Asta del Barolo 2011: tra déja vu e inutili prezzemolini

Nel caso vi pungesse vaghezza di recarvi in Langa domenica 13 marzo e di andare a vedere cosa capiti in occasione dell’annunciata Asta del Barolo, in programma alle ore 13.30  presso il Castello di Barolo – Museo del Vino a Barolo, mi permetto sommessamente di fornirvi qualche aggiornamento sulla manifestazione.
A parte la scelta del periodo (metà marzo), quando ancora il flusso del turismo in terra di Langa é molto timido, l’Asta presenta numerose altre novità.
Non sarà più appannaggio, come è stato per anni, del produttore lamorrese Gianni Gagliardo, ideatore dell’evento, e molto ammanicato con l’ex governatore piemontese Ghigo, che pensò “bene” di scegliere un suo Barolo 1995, normale e niente più, per donarlo all’allora presidente francese Chirac (“Volevano un magnum prestigioso – dice Gianni Gagliardo – e la scelta è caduta sul ‘’Preve Millennium 1995’’). Gagliardo ora passa il testimone alla Regione e ad un gruppo di produttori costituitisi in un’associazione denominata “Accademia del Barolo. Qualcosa che, chissà perché, mi fa pensare alle Famiglie dell’Amarone d’Arte.
Chi fa parte di questa Accademia? Semplicissimo, un gruppo di aziende, “Azelia, Conterno Fantino, Michele Chiarlo, Damilano, Gianni Gagliardo, Franco Martinetti, Monfalletto – Cordero di Montezemolo, Poderi Einaudi, Rocche dei Manzoni, Paolo Scavino, Vietti”, che sono sempre state trattate molto bene, direi con i guanti di velluto, da una rivista ancora influente, molto meno che in passato, come Wine Spectator e dal suo ex editor e deus ex machina per l’Italia, James Suckling.
Molto bene, ma che c’azzecca Giacomino, di cui parlerò presto per raccontarvi le mirabilie della sua nuova iniziativa, Divino Tuscany (ovvero come mettere a frutto il lavoro di anni) con l’Asta?
Non c’entrerebbe nulla, se gli immaginifici nuovi organizzatori dell’Asta, che si svolgerà con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, della Regione Piemonte, della Provincia di Cuneo, della Camera di Commercio di Cuneo, della città di Alba e dell’Unione di Comuni “D di Langa e Barolo, non avessero estratto dal cappello del mago la “geniale” pensata.
Che consiste, tenetevi forte, nell’affiancare a Giancarlo Montaldo, onesto storico battitore ufficiale dell’Asta, ma non certo una primadonna, tre “personaggi”, quasi fossero delle “veline” dell’occasione, come i seguenti:
il “prezzemolino” Federico Quaranta, petulante conduttore della trasmissione radiofonica Decanter (Radio2RAI);
un notorio “esperto di vino” come “ah rieccolo”, al secolo Edoardo Raspelli, critico gastronomico e conduttore di Melaverde, programma leader della domenica di Rete4.
E infine, rullo di tamburi, James Suckling, fino a qualche mese fa european editor della rivista americana Wine Spectator.

Passa in secondo piano il resto del programma, il fatto, annunciato dai comunicati stampa, che i lotti “che verranno messi all’Asta – in collegamento intercontinentale con il Ristorante H- One di Hong Kong e con il Ristorante Garibaldi di Singapore – saranno 36, ognuno composto da bottiglie di Barolo provenienti dalle più prestigiose cantine piemontesi”. Molte delle quali si guardano bene dal partecipare con i loro vini a quest’Asta…
Poco conta che, anche qui, si presterà “un’attenzione particolare alla ricorrenza del 150° anno dell’Unità d’Italia: per quest’occasione, infatti, è stato creato un singolo lotto composto da 12 prestigiose bottiglie di Barolo annata 2006, confezionate con particolare attenzione, ognuna siglata personalmente dal produttore di cui porta il nome”.
E poi che nel corso dell’Asta, “verrà offerto agli ospiti e ai compratori un menù appositamente elaborato dallo chef Davide Scabin del ristorante Combal.Zero di Rivoli (TO). I suoi Cinque Salti nel Gusto – questo è il nome dato dallo chef al menù dell’Asta –  comporranno un panorama gastronomico internazionale con piatti ispirati alle più grandi cucine del mondo, dimostrando come il vino Barolo costituisca un perfetto abbinamento anche con cibi non tradizionali”.
Conta poco che “l’incasso dell’Asta verrà devoluto alla Don Bosco Hotel School di Sihanouk Ville, in Cambogia: una scuola alberghiera condotta da Padre Roberto Panetto, salesiano di origini piemontesi, nata con l’obiettivo di formare ragazze e ragazzi provenienti dalle famiglie più povere di questo paese del sud – est  asiatico, rendendoli professionisti del settore”.
E che, dato il sicuro spettacolo assicurato dal trio Raspelli-Quaranta-Suckling, questa “edizione dell’ Asta del Barolo potrà essere seguita in diretta sui maxi schermi posizionati ad Alba sotto i portici di Piazza Savona”, dove siamo certi che ci vorranno i vigili urbani per contenere lo straripante entusiasmo delle folle che non potendo essere ammesse al Castello Falletti a Barolo si accontenteranno di assistere in piazza allo spettacolo.
Come diceva Giulio Andreotti, “a pensar male si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca”, ma basta l’idea che ad aver chiamato (chissà con quale cachet) Giacomino sia proprio il team di barolisti che da Giacomino sono sempre stati gratificati a far pensare che da quest’Asta valga la pena tenersi alla larga. Venite ugualmente in Langa, che é sempre uno spettacolo, e vista l’ora, le 13.30, trovandovi nella magica terra del Barbaresco e del Barolo, aggiudicatevi per tempo un posto a tavola in uno dei tanti eccellenti ristoranti della zona.
Sarà sicuramente più divertente che partecipare ad una truffle auction con Giacomino…

6 pensieri su “Asta del Barolo 2011: tra déja vu e inutili prezzemolini

  1. Mah … considero Decanter tra le cose più inascoltabili del palinsesto radiofonico della Rai.
    Tuttavia un oscuro lato masochistico si impadronisce di me e mi impone di non cambiare stazione ogni volta incappo nella sequenza di banalità e non approfondimenti che quella trasmissione riesce a mandare nell’etere.
    Su Suckling alias Giacomino non mi pronuncio, non conoscendo le supposte “aderenze”.
    Tuttavia il naso mi fa subdorare qualcosa … da cui tenersi lontano.
    Raspelli non lo conosco per “esperto di vino” …
    Tuttavia mi ispira innata simpatia.

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  3. Il castello comunale Falletti di Barolo è della popolazione che lo ha acquisito nel 1970, ma quando sono presenti manifestazioni al suo interno (come nel caso dell’Asta del Barolo), i barolesi, ossia i proprietari del maniero, devono presentare un accredito. Peccato che ai barolesi l’accredito non venga fatto e rimangano fuori. Oggi molto si avrebbe da imparare dagli ultimi castellani di Barolo, persone che hanno fatto molte opere di bene e che hanno saputo dare lustro a questa terra … Ma questa è un’altra storia.

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