La Cuvée Imperiale Guido Berlucchi presto Franciacorta Docg: cosa cambierà in terra franciacortina?

Franco Ziliani patron della Guido Berlucchi

Interrogativo non da poco quello che ho lanciato ieri su Lemillebolleblog e che voglio rilanciare qui su Vino al vino, relativo alle prospettive future di una delle capitali indiscusse del metodo classico italiano, la Franciacorta. Nell’incontrare, intervista che potete leggere integralmente qui, sul sito Internet dell’Associazione Italiana Sommeliers, il patron della Guido Berlucchi di Borgonato di Cortefranca Franco Ziliani, incontrato in coincidenza di tre circostanze, gli 80 anni che il grande imprenditore compirà il prossimo 21 giugno, i primi cinquant’anni di storia come elaboratrice di bottiglie (furono tremila in quel lontano 1961) di metodo classico della “Maison” di cui la famiglia Ziliani è a capo, ed il primo mezzo secolo di attività come zona produttrice di bollicine prodotte con quello che è storicamente noto come “méthode champenoise”, della Franciacorta stessa, ho raccolto una dichiarazione pesante e impegnativa.
Rispondendo alla mia domanda sulle modalità di riavvicinamento dell’azienda alla causa del Franciacorta Docg (ricordo che il core business aziendale è rappresentato dai 4,5 milioni di bottiglie prodotte con una cuvée di uve provenienti non solo da Franciacorta, ma anche da Oltrepò Pavese, Trentino e Alto Adige) e sul perché la Guido Berlucchi, già proprietaria dell’Antica Fratta (azienda agricola franciacortina proprietà della famiglia Ziliani), abbia deciso di intensificare la produzione di Franciacorta Docg, Franco Ziliani ha, com’è sua abitudine, parlato chiaramente.
E ha annunciato una futura strategia aziendale che vedrà “nel giro di un paio d’anni i vini della Guido Berlucchi prodotti al cento per cento con uve Franciacorta facendo a meno delle uve dell’Oltrepò e del Trentino”.

La Cuvée Imperiale come legioni di appassionati l’hanno conosciuta nel tempo “diventerà Franciacorta mantenendo il proprio nome. Resterà il nome, il vino è già progressivamente cambiato negli ultimi anni. Potremmo già fare tutta la Cuvée Imperiale con uve Franciacorta, ma anche volendolo fare, bisogna rispettare i tempi, perché i tempi di affinamento sui lieviti sono diversi, e occorre rispettare il disciplinare, che é molto più stretto e rigoroso rispetto ai tempi di maturazione che ci davamo con la Cuvée. E’ un processo che viene da lontano, che è partito dieci anni fa”.
Questa svolta del leader italiano, insieme ad una nota casa spumantistica trentina, del metodo classico, porterà un cambiamento epocale e come ho sottolineato, nei prossimi anni (diciamo al massimo entro il 2015, ma potrebbe essere anche prima) la produzione di Franciacorta, che attualmente si attesta intorno a poco più di dieci milioni di bottiglie potrebbe raggiungere quota 14-15 milioni di pezzi con i 4-5 milioni di bottiglie di Cuvée Imperiale e di Cellarius che da semplici “spumanti” metodo classico mix di uve franciacortine-trentine-oltrepadane diventeranno a tutti gli effetti dei Franciacorta Docg.
La domanda “delle cento pistole” è: che tipo di ingresso sarà quello di un colosso come la Guido Berlucchi nel “salotto buono” delle aziende franciacortine e quale influenza avrà sulla politica del Consorzio, sulle “alleanze” che si sono formate nel tempo?
E da un punto di vista più concreto e spiccio, cosa cambierà nella politica commerciale dei Franciacorta Docg con l’ingresso dei milioni di pezzi targati Guido Berlucchi?
Quest’ultima continuerà a privilegiare, come ha storicamente fatto con la Cuvée Imperiale (il Cellarius e le successive selezioni sono stati i vino con cui si è cercato l’inserimento nel campo dell’Horeca) il canale della Grande Distribuzione Organizzata, oppure tenterà di piazzare una parte dell’ex “spumante” ora diventato Franciacorta Docg nel canale della ristorazione?
E se accadrà questo, gli spazi per i tradizionali protagonisti, per le aziende franciacortine già presenti nelle carte dei ristoranti e sugli scaffali delle enoteche, cresceranno o rischieranno di restringersi?
E cosa cambierà (anzi è già cambiato) in Franciacorta nelle quotazioni e nel mercato delle uve dopo il progressivo sempre più importante impegno della Guido Berlucchi?

Come si vede sono numerosi e non ancora chiarissimi gli scenari che si delineano dopo la decisione della famiglia Ziliani (inutile precisarlo: nessun rapporto di parentela, purtroppo, con il sottoscritto…) di dare un’identità sempre più Franciacorta e sempre meno “spumante generico” alle proprie bollicine?
Popolo di Vino al vino: che Franciacorta pensate sarà con un peso sempre più importante della Guido Berlucchi in questa zona?

3 pensieri su “La Cuvée Imperiale Guido Berlucchi presto Franciacorta Docg: cosa cambierà in terra franciacortina?

  1. Pingback: La Cuvée Imperiale Guido Berlucchi presto Franciacorta Docg: cosa cambierà in terra franciacortina? | Trentinoweb

  2. Un annuncio del genere rappresenta sicuramente da una parte un riconoscimento al lavoro fatto per la promozione di questo prodotto negli ultimi anni, ma dall’altra rischia di modificarne sensibilmente l’identità.
    Mi viene in mente un dubbio algebrico: se finora con uve di varie provenienze si sono prodotte 4/5 milioni di bottiglie, quante se ne produrranno effettivamente come Franciacorta? Si ridurranno le bottiglie o si aumenteranno gli approvvigionamenti di uva dalla Franciacorta?
    E che fine faranno le uve non provenienti dalla Franciacorta?
    Potrebbero sembrare curiosità superflue, ma credo che riguardino il lavoro e il futuro di diverse realtà dell’Oltrepo e del Trentino, oltre che gli equilibri futuri del Consorzio di tutela.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *