Serata A.IS. Vallée d’Aoste 30 marzo a Brescia

Se anche voi siete appassionati della Valle d’Aosta, questa piccolissima zona vinicola di confine che siamo abituati a considerare come uno dei simboli (con la Valtellina, le Cinque Terre e Ischia) dell’eroica viticoltura di montagna, siete ancora in tempo, credo, ad iscrivervi per partecipare, mercoledì 30 marzo a Brescia alle 20.30, presso il Park Hotel Ca’ Noa di Via Triumplina 66 alla serata, organizzata dalla delegazione di Brescia dell’Associazione Italiana Sommeliers, dedicata all’assaggio di ben nove vini.
Tutti vini da vitigni autoctoni, proposti da piccole aziende aderenti all’Associazione dei Viticulteurs Encaveurs (sito Internet http://www.vievini.it/), composta da 36 aziende, piccoli vignerons, molti con pochi ettari di proprietà, che controllano poco più di 100 ettari e producono complessivamente 750 mila bottiglie, che si riconoscono in una filosofia comune e costituiscono un gruppo che rappresenta una realtà viva ed in continuo divenire da cui non si può assolutamente prescindere per farsi un’idea della realtà vitivinicola della Vallée.
In degustazione avremo due vini bianchi e ben sette vini rossi (espressioni di uve come Prié blanc, Petite Arvine, Cornalin, Mayolet, Petit rouge, Vien de Nus, Fumin) di annate 2009 e 2007.
Esattamente in vini in degustazione saranno:
Ermes Pavese
(Morgex) Blanc de Morgex et de La Salle 2009
Grosjean
(Saint Cristophe) Petite Arvine 2009
La Vrille
(Verrayes) Cornalin 2009
Grosjean
(Saint Cristophe) Mayolet 2009
Didier Gerbelle
(Aymavilles) Torrette 2009
Maison Anselmet
(Villeneuve) Torrette Supérieur 2009
Lo Triolet
(Introd) Fumin 2009
L’Atoueyo
(Aymavilles) Fumin 2007

Per prenotazioni nicolabonera@aisbrescia.it 3393305337
Io a questa serata non mancherò, e voi?

6 pensieri su “Serata A.IS. Vallée d’Aoste 30 marzo a Brescia

  1. Scusi la mia puntigliosità, nell’articolo leggo che sono tutti vini di vigne autoctone,mi corregga se sbaglio. La petite Arvine mi risulta non essere originaria della Val d’Aosta, ma della Svizzera. Più precisamente del canton Vallese dove la cittadina di Fully si fregia dell’appellativo di “capitale della Petite Arvine” (localmente chiamata semplicemente Arvine).

    • bene, adesso che ha dato prova della sua “puntigliosità” sta meglio? Lo so perfettamente che é nativa della Svizzera, ma vanta un lunghissimo ambientamento in Vallée ed é quasi fosse nata qui

  2. No, non si tratta che mi faccia star meglio. E’ giusto quando lei dice che la petite Arvine vanta un lunghissimo ambientamento in Vallée, ed è a tutti gli effetti non nata, ma adottata dalla Val d’Aosta.
    Però si tratta di una degustazione AIS (la maggiore associazione di degustatori in Italia), che tra i suoi vari compiti c’è quello di formare dei sommelier. Sarebbe un peccato davanti ad una domanda di esame di un aspirante sommelier, fatta da un mentore pignolo, sull’origine di quest’uva dire un’erroneità, dopo aver letto un articolo su un blog di un personaggio di spicco del settore vitivinicolo.

  3. Bel panel: Gerbelle, La Vrille e Pavese (che intervisterò venerdì nel mio programma radiofonico) sono da tenere d’occhio se rifaremo il nostro famoso sondaggio l’anno prossimo sul miglior produttore valdostano. A proposito ormai manca poco per decretare il vincitore e il risultato è ancora bilico…

  4. Buon giorno Sig. Ziliani,
    scusi se mi permetto, ma mi chiedo come mai ad Emanuele risponde con tale tono mentre col Dott. Moriondo in Aprile del 2010 sulla stessa questione “Petit Arvine” usa un tono quasi di prostrazione. Penso che la cortesia ed il rispetto sia un principio fondamentale soprattutto per un comunicatore come Lei. Credo che nell’universo del vino non ci sia persona al mondo che si possa ritenere arrivata, ma che tutti abbiamo ancora tanto da imparare.
    cordiali saluti.

    • a Giulio Moriondo ho risposto in quel modo perché la sua osservazione era giusta ed espressa con buona educazione. Al Signor De Angelis ho invece risposto come si merita una persona che aveva definito “parlare a vanvera” quanto avevo scritto. E quanto svariati lettori avevano commentato. Sul fatto che “abbiamo ancora tanto da imparare” non ci sono dubbi, qualcuno deve ancora imparare ad accettare le critiche senza insultare.

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