Giacomo Tachis Decanter man of the year 2011: é lecita qualche perplessità?

Con tutto il doveroso rispetto dovuto all’uomo, alla sua non più tenera età, ai suoi capelli bianchi, a quell’espressione da gattone che mostra in questa foto, mi è consentito dissentire dal prevedibile coro di osanna e plausi che accoglierà la notizia, resa nota in questi giorni dall’edizione on line della rivista, relativa alla scelta di Decanter di nominare come Decanter Man of the Year 2011 l’enologo piemontese, based e lungamente attivo in Toscana, Giacomo Tachis?
E’ permesso, pur con tutto il rispetto per il lungo cursus honorum di quello che viene celebrato, in maniera molto soft, come il “fautore della rinascita del vino italiano e padre del Sassicaia e di tante altre etichette-cult”, oppure “The father of Italian wine”, come lo chiama Decanter, nutrire, come avevo già del resto espresso qui, qualche perplessità non solo sul fatto che Tachis sia stato davvero “the guiding light behind the renaissance of Italian wine in the 1970s and 80s”, ma sul ruolo positivo che Tachis avrebbe avuto nello sviluppo del vino italiano degli ultimi decenni?
Perché è indubbiamente vero, come scrive Decanter, che “In five decades at the forefront of Italian winemaking, the Piedmont-born Tachis has been instrumental in the introduction of practices that are now standard at the top end of Italian wine production: clonal selection, high-density, low-yielding vineyards, and refinements in malolactic fermention and oak ageing”.
Ma é altrettanto vero che l’altro elemento centrale dell’opera di Tachis, ricordato dalla rivista britannica nello scrivere “But it is for the introduction of Cabernet Sauvignon and other Bordeaux varietals in the original ‘SuperTuscans’, Sassicaia, Tignanello and Solaia, that Tachis is most renowned”, é una cosa che a me, che quando ha letto ieri su un noto blog la seguente affermazione “Vede, uno come Giacomo Neri ha portato lustro e fama a Montalcino e a tutta l’enologia italiana …” ha provato un brivido, e non di piacere, non sembra costituire un titolo di merito, anzi.
Siamo proprio sicuri che, senza per questo considerarlo un “cattivo maestro”, a determinare una certa deriva del vino italiano, una sua perdita d’identità nel nome della più sciocca internazionalizzazione, a portare a fenomeni degeneri come Brunellopoli, non abbia concorso anche la stilistica di un “architetto del taglio” (la definizione è di un celebre enologo) di un winemaker come Tachis che a me personalmente piace ricordare e celebrare soprattutto come autore di un bellissimo libro sul Vin Santo toscano? Personalmente non mi sento di celebrare chi ha dichiarato “E’ ora di allargare il cervello perché le denominazioni son tutte delle palle inventate da chi non se ne intende di vino” e continuo a pensare, come scrivevo tempo fa, che sarebbe cosa opportuna che un team di psicologi e antropologi e studiosi del comportamento umano indagasse su cosa spinga due piemontesi che hanno fatto fortuna in Toscana come Giacomo Tachis ed Ezio Rivella a sparare a zero su quel sistema delle denominazioni su cui, piaccia o meno loro, si reggono le sorti del vino italiano.
Per cui, tanto più di fronte a tanti nomi che compaiono nella lista di premiati come Decanter Men (and Women) of the Year da Decanter, dal 1984 ad oggi, basta citare Prof Emile Peynaud, Aubert de Villaine, Marcel Guigal, Ernst Loosen, Miguel Torres, Jancis Robinson, Hugh Johnson, José Ignacio Domecq, May-Eliane de Lencquesaing, Michael Broadbent, Max Schubert, Angelo Gaja, veri giganti del vino mondiale, non mi sento proprio di considerare la scelta di Tachis come una delle più felici.
E tantomeno come una grande affermazione del vino italiano. Che per me resta ben altra cosa, appannaggio di ben altri personaggi e “padri” che non siano Tachis…

40 pensieri su “Giacomo Tachis Decanter man of the year 2011: é lecita qualche perplessità?

  1. Tachis, grande uomo del vino e grande enologo dei vitigni bordolesi e di qualcuno del sud Italia, è stato una specie di “Terminator” del Sangiovese, che non ha mai amato. Magari lui dirà che non è vero, ma molti testimoni confermano … Se sia stato un bene o un male per i vini toscani dipende dai punti di vista. Decanter evidentemente ne ha uno.

    • e Vino al vino, nel suo piccolo, ne ha un altro… Molto diverso. Scommettiamo che la maggior parte dei lettori saranno più vicini al mio pensiero che a quello della grande rivista britannica?

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  3. Mi dissocio.
    Una rivista internazionale premia un italiano e noi italiani, come da “sana” abitudine, che facciamo? Giù a criticare. E poi ci chiediamo perchè il vino italiano non fa sistema.
    Del resto questo è il “Belpaese”, guelfi contro ghibellini as usual.
    L’idea di vino di Tachis è certamente e assolutamente opinabilissima e discutibilissima ma mi sembra un professionista del vino serio e preparato (altrimenti non l’avrebbero premiato) e questo, in epoca di furbizie enologiche vere o presunte, con scandali (veri o presunti) che hanno fatto il giro dell’enologia internazionale, non mi sembra poco, mi sembra una cosa positivissima per l’immagine del nostro vino.
    E poi sarebbe ora che i modernisti e i tradizionalisti trovassero un punto di incontro e non sempre di scontro, che a rimetterci è solo il vino italiano

    • é giusto Diego che una persona come lei che riferendosi a Brunellopoli parla di “scandali veri o presunti” si dissoci e sostenga di essere favorevole al premio di Decanter a Tachis. Perfettamente consequenziale

  4. A me sembra un Oscar alla carriera, adesso che Tachis é fuori dai giochi lo si può premiare. Quasi un necrologio anticipato (tutti gli scongiuri possibili sono ammessi).
    Colui che Decanter premia ha senz’altro contribuito a forgiare uno stile che é andato per la maggiore in Toscana, nel bene e nel male. Ha portato alla ribalta internazionale i vini toscani di alta qualità, quando il Chianti era considerato un vino medio degno di trattorie ma non di ristoranti stellati e il Brunello era conosciuto solo da un’elite ristretta. Peccato che detta qualità era subordinata all’uso di uve diverse dal Sangiovese.
    Questo é il passato e Decanter si conferma una rivista conservatrice e poco in sintonia con il presente e soprattutto il futuro.
    Quanto seguito possa avere nella realtà del mondo del vino é tutto da dimostrare. Purtroppo il vino italiano soffre ancora di un’immagine ancorata a tanti stereotipi, soprattuto nel Regno Unito. Non ho idea come ne possa venire fuori; il tuo contributo, caro Franco, lo stai dando grazie al rapporto personale che ti lega a tanti wine writer britannici. Sarà interessante leggere i tuoi commenti dopo il blitz a Londra che mi sembra di capire avverrà alla fine di marzo.

    • sicuramente con commenti come questi non mi attirerò la simpatia degli editor di Decanter. Ma tanto erano solo due articoli all’anno, una collaborazione prestigiosa, ma piccina… Amen..

  5. Nessuno può negare l’utilità di Decanter (e certe guide nostrane) per gli appassionati dei vini cosidetti “tradizionali”. Se parlano bene o danno punteggio altissimi ad un vino o produttore, qualsia sia la zona del mondo, personalmente evito di comprarlo! Difficilmente ho trovato cose non troppo “legnose” tra quelli osannati…

  6. Parlo di scandali veri o presunti perchè non ho seguito le vicende giudiziarie.
    Se ci sono state condanne lo scandalo è vero, ma, ripeto, io non ho seguito.
    A differenza sua Sig. Ziliani, per me tra Brunellopoli e Tachis non c’è alcun nesso, Tachis ha fatto le cose alla luce del sole, non mi risulta abbia aggirato disciplinari o contraffatto alcunchè ma forse sono ignorante in materia.
    Il Sassicaia non è il mio modello di vino ma è un vino che non viola o aggira la legge e che si è guadagnato mercato e valore con le proprie gambe, che piaccia è un altro discorso.
    Tachis è per me un professionista serio e continuo a ritenere che il suo premio debba essere considerato un onore per l’enologia italiana o forse era meglio se premiavano un francese o un australiano?

    • lei non ha capito Diego. Tachis non ha alcuna responsabilità diretta con Brunellopoli e non c’é nessun nesso tra lui e quello che altri suoi colleghi hanno (non avrebbero, hanno) fatto. Però la filosofia di Tachis come “architetto del taglio” ha creato un certo “brodo di coltura”, un certo modo di pensare, di giudicare particolarmente importante, più di quello fatto in vigna, il lavoro in cantina, che ha favorito certe derive del vino toscano e italiano. E che ha portato allo scandalo, vero, non presunto, del Brunello. E questo é innegabile, non si tratta di una elucubrazione mentale del sottoscritto…
      Io sarei stato molto più contento se avessero premiato altri e non mi basta la consolazione che abbiano premiato Tachis e non Ezio Rivella… 🙂

  7. Oddio Franco, sai che gli frega a Decanter dei miei commenti…
    Non ti preoccupare, un piatto di minestra calda e un bicchierazzo di vino ti si troverà comunque (mannaggia continuo a non saper inserire la faccina sorridente!)

  8. Io l’ho capita Ziliani.
    Il mio punto è un altro: per l’enologia italiana è meglio che Decanter abbia premiato Tachis o che avesse premiato un francese o un australiano? Perchè la scelta non era tra Tachis e, che ne so, Gambelli ma assai probabilmente tra Tachis e un simil Michel Rolland straniero.
    E allora, considerando la professionalità e la serietà del soggetto in questione, ben venga sto premio, mi pare, almeno nell’immagine, un punto a favore del vino italiano dopo scandali come Brunellopoli no?
    Poi sulla filosofia di Tachis discutiamo ma sono convinto che Tachis sarebbe il primo a fustigare i suoi finti discepoli beccati a fare le furbate a Montalcino.

  9. “Siamo proprio sicuri che, senza per questo considerarlo un “cattivo maestro”, a determinare una certa deriva del vino italiano, una sua perdita d’identità nel nome della più sciocca internazionalizzazione, a portare a fenomeni degeneri come Brunellopoli, non abbia concorso anche la stilistica di un “architetto del taglio” (la definizione è di un celebre enologo) di un winemaker come Tachis ”

    “lei non ha capito Diego. Tachis non ha alcuna responsabilità diretta con Brunellopoli e non c’é nessun nesso tra lui e quello che altri suoi colleghi hanno (non avrebbero, hanno) fatto.”

    a me sembra di leggere che qualche responsabilità a Tachis l’ha data eccome…

    • penso che avranno fatto, come Decanter, i loro bei ragionamenti nel decidere questa cosa. E penso di rivendicare i miei diritti di uomo libero e di giornalista indipendente nello scrivere, come ho fatto qui, che su Tachis la penso diversamente. Rispettando e non demonizzando il punto di vista altrui. Non sarà mica un delitto, no?

  10. Sono pienamente d’accordo con il Sig. Diego…

    Se la Toscana oggi e la prima regione Italiana ad essere visitata dagli enoturisti di tutto il mondo e anche merito del Dott. Tachis..
    Se all estero i vini Toscani sono i primi come vendita nazionale, e anche merito del Dott. Tachis…

  11. Mi sembra che NN abbia centrato il punto: è un premio alla carriera.E’ indubbiamente innegabile poi che Tachis sia una figura LEGGENDARIA dell’enologia toscana ed italiana. Detto questo, di acqua sotto il pontevecchio, ne è passata parecchia e giudicare oggi la storia di ieri, soprattutto con gli occhi di oggi può portare a delle conclusioni francamente eccessivamente impietose. Quello che certo è che la Toscana oggi è riuscita ad entare nell’elite mondiali enologica, cosa nient’affatto scontata trent’anni fa, grazie anche al lavoro di Giacomo Tachis, se questo non merita un riconoscimento…P.S.Aggiungerei che Tachis è anche una persona gentile e cordiale, cosa che non guasta, e non sfoggia certo l’arroganza di molti consulenti di oggi.

  12. E’ un premio alla carriera, Tachis ha rappresentato un periodo che adesso è passato, ma non mi sento di demonizzarlo. Tutto questo fa parte della normale evoluzione delle cose e dei pensieri, diciamo anche del mercato. E poi, detto tra noi, a me alcuni suoi vini fatti in passato piacciono tuttora 🙂

  13. Concordo sul fatto che sia un premio alla carriera mentre non mi trova d’accordo l’equazione Tachis = internazionalizzazione = brunellopoli.
    Come mai Bordeaux non ha mai inficiato la Borgogna?

  14. Che Tachis sia stato uno degli enologi italiani piu’ influenti e’ fuori discussione. Che lo sia adesso pero’, direi di no. L’uomo dell’anno dovrebbe essere li, al centro di tutto, e Tachis non lo e’ piu’. Sarebbe come premiare Bill Gates per la sua visione dell’informatica adesso che si e’ in buona part ritirato dalle operazioni giornaliere di Microsoft.

  15. Giacomo Tachis sara’ anche il piu’ grande esponente del “Rinascimento” o del “Risorgimento” del vino italiano nel mondo (in questo caso non fa differenza). Personalmente preferisco esponenti del buio Medio Evo come Mascarello od un “reazionario borbonico” come Severino Garofano.

  16. penso che il vino si possa vedere sotto due aspetti molto diversi tra loro. Quelli che il vino si fa per essere venduto e per essere premiato (o viceversa) e Quelli che il vino è cultura, passione, storia e che se ci fa guadagnare è ancora meglio. Poi ci sono -ovviamente- innumerevoli sfumature. Potremmo tornare ai commenti sui “ricercatori”, il discorso non cambia tanto. Quelli che meglio l’apparizione televisiva che la scienza vera e Quelli che meglio conoscere, capire e speriamo che mi diano anche uno stipendio per vivere.
    Di solito si premiano i primi (ma cos’è un premio? Soldi? Fama? Citazioni?), ma sono i secondi che hanno le vere soddisfazioni (piccole, nascoste, ma sincere). Questo capita anche per i premi Nobel e per gli oscuri ricercatori (ne ho conosciuto qualcuno… e…boh!?) o -se volete- per validissimi enologi e per umili e appassionati contadini (e anche qui ne conosco qualcuno). Per cui: la ragione sta da ambo le parti, basta sapere cosa si vuole e cosa si vuole estrarre dal vino…

  17. Assolutamente d’accordo con Diego, Angelo Stefini, Cristiano, Montosoli, Davide Bonucci e a tutti i sensati che hanno ancora un minimo di rispetto per chi ha fatto STORIA e che si sono un pò rotti della “polemica a tutti i costi” che campeggia sempre più frequentemente i blog italiani… che tristezza…
    e poi, domanda a Kyle… chi sarebbe dovuto essere l’uomo dell’anno? (solo per curiosità)

  18. Mi scusi Dottor Ziliani, ma mi suona molto strano che il presidente del Consorzio di Tutela del Brunello di Montalcino sia contrario alle denominazioni di origine in genere, dato che i consorzi sono stati creati appunto per permettere la loro tutela tramite gli appositi disciplinari e le relative rigorose regole. Sarebbe un po’ come se il presidente del CAI consigliasse i propri soci di andare al mare a praticare lo sport della barca a vela o o quello dello sci d’acqua.

  19. Per essere sicuro ho riletto il testo di Franco Ziliani tre volte. Il suo ragionamento non fa una grinza. Né come espressione di un parere personale ( e ci mancrebbe altro, il blog é suo), né
    come analisi storica della rivoluzione, da Sassicaia in poi, di cui Giacomo Tachis é stato
    il motore primo e quindi il responsabile principale, nel bene e nel male.
    Vista da fuori la premiazione lascia posto a tutte le posizioni: c’é chi é contento per l’uomo,
    chi perché é italiano chi perché gli piacciono i vini cabernetmerlottobarricati che hanno copiato quelli che si facevano in California e Francia, qualche volta superandoli e qualche volta, comunque, no. C’é invece chi ritiene Tachis e Rivella, siano responsabili di una internazionalizzazione ed una omologazione dei vini che ha fatto felici le casse di qualche
    produttore ma ha fatto anche da ingombro ed ostacolo a quella via italiana al vino basata sulle leggi dello Stato (DOC) , su vini e vitigni unici al mondo, su vini la cui grandezza non consiste nell’accarezzare da subito le papille delle folle, ma nel fornire un sano alimento di equilibrata e giustamente asciutta composizione. Per dirla in modo riduttivo. Si dirá: il mercato ha storicamente dato ragione ai Tachis ed ai Rivella. Mediaticamente si, senza dubbio. Su tutto il resto direi che é una veritá che puó sopportare modifiche, specie nel lungo termine. E comunque c’é da fare un’altra considerazione: ai tempi della rivoluzione cabernettiana, diciamo 1970-75, i paesi oltreoceano non erano entrati sulla scena del mercato mondiale con la prepotenza attuale. Dove sono finiti i supertuscans degli anni 80 ? con chi devono fare i conti i baby tuscans ? perché il Brunello 2005 di buona famiglia si trova sulle scaffalature a sei euro e mezzo ? solo colpa di Tachis e Rivella ? no non solo. Solo colpa della crisi ?
    no, non solo.

  20. Posso capire la selezione di Tachis, poiché è certamente responsabile di molti famosi vini. Ma poiché lei ha detto, ha tutto quest’ha causato una perdita nell’identità italiana di vino? Perché non Franco Biondi-Santi come l’uomo dell’anno?

  21. vista dal di fuori la questione del cabernet o non cabernet risulta certamente poco appassionante, poi ci ritorniamo sopra. Quello che credo Decanter abbia voluto premiare e’ l’impatto che l’era Tachis ha portato a livello mondiale per il vino italiano. Non sono abbastanza vecchio del mestiere da ricordare come fosse negli anni ’70, ma e’ certo che il vino italiano non era mai considerato alla pari del vino francese a livello internazionale (tranne forse pochi specialisti). E’ un fatto che la rinascita e’ concisa con tutto quello che oggi tendiamo, non senza ragione, a condannare. Ma e’ un fatto anche che se il vino italiano vero, quello a base di vitigni autoctoni non e’ cosi spesso compreso e apprezzato non si puo’ fare una colpa a chi lo deve comprare, ma a chi lo deve vendere. Da ultimo gli inglesi, che sono i commercianti del mondo (il commercio del vino moderno lo hanno inventato loro), rispettano e apprezzano i vini che hanno succeso commerciale.
    Qual’e’ alla fine il succo del mio pensiero? E’ che la stagione di Tachis e’ stata importante, forse determinante per le sorti del vino italiano nel mondo, con tutti gli eccessi e i difetti che oggi, con il vantaggio della lunga distanza, gli troviamo. Oggi e’ chiaro che il futuro non e’ piu’ quello del supertuscan o del classico-modernista, ma quello della riscoperta del territorio, e anche dei suoi vitigni naturalmente, coniugata con la forza di imporlo come modello a livello internazionale, come sono stati capace di fare i francesi per le loro zone piu’ importanti. Non e’ scontato, e ci vuole tanto lavoro, e di gruppo (il che, visto dove siamo, preoccupa un po’).

    • ottimo intervento Gianpaolo. Ma se é vero, come osservi, che “Oggi e’ chiaro che il futuro non e’ piu’ quello del supertuscan o del classico-modernista, ma quello della riscoperta del territorio, e anche dei suoi vitigni naturalmente, coniugata con la forza di imporlo come modello a livello internazionale, come sono stati capace di fare i francesi per le loro zone piu’ importanti”, mi chiedo se i nostri amici inglesi non siano arrivati too late scegliendo di premiare nel 2011, e non dieci anni fa, Tachis…

  22. giampaolo@ “il lavoro di gruppo” è un vero tasto dolente, non solo perché siamo degli individualisti ossessivi, ma anche perché s’incoccia in troppi “Franti” (Cuore, per me, è stata una lettura formativa). Un saluto.

  23. @silvana. Quello e’ il nostro maggior limite, che oggi non possiamo piu’ permetterci di mantenere. O si impara a fare gruppo, come in altri parti del mondo sanno fare bene, oppure il rischio di soccombere non e’ inimmaginabile.

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