Succede anche questo oggi a Montalcino…


Non importa se qualcuno, leggendo questo post, lo bollerà come “eno-gossip”.
A me, che ho a cuore i vini di Montalcino, che voglio bene a questo bellissimo borgo e ai produttori più seri che non sono pochi, che ne onorano la leggenda, interessa testimoniare, anche attraverso piccoli flash come questo che aria tiri in quel villaggio.
E come vadano le cose, trascorse le fastose celebrazioni del Benvenuto Brunello, nella terra dove si produce il più grande vino base Sangiovese del mondo.
Perché la realtà odierna di Montalcino è fatta anche di piccole quotidiane delusioni, di atteggiamenti e tendenze che non fanno pensare affatto che tutto vada bene, madama la marchesa, in vigneti e cantine.
Che il mercato – e ci mancava proprio la catastrofe del Giappone a rendere ancora più complesse le cose… – continua, accidenti, a non tirare come dovrebbe.
Altrimenti non riceverei simili testimonianze, come questo messaggio che mi è stato inviato da un piccolo, determinato produttore di Brunello, che mi racconta questa storie di ordinaria tristezza e desolazione… Da cronista non posso che prenderne atto e riferirne, senza alcuna gioia, con tanta amarezza, qui…
Mi ha scritto il produttore: “Buongiorno Franco, volevo segnalarle una telefonata fattami da nota e rinomata cantina di produttori-commercianti, in quel di Montalcino, che mi chiedono ( come a me ad altri, e sicuramente qualcuno dice si..) il Brunello di Montalcino 2005, ma l’indignazione non è per la richiesta, ma per il prezzo… 5,50 euro a bottiglia! Io mi rifiuto, mi rifiuto! è una situazione vergognosa…
La situazione qui non è piacevole se si calcola la circolare pervenuta a mezzo e-mail di circa un mese fa nella quale cercavano Brunello al prezzo più basso di €10,00 ed il Rosso al prezzo più concorrenziale…..
Questo povero Rosso che nessuno difende veramente e che qualcuno pur sostenendo il contrario ovvero di non volergli fare concorrenza (mi rifaccio alle parole scritte in articoli dopo la votazione andata buca e rimandata) la concorrenza la fa ed in modo impari vendendo il Brunello con la promozione dell’1+1 (ovvero mi compri una bottiglia di Brunello ed io ne aggiungo un’altra!) indipendentemente dal numero…”.
Mala tempora currunt…

22 pensieri su “Succede anche questo oggi a Montalcino…

    • io ho suggerito un modo semplice al produttore che mi ha raccontato di questa proposta indecente: mandare aff chi ha avuto la faccia di tolla di presentarla. Non servira’ a molto, pero’ quando ci vuole ci vuole!

  1. Chissà quale ricarico ci può essere su Bottiglie di Brunello a quel prezzo.. Questo indigna davvero visto che non si tratta di certo di una maniera di reagire alla crisi ma solo di incrementare i guadagni in maniera esponenziale.. Sminuire le eccellenze porta a risultati disastrosi sotto tutti i punti di vista.. C’è chi pensa che un vino sia costoso perché è buono ed altri che invece pensano che sia buono perché costoso ma comunque lo comprano.. Se questo viene volgarizzato con offerte al ribasso anche il suo posizionamento “istituzionale” ne risente e di conseguenza anche il prezzo e la reputazione.. Si.. E’ proprio vero che mala tempora currunt..

  2. e poi ce lo trovereo sugli scaffali dell’autogrill in promozione a 54 euro 6 bt,, come il barolo tempo fa!?!?

    ciao
    andrea

    • se dovessimo trovare un produttore commercialmente spregiudicato come Terre del Barolo, i cui vini a prezzo stracciato imperversano ancora negli autogrill (visto settimana scorsa Barolo, Barbera e Dolcetto d’Alba a prezzi bassissimi) anche il Brunello farebbe la stessa fine…

  3. Questi sono solo gli inizii della mala gestione che esiste nel territorio DOCG Brunello…
    Quando si pensa che molte Aziende hanno in cantina le annate 05-06-07-08-09-10 e la prossima vendemmia e solo fra 6 mesi…il tutto fa paura !

  4. Troppo tardi per piangere! Bisognava pensarci prima, quando venivano autorizzate e piantate nuove vigne laddove c’erano boschi e noccioli, prima di raddoppiare o triplicare la produzione in dieci quindici anni, in Montalcino come a Barolo. E quando l’offerta supera la domanda, e quando la crisi si acuisce per eventi shock, c’è spazio per gli avvoltoi. Dispiace…quasi a tutti.

  5. Concordo pienamente con ciò che ha scritto “Il Consumatore”.In merito sarebbe interessante aprire una piccola parentesi sui diritti d’impianto dei vigneti, e come viene gestita la cosa dalla legge(a mio parere una gran porcata).

  6. “Il consumatore” colpisce in pieno. Poco da aggiugere se non che il mercato ha sempre una funzione riequilibratrice per un’offerta eccessiva. Paradossalmente, è un bene che escano questi segnali. I produttori onesti potranno rilettere, unirsi e prendere delle contromisure serie, direi quasi aggressive, dato che a stare ad aspettare che si muova “l’avvoltoio” si finisce stritolati.

  7. Io vorrei chiedere una cosa, davvero non per fare polemica ma per essere informato su una realtà enologica che non conosco bene e che dunque magari rischio di non capire.

    Al di là dei gusti personali sul fatto che il Brunello sia un vino migliore di altri, chiedo a chi ne sa più di me perché mai la fatica del contadino/vignaiolo/produttore che fa un merlot riserva in friuli o un etna rosso in Sicilia o – per restare in vitigno – un sangiovese in romagna (vini che magari escono sul mercato a prezzi molto più bassi del brunello) dovrebbe costare di meno di un brunello?

    Posso capire che magari l’unicità e la qualità del risultato finale (ossia il vino) possa condurre un brunello od un barolo a costare di più di un merlot.

    Posso capire che una più lunga maturazione in botte e poi l’affinamento in bottiglia, significando magazzino, possa far lievitare il prezzo di un brunello rispetto ad altri vini che vengono messi in commercio con meno anni di invecchiamento.

    Magari il merlot richiede meno cure del sangiovese (ma allora chi fa il pinot nero – vera bestia nera di ogni coltivatore – quanto dovrebbe far pagare il vino?)

    Quello che però stento a capire davvero è dove la fatica del contadino possa entrare nell’equazione, posto che – quando si tratta di vini fatti da vignaioli – la fatica, che pure è tanta, mi par sempre le stessa.

    Perchè altrimenti si dovrebbe dire che i vini di uno come Pratzner – che in Alto Adige coltiva su pendii da scalatore – dovrebbe vendere un pinot nero a 50 euro a bottiglia invece che a 15/19 euro prezzo finale. E lo stesso dovrebbe dirsi dei vini valtellinesi, che – prodotti da un vitigno “nobile” come il nebbiolo coltivato in condizioni davvero “infernali” – propongono sul mercato vini di buona qualità, anche in versione riserva, a prezzi più che abbordabili.

    Dove si genera dunque “il margine” che rende il brunello così caro rispetto ad altri vini di buona qualità e con tempi di invecchiamento comparabili?

    E’ solo una questione di mercato e dunque il costo è altro solo perchè la domanda sul “nome” del Brunello è sempre stata altissima?

    E su questo prezzo alto, chi ha sinora spuntato i margini maggiori?

    i commercianti?

    i produttori (vignaioli e non)?

    Costavano tanto anche le uve?

    Ripeto, non voglio fare polemica, ma solo capire dove sta il punto; perchè se non chiariamo prima quelle cose, rischiamo alla fine di discutere sul niente.

  8. Mi riallaccio al discorso e alle riflessioni espressi da Mark,per prendere spunto di quanto segue.
    A determinare il costo di un vino entrano in ballo molti fattori giusti o sbagliati che possano sembrare,e che non starò ad elencare. Nel caso del Brunello, all’inizio erano una manciata di produttori, il buon Dio gli ha dato un lembo di territorio baciato dal cielo per la coltivazione del Sangiovese, era un prodotto unico nel suo genere a livello mondiale, e di elevata qualità. Poca offerta, molta richiesta, ed ecco giustificato il costo elevato del prodotto (semplice legge di mercato, tralasciando le altre voci).
    I problemi iniziano a sorgere col passare degli anni,perché nel malato DNA italiano, quando si fiuta un business si inizia a fare i furbetti. I produttori si sono moltiplicati peggio dei topi, il territorio della DOCG si è allargato a macchia d’olio, e come se non bastasse mancava la ciliegina sulla torta, per non farci mancare nulla ecco a voi il Brunello contenente traccie di Sangiovese,(vedi scandalo Brunello)e certi produttori hanno pensato anche a quello.
    Alla luce di tutto ciò è facile tirare le conclusioni:cattiva gestione del territorio, maggiore produzione di vino, perdita di credibilità in Italia e all’estero, calo dei consumi di vino di fascia alta (forse dovuti alla crisi economica).Ecco che l’offerta è maggiore della richiesta e di conseguenza crollano i prezzi.
    Ora io mi chiedo: con quale faccia di tolla (come dice spesso Ziliani) i produttori piangono che i loro vini vengono pagati 4 soldi? Avete preso in giro il mondo intero, vi siete arricchiti il portafogli slealmente, e ora venite a piangere miseria? Totò vi avrebbe detto: “Ma mi faccia il piacere……”
    A me dispiace per quella manciata di produttori onesti,che ora pagano le conseguenze di una pessima gestione da parte del consorzio e dei suoi compagni di merenda produttori, e come se non bastasse, ha pensato bene di rovinare anche il Rosso di Montalcino (vedi modifica del disciplinare).
    purtroppo CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA. E mi sa che la tempesta è arrivata su Montalcino.

    • concordo parzialmente con questa analisi. Innanzitutto i produttori onesti non sono solo “una manciata” ma tanti, e gli errori sono stati fatti da molti, singolarmente e collettivamente

  9. Sarà mica che il mercato presenta il conto?
    Sarà mica che il Brunello non è poi quel grande prodigio enologico che ci vogliono far credere?
    Sarà mica che a concorrere nel prezzo di questo vino ci siano una serie di fattori che nulla hanno a che vedere con le proprietà organolettiche del prodotto?
    Se Montalcino fosse collocata non in Toscana ma nella piana del Vulture probabilmente il prezzo medio del Brunello non sarebbe quello preteso ma forse il vino sarebbe più buono

  10. Credo che il succo del discorso stia nell’intervento di consumatore. Per quanto riguarda il prezzo lo fa il mercato, che è composto anche di odiosi speculatori. Il problema è che alcuni produttori hanno fatto il passo più lungo della gamba,per ignoranza e in buona fede, e adesso si trovano con cantine nuove ma piene e conti correnti vecchi ma vuoti. Controindicazioni dell’imprenditoria purtroppo

  11. Vede caro Ziliani, avevo scritto “una manciata” proprio per rispetto degli onesti. Rispondendomi così mi cascano le braccia nel pensare che il 49% (scrivo 49% arbitrariamente per tenermi nella soglia minima tra onesti e non) di disonesti arrivi a dare cattiva fama ad un ambasciatore dei vini italiani nel mondo.
    Lei pensa che tutto ciò sia stata una lezione per i produttori di Montalcino? Per rimettersi sulla retta via affinché il Brunello ritorni ad essere un portabandiera dell’Italia nel mondo?
    Oppure la mia è pura utopia come il comunismo?

    • innanzitutto il comunismo non é un’utopia, ma un’aberrazione sconfitta, vedi crollo del Muro di Berlino e dei regimi della cortina di ferro, dalla storia… Poi non parlerei affatto di un 49% di produttori disonesti. Sono molti di meno, ma se gli altri sono passivi e non sanno unirsi per impedire a quei pochi di nuocere…

  12. Grazie a Dio il comunismo è solo un tragico ricordo ( fatta eccezione di, purtroppo qualche stato) alla pari di fascismo, franchismo,nazismo,polpottismo, ecc…. e tutte le forme di regime antidemocratiche che c’erano in passato e che ci sono tutt’ora.Il mio era solo un “ilaro” modo di chiave di lettura per la faccenda Brunello.
    Ribadisco che la mia percentuale del 49% era puramente arbitraria e tra parentesi, per un semplice minimo arbitrio dell’1% tra onesti e non.
    La cosa che più mi freme sapere sono le sue opinioni sul futuro e l’andazzo di uno dei vini italiani ambasciatore nel mondo?

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