A volte ritornano… Emilio Pedron ancora Presidente del Consorzio Vini Valpolicella

Incredibile ma vero, la Valpolicella proprio come un giallo ben collaudato.
Con un autentico coup de théâtre quello che si pensava non sarebbe mai successo puntualmente si verifica e nelle elezioni per l rinnovo delle cariche sociali per il Consorzio Tutela Vini Valpolicella dal “cappello del mago” i produttori della Valpolicella hanno tirato fuori il “colpo di genio”.
Termina il proprio mandato (a lui il mio saluto ed il mio plauso per il proprio operato) Luca Sartori, che è stato un eccellente presidente (leggete qui un’intervista che mi aveva concesso lo scorso anno dove aveva affermato “non si può negare che ci sia stato un eccesso di fiducia nelle possibilità di un mercato che, comunque sia, ha sempre un proprio limite”) in una difficilissima fase in cui si trattava di rimettere in carreggiata, dopo anni di eccessi e di evidenti, clamorosi errori strategici, la zona, riportando il buon senso e la misura a dominare.
E al suo posto, per la serie a volte ritornano (ahimé…), e quanto ritornano lo fanno tornando letteralmente “sul luogo del delitto”, indovinate chi è stato scelto?
Nientemeno che un “nome nuovo”, l’ineffabile Emilio Pedron (nella foto) per anni amministratore delegato del più importante e potente Gruppo vinicolo italiano, il Gruppo Italiano Vini, qualche tempo fa incaricato dalla Federazione trentina della Cooperazione di proporre un piano di rilancio del vino trentino, piano peraltro non accolto favorevolmente da una parte del mondo produttivo locale e dal mondo politico, che quando si era dimesso nel febbraio 2010 dal GIV, a 65 anni, aveva detto di farlo ritenendo “opportuno, se non necessario, favorire un ricambio, anche generazionale, al vertice del Gruppo”.
Ricambio che non viene evidentemente ritenuto utile alla testa del Consorzio, dove fa ritorno l’uomo che ha favorito più di qualunque altro l’assurda amaronizzazione forzata che ha portato a gonfiare la produzione di Amarone della Valpolicella a dismisura, ben oltre la capacità di assorbimento di questo prodotto, che doveva essere un gioiello e non la locomotiva della zona, da parte dei vari mercati.
Per quanto il neo presidente dichiari che “il lavoro svolto nel primo anno di attività ha dato buoni risultati.  Per questo il mio ritorno deve avere lo scopo di proseguire e consolidare il successo raggiunto da questa denominazione ed è con questo spirito che affronto il nuovo impegno che ho assunto nei confronti del Consorzio e del territorio”, non si può non essere seriamente preoccupati, perché è difficile pensare che a 66 anni le persone e le loro idee possano cambiare, per il ritorno di Pedron.
Soprattutto ricordando come, dopo la sua precedente presidenza, si siano resi necessari urgenti “interventi di gestione dell’offerta, che hanno portato prima a limitare la percentuale delle uve a riposo e poi alla storica decisione di bloccare i nuovi impianti.
Anche in questo caso si è trattato di una visione previdente della situazione, che a fronte della richiesta sostenuta dei mercati interno e internazionale degli ultimi anni ha preferito preservare la redditività della produzione e in prospettiva il buon equilibrio tra offerta e domanda”.
Quello che penso dell’uomo, della sua azione negli anni della sua presidenza del Consorzio Valpolicella l’ho già espresso a chiare lettere qui.
E non posso che confermarlo, anche se mi auguro che questa volta i produttori della Valpolicella presenti nel nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio e quelli che osserveranno dall’esterno, come consociati, l’azione dell’organismo consortile, sappiano essere responsabili e non consentano a nessuno, nemmeno ad un “grande vecchio” di ritorno, di prendere decisioni che possano in seguito rivelarsi non adatte a favorire un armonico sviluppo di questa splendida, importantissima zona vinicola veneta.

4 pensieri su “A volte ritornano… Emilio Pedron ancora Presidente del Consorzio Vini Valpolicella

  1. L’eredità positiva di Luca Sartori, past president del Consorzio Valpolicella, potremo valutarla nel medio termine: le misure di contenimento della produzione di Amarone (percentuale di uve messe in appassimento e superficie vitata), l’acquisizione della DOCG e le buone sinergie stabilite con gli organi preposti alla sorveglianza sulla qualità, non sono state imposte da Sartori, ma condivise e determinate da un discreto clima di collaborazione all’interno del consiglio di amministrazione del Consorzio. Questo potrebbe essere la variabile nuova rispetto alla precedente era di Emilio Pedron: l’aggregazione di una serie di produttori in grado di fare una squadra. Quindi, tutto sta nell’ultimo paragrafo di questo post. L’ingresso nel consiglio delle “matricole” Romano Dal Forno e Marco Sartori (Roccolo Grassi) è un’ulteriore novità interessante.
    Certo, questo Consorzio, come tanti altri, si trova in una difficile fase di transizione, scaraventato com’è nel ruolo di ente soprattutto preposto alla promozione, ma senza avere le competenze interne e una particolare attenzione verso il marketing del territorio o la comunicazione adeguata per una denominazione leader quale i mercati confermano che sia la Valpolicella.
    Il ritorno di Emilio Pedron alla guida del Consorzio pone – a mio sommesso parere – una sfida all’uomo e al manager esperto: adeguarsi ai nuovi compiti consortili, lui che nella passata esperienza non ha mai favorito soprattutto gli aspetti della promozione e della comunicazione. Il passato ora conta poco, ora contano i fatti che la nuova gestione produrrà.

    • hai ragione, vedremo i fatti, ma conoscendo l’uomo, il suo sistema di pensiero, quello che ha fatto in passato nel corso della sua precedente presidenza del Consorzio, c’é poco da essere ottimisti. O quantomeno c’é da augurarsi che ci sia un’attenta vigilanza e partecipazione da parte dei produttori che siano i veri protagonisti, non passivi, della politica consortile. Si pretenderebbe almeno che il dottor Pedron riconoscesse gli errori strategici fatti, una politica di espansione e moltiplicazione della produzione di Amarone che ha rischiato di essere molto pericolosa per la Valpolicella

  2. Luca Sartori ha lasciato il lavoro a metà forse solo per mancanza di tempo ma il lavoro è a metà.
    E’ stato evidente a chi ha osservato il Consorzio Valpolicella dall’esterno che, dopo un primo impulso positivo ed aggregante, ha prevalso una certa mentalità disaggregante imposta dalle contraddizioni esistenti in Valpolicella.
    Le Famiglie d’Arte dell’Amarone sono state la punta dell’iceberg di queste contraddizioni dettate da una impostazione completamente sbagliata rivelatasi evidentemente ben prima dell’arrivo del Sartori.
    La Valpolicella ora è ad un bivio, c’è una evidente scissione non territoriale, non geografica (Valpolicella classica ed allargata) ma proprio di prodotto. Quanti tipi di amarone ci sono per un solo disciplinare? Cosa è veramente il Ripasso? Che fine ha fatto il Valpolicella Superiore? e via così….
    Questa divaricazione di prodotto è maturata molto in questi anni e rende vana anche la tradizionale rivalità geografica, ecco un motivo in più per dimostrare come in Valpolicella ci sia un problema di scelte verso il mercato prima ancora che in vigna.
    Il “nuovo” Presidente è stato eletto come uomo di conservazione o come uomo di problem-solving. Deve gestire uno status quo o dare una impronta nuova?
    Vedremo i fatti. Sperando ogni tanto il lupo, lasciando quel po’ di peli in gior, ci lasci anche i suoi vizietti.

  3. Purtroppo, lo dico a malincuore, stanno vendendo tanto vino.
    Questo fatto offusca le menti e aumenta gli appetiti, adesso sono convinti che la Cina sia il futuro, quindi la parola d’ordine è produrre, produrre e produrre.
    Ma quando 50.000.000 (numero calcolato al ribasso) cinesi della classe media si potranno permettere 1 bottiglia al mese, succederà nel giro di 5 anni, tutto il vino della Valpolicella diventerà una commodity ed il prezzo crollerà col risultato che le uve varranno meno di 0.50 al chilo. Auguri Pedron !

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