Garantito… da me! Chianti Classico 2008 Castellinuzza e Piuca

“Ti occupi troppo dei dintorni del vino e ci parli poco di vini, non ci proponi buone bottiglie che mostrino l’aspetto migliore del vino”, mi è stato rimproverato bonariamente da qualche lettore, sicuramente intrigato dai discorsi relativi al sistema vino, ma forse maggiormente interessato ad avere qualche buon “consiglio” su qualche buona bottiglia da bere.
E così, come avevo in animo da tempo di fare, sicuro di poter offrire scrivendone come ho già fatto, un’indicazione sicura, eccomi qui a proporre alla vostra attenzione un Chianti Classico di quelli come piacciono a me, totalmente de-merlottizzato e de-cabernetizzato, testardamente prodotto all’antica.
Non dico con il contributo di quelle uve bianche previste dall’antico “disciplinare” del Barone Ricasoli (parlo del “barone di ferro” ovviamente non dei discendenti che in materia di Chianti hanno idee molto ma molto differenti), ma con le sole uve rosse veramente rappresentative del territorio, Sangiovese e Canaiolo.
Con buona pace di chi, anche autorevolmente, sostiene che le uve bordolesi in Chianti perderebbero il loro, spiccatissimo, carattere varietale per assumere un timbro “chiantigiano” favorito dall’impronta, fortissima, del terroir…
Qui da Castellinuzza e Piuca, il nome della piccola azienda agricola in oggetto con sede in Greve  in Chianti, dieci ettari vitati, una produzione di circa 90 quintali di Chianti Classico DOCG, di 40 quintali di vino IGT Toscano e 5 quintali di olio extravergine, oltre ad una piccola produzione di giaggiolo, azienda dal 1962 proprietà della famiglia Coccia, che vi lavorò prima in mezzadria, sono persuasi, e ne è fermamente convinto l’attuale conduttore, Simone Coccia, che il vino non debba fare salti in avanti, ma debba essere, come scrive, “il frutto dell’esperienza di tre generazioni e della generosità dei terreni di Lamole”.
E che le viti, “coltivate sulle antiche terrazze che fanno del paesaggio un giardino”, debbano continuare a produrre “eccellenti uve di sangiovese e canaiolo”, senza il contributo dei cosiddetti vitigni migliorativi.
Una vinificazione, come si legge in retroetichetta, “secondo metodi tradizionali tramandati di generazione in generazione”, vinificazione che “avviene in acciaio. Dopo la svinatura il vino riposa per circa un anno in vasche di cemento per poi essere messo in bottiglia per l’affinamento”.
Niente di più e niente di meno, nessun procedimento da stregoni del vino, o da wine maker come li si voglia definire.
Un Chianti Classico da bere, senza problemi, da portare e godere, mentre si mangia, magari un arrosto di maiale, una lonza, come è capitato a me (senza i classici fagioli al fiasco, purtroppo) a tavola. Il posto delegato dove si dovrebbe celebrare quella verità del vino, la capacità di farsi bere, la sua piacevolezza, il presentare un gusto non problematico che non ci mette in difficoltà, che troppo spesso in questi anni di complicazioni (eufemismo per non usare un’altra espressione tipo masturbatio grillorum, inventata dal grande Gioann Brera), di inutili “accademie” e discussioni fini a se stesse sul vino abbiamo dimenticato.
Ed eccomi quindi, infine, a raccontare le mie impressioni, assolutamente gratificate e soddisfatte, dopo l’assaggio del Chianti Classico 2008 (13 gradi ben bilanciati) di Castellinuzza e Piuca (5 euro più Iva franco cantina il costo agli operatori): colore rubino violaceo di buona intensità, ricco, materico il giusto ma non impenetrabile, e naso che subito, in maniera inconfondibile e netta, squillante direi, intona la canzone del Sangiovese toscano, con ciliegia ben matura e succosa, viola ed iris, macchia mediterranea, un accenno di selvatico e di erbe aromatiche, e una leggera vena pepata, in evidenza, a comporre un insieme di buona carnosità e ricchezza, ma fresco e vivo.
Bocca che conferma questa impressione molto positiva di vino gioioso, buono e senza inutili complicazioni, buona polpa fruttata e nerbo, un certo allungo, un tannino ben presente ma non rugoso o asciugante, che dà carattere e spessore, e una grande piacevolezza, ancora più avvertibile nel gesto di godere il vino mentre si mangia.

Celebrando un matrimonio molto immediato e semplice, molto più vero, ricco di motivazioni, pieno di estri sanguigni, di tante inutili celebrazioni del vino come status symbol spacciate stupidamente al consumatore in questi confusi anni…  

Azienda Agricola Castellinuzza e Piuca
Via Petriolo 21/a 50022 Greve in Chianti (FI)
tel+fax 055/8549033
info@castellinuzzaepiuca.it

http://www.castellinuzzaepiuca.it/

3 pensieri su “Garantito… da me! Chianti Classico 2008 Castellinuzza e Piuca

  1. L’anno scorso o giù di lì costava €6,50 alla COOP di Greve in Chianti, oggi costa €9,50, mi pare. Etichetta nuova, prezzo nuovo. Il vino mi piace, ma lo preferivo con l’etichetta vecchia (ed il prezzo ovviamente). Come mi disse Nicolas Belfrage, il nome della azienda però lo renderebbe improponibile al mercato anglo-sassone, al pari di Terre Arse.
    Saluti.

  2. Mi spiace doverti contraddire Cristiano ma alla Coop di Greve sono più di due anni che non vendono il mio vino, quindi non puoi averlo trovato oggi a 9,50.
    Mi intrometto solo perchè la nostra politica dei prezzi è costante da almeno cinque anni, senza aumenti dovuti al nostro crescente apprezzamento.
    Cordialità

  3. E’ vero ! Chiedo venia. Il Chianti Classico in vendita a Greve a €9,80 è di Castellinuzza, senza il “Piuca”.Se era ancora in vendita alla Coop sicuramente avrei continuato a comprarlo,( più floreale e fresco del concorrente)e fra l’altro dovrebbe costare almeno un eurino in meno di quello che avevo detto, al dettaglio: perfetto con un bel pecorino fresco di latte crudo e baccelli. W la primavera !
    Ma a quando una sottodenominazione Chianti Classico, “Lamole” ?
    Saluti

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