Provocazione al ristorante: e se chiedessimo anche noi di pagare a 120 giorni?

Non pensavo proprio che il tema sollevato da questo post, dedicato ai “ritardi di pagamento dei ristoratori italiani” suscitasse così tanti commenti.
E che potesse mettere in luce uno scenario tanto preoccupante, che rivela come la puntualità nel saldare le fatture dei fornitori costituisca ormai un’eccezione, un optional, una mosca bianca. Da parte di molti. Troppi.
Una cosa è certa, la crisi economica ha acuito (con l’aggravante che in alcuni casi funziona come un comodo alibi) quella che era già un’abitudine, pagare con solenne, clamoroso ritardo le fatture dei fornitori.
Non sono a conoscenza se la prassi sia estesa anche ai fornitori di materie prime alimentari o ad altri tipi di fornitori, ma è certo che è ampiamente estesa – questo me lo raccontano da anni produttori di ogni parte d’Italia – al mondo del vino. Alle aziende vinicole che forniscono i vini ai ristoranti e che fanno una fatica dannata a farsi pagare, a recuperare i crediti, ad ottenere che vengano onorati gli impegni economici.
Intendiamoci, una parte della colpa è del mondo del vino, o quantomeno di una parte, che ha di fatto “drogato” il mercato invitando i ristoratori, negli anni della crescita continua, ad acquistare comunque, “tanto a pagare c’è sempre tempo”.
Questo per svuotare le cantine, per far circolare la merce, per far crescere i bilanci, per potersi permettere di raccontare, anche in comunicati stampa, che il loro vino era finito nella carta del ristorante stellato alla moda in quel momento.
Ma è stato un atteggiamento suicida, che ha finito oggettivamente con il mordersi la coda, e oggi molta parte della ristorazione si sente in diritto di pagare i vini, ovviamente dopo ripetuti solleciti e pratiche varie per il recupero del credito, dopo 90 giorni nella migliore delle ipotesi, oppure dopo 120, 150, 180 giorni.
Una vera follia. Un modo di comportarsi che sta veramente creando seri problemi all’intera filiera vitivinicola italiana.
Che fare allora e quale contributo dare, noi consumatori, perché questo indegno stato di cose abbia a cessare?
Mi è venuta un’idea. Ho pensato di lanciare una proposta ben consapevole che per il semplice fatto di sciorinarla qui mi esporrà alle contumelie della categoria dei ristoratori che giudicheranno la mia come una provocazione.
Può anche darsi che qualche amico ristoratore mi toglierà il saluto (cosa che era già successa quando pubblicai anni fa una serie di articoli sulla rivista A tavola, quando era direttore il mio grandissimo maestro, l’indimenticabile Germano Pellizzoni, articoli dove si dimostrava che certi ristoranti facevano ricarichi anche del 400-500-600% sui vini e che pretendevano di non poter mettere in carta nei loro locali bottiglie ad un prezzo inferiore alle 30 mila lire: anche se i vini li pagavano allora 5-6-7 mila… ), ma me ne farò una ragione…
La proposta consiste in una sorta di obiezione, di educata contestazione da presentare nel momento in cui si riceve il conto. Arriva il conto, l’addition, die rechnung, la cuenta, “could you bring the bill, please?”: cosa si fa invece di tirare fuori il contante e di mettere sul tavolo la carta di credito? Una cosa semplicissima, si chiama il titolare e si chiede, con assoluta cortesia, di poter pagare a 90-120-150 giorni.

Non è che non s’intende pagare. E’ bene sottolinearlo chiaramente. Si chiede solamente di poter usufruire delle facilitazioni di pagamento che molta parte della ristorazione si è auto-concessa nei confronti dei produttori di vino loro fornitori.
Vorrei vedere di fronte a 100-200-1000-10 mila, 50 mila clienti che al momento del conto facessero così se quei ristoratori che attualmente fanno gli indiani, che s’inventano mille scuse e pretesti per non onorare le fatture e le riba, che si arrampicano sui vetri, ovviamente adducendo come alibi la crisi economica, il lavoro che ristagna, avrebbero ancora la faccia di tolla di continuare a comportarsi in questo modo…
Vogliamo provarci, quantomeno non in pizzeria, ma nei locali dove ci si è abituati a lasciare, al momento del conto delle belle sommette?
Vogliamo lanciare questo segnale alto e forte che certi privilegi, certe licenze, certe sfacciataggini oggi non hanno proprio più senso e sono, ma diciamolo chiaramente, vergognose?

61 pensieri su “Provocazione al ristorante: e se chiedessimo anche noi di pagare a 120 giorni?

  1. Bravo Franco, sei entrato proprio,come si suoleva dire in
    ”medias res”.
    vediamo cosa diranno tutti coloro che hanno il vizio/vezzo
    di pagare a babbo morto..se poi alla fine pagano.

  2. Probabilmente finiremmo a lavare i piatti.. Di sicuro, visti i ricarichi citati, la costumanza di pagare alle calende greche è decisamente scorretta ma riguarda non solo il mondo del vino ma è, in generale radicata in Italia ed aggravata dalla difficoltà del recupero crediti e dalla lentezza e farraginosità delle tutela legale contro le insolvenze.. Se poi ci si aggiunge che spesso per il ristoratore la ricevuta è un optional siamo a posto.. La disonestà diffusa in Italia non è giustificabile con la crisi, con l’andamento del lavoro, etc. è proprio un modo di fare naturale per molti e nel mondo della ristorazione in particolare visto che l’evasione fiscale del settore tocca punte elevatissime.. Colpa anche degli scarsi controlli o dei controllori troppo corruttibili e se a risentirne sono aziende vinicole va a soffrire un comparto importante in buona compagnia di altri.. Magari il pagamento differito del conto potrebbe essere istituzionalizzato previo pagamento di giusti interessi,, Chissà se potrebbe funzionare..

  3. Tutto bene.
    Però Franco consentimi di dire anche che se i produttori di vino smettessero di dare il vino a chi non li paga alla consegna o a 30 giorni al massimo, il sistema cambierebbe. Bisogna che ci impegniamo tutti su questo fronte. In USA se non paghi dopo 30 giorni finisci in una lista nera nella quale nessuno vuol finire per le conseguenze disastrose che comporta. Mio padre mi ha insegnato che se non ho i soldi per fare una cosa non la faccio e punto. Io ho imparato che se qualcuno non mi paga quando deve farlo per il prodotto o il servizio che gli do – salvo casi eccezionali – non merita ulteriormente la mia fiducia.

    Sarò drastico ma la penso esattamente così e cerco di applicare questi principi nella vita di tutti i giorni.

    Ciao, Fil.

  4. Caro Franco, tutto perfetto ma da loro fornitore ti assicuro che la maggior parte delle aziende vinicole pagano i loro fornitori quando si ricordano e se li pagano…
    Vale ovviamente anche per molti altri settori.
    Purtroppo è un gatto che si morde la coda.
    Quello della dilazione dei pagamenti è purtroppo un malcostume ormai non più solo italiano.
    L’unica soluzione è imporre pagamenti entro i 30 giorni. Basterebbe controllare i movimenti bancari, ma se lo stato è il prima a pagarti lungo capisci che…

  5. In Italia non posssiamo fare al sistema americano menzionato da Filippo, perchè qui in Italia non esiste legge che imponga una cosa del genere, anzi ha più diritti il debitore del creditore!! Concordo in pieno con quello che ha scritto Francesco, non è la crisi che ha portato a questa prassi, ma bensì una scusate per poterlo fare. Il problema è che se non sono io a vendere a quel ristorante, certamente ci sarà un’altra azienda che gli farà condizioni migliori….

  6. Sciùr Franco, a parte il fatto che io sollevo il problema da quando scrivo su questo blog, cioè da anni, io un paio di volte ho seguito il suo consiglio.

    Per fatture piccole sotto i 300 euro non pagate dopo 6 mesi, ho mandato a mangiare in quei ristoranti alcuni artigiani che avevano fatto dei lavori nel mio capannone, indicandogli anche quali vini scegliere in carta. Mi ricordo che dopo aver pasteggiato lautamente alla fine gli hanno messo sul piattino del conto la mia fattura ed il mio biglietto da visita. Alle rimostranze del ristoratore, i muratori a voce alta e di fronte agli altri clienti gli hanno detto occhio per occhio e se vuole chiami pure i Carabinieri.
    Naturalmente io non ho avuto i soldi, ma mi sono tolto una soddisfazione, i muratori mi hanno fatto lo sconto ed il capo cantiere è diventato anche un mio cliente.

    Comunque io confido nella proposta di legge UE, da noi le cose devono per forza cadere dall’alto. Staremo a vedere.

  7. mi dice un’amica del settore che in una provincia italica che tacerò per carità di patria i ristoratori pare abbiano fatto un accordo tra loro per pagare a 1 anno.
    mi auguro sia una bufala, e non un fior di latte…
    per la mia esperienza commerciale, ci sono tanti miti da smentire.
    ad esempio, secondo voi sono pagatori migliori i ristoratori campani o i milanesi?
    di gran lunga i campani, signori miei.

  8. Bel post, provocatorio il giusto. Certo che la tentazione di proporre il pagamento dilazionato in certi ristoranti é forte. Ma anche certe enoteche non scherzano, addirittura a volte propongono “quando venderò il vino te lo pagherò”, quindi se il vino rimane sugli scaffali anni il povero produttore può lasciare i crediti da riscuotere ai figli e nipoti.
    In questi casi la figura dell’agente/rappresentante é basilare, non solo per stare appresso alle riscossioni ma anche per monitorare i clienti sulla base dell’affidabilità.
    Purtroppo con la “fame” che c’é di vendere e piazzare il vino molte aziende medio-grandi non vanno per il sottile nei termini di pagamento e spesso sono loro che propongono condizioni ottimali pur di far vedere sulla carta che il vino gira. Le più penalizzate sono quelle piccole o piccolissime, per le quali dei mancati pagamenti che sommati raggiungono un paio di migliaia di euro incidono pesantemente sul bilancio.

    Ci sono comunque ristoratori ed enotecari che pagano puntuali, forse varrebbe la pena di metterli in evidenza invece di formulare una black list di quelli cronicamente morosi.

    Un’ultima cosa, non é che gli americani, gli svizzeri, gli inglesi siano geneticamente più onesti degli italiani, hanno solo leggi più severe che vengono applicate. A casa loro però, le peggiori fregature le ho prese proprio con importatori made in US e non penso di essere la sola. Provate a farvi pagare da uno di loro minacciando di mettere di mezzo avvocati…

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  10. Racconto brevemente un fatto:
    un produttore imolese, aveva una fattura da riscuotere di 550 € da tempo immemore, fattura emessa ad un ristoratore che ad ogni telefonata, ogni sollecito, faceva lo gnorri. Questo produttore, stufo, si è accordato con degli amici per andare a cenare proprio presso quel ristorante; al momento del pagamento del conto, leggermente superiore all’importo della fattura che doveva essere riscossa, ha fatto la “colletta” fra i commensali dicendo che ci pensava lui a pagare il conto con il bancomat.
    Il buon produttore, è andato alla cassa e, facendo vedere i soldi raccolti, ha detto al ristoratore che se non pagava la fattura che doveva saldare, i soldi della cena se li poteva scordare.
    Il ristoratore, rimanendoci di sasso, ha farfugliato qualche frase come a giustificarsi; poi, vista la fermezza del suo interlocutore si è messo sull’attenti e ha pagato la fattura, scalando al conto della serata i soldi che doveva.
    Domanda: è possibile che si debba giungere a questi metodi?

  11. Avevo sollevato il problema un anno fa (http://blog.rivetto.it/468-in-italia-si-beve-sempre-piu-italiano-ma-chi-ci-paga) e vedo che il malcontento persiste. Parlate con qualsiasi importatore di vino del mondo e vi dirà che, i ristoratori in generale, rappresentano i clienti più difficili dal punto di vista dei pagamenti. Ovviamente in Italia le nostre leggi aiutano molto i furbetti. Pensate che a Philadelphia il ristoratore ordina il vino dall’importatore, ma lo paga allo Stato della Pennsilvania, che a sua volta dopo 30 gg trasferisce i soldi all’importatore. Il ristoratore inoltre si paga il trasporto del vino. Tutto ciò con un aumento del vino del 30% rispetto agli altri Stati americani.

  12. Bravo Franco! Vera, grossa piaga… Io di mio ho trovato in Francia una soluzione, parziale ed efficace solo per onesti ristoratori “appesantiti” finanziariamente da cantine piene di vini di prezzo elevato, acquistati ai tempi delle vacche grasse. Vini buonissimi, oggi pressoché invendibili, ma pagati da tempo… Pregiate mummie che giacciono tra le scorte nella speranza vana che qualche cliente le scelga dalla carta, nonostante il prezzo.
    La soluzione passa attraverso la più probabile vendita al bicchiere, con l’ausilio di un semplice strumento chiamato Wikeeps (www.Wikeeps.com) che ho iniziato ad importare da poco. Detto strumento, facile ed elegante, garantisce la non alterabilità (da me ben verificata) della bottiglia aperta per ben 3 settimane. Così via, al bicchiere, tutti gli …aia, …one che attendono, tra l’altro meritatamente, di essere gustati. Con sommo beneficio del cassetto del ristorante, anche utile a pagare le forniture più recenti! Ai disonesti non ho soluzione, però!

  13. Ciao, Franco
    Questo tema penso che riguarda molte cantine, per non dire quasi la totalità.
    Io la butto li : un idea che ho in testa da tempo e quella di coinvolgere più produttori possibili e creare un libro nero dei ristoratori sul web! Così tutti possono consultarlo e di conseguenza si tutelano pensandoci su prima di consegnare il prodotto.
    Io mi fido dei miei rappresentanti che curano molto questo aspetto ma a volte nuovi clienti anche per loro riservano tali sorprese!

    Fare una blacklist on line sarebbe uno strumento utile sia per i fornitori che per i clienti del ristorante, che potranno valutare meglio l’etica economica di quell’esercizio!

    Voi che ne pensate?

    • temo che questa ottima proposta, fatta anche da altri, si scontri con la legge sulla privacy. Che tutela la privacy, ma di fatto difende anche i disonesti, che con una black list del genere forse ci penserebbero di più prima di buggerare i loro fornitori

  14. Sono d’accordo con il senso generale dell’articolo, ma bisogna anche dire che molto spesso per il pagamento anticipato della fattura vengano applicati sconti del 2 – 3%, che sicuramente non invogliano per niente…Magari i produttori potrebbero pensare ad un bel 10% per i pagamenti fatti in anticipo ! Tutti soldi che entrerebbero subito nelle loro casse, e sai quanto risparmi sulle lettere di sollecito e di avvocati !!?? 🙂

  15. Post dell’anno. Non vendere più a chi paga male e’ una delle poche cose da fare. Essere tutelati più noi come creditori che non i debitori e’ una delle cose che dovrebbe fare lo Stato. Chiunque abbia provato a fare un decreto ingiuntivo, poi spesso seguito da tentativo di pignoramento, sa di cosa parlo. Il massimo sarebbe una via breve, con l’ingiunzione di chiusura per una settimana o il divieto ad essere servito per chi non paga, come avviene in alcuni paesi. Non e’ uno scherzo rimanere fuori del 20 – 30 % del fatturato senza avere un idea di se e quando si recupereranno quei soldi, quello e’ la differenza tra stare aperti o chiudere.

  16. Come Rappresentante del settore ormai notifico che il 30% circa del tempo del mio lavoro se neva per la gestione degli incassi.

    Forse qualcosa si sta muovendo !!!

    Dal 24 gennaio 2011 è stata approvato la legge dagli stati membri della comunità Europeo all’unanimità, anche dall’Italia .
    Deve essere tradotto in una legge nazionale.
    Se un stato non lo rende esecutivo entro un termine che non conosco va in contro a delle multe della comunità Europea (tipo come per le quote latte che hanno già costata € 4 milliardi).

    Vi mando il sito dove si trova la legge, è tutto in Italiano.

    http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2010-0374+0+DOC+XML+V0//IT

    Di sicuro in Italia si farà di tutto per ostacolarlo ma è questione solo di tempo, prima o poi si arriva anche qui. Sarà un bene per tutti.

  17. Caro Franco, sai che io rivesto un triplo ruolo, produttore di vini, adesso proprietario di ristorante e socio di un’azienda che lavora con enti pubblici.
    Allora, l’azienda che lavora con il pubblico incassa mediamente a 300 giorni e per poter incassare deve presentare mese per mese il DURC regolare il che significa che bisogna pagare stipendi e contributi regolarmente ogni mese per incassare, quando va bene, ad un anno. Ergo il peggior pagatore di tutti è lo Stato Italiano.
    Il problema ristoratori è che, soprattutto nei vini, vi è troppa concorrenza ti garantisco che ci sono cantine che fanno quest’offerta (anche cantine di nome) ti mando 100 cartoni, me ne paghi 50 ad un anno.
    Dove pensi che possa andare uno Stato con il nostro debito pubblico che si fa pagare le tasse non sul guadagno dell’anno precedente ma con l’anticipo sui presunti guadagni futuri?
    Il signor Tremonti, e pure chi lo ha preceduto, dicono di tenere i conti a posto ma non pagano i debiti che lo Stato ha.
    Per portare un altro esempio io per la realizzazione del mio ristorante ho fatto una pratica con la legge 488/90 bene oggi a distanza di due anni dal collaudo non ho ancora preso un euro, ti pare normale? se vi fosse la legge invocata dal signor Ronco, io avrei già chiuso battenti e non per colpa mia.
    La verità, come sempre, è che il pesce puzza dalla testa!

    • cavoli, non pensavo che postando (per errore,doveva uscire domattina, ma ho sbagliato a schedulare la data d’uscita…) questa provocazione oggi ci sarebbero stati così tanti, interessanti commenti… Eno-gossip anche questo, dirà qualcuno…

  18. caro Frank, il tasto pagamenti è un tasto dolentissimo grazie all’Italica furbizia ed alla giustizia lumaca, anzi, mi stupisco che in Italia ci sia ancora tanta gente onesta in realtà è molto più redditizio e facile delinquere che restare onesti, è una tristissima realtà dei fatti!
    Per dirtene una, conosco un ristoratore che cambia ragione sociale e partita iva ogni 6 mesi, il ristorante è sempre quello la gestione no e praticamente lui non paga a nessuno è c’è sempre qualche imbecille o agente di commercio corrotto che continua a rifornirlo.

  19. Come sempre sparare a pallettoni è molto più semplice che con una carabina di precisione.
    Ovviamente parlo non per difendere in toto una categoria alla quale comunque mi onoro di appartenere, ma solo per dire che non tutti i ristoratori sono furbi e/disonesti. Personalmente tutti i produttori di vino che conosco personalmente e dai quali mi rifornisco sono diventati negli anni miei amici. Ci sarà un motivo 🙂 Non ho mai mandato indietro un rappresentante presentatosi per un incasso e, al contrario, ho smesso di avere rapporti con quelli che, più volte sollecitati a passare per il saldo di fatture, non si presentavano facendomi avere sgradite comunicazioni dalle aziende.
    Non sono un santo ne una mosca bianca. La verità e che io compro solo il vino che IO decido di comprare in base a quello che penso di vendere, e non quello che il rappresentante mi propone di acquistare con offerte apparentemente vantaggiose.
    Un’ultima considerazione sull’anticipato: il 2 – 3% offerto è quantomeno offensivo, specie in tempi di pagamenti ABM ( A Babbo Morto.

    • Signor Schino, provi a rileggere quello che ho scritto e vedrà che non ho affatto “sparato a pallettoni” o generalizzato. Ho detto che parecchi ristoratori tardano a pagare i fornitori di vino, non tutti i ristoratori. E lei é una felice eccezione

  20. Hai veramente toccato, Franco, il punto”super dolens”.
    Leggo con piacere che l’idea della”black list” qualcuno
    la ha raccolta. Ma lo sputtanamento pubblico sul Web non si
    può fare, cominciamo con quello ufficioso..una cosa un pò
    da carbonari.Poi le informazioni cominciano a diffondersi, e
    vedrete che l’adagio ”a pagà e a morì c’è sempre tempo”(Toscana centro occidentale)potrebbe essere rivisitato.
    Comunque,intendiamoci, non trasformiamo il nostro grido di
    dolore in un attacco all’arma bianca contro i ristoratori.
    Non sono il ricettacolo di tutti i vizi nazionali.
    L’adagio di cui sopra è assolutamente trasversale per tutte
    le categorie e,credo, ben distribuito a tutte le latitudini.
    Insisto, c’è un solo modo di difendersi:CONOSCERSI e SCAMBIARE INFORMAZIONI(quelle utili, ovviamente..).

  21. torno a scrivere qui un sunto gia’ espresso di la’…..
    prima di tutto il rapporto fiduciario fra gestore e produttore mi sembra indispensabile.
    poi ad inizio rapporto si mettono in chiaro le cose….
    poi puo’ succedere come e’ successo a me di avere problemi di pagamento …..basta contattare il produttore, io ho sempre risolto bene le mie situazioni.
    torno a ripetere che sono passato da 225 vini a 90, non potevo piu’ gestire un magazzino di svariate migliaia di euro fermi.
    ho eliminato i piu’ marketizzati e non leggo piu’ guide di vino. sono io ora a scegliere i vini e non loro me.

  22. qualcuno sa dirmi il termine di pagamento da parte degli importatori? se per un ristorante sono cosi lunghi i tempi di pagamento per 300 euro, quando si tratta di migliai di euro, come nel caso di acquisti di vino da importatori quanto sara’ mai il tempo di pagamento?

  23. Ma guarda un pò!!!
    Caro Franco sembra che sei arrivato oggi ……ma tutti gli “eletti” di questo mondo,vino, ristoranti…..ecc ecc! Ma in che mondo vivete?
    Sentito parlare della crisi economica?
    Sentito parlare della cassa integrazione?
    Oggi il mondo è fatto di disonesti…..e questi signori.ristoratori oltre a speculare sull’euro…(ricorda vero i conti dei ristoratori 15.000 lire= 15 euro).
    ma se non pagano neppure la manodopera che lavora nei loro ristoranti!!!!
    Ciao a tutti e scusate lo sfogo….ma ieri in un ristorante di Bergamo (non faccio nomi)…in due persone, senza il vino…sono astemio!!!
    85 euro!!!!

  24. Tema ricorrente e interessantissimo, anche percé tra i pochi che ricompone le due metà della mela che fingono di ignorarsi.
    La mia esperienza
    1-Nuovi ristoratori non di esperienza comprano liste a pacchetti chiusi e si accorgono che tanti vini hanno nome ma non circolano in realtà. Numerosi gli investimenti eccessivi e inutili che ho trovato in giro negli anni.
    2-Il peso della crisi economica da non trascurare che ha colpito soprattutto la fascia media dei locali.
    3-Una certa mentalità di tanti ristoratori che considerano l’incasso serale come soldi propri e non invece come soldi propri e dei fornitori
    4-L’arroganza di alcuni neo-stellati che non pagano perché le aziende di vino devono ringraziare per essere presenti nelle loro carte
    5-L’abnorme crescita di imbottigliatori negli ultimi dieci anni che determina una offerta superiore alla domanda e un gioco al ribasso pauroso.

  25. Una cosa sono le cattive gestioni, la poca professionalità e la mancanza di cultura del vino da parte di UNA PARTE dei ristoratori. Altra cosa sono i costi di gestione ormai insostenibili della ristorazione, che portano, in un paese come l’Italia, a indurre alla chiusura molte eccellenze della nostra gastronomia. Le sofferenze nei pagamenti sono spesso la cartina di tornasole di un problema SERIO che nessuno intende affrontare. Perchè l’impresa-ristorante che lavora bene, dietro alla quale c’è un chiaro progetto di sviluppo (e la diffusione della buona gastronomia in un paese come il nostro corrisponde alla diffusione di CULTURA e al sostegno del turismo), ad esempio, non può accedere a finanziamenti pubblici allo stesso modo di altre categorie imprenditoriali?
    Cerchiamo di distinguere chi ha il “vizio” del debito da chi, con molta fatica e lavorando 16-18 ore al giorno (questo è l’impegno medio lavorativo quotidiano che la ristorazione richiede, e che nessuno osi dichiarare il contrario, perchè chi scrive lo ha provato sulla propria pelle) non riesce comunque a far quadrare i conti. Insieme alle “liste nere” della morosità pubblichiamo anche i costi della messa a norma di uun locale, degli affitti esorbitanti, dei costi impossibili del personale, del ginepraio di molte assurde e spesso contraddittorie leggi speciali che regolamentano il settore, ecc. ecc..
    Ricordiamoci che, statistiche alla mano, è la categoria professionale maggiormente soggetta al capestro degli usurai. Un colpo al cerchio e uno alla botte, please.

  26. nel mio piccolo ho cercato di risolvere il problema in questa maniera: mi sono fatta una personalissima lista nera, dove ho classificato i miei clienti in base alla puntualità dei pagamenti. nella mia lista non è importante pagare in anticipo o alla consegna (anche se questi clienti hanno sempre da parte mia un occhio di riguardo , ovviamente, che si traduce nelle consegne rapide e nel costante approvigionamento del prodotto), è importante essere puntuale, chi non lo è molte volte non riceve il prodotto ordinato soprattutto se si tratta delle reserve. Vi assicuro che chi lo ha capito ora paga regolarmente.

  27. Ho riletto l’articolo e, sarò tonto io, l’impressione che ho nuovamente avuto e che l’attacco sia generalizzato all’intera categoria.
    Francamente non penso che ciò corrisponda alla realtà.
    Purtroppo, come recita un bellissimo proverbio orientale, fa molto più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.
    Sono comunque in sintonia con quanti dicono che la determinazione di regole commerciali più certe e definite, MA PER TUTTI, sia un fine comune da perseguire. Le liste nere mi ricordano momenti bui della nostra storia.
    Cordialmente,
    Beppe Schino – ristorante PerBacco – Bari

    • benissimo Schino, quando arriverà l’accusa di aver scritto un post “fascista”? L’attacco generalizzato, mi spiace per lei, esiste solamente nella sua fantasia.
      distinti saluti

  28. Mentre leggevo tutti gli interessatissimi commenti qui sopra (altro che eno-gossip!), tornavo a domandarmi CHI miete benefici da questa situazione.
    Perché ci sono quelli che pagano a babbo morto per cultura (cioè da sempre), quelli che approfittano della situazione ‘crisi’ e la gonfiano a proprio favore; ma ci sono senz’altro soggetti che da questa situazione traggono vantaggi, altrimenti il fenomeno non sarebbe così clamoroso.
    Al mio “cui prodest?” ho azzardato una risposta: forse il sistema bancario?

  29. @Dudy – termine di pagamento di importatori 90-120 gg. Con qualcuno si riesce ad ottenere un pagamento anticipato con sconto 5%. NON con gli americani.

    Vorrei ribadire che non sono solo “alcuni” ristoratori a non pagare o a trascinare i pagamenti alle calende greche, ci sono anche “alcune” enoteche che danno il loro contributo al malcostume.

    Se non é possibile far girare una black list, perché non la white one, cioé quella dei top-pagatori?

  30. Buongiorno Franco e complimenti per il post. Ribadisco quanto già scritto in un commento sul post che riguardava i vini siciliani (e i pagamenti a Babbo morto): uno dei propositi “aziendali” futuri sarà quello di riuscire ad avere la forza economica e organizzativa per riuscire a vender vino solo ed esclusivamente con pagamenti anticipati e/o alla consegna. Impossibile? Forse. Ma è una delle prossime sfide per noi piccolini: si dimentica troppo spesso che il settore del vino è uno di quelli che necessita di spese di immobilizzazione tra le più alte. Spesso i costi vivi (non gli ammortamenti di macchinari che pure sono consistenti) della bottiglia che viene oggi venduta sono stati sostenuti uno, due e anche più anni prima. Questo crea enormi problemi di gestione della liquidità corrente. Per ciò è totalmente assurdo un sistema di incassi che spesso supera i 6 mesi.

    • Corrado, considera Vino al Vino a disposizione per sostenere ogni tua iniziativa relativa all’idea della vendita con pagamento anticipato o alla consegna. Che é un po’ il sistema che accettiamo noi clienti quando andiamo al ristorante e paghiamo subito dopo aver consumato il piatto. Senza alcun tipo di dilazione

  31. Vorrei rispondere, per quanto riguarda la mia esperienza personale, alla sig.ra Silvana. Secondo me sono per prime le banche a guadagnarci da questa situazione, avrà sicuramente sentito parlare del “castelletto” pratica vietata da Bankitalia e dalla BCE , ma applicata in ogni filiale, spesso sollecitata dai direttori stessi.
    Se poi fa caso, molti gruppi bancari sono anche partner di gruppi finanziari e questi a loro volta di gruppi immobiliari, il cerchio così si chiude. Si capisce che non è il ritardo nel pagamento a causare la bolla immobiliare, ma è un piccolo ingranaggio del grande ingranaggio che si chiama malcostume italico, dove, come sempre, la confusione di molti va a vantaggio di pochi e quei pochi non sono mai poveri.

  32. Vorrei anche aggiungere questo: negli ultimi anni ho supportato nell’apertura decine di nuovi ristoranti, in città, in riviera, sul lago, dato che non vendo solo vino, ma anche alimentari. Nel giro di 3 anni hanno chiuso tutti soprattutto per cattiva gestione economica.
    Torno quindi ad un argomento per me spinoso: le Camere di commercio. Sapete tutti che la cessione di alimenti e bevande al pubblico è l’unico esercizio commerciale che necessita ancora di una licenza e che per ottenerla si deve fare un corso semestrale presso le Camere stesse. E’ mai possibile che in alcune di queste si passi l’esame finale senza essere venuti al corso o senza avere le basi della lingua italiana?
    Perchè molti presidenti delle Camere sono al tempo stesso presidenti dell’Ascom o della Confesercenti cittadina, o dell’associazione dei commercianti di un quartiere? Perchè la Camere di commercio sono azionista di porti, aeroporti ed autostrade? Perchè per avere una visura camerale della mia azienda devo pagare 5 euro ogni foglio?
    Mi sa che questo argomento valga una indagine della Gabanelli.

  33. Assolutamente no. Sollecitare un “castelletto” quando si sa già da prima che sarà difficile gestirlo, significa condannare il cliente (cliente per modo di dire io direi la vittima) a pagare alti interessi ed altissimi interessi di scoperto sul conto per poi riportarlo nel girone con il fido, la richiesta di comprare azioni o fondi della banca, etc.

    Per quanto riguarda l’apertura di mutui a nuovi clienti, naturalmente a tassi variabili, ma sempre verso l’alto (guarda caso), non c’è tutta questa ritrosia anche se la paventano. Che vuole che sia, quando non pagherà lo si farà fallire, gli si toglierà l’immobile e specie se si trova in città lo si stornerà al settore assicurativo-immobiliare per fare credito su altri crediti e “mal che vada” lo si venderà allo speculatore di turno per farci appartamenti (naturalmente sempre di lusso).
    Altrimenti non si spiegherebbe come mai i “furbetti del quartierino” stanno sempre a galla anche se sono scoperti di 500 milioni di euro e gli imprenditori onesti no. Provi ad andare in banca in Germania una volta e vedrà la differenza tra noi e loro.

    • Paolo e altri basta con questi discorsi seri e impegnati: non dimenticate che questo é un blog di “eno-gossip”. Tranne quando si parla delle iniziative di qualche scienziato ovviamente…

  34. Caro Franco,

    quello che posso dirti in base alla mia esperienza come imprenditore nel settore tessile è che purtoppo anche nel mio mondo la prassi di “onorare” scandalosamente i propri debiti è divenuta, ahimè, consuetudine invalsa da tempo.

    C’è troppa gente che ci marcia su ma anche tanti che sono in effettiva difficoltà.

    L’eccesso di offerta crea il substrato ideale per distorcere il mercato in questa direzione.

    Quello di assecondare i clienti diventa un fattore per fare concorrenza sleale e se tu chiedi di essere pagato in tempi “umani” o nei tempi concordati sembri un marziano !!!

    Molti clienti prima ancora di parlare di prodotto, qualità e prezzo ti chiedono innanzitutto quali sono le condizioni di pagamento.

    Poi c’è la crisi che non è qualcosa di etereo come non lo è la globalizzazione dei mercati. Sono tutti elementi che aggravano una situazione già critica. Molti clienti storici che per generazioni non hanno mai dato problemi oggi arrancano e non sono in grado di rispettare le scadenze. Addirittura, molto spesso, non sanno neanche dirti i tempi per un eventuale rientro.

    E l’estero non è da meno. Bisogna stare sempre più attenti perchè alcuni mercati che fino a qualche anno fa rappresentavo un vero e proprio eldorado sono oggi pieni di insidie e pericoli.

    Insomma cìè ben poco da stare allegri.

    Ciao
    Fabio

  35. Caro Franco, finalmente hai toccato un argomento al quale noi teniamo molto e che da molto tempo volevamo sollevare!
    Bravo! Ci piace l’idea provocatoria che hai lanciato, perchè non può continuare questo brutto sistema da parte dei ristoratori di incassare subito e pagare i produttori di vini molto in ritardo rispetto agli accordi presi.
    Non ci sbagliamo, anche questo influisce sulla crisi delle piccole Aziende vinicole. Ma non solo, diamo tutta la colpa alle nuove regole del codice stradale, ed in parte è vero, ma è anche vero che se vengono vendute meno bottiglie nei ristoranti è dovuto come hai scritto anche tu, al troppo ricarico sul prezzo di distribuzione. Questi sono i veri motivi che hanno creato crisi nel mondo del vino!
    Concludiamo salutando Te e tutti gli amici del blog, invitandoli a provocare i ristoratori!
    Sauro e Gianni
    http://www.sommelòiersauroegianni.com

  36. Buonasera, sono il titolare di un apiccola distribuzione di vini, la nostra clientela è rappresentata principalmente da ristoranti ed enoteche, devo dire che nonostante i tempi siano notoriamente duri la nostra azienda continua ad inanellare aumenti di fatturato anno dopo anno, ciò nonostante la prassi di cui stiamo parlando rischia di minare l’operatività della nostra azienda.
    Devo dire che la cosa più irritante, oltre al fatto in se, è l’arroganza con cui si ritarda il pagamento, mi spiego meglio, mentre fino ad un paio di anni fa quando ci si presentava all’incasso almeno i cattivi pagatori accampavano scuse (a volte di bellissime…) adesso le risposte sono di questo tenore:” devo andare qualche giorno in vacanza, non ti pago..” oppure:” sono momenti di poco lavoro, aspettiamo primavera (si paga “a stagioni!!!!), salvo poi andare una settimana in settimana bianca due adulti e due bambini!!!!!
    Alla fine per risollevare la liquidità abbiamo deciso di aprire un punto vendita dove proporre la nostra selezione: bene questo sta sollevando un gran polverone da parte dei miei clienti! E quelli che protestano di più sono i peggiori pagatori….

    Scusate lo sfogo e grazie per la solidarità!

    COrdialmente

    Francesco Santini

  37. Caro Franco io e i miei genitori abbiamo un ristorante da una vita e sinceramente non ci sentiamo fra quelli che pagano in ritardo.Per questo credo che non si debba criminalizzare in questa maniera un’intera categoria.In questo lavoro si fanno enormi sacrifici e spesso si lavora anche 15/16ore al giorno.Il periodo poi non é dei migliori.Forse noi siamo ancora gente che facciamo ii nostro lavoro per passione e quindi questa cosa ci lascia molto amareggiati.Poi capiamo che i furbi ci sono anche in questo mestiere e coprono in maniera brutta tutti quanti.Un cordiale saluto

  38. Non si tratta di fare di tutta un’erba un fascio…

    La situazione nel vino come nel tessile come in molti settori della nostra economia vede una situazione davvero molto difficile. Inutile far finta di niente.

    Crisi economica, eccesso di offerta, cattive abitudini.

    Questo triangolo “virtuoso” non vuole criminalizzare nessuno. Ci sono commercianti onesti in tutte le categorie ma la realtà è purtroppo molto più simile di quanto si possa pensare a quella fotografata da Franco.

  39. In un paese dove nessuno paga, a quando una legge che tuteli chi lavora onestamente? Ma poi penso che ci sarebbe cmq qualcuno pronto a svendersi pur di vendere….anche in preesenza di una black list dei cattivi pagatori. Tempo fa un ristoratore divertito (e discretamente puntuale, qualche giorno di fisiologico ritardo solo) mi raccontava di una cantina che s’era presentata con un’offerta 48+48 (le 48 bottiglie omaggio poi erano persino commutate in cash x non scontentare nessuno) e pagamento “quando puoi!”. Qs cantina è di proprietà di un gruppo industriale che fa miliardi di Euro con tutt’altro che il vino. Ha voglia la piccola-media cantina a competere! Per non parlare dei ristoratori che non pagano perché è un privilegio essere nella loro carta. Volete che vi racconti di un locale-ristorante in Costa Smeralda, luogo di raffinate notti tra starlette, nipoti di Capi di Stato, calciatori, tronisti, businessman, media-man e altra varia umanità; che c’ha messo 1 anno (anzi 376 gg) a pagare 2000 -si ripetto in lettere DUEMILA- Euro di vino? Cifra che il Magnifico Proprietario incassa credo solo servenditi i salatini? E come si è inalberato il suo lacché per l’assurda richiesta di quella piccola cantina di essere pagata! Ma lei si rende conto che il suo vino è al B*********e? Sì signore e per questo presi i denari spettantimi ne esco volentieri, adieu! Avrei voluto esserci… Grazie Franco per qs tuo spazio, non eisterai ma grazie Dio ci sei!

  40. Bardamu@, di aneddoti ce ne sono a iosa. Una super bottega con clientela che appare addirittura nell’intestazione paga le fatture a un anno, facendosi sconti arbitrari e se hai qualcosa da ri-dire (educatamente) rispondono suggerendo che sei fuori di testa.

  41. é bene sottolineare che non tutti i ristoratori sono cattivi pagatori: io sono un ristoratore-buono-pagatore!
    per ciò che concerne i ricarichi ;a chi non è dentro al settore direttamente,possono sembrare esosissssssimi!!!!!
    ma per dovere di cronaca vi devo dire che tasse,tasssini, tasselli,cazzi,mazzi,frizzi,lazzi,lacciuoli e qualsiasi altro balzello la vostra mente possa elaborare………bene;alla nostra categoria è già duplicato!
    per i pagamenti poi và aperta un’altra parentesi:se i signori produttori gradiscono riscuotere subito(anticipato) perchè non fanno uno sconto adeguato???????? 3%? o al massimo5%? per avere il vino anche dopo 15GIORNI?????????
    vino che io magari venderò tra un mese o due a seconda della tipologia???????? fateci vedere che vi fà piacere avere il pagamento anticipato! altrimenti faccio a 60(e non ho mai saltato un pagamento!!!!!!!)

  42. Salve a tutti
    ho letto con attenzione la discussione. Vorrei segnalarvi un progetto a tutela delle aziende oneste contro i Mancati pagamenti. http://www.clientiaffidabili.it è da poco online e ha bisogno del supporto di più persone possibili.

    In pratica vogliamo portare in rete il passaparola tra aziende, permettendo ai Fornitori di Votare i Propri clienti.
    In questo modo disincentiveremo i FURBI e saranno premiate le aziende corrette.

    grazie
    Andrea

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