I due volti dell’alcol e una scomoda intrusa…Di Vincenzo Zappalà

Vincenzo Zappalà, alias Enzo, che i lettori di Vino al vino si sono abituati a conoscere per i suoi interventi diciamo molto tranchant, oltre che Professore Ordinario di Astrofisica (uno che quindi é stato spesso, e non per modo di dire, con la testa tra le nuvole) è un grande appassionato di vino e considera centrale il tema del proibizionismo, becero e manicheo, che sta letteralmente criminalizzando, a colpi di etilometro, i consumatori.
Dopo essere intervenuto in ogni dove, aver promosso dibattiti, Zappalà ha ora scritto un libro, I due volti dell’alcol (Arduino Sacco editore) dove affronta di petto l’argomento.
D’accordo con Zappalà, con il quale, ne sono certo, continuerò ad incrociare il fioretto, pubblico la prefazione al volume, che da sola dà perfettamente l’idea del taglio dato dall’’autore allo spinoso argomento.

“Ho a lungo combattuto contro una certa ipocrisia dilagante che accetta supinamente la campagna proibizionistica che si sta abbattendo contro l’alcol e in particolar modo contro il vino.
Ho addirittura contattato uno dei massimi fisiologi polmonari del mondo (Mike Hlastala dell’Università di Seattle) per avere conferme scientifiche inoppugnabili della fallacità degli strumenti utilizzati per il controllo della guida in stato di ebbrezza sulle strade. Ci siamo incontrati e siamo diventati amici.
Chi avesse ancora voglia di sapere e di documentarsi, può trovare il dossier completo e tutta la bibliografia scientifica qui: http://www.megaupload.com/?f=0W7NC3LC e la storia della mia battaglia, solitaria o quasi, qui: http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=4535 (anche se da allora anche la FIVI ha preferito ritirarsi).
Purtroppo, la scienza oggi non paga e si preferisce ricondurre il tutto a falsi moralismi e a percentuali arbitrarie. Da solo non ho potuto andare oltre, anche se vi erano tutte le prove per costruire e inviare una denuncia alla Magistratura.
L’opinione pubblica, stimolata dai “media”, preferisce chiudere un occhio (spesso tutti e due) sulle responsabilità ben maggiori che hanno la velocità, la droga, la stanchezza, gli psicofarmaci, la frustrazione, ecc.
E’ comunque ora di dire basta a questa Crociata che vede nell’alcol, e in particolare nel vino, il colpevole indiscusso di qualsiasi tragedia avvenga lungo le strade della Penisola.
Le tragedie hanno solo due responsabili: o l’alcol (perseguibile) oppure i fenomeni naturali come la nebbia, il vento, il ghiaccio, la pioggia, la neve, sempre e comunque assassini, ma non perseguibili. Tutto il resto non conta. Ho quindi pensato di scrivere questo libro. Esso vuole fare chiarezza (e sembra che ce ne sia veramente bisogno) sul significato di alcol e sulla sua doppia faccia: quella allegra, distensiva, emozionante del nettare di Bacco e quella maligna, idiota e becera  che domina migliaia di intrugli preparati solo e soltanto per aiutare a mandar giù le nefande droghe sintetiche che comandano lo “sballo” da discoteca.
Percentuali completamente ingannevoli e manovre attentamente costruite a tavolino vogliono fare di tutte le erbe un fascio, trascurando totalmente le cause maggiori delle tragedie.
Il mondo del vino è il più debole e il più colpito. E pensare che esso rappresenta una delle maggiori ricchezze economiche e culturali d’Italia. Il libro è parlato in prima persona dagli attori principali coinvolti in quest’assalto mediatico: il lievito che dà origine alla fermentazione alcolica, il rum, la coca, il papavero, l’etilometro, le droghe sintetiche, ecc.
Essi spiegano ciò che hanno fatto e ciò che fanno; poi lasciano il lettore a riflettere attraverso racconti ironici, sarcastici, commoventi, dolci, duri, accusatori.
Alla fine, tornano per fare il punto e per partecipare a una tavola rotonda con l’autore. Senza pietismi, ipocrisie, luoghi comuni, prediche, cercano di dare consigli e di fare alzare le palpebre, troppo spesso chiuse, dei lettori. Sono stato spesso duro e non ho cercato di nascondermi dietro frasi fatte o luoghi comuni.
Mi prendo, quindi, tutta la responsabilità delle accuse e delle asserzioni che ho scagliato sia attraverso dati scientifici sia attraverso l’ironia e il sarcasmo. E’ comunque indubbio che tutto il libro sia permeato dalla presenza di un’entità immateriale, ma antica e invincibile: lo spirito del vino, quello vero, quello che può aprire gli animi e aiutare l’essere umano a raggiungere la partecipazione e la comprensione che ancora cerca inutilmente in questo misero granello di sabbia, immerso in un Universo forse troppo vasto per lui. Anche se sono ormai deluso e pessimista, speriamo che il mio umile contributo possa servire a qualcuno o a qualcosa e che magari smuova qualche scimmietta che non vede, non sente e non parla.
Vincenzo Zappalà, Professore Ordinario di Astrofisica ma, soprattutto, grande appassionato ed amico del “vero” vino e dei suoi artefici.

Il libro sarà presentato sia a Terre di Toscana (Lido di Camaiore, 13-14 marzo 2011) che a Vinitaly (10 aprile 2011) Vendita internet (pagamento alla consegna) http://www.arduinosacco.it/product.php?id_product=480.

38 pensieri su “I due volti dell’alcol e una scomoda intrusa…Di Vincenzo Zappalà

  1. ringrazio Ziliani per lo spazio concessomi.
    Tuttavia, tanto per rimanere nell’ambito del fioretto, devo solo puntualizzare che un astrofisico ha difficilmente la testa nelle … nuvole. La ricerca si fa a tavolino, al computer, elaborando e modellizzando ciò che i telescopi ci inviano attraverso occhi più raffinati dei nostri. La testa deve quindi stare molto nel concreto e non si possono dire cose a casaccio o immaginarie, dato che la Natura ci riporta subito con i piedi per terra. Se le ipotesi sono sbagliate le osservazioni ci impongono la realtà. Concretezza, quindi, e immediata eliminazione dei concetti sbagliati e/o personali. Proprio il contrario delle … nuvole (metaforiche… perchè con le nuvole reali si può fare solo radioastronomia…).
    Non per niente ho attaccato l’etilometro su basi scientifiche, concrete, verificabili e non attraverso voli di pensiero immaginari e frasi di circostanza.

    Per chi lo desidererà…Buona lettura!!

  2. Una prefazione molto convincente, con numerosi elementi da prendere in considerazione. Un libro utile anche attualizzare un dibattito che si riaccende solo quando qualche delinquente usa l’auto come una pistola (qualche volta come un mitra); un dibattito a senso unico – come ha più volte fatto notare il nostro ‘amico degli astri’.
    Mi darò da fare: si può organizzare una presentazione (vediamo dove è più opportuno), magari facendo anche intervenire qualche autorità…

  3. Tanto di cappello a Franco Ziliani per aver dato spazio ad un argomento così delicato… e grazie Franco per non aver rinunciato alla tua vis da “Homo Ironicus”.

    Dott. (Prof.) Zappalà, sono un po’ dura e quindi ho letto tre volte il post che riporta la sua prefazione al libro. Dovrei leggerlo prima di esprimere un’opinione e cercherò di farlo, se sopravvivo a quello di Sangiorgi…
    Nel frattempo però mi permetto di dire che l’argomento alcolismo é molto complesso ed io questa grande crociata proibizionista in Italia sinceramente non la vedo. Una cosa é l’utilizzo dell’etilometro che penalizza anche innocenti enologi rei di aver passato una mattinata ad assaggiare campioni di vino, un’altra la realtà degli alcolisti che in passato era in gran parte nascosta, proprio perché la cultura del vino era fortemente radicata nel nostro paese.
    Adesso é forse più evidente nelle giovani generazioni che cercano sensazioni forti “anche” nell’alcol, ma é tuttora scarsamente visibile fra tanti adulti.

  4. caro Franco,
    per il momento nessun gossip… a parte la definizione di astrofisico d’altri tempi…Molto interessante, invece, il commento di Silvana. Tengo però a ribadire che non è assolutamente necessaria nè la mia presenza nè il mio nome. Ciò che importa è il contenuto del dossier che avevo preparato. Chiunque lo voglia utilizzare è il benvenuto e il vino “vero” ne sarà grato. Il libro è solo uno sfogo personale di tipo paradossale e divulgativo. Più del libro sarei contento si presentasse al più ampio uditorio possibile, soprattutto istituzionale, ciò che si trama alle spalle nostre e del vino.
    Un po’ di riflessioni e di cultura scientifica (che poi ci ricade sulle spalle,sui portafogli e sulla passione) può ancora trovare posto anche nel mondo senza capo nè coda di oggi. O sono un’ottimista?

  5. Giusto sollevare la questione.
    Come giusto condannare la dipendenza da alcol, che è una brutta bestia, e va combattuta.
    Io sono dell’avviso che l’etilometro è lo strumento per combattere un capro espiatorio, rappresentato dall’alcol.
    L’alcol non è il responsabile delle “stragi del sabato sera”, ma solo una eventuale concausa.
    In realtà il responsabile va ricercato in un modello comportamentale assurdo.

    Una volta andavo a ballare.
    Si arrivava nel locale da ballo e alle 22.30/23.00 si iniziava a ballare, perché la musica c’era già.
    2 orette, al massimo 3, di vorticosi giri in pista e per le 2.00/2.30 si era a nanna.
    Ora la musica inizia minimo all’1.00 di notte.
    Me lo vedo il ragazzotto di provincia (tipicamente padano – lo ero anch’io) che il venerdì mattina si è alzato alle 6.00, si è fatto le sue belle 8/9 ore di lavoro nella “fabbrichetta”, esce dal lavoro e prima di andare a casa passa per il bar/pub per una o due birrette con gli amici. Poi a casa, doccia, si prepara, pizza con gli amici (birra media di accompagnamento), caffé, amaro della casa e sigaretta. Poi al Pub un’altra volta per una birretta/long drink.
    E’ l’una.
    Si va in disco.
    E mica in quella a 20 minuti di strada … quella è per gli zotici: deve spararsi minimo tre quarti d’ora di autostrada per andare in quella più figa del reame.
    E sono già le due (io a quell’ora montavo in macchina per tornare a casa).
    Un paio di orette tra birrette/long drinks/cocktails a rintronarsi con la musica a palla.
    Esce alle 4.00.
    Gli fischiamo le orecchie.
    Ha sonno (sono 22 ore che è in piedi).
    Vuole tornare a casa e ha ancora tre quarti d’ora/un’ora davanti per vedere il letto.
    Non ha toccato vino per tutta la sera solo birre di infima categoria (non è che pizzerie e discoteche facciano una gran ricerca in tal senso) ed intrugli fatti male con superalcolici da grande distribuzione.
    Magari ha tirato o si è calato qualcosa (“che vuoi che sia ? per una volta”).
    Se va a sbattere o lo fermano per eccesso di velocità naturalmente la colpa è dell’alcol (birette e cocktails inclusi).
    Non certo delle 23 ore che è in piedi (ti fermano sempre a 1 km. da casa).
    Non certo perché si è rintronato con luci e musica.
    Non certo perché eventualmente ha pure assunto sostanze vietate dalla legge.
    La colpa è solo dell’alcol.
    Ora, a pensar male si commette peccato ma …
    La lobby dei locali notturni è davvero così forte ???
    Possibile non si possano trovare altri modelli comportamentali per far si che la gente continui a divertirsi senza sfinirsi e potendo continuare a bere (senza ubriacarsi) in santa pace ?

    … ma forse sono solo un matusa !

  6. caro Nelle Nuvole,
    vedo che anche lei continua a confondere le due cose, come tentano di fare i media… Una cosa è il vino, la sua cultura e la sua storia e un’altra, ben più squallida, l’alcol prtato agli eccessi e accoppiato alla droga. Il vero problema del proibizionismo di oggi (accoppiato fortemente a uno strumento che non funziona e che anzi colpisce a casaccio)è che non riesce o NON VUOLE separare queste due facce così diverse. Quando si parla di incidenti, si ci rifà subito all’alcol (attenzione…ALCOL) e poi si fa vedere un bicchiere di vino. Mi ricordo Vinitaly l’anno scorso… Due cartelloni accostati all’entrata: in uno la solita giovane ragazza con in mano un bicchiere di vino e il sorriso a 54 denti, di fianco un cartello lugubre e nero contro l’alcolismo imperante. Ecco, così si mischiano le cose e si distrugge una cultura…

  7. Caro Enzo,
    probabilmente mi sono espressa male. Condivido in pieno la visione del vino come parte della nostra cultura e anche come valore positivo nell’apprezzamento di un prodotto che esprime il rapporto uomo/natura.
    Condivido la preoccupazione per la dipendenza dall’alcol o da sostanze che invece di liberare una persona la schiavizzano.
    Quello che non mi sento di condividere é il concetto di proibizionismo o di cultura dello stesso. Non mi sembra che in Italia ci sia una campagna proibizionistica, ci sono solo tentativi goffi ed inutili come l’uso dell’etilometro, rinforzati da notizie superficiali da parte dei media, volte solo a creare un “effetto” che non fa nessun effetto.
    La parola “proibizionismo” per me ha un significato più duro e profondo.
    Ben venga comunque una pubblicazione come la sua che mi sembra affronti il problema più alla radice.

  8. caro Marco de Tomasi,
    il libro cerca proprio di dire le cose da lei sollevate. Un paio di racconti ne sembrano una perfetta copia. Resta, però, il fatto -non trascurabile- che l’etilometro è comunque uno strumento scientificamente NON valido e che può commettere errori superiori al 50%. Anche se siamo tutti d’accordo che chi beve (male) non deve guidare, è ingiusto che per colpirne uno colpevole se ne “becchino” 10 innocenti. Basterebbe usare altri metodi che esistono, ma porterebbero molti meno soldi nelle casse statali…

  9. cara delle Nuvole,
    avevo male interpretato… Comunque, i media mostrano una vera e propria persecuzione. Ovviamente, non si è ancora vietata la vendita del vino (nemmeno le sigarette) ma solo per motivi di soldi… La visione che si dà, però, fa molto male, perchè incita i giovani a dirigersi su qualsiasi tipo di alcol… tanto è lo stesso (il fascino delle cose peccaminose (ma non espressamente proibite) affascina sempre). Inoltre l’uso becero dell’etilometro e dei rischi collegati sacrifica il settore che vede diminuire drasticamente le vendite (almeno in Italia). Per non parlare dei ristoranti.. Se si separasse vino dall’alcol (almeno culturalmente e emozionalmente)e non si usassero strumenti fallaci per colpire il più debole capro espiatorio, si aiuterebbero i giovani a capire e gli adulti consapevoli a tornare alle vecchie e sane abitudini. Il concetto fondamentale che ho espresso nel libro e che ribadisco qui è: “Chi ama il vino, la sua emozione e la sua cultura, NON si ubriaca”.

  10. Putroppo in Italia siamo andati ben più in là di una semplice cultura proibizionista: ormai abbiamo infatti anche qui da noi una schiera di pubblici mestatori in servizio permanente effettivo (tipo un noto oncologo di cui non farò il nome) che stanno diffondendo il verbo del cosiddetto “salutismo”, ossia di quella strana forma di perversione in forza della quale un essere umano nel pieno possesso delle facoltà fisiche e mentali dovrebbe voler campare male (negandosi tutto, tra astinenze, diete macrobiotoco-vegetariane, integratori e purghe) per 60 anni, al solo ed ultimo scopo di poterne campare peggio altri 20 (tra ospedali, cure e farmaci), per – infine – averne talmente piene le scatole della vita da voler decidere di essere aiutato a suicidarsi.

    Si fidi, professor Zappalà, contro l’incapacità di apprezzare la vita non ci sono studi che tengano e c’è un solo vero antidoto (che funziona peraltro perfettametne anche contro etilometri e/o la stradale): comprarsi una buona bottiglia, starsene a casa con la propria famiglia e bersi un buon bicchiere alla faccia di tutti quei morti viventi!

  11. caro Mark,
    temo che lei abbia proprio ragione. Io normalmente lo faccio… Tuttavia, se la crisi aumenta dovremo farci il vino da noi? Io non ne sono capace…
    Visti i confini di spazio e di tempo, mi lasci sperare che prima o poi la razza umana torni a sfruttare il proprio cervello o che almeno si cambi razza… Forse i dinosauri sarebbero stati più logici e riflessivi. Accidenti a quell’asteroide di 65 milioni di anni fa!!

  12. Mi associo al pensiero ben espresso da Nelle Nuvole, nemmeno io vedo crociate all’orizzonte, se escludiamo quelle contro gli immigrati. Forse è nel resto d’europa che si persegue e scoraggia, con poco successo a quanto vedo, il consumo di bevande alcoliche. Al contrario vedo in Italia diffondersi largamente il solito modo creativo di “arrangiarsi” che, oltre ai cittadini, affligge (naturalmente) anche il legislatore. Con il solito risultato che cause e colpe non sono mai equamente suddivise e si può continuare quindi a vivere tranquillamente eludendo ogni regola. Per quanto mi riguarda, mi attengo alle regole e prima di gettare il macigno nello stagno, esperisco ogni tentativo possibile per cercare di capire se vi siano o meno valide ragioni che possano aver spinto le persone a prendere alcune decisioni anzichè altre. Saluti.

  13. Caro professore, qui non sono d’accordo con lei (o forse diciamo la stessa cosa solo usando termini differenti, come spesso accade): io credo che l’uomo dovrebbe una volta per tutte smaltire la sbornia neopositivista del ‘900 e smettere di credere che vivere bene (nel senso di essere felici) sia la conseguenza del fatto di affronare la vita usando SOLO il cervello: io penso che sia opportuno ritornare vivere sfruttando TUTTO lo spirito umano (che è molto di più che non la mera intelligenza logico-razionale).

    E’ infatti proprio la pretesa – appunto neopositivista, ma del tutto indimostrata nelle sue premesse – che il cervello, la ragione e la scienza possano potrare sempre e comunque alle “Verità Vere, Certe e Dimostrate” che rendono migliore la vita; è poprio questa pretesa – dicevo – che sta consentendo ai mestatori di cui dicevo di spadroneggiare sull’opinione pubblica.

    Rendiamoci conto che per questi signori il vino è semplicemente un liquido che contiene un principio attivo (l’alcool) dannoso, mentre tutto il resto (piacere, storia, cultura) – non essendo dimostrabile scientificamente – per loro semplicemente non esiste. Questo è il problema.

    Comunque mi fermo qui, perchè il discorso porterebbe davvero molto, troppo lontano.

  14. ringrazio enzo per la sua battaglia (quasi) solitaria contro questa vergogna… mai sentito di stragi nelle Langhe, zeppe di turisti enologici… o di famiglie distrutte dopo una cena per una bottiglia in più…
    In ogni caso ricordo che i consumi di vino nei ristoranti sono crollati.
    bello vedere che per qualcuno la scienza, quella vera, conta ancora qualcosa. Sarebbe bello non fosse lasciato solo in questa battaglia di civiltà

  15. Il problema che ci troviamo a dibattere in questo spazio è sicuramente molto complesso e sfaccettato. Credo però che queste norme contro il consumo dell’alcool abbiano visto come risultato finale la riduzione di consumo di alcolici, e divino in particolare, in una fascia di persone che piuttosto attenta a non superare i limiti imposti dalle precedenti leggi. Ho da poco terminato il corso di primo livello AIS nella mia città e vi assicuro che la paura di tornare a casa ed imbattersi in un posto di blocco con etilometro era molto alto tutte le volte che rientravo a casa. Ovviamente non ero nè ubriaco nè alticcio ma se mi avessero fermato dopo tre vini degustati a stomaco quasi vuoto, non so quale sarebbe stato il risultato finale.

  16. cari tutti,
    alcuni sembrano capire lo scopo della battaglia, che non è certo fare trionfare la scienza fredda e arida e nemmeno andare contro un sistema che -si dice- abbia ridotto le stragi. Non voglio certo far guidare gli ubriachi e nemmeno che tutto venga ridotto a formule rigide e rigorose. Anzi, proprio il contrario.
    Il problema etilometro (ma penso che il non conoscere la scienza oggi abbia portato proprio a questo assurdo)sta nel fatto che non è in grado di fare ciò che dice. Perchè non leggete il dossier a cui faccio riferimento? Non è difficile ve lo assicuro, ma servirà a dimostrare che non si può ottenere un risultato usando la frode (sempre che sia vero che sia stato ottenuto qualcosa). Questo non è solo andare contro la scienza (non abbiatene paura: è la stessa che vi ha dato il cellulare, la TV (purtoppo)e mille altre cose che usate e di cui gioite tutti i giorni), ma contro l’intelligenza e la giustizia. Oppure, ormai, siamo talmente abituati a subire ingiustizie che niente ci riesce a toccare nella coscienza?
    Tutti coloro che si sentono in grado di guidare coscientemente dovrebbero ribellarsi a uno strumento che potrebbe incolparli senza nessuna ragione fisica e morale.
    Penso che Mark non abbia capito la mia riflessione (o sicuramente non mi sono spiegato bene).Non è giusto che si debba stare a casa per bere un paio di bicchieri solo perchè eiste una truffa vestita da etilometro. Si, dice bene Maz, non si è mai sentito di stragi in Langa dopo una cena, ma tante dopo notti in discoteca in cui il vino non si sa nemmeno cosa sia. Vogliamo finalmente fare una differenza tra alcol e alcol e modo di consumarlo!
    Niente da fare… ormai gli atti di fede vengono accettati supinamente… Basta che lo dica la TV o chi per lei… E mi stupisco che a capo dell’ONAV -se non sbaglio – ci sia uno che di fisiologia polmonare dovrebbe saperne parecchio. Gli ho anche scritto, ma anche lui finge di non sentire e non vedere. Chi è che ama ancora il vino? Pochi, temo…

  17. caro Franco,
    il professore vorrebbe solo dare una mano al vino e ai suoi amanti. Non ho intenzione di rubare la scena ad altri, anche perchè io vivo della mia (buona) pensione e non ho bisogno di mettermi in mostra… Forse questo è un concetto difficile da digerire oggi, dove se non si appare non si è nessuno. L’ho già detto: “Pronto a passare il testimone a chi è più bravo e pronto a non leggere più il mio nome accanto all’etilometro e ai suoi nefandi risultati”. Tornerei volentieri a cose più illuminanti e utili per l’intelletto… Che comunque continuo a fare… E -la prego- non mi inciti a farlo… sarebbe estremamente banale come battuta…
    Stia tranquillo non pretendo di salvare il mondo, ma solo di fare ragionare qualcuno con la propria testa su problemi che dovrebbero toccare tutti coloro che seguono queste e altre pagini simili…

  18. Ho capito benissimo ciò che intende, gentile professore (enzo@) e sono del tutto convinta che:
    – si deve distinguere il vino dall’alcol “da sballo”, cioè dagli intrugli proposti per creare un’euforia fasulla:
    – l’etilometro è un “misuratore” aleatorio, da una parte insufficiente, dall’altra assolutamente imperfetto.

    Inoltre ci si ostina a non considerare i fattori (in parte già elencati da lei) che inducono una guida pericolosa, ad esempio la collera oppure la musica “a palla”.
    Vanno puniti TUTTI i comportamenti pericolosi alla guida dell’auto, e non ascritti automaticamente all’alcol (mostrando poi il solito bicchiere di vino!).

  19. Sommessamente rispondo che mi pare invece di aver capito quello che Lei, professore, intende dire. Semmai mi permettevo solo di spiegare le ragioni per cui ritengo che la sua battaglia (che condivido quanto ad obiettivi) è destinata ad essere inevitabilmente una battaglia persa se affrontata esclusivamente dal punto di vista “prettamente scientifico” – ossia dell’inattendibilità dell’etilometro – e non invece da quello “lato sensu culturale” della distinzione tra abuso alcolico e cultura del vino.

    Per ogni seria statistica o studio che lei tirerà fuori, stia sicuro che i suoi detrattori tireranno fuori qualche studio di qualche non meglio precisata Università del Wisconsin e … dal punto di vista di chi decide, ossia di profani … saremo esattamente al punto di prima.

    Spero di essermi fatto capire meglio.

  20. caro mark,
    stiamo convergendo e capendoci meglio, durei. Io porto avanti la lotta scientifica perchè senza prove le asserzioni valgono poco (oggi, purtroppo anche con le prove)e quando si arriva in tribunale (come nel caso di genova di poco tempo fa) risultano decisive le perizie scientifiche e non i panagerici moralistici.
    D’altra parte va combattuta l’unificazione dell’alcol (come dice Silvana) ed è proprio quello che vorrebbe fare il libro mirando verso il consumo consapevole che diventa AUTOMATICO per che ama il vino nel senso più piemo e culturale. Istruire i giovani, ma senza atti di fede televisivi e percentuali sugli incidenti sbagliate di un ordine di grandezza.
    In un modo o nell’altro, senza agire, non si può ottenere niente ed è quello che chiedo a chi ama il vino. In Italia siamo diventati un popolo di parlatori e basta…

    Mi spiace che Ziliani la continui a mettere su un piano espressamente personale, come colui che per far dispiacere alla moglie decide di colpire i propri attributi. la causa potrebbe anche essere giusta, ma siccome la persegue Zappalà che non ama il mio gossip brunelliano et similia, va contrastato. Gli ho dato spazio (per fare vedere che sono persona corretta e limpida), ma poi invece di dire la mia ed esprimermi cerco solo di deriderlo…. Contento lei. E pensare che uno come lei potrebbe fare molto… il Franco titarore si è ridotto a giornalini come Chi, Novella, ecc. … E le grande inchieste in cui si rischia in proprio? Giornalsimo dìaltri tempi…
    E le sue battaglie promesse e subito rientrate di Vinitaly? Le avevano consigliato di stare calmo se no..?
    Smetta, per piacere, di cercare di deridermi, non ci riuscirà e faccio finta di non udirlo… la figura un po’ squallida la fa lei che non partecipa a un argomento che dovrebbe interessarlo molto più che le elezioni del comitato del comeitato del comitato…
    Dare spazio solo e soltanto per cercare di sminuire con frasette inserite a casaccio non è sintomo di correttezza. Se quello era lo scopo poteva anche evitare di inserire il mio libro, non avrei certo urlato di dolore…
    Amen!!!

    • mi chiedo come si faccia a prendere sul serio, anche quando sostiene cose serie e conduce battaglie importanti, una persona che quando non ci si occupa di quello che vuole lui avrebbe la pretesa di ridurre il discorso condotto da questo blog a puro “gossip brunelliano”… E mi chiedo chi stia facendo una figura un po’ così…

  21. non sempre e non solo. D’altra parte faccio sentire la voce solo quando ho da dire la mia, in contrasto con quanto espresso in queste pagine. Questa è quella che io chiamo disputa intellettuale o scientifica, la vera costruttiva.Intervenire quando si è completamente d’accordo mi sembra una specie di applauso teleguidato. Non credo che serva e sia interessante per chi scrive. Mi ricorda Petrolini-Nerone del “bene, bravo, grazie, prego”. Di adulatori in Italia ne abbiamo già tanti… Sicuramente è colpa della mia conformazione mentale che mi ha fatto scontrare e incontrare con grandi peronaggi della fisica e dell’astrofisica. le “liti” scientifiche finivano sempre e comunque con un bel bicchiere di birra o di vino.. Non può esistere rancore per chì critica in buona fede… (e qui Fede c’entra e come… ah ah ah).
    la pregherei di cercare di superare e non confondere il contrasto di idee e di scopi con battaglie personali in cui si ci gioca l’autorevolezza. I mezzzi per valutarla sono ben altri. Se poi non riesce a prendere sul serio le cose serie, è un problema della sua conformazione mentale, in questo caso, e non della mia…
    Ripeto: ben vengano degustazioni, descrizioni di incontri, idee e nuove iniziative. ma, raschiare il badile di elezioni di istituzioni che sappiamo bene essere solo auto-incensatorie, di magagne brunelliane che si basano su interessi economici e non certo etici, resta per me gossip… e null’altro. sarò il solo a pensarlo su questo sito? Non mi preoccupa, anche Galileo è stato solo per molto tempo… La compagnia non mi dispiace…
    Lo dico con auto ironia, ovvaimente…
    mi stia bene….adesso vado a immergermi in Terre di Toscana…
    Cin Cin

  22. Che ci capiamo meglio è sicuro. Che convergiamo circa il fatto che la cultura del vino va salvata, direi anche. Sui mezzi da usare, invece, credo che siamo molto distanti.

    Essendo io un wittgensteiniano convinto quanto a teoria della conoscenza (e wittgensteiniano del secondo periodo, quello maturo), la fase delle “prove scientifiche” come fonte unica ed assoluta di verità (ossia quella che definirei “fase Russell”) l’ho già superata da parecchio tempo. Questo mi ha ovviamente consentito di notare che oggigiorno la scienza – e mi riferisco anche a quella rigorosa e coerente nel suo modo di procedere – viene usata come “maschera di verità” di decisioni prese per altre ragioni (ossia per lo più consenso od interesse). E la cosa interessante – che cercavo di sottolonerare appunto nei miei interventi – è che una serie di elementi di conferma che possono essere definiti “prova scientifica” è quasi sempre possibile trovarla per appoggiare una teoria ed anche per appoggiare la teoria contraria. Per questo mi sono permesso di segnalare che secondo me(anche) la scienza ormai OGGI E’ UN’ARMA SPUNTATA.

    Lei che è astrofisico sa bene ad esempio che la teoria dei quanti si scontra con alcuni pilastri sia della meccanica classica che della teoria della relatività: eppure non si può “scientificamente” decidere che una sia giusta e l’altra sbagliata per il solo fatto che non sono del tutto compatibili tra loro. Del resto gente come Heisemberg e Schroedinger non mi paiono tipi da “panegirici moralisti”.

    Recentemente ho letto su internet un articolo bellissimo e geniale in cui alcune persone, per dimostrare i limiti appunto del metodo scientifico/razionale, riuscivano a dimostrare – sulla basi di dati scientificamente attendibili e passaggi deduttivi ed induttivi logicamente corretti – che il riscaldamento globale sarebbe stato causato dalla diminuzione della pirateria nel mondo. Lo cerchi e lo legga, le assicuro che – oltre ad essere divertente – è molto istruttivo sui limiti della cosiddetta “prova scientifica” delle cose.

    Del resto, venendo a Galileo che lei cita, avendo letto per ragioni accademiche gli atti processuali originali recentemente pubblicati mi sono reso conto di una cosa che mi ha fatto molto riflettere: leggendo quegli atti si capisce infatti piuttosto chiaremente che – sulla base delle conoscenze del suo tempo (ossia dei dati a disposizione a chi doveva decidere) – Galileo non aveva affatto portato prove scientificamente inoppugnabili delle proprie teorie: le prove sperimentali e definitive del fatto che le teorie di Galileo (anche quella eliocentrica) erano esatte sono state trovate DOPO la sua morte e da altri. Dunque – paradossalmente – l’inquisizione ha condannato Galileo semplicemente utilizzando rigorosamente il metodo scientifico della falsificabilità insieme al metodo logico del terzo escluso e del sillogisma.

    Ed invece la maggioranza delle persone – SCIENZIATI INCLUSI (e con questo non intendo riferirmi a lei, bensì ad altri scienziati di mia personale conoscenza) – che del processo a Galileo hanno sentito solo parlare ma non si sono documentati direttamente pensano che: 1) Galileo avesse davvero le prove scientificamente inoppugnabili di tutto quello che diceva; 2) il sant’uffizio l’ha condannato sulla base di dogmi di fede. Vede che paradossi?

    Alla fine, comunque, cerchiamo di sottolineare i punti comuni lasciando da parte le divergenze: speriamo solo che l’etilometro, invece che diminuire gli incidenti, non finisca per uccidere la cultura bimillenaria del vino frutto della grande civiltà europea. Ma continuo a ritenere che l’arma della prova scientifica, da sola, sia una lancia spuntata nella (pure giusta) battaglia che lei sta combattendo.

    Ora chiudo davvero e mi scuso con tutti per essere stato un po’ tedioso.

    • ma dai Mark, questi dialoghi sui massimi sistemi su un blog che fa “gossip brunelliano” e che “raschia il barile” facendo una pseudo informazione sul vino? Non mi sembra la sede adatta per volare così alto, stia terra terra, anzi più basso, così come faccio io di solito… 🙂

  23. caro Mark,
    non vorrei impoverire questo blog con tiritere di livello troppo basso… Tuttavia, conosco benissimo il processo a Galileo e so benissimo che la “scusa” portata avanti dalla chiesa per una non completa riabilitazione è proprio quella che lei dice (fino a Giovanni Paolo II). A mio parere è pero solo un modo per salvare la faccia a chi ha fatto delle stragi in nome della fede. Incas, crociate, ecc., ecc. Giordano Bruno è stato bruciato, l’inquisizione ha fatto di tutto e di più e adesso devo sentire dire che Galileo non è stato abbastanza scientifico? Oggi che grazie a lui e a Newton e ad altri come loro siamo arrivati sulla Luna e stiamo guardando da vicino il sistema solare? Se nessuno era in grado (o non voleva farlo) di capire le sue osservazioni, la colpa non era certo sua. E come se lei mi chiedesse: non credo alla scienza perchè non ha ancora risolto il problema di cosa c’era prima del Big Bang. nel frattempo però usa il cellulare, la TV, la radio, il telefono, l’automobile. crede che le abbia inventate la fede o la filosofia del pensiero? No, solo e soltanto chi ha creduto fermamente nella scienza. Se poi oggi la scienza è una lancia spuntata è proprio perchè viene vilipesa dalla banalità e povertà intellettuale più infima fornitaci dai media e dai loro pseudo-scienziati.
    Comunque, con il pensiero e senza la scienza come crede di poter distruggere uno strumento che ci viene definito scientificamente perfetto? E’ destino della scienza essere attaccata, solo perchè spesso fa troppo paura ai poveri di spirito… Ed ecco perchè siamo finiti nel baratro culturale di oggi…
    Comunque, convengo con lei e con il “capo” del blog… Non è la sede adatta. Il vino è ben altro…
    Torniamo pure al brunello e speriamo che l’etilometro si penta e che la scienza non cerchi di distruggere una sua creatura usata con frode e con ignoranza…
    Comunque, se ha altre armi (nessuno le ha però usate finora…) scenda in campo e cerchi di salvare tanti innocenti che vengono colpiti da una truffa. Io, con la squallida scienza, almeno ci ho provato. chi altri? Chi ha fatto qualcosa me lo dica e io mi inchinerò e lo aiuterò con tutto me stesso (e in modo anonimo…).

  24. ovviamente, mark,sono ben contento di aver potuto discutere su questi temi, anche se la pensiamo in parte diveramente. Volevo concludere dicendo che il GW ( a cui fa riferimento) è PROPRIO L’ESEMPIO DI SCIENZA SPAZZATURA. i MEDIA E I POLITICI LO USANO PER I LORO AFFARI, SENZA ACCETTARE LE PROVE SCIENTIFICHE (O MEGLIO LE NON PROVE). Chi vuole leggere e interessarsi sa benissimo che il GW è un’enorme truffa messa in piedi per motivi econmomici e politici. La Terra non è certo malata… Noi, magari sì e anche tanto… Sto lottando non poco anche su quel fronte… la malattia di Don Chisciotte è difficile da curare…
    carissimi saluti
    Enzo

  25. sptt.le prof, sono il primario della psichiatria di Mantova uno dei due autori di Vino e bufale, libro nel quale si sostengono argomentazioni del tutto opposte alle sue, ad esempio che l’alcol etilico contenuto nel vino di ottima qualità è la stessa molecola che si ritrova negli intrugli del sabato sera e che perciò fa male allo stesso modo. Oppure che il vino è un prodotto perdente della nostra economia tanto che il giro d’affari regge solo a fronte di grandi sovvenzioni statali (cioè soldi di tutti). Ma mi rendo ben conto che quando presenterà le sue tesi al Vinitaly sarà un trionfo pari a quello di Rocco Sigfredi a una fiera del porno. Ma perchè non confrontarci? Il nostro libro è alla quarta edizione ed è ampliamente documentato su internet. Non sarebbe interessante un confronto alla pari e noi siamo disposti anche a giocare fuori casa, rischiando la pelle, in un pubblico dibattito a Verona ? Alessandro Sbarbada e io aspettiamo di incontrarla … più vicino che su un asteroide!L’indirizzo mail è enricobaraldi@virgilio.it .

  26. Forse più che ‘sparare sul vino’ egregio enrico baraldi@ bisognerebbe ‘sparare’ su chi esagera nel bere, su chi cerca nel vino abbrutimento e anestesia.

    Sparare sull’etilometro non ha niente a che vedere con lo sballo che anche l’alcol del vino provoca, quando se ne beve esageratamente. Sparare sull’etilometro (strumento imperfetto usato in modo aleatorio) e sull’uso che se ne fa, che spesso pare ispirato da una necessità di fare cassa da parte dello stato e non dall’intenzione di prevenire gli incidenti stradali.

    Credo che guidare un’auto debba essere un gesto di responsabilità (e che chi guida e causa feriti perché ubriaco debba vedersi ritirata la patente per sempre).

    Mi rifiuto di pensare che dopo una cena normale non si possa tornare a casa guidando, perché si è bevuto del vino.

  27. caro professore,

    a tutti i suoi argomenti (sulla cui condivisibilità mi permetto di avanzare dubbi non tanto nel merito, ma solo in quanto – essendo di tipo “storico” e semmai “etico” – non sono certamente “scientifici”) mi permetto di rilanciare con una formula matematica: “radice di due”.

    Chi deve capire ha capito. Gli altri possono continuare a credere che tutto si possa misurare e – soprattutto – che misurare e prevedere gli aspetti quantificabili di un fenomeno equivalga a capire il fenomeno stesso (con la conseguente pretesa di pensare di poter risolvere a colpi di numeri ed esperimenti ogni problema che si presenta).

    Del resto – se vogliamo essere precisi – chi afferma di “credere fermamente nella scienza” (e qui cito parole sue) dovrebbe essere definito “scientista” più che “scienziato”.

  28. caro prof. Baraldi,
    le rispondo semplicemente: sia il Sole che la bomba H usano la fusione nucleare. Lei pensa di potere fare a meno del primo? E le sembra di condannarli entrambi? Venga pure a Vinitaly durante la mia presentazione a dimostrare che non è l’uso dell’uomo a fare di un composto un assassino o un mostro. L’alcol esiste tra le nuvole interstellari ed è stato creato dalla Natura, il che è vuol dire che è una meraviglia come tutto ciò che compone l’universo. E’ l’uso che se ne fa, la cultura su cui si basa, gli interessi economici che possono creare il diavolo, come dice bene Silvana. Millenni di storia e cultura legate al vino sono riassumibili nella stessa molecola? No, questo è proprio svalutare comèpletamente la capacità di riflessione e controllo degli uomini. E che mi dice della droga? della velocità sulla strada? Proprio lei dovrebbe insegnarmi che la morfina può lenire dolori oppure creare larve umane. Non è la molecola che conta, ma l’uso che se ne fa…
    Venga pure tra gli asteroidi a confutare questi argomenti, troverà qualche molecola “cattiva” anche lì, come tante ve sono dovunque… L’aspetto al Vinitaly…
    corcialmente
    Vincenzo Zappalà

  29. Nel frattempo, domenica sera, un amico dei miei figli è stato “tamponato” da un pirata che lo ha fatto volare nella sua auto oltre il guard rail: auto in briciole e amico con commozione cerebrale.
    Mi hanno detto che il pirata è stato rintracciato, ma che chi l’ha fermato (relata refero) dice che “si tratta di una persona un po’ particolare”.

    Chissà se a questa “persona particolare” che questa volta non ha ammazzato nessuno, per fortuna, è stata ritirata la patente.
    Vi saprò dire.

  30. cara Silvana,
    sarà stato senz’altro ubriaco… Questa è la prima cosa che dicono sui media. tranne poi, dopo qualche giorno, scrivere in piccolo (quando lo fanno) che il tale pirata era anche pieno di droga e di farmaci. O che non aveva dormito o che era colpa della pioggia assassina, del vento assassino, del sole assassino e cose del genere. Niente da fare, ormai è stato trovato il capro espiatorio per eccellenza che -oltretutto- nessuno difende chiudendo occhi, orecchie e bocca. E giù ritiri di patente e via dicendo. Sicuramente, il “suo” pirata, se non aveva i famosi e inventati 0.51 di tasso alcolico sarà stata vittima dello stress, della nebbia, dell’asfalto, del Sole (sempre assassini), gli sarà data una pacca sulla spalla e il consiglio di correre un po’ meno (ma non troppo se no non si vendono le macchine…)e ora sarà già di nuovo a impasticcarsi. Con tutto ciò che vediamo in giro, dove chi non corrompe e truffa è diventata la mosca bianca da perseguitare, perchè mai togliere la patente a un bravo ragazzo solo un pò stressato? meglio colpire chi beve il vino (tanto, come dice l’esimio psichiatra la molecola è sempre la stessa…): nessuno lo difende e accetta anche supinamente uno strumento fasullo. Se il vino ha questi paladini, percè non colpirlo a mani basse? Accetta tutto e fa finta di niente: la miglior vittima possibile!!

  31. io facevo solo una constatazione ironica sul fatto che appena capita qualcosa si nomina subito l’alcol e poi non si dice niente se era colpa di velocità, droga, sonno, ecc. Non mi riferivo al caso in questione…

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