochi produttori di peso stanno per decidere per tutti i medio-piccoli contrari. Alla faccia della soluzione condivisa!

  4. Non vorrei apparire pignolo, ma i “pochi anni fa” ormai son quasi 30, come se io dicessi che andavo all’asilo pochi anni fa(mentre in realtà ho un figlio che va all’asilo).
    Al contrario, a parer mio, esiste un’intera generazione(i nati negli anni ’70, ’80 e ’90) che ha ben impresso il concetto di Rosso di Montalcino così come lo abbiamo conosciuto finora e che, anzi, conosce più facilmente Montalcino attraverso questo prodotto piuttosto che attraverso il meno accessibile Brunello.
    Questa generazione, a mio parere, va coltivata e seguita perchè, se riuscirà a superare diosolosacome l’impasse attuale, deterrà in futuro buona parte del potere di acquisto.
    L’impressione, spero di sbagliarmi, è che il fenomeno Montalcino sia soltanto sovradimensionato(per colpa di qualche abile speculatore e di altrettanti più o meno ricchi sprovveduti) e che si stia tentando di tamponare così una bolla che in realtà è già scoppiata.

    P.S. Anch’io Ziliani ho una mia umilissima tribuna, ma per sperare di essere minimamente ascoltato ho necessità di appoggiarmi alla sua. Spero non le dispiacerà offrirmi ospitalità, gratis, s’intende.

  5. magari la briga qualcuno se la sarà anche presa… e si sarà anche già sentito dire ciò che voleva sentire, tuttavia le ricerche di mercato serie e affidabili ci dicono che la strada sarebbe un’altra. Uso il condizionale, perché penso sia già tutto fatto e ben impacchettato.
    Bandini@: in altro commento (al post precedente) ho ricordato all’esimio Stefano Cinelli Colombini il mio ricordo – vivissimo – analogo a quello che così efficacemente lei espone.
    E aggiungo che proprio ciò che lei scrive mi fa scattare nella mente le innumerevoli volte in cui da amici o da semplici conoscenti ho sentito dire addirittura che “preferivano il Rosso”, perché ‘meno impegnativo’ (e magari anche perché meno costoso)…
    A casa mia si beveva il Rosso del Poggione, azienda contigua e da cui avevamo acquistato il bellissimo podere; ma anche il Rosso “delle Lisini” o quello dei Barbi da me frequentati assiduamente, e il Col d’Orcia…

    Altri tempi – mi par di capire – ora si sentono altri aliti e presto i miei saranno solo bei ricordi di un tempo finito.

  6. Premetto che come ho già scritto in materia di cambio del disciplinare del Rosso di Montalcino aspetto una decisione condivisa (che accettero’, qualunque sia), ma vorrei fare una domanda al’amica Silvana e a chi rifiuta anche la possibilità di una modifica; se questo vino e’ così buono e così ricco di promesse per il futuro, mi sapete spiegare perché perde ogni anno mezzo milione di bottiglie? Non e’ colpa della crisi, perché il crollo e’ iniziato prima. Quanto al tempo, in un paese giovane potrei anche capire la tutela di un bene di “addirittura” 25 anni, ma se in Italia si adottasse un parametro simile non si muoverebbe mai nulla. Qui tutto e’ più vecchio. Quanto al pessimismo sul futuro del fenomeno Montalcino, sono appena tornato dagli USA e il Brunello tutto mi sembra tranne che una bolla speculativa scoppiata; non mi beo delle disgrazie altrui ma tutti i vini toscani che non sono di Montalcino si vendono con enorme difficoltà, e i nostri ormai occupano tra un quinto e un terzo degli scaffali dei vini italiani. E hanno un sacco di estimatori entusiasti, come sa bene chi “batte i marciapiedi” per vendere. Stefano Cinelli Colombini

    • bene, prendiamo atto di quanto dice Cinelli Colombini back from Usa: della crisi del Brunello laggiù nessuna traccia…
      Peccato che quanto dice lui contrasti con quello che mi riferiscono una serie di importatori e distributori americani. Che vedrò di mettere in contatto con il produttore della Fattoria dei Barbi, di modo che possano confrontare i dati in loro possesso. E le loro esperienze…

  7. PS ho dimenticato un dettaglio, che pero’ chi dice di conoscere Montalcino dovrebbe sapere. Fino alla riapertura dell’Albo del ’97 le 10 più grandi aziende avevano 750 ettari di Brunello contro i 550 delle piccole, ma ora ne hanno solo 800 contro i 1.300 di tutti gli altri. Per cui, gentile signor Bandini, ora i piccoli hanno molti più voti dei grandi e senza consenso non si va da nessuna parte. Almeno quando si tratta di votare si o no. Stefano Cinelli Colombini

  8. Forse non ci possiamo solo limitare a dire che modificare il disciplinare del Rosso di Montalcino non và bene! Forse sarebbe interessante aprire un dibattito su cosa fare per aiutare questo Vino a trovare una sua “lunga”e proficua strada come peraltro auspicato da Francesco Illy . Ed allora sarebbe giusto cominciare a parlare dei terroir del Sangiovese ilcinese,delle rese, di come siamo passati dai 500 ha. di qualche decennio fà agli oltre 2.000 attuali.Senza uno sforzo profondo di ricerca di una qualità riconoscibile si rischia di praticare le scelte più semplici ma meno lungimiranti.Nessuna preclusione ideologica quindi ai cambiamenti di disciplinare ma prima un’analisi critica del perchè oggi si stia puntando su questa scelta.

  9. Caro Stefano@! Rispondo alla domanda che mi poni:”se questo vino è così buono…come mai perde ogni anno…?”

    Risposta: secondo me perché eravate tutti quanti intenti a produrre e vendere (in un momento felice il cui ritorno auguro a TUTTI) Brunello (troppo Brunello!); e questo vino Rosso di Montalcino l’avete sempre trascurato e proposto come “serie B”…

    E una risposta solo parziale? Forse sì, però contiene tanti elementi di lavoro; e che si debba lavorare di più per rilanciare la ‘territorialità’ del Rosso (e domattina del Brunello)non è un pensiero da sottovalutare.

    E mi viene spontanea un’altra domanda: se di Rosso (in purezza) già non se ne sono vendute mezzo milione di bottiglie, cosa ti fa pensare che in tempi in cui il mercato chiede con chiarezza prodotti veramente tipici, cioè con forti caratteri identitari, che si riusciranno a vendere (quanti milioni?) di bottiglie di un vino che rispetto al territorio avrà fatto un passo indietro?

    Io sono molto consapevole dei problemi che stanno a monte di questa inauspicabile scelta e sono altrettanto consapevole (e, come dire.. willing)dell’importanza che aziende grandi, che sono in grado di parlare a target un po’ più vasti di quelli che sono il riferimento dei piccoli produttori, riprendano a ‘volare’ e a macinare fatturato! Perché il loro ruolo è importantissimo.

    Penso però che omologare il Rosso di Montalcino alla marea di blend che si producono nel mondo(come ben scrive il comunicato di Mastrojanni), sia un errore doppio, in tempi in cui il mercato si fa più selettivo.
    Un errore che non mette a rischio solo i numerosi piccoli filistei, ma subito dopo anche Sansone.

    Il Rosso ha avuto e ha un ruolo preciso nel far conoscere Montalcino e il Brunello: non toglieteglielo!
    Ma giusto per non fare come quelli che dicono “no” e basta voglio aggiungere che non si può far finta che il
    problema di proporre al mercato un blend non ci sia: allora perché non lavorare a questo problema, cercando soluzioni intelligenti e innovative?

    Aggiungo una riflessione. Chi ha decretato che si debba usare il Rosso per risolvere il problema, ha pensato alle conseguenze – per tutti, Montalcino in primis -, in un contesto in cui i consumatori sanno tutto?

    Ho letto con attenzione la storia vera che ci racconta Francesco Illy, i cui argomenti oggi sono ancora più forti, perché oggi l’immagine non è più tanto una bella pagina patinata (o parole dette ad arte), quanto la capacità di parlare al cuore e alla mente dei consumatori, senza tradirne la fiducia.

  10. Come appassionato e consumatore mi permetto di dire la mia su questa tema delicato. Da consumatore, anni fa (ormai tanti), anch’io sono stato coinvolto dall’interesse suscitato dai vini di stile internazionale di cui il Sassicaia fu l’interprete più famoso. Questo successo ha creato una moda che ha portato troppi produttori, non solo in Toscana, a scimmiottare questa tendenza. Il risultato è stato che piano piano i consumatori hanno scoperto che i vini così fatti si assomigliavano tutti e piano piano hanno cominciato a non poterne più (anche della gran parte dei Rosso di Montalcino che venivano prodotti comunque secondo quella impostazione stilistica). Ora che si sta riscoprendo il valore della tradizione e del territorio a Montalcino vogliono continuare a percorrere quella strada ed anzi a darle pure appigli formali? Per quel che può valere sono convinto che sia la strada sbagliata.

  11. Sul calo delle vendite del Rosso provo a fare solo un’ipotesi: non è possibile che nei momenti di massimo entusiasmo se ne sia prodotto troppo, tralasciando la qualità a favore del Brunello ma aumentando al contempo inspiegabilmente i prezzi?

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  13. Per quello che valgono, due righe di opinione, perché c’é qualcosa che non mi torna nel dato pur oggettivo, vista la fonte, del calo delle vendite del Rosso. Non sará che i primi a non crederci siano stati proprio i produttori, relegandolo a frettolosa macchinetta da soldi ? Oggi il consumatore (straniero) cerca proprio i vini della tipologia offerta dal Rosso di Montalcino: farne meno ? farlo meglio ? ridargli una sua nobiltá ed un suo profilo? iniziando dalle presentazioni non “insieme a il fratello maggiore” ma per conto suo, da vino DOC di precise origini qual é ? a prezzi di partenza franco cantina tra i cinque gli otto euro, non é che si trova molto di meglio di sangiovese. E poi: é stato fatto un approfondito studio di mercato che non dico garantisca, ma per lo meno dia indicazioni sulla insistente richiesta di un Rosso “migliorato” da parte dei mercati ? o dovremo ricominciare a spiegare che il produttore x usa merlot mentre il produttore y favorsce lo shiraz mente l’invecchiamento é per metá in barrique e metá in caffettiere e menate supertoscane d’antan ??
    Insomma se non e´rotto non lo aggiustare, ma se veramente é rotto, di chi é la colpa ? del mercato ??… uhmmm…..non saprei, mi sembra troppo semplicistica come spiegazione e come soluzione. Chiedo lumi.

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