TrentoDoc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2001 vs Cuvée Annamaria Clementi 2003 Cà del Bosco

Confronto al vertice tra due assolute primedonne del metodo classico italiano, il TrentoDoc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari delle Cantine Ferrari di Trento, di cui ho testato l’ultima annata in commercio, la 2001, e del Franciacorta Docg Cuvée Annamaria Clementi della Cà del Bosco di Erbusco, che ha idealmente lanciato la “sfida” al “Giulio Ferrari”, come normalmente siamo abituati a chiamarlo con il millesimo 2003, quella che ho proposto su Lemillebolleblog.
Fuoriclasse a confronto in una sfida all’ultima bollicina, e con prezzi che, in enoteca, si mantengono sempre sostenuti, intorno agli 80 euro (per 42.000 bottiglie prodotte) il Giulio Ferrari, 70-75 euro per 46.000 bottiglie prodotte la Cuvée Annamaria Clementi.
Se volete sapere com’è andata, beh, leggete qui il resoconto completo

22 pensieri su “TrentoDoc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2001 vs Cuvée Annamaria Clementi 2003 Cà del Bosco

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  2. Ziliani, mi permette una domanda? Prezzo a parte, perché è l’unico mordente che lega questi 2 vini. Cosa centra un Franciacorta ad un Trento Doc? e quali sono i parametri di giudizio (bollicina a parte) che li accomunano?

  3. Permetta la mia ignoranza, ma se le faccio ascoltare un brano dei Beatles e uno dei Rolling Stones cos’hanno in comune oltre al fatto di essere entrambi britannici?
    Non le sembra un azzardo paragonare 2 prodotti diversi tra di loro? Il parametro di misura oltre al prezzo e la bollicina dove lo collochiamo?

  4. Naturalmente.De gustibus non disputandum est. E io registro la sua opinione in merito pur non essendo concorde coi suoi parametri di giudizio.
    Ma il vino è anche bello per questo, o no????

  5. Mi permetto di inserirmi nel dibattito tra Franco ed Emanuele sull’opportunità del confronto fra questi due vini. Premesso che in passato mi è capitato di degustare il Giulio Ferrari e non il Cà del Bosco, trovo che tutto sommato raffrontare due blasonati Metodo Classico italiani non sia poi così fuori luogo. Seppur di zone diverse e con uvaggi differenti, sono convinto che il paragone sia coerente ed equo, senza contare poi che ogni tanto ha un suo fascino fare nella vita dei “romantici” confronti fra “Titani”. Ed il bello di questi paragoni è che se ne può discutere per ore ed ognuno trova l’uno migliore dell’altro. Lo si fa nel calcio fra Maradona e Pelè, lo si fa nelle auto fra Ferrari e Lamborghini. Tornando al vino chissà, non mi spiacerebbe vedere un giorno qui un confronto fatto da Franco fra il Barolo “Monfortino” ed il Brunello di Soldera….due “Mostri Sacri” dell’enologia italiana (che non ho mai avuto il piacere di degustare)!
    Spero di non scatenare un putiferio con questa mia ultima proposta….a Franco l’ardua sentenza!

    • ma che stravagante proposta! Mentre ha perfettamente senso mettere a confronto due metodo classico top italiani, non ha assolutamente senso farlo con un Barolo e un Brunello di Montalcino…

  6. Mi scusi Ziliani, perché per il top dei metodo classico si, e per i top dei rossi fermi no?
    Seguendo il ragionamento di Daniele Sala ci potrebbe anche stare, che ne pensa?

  7. Premesso che ho avuto l’opportunità e la fortuna di bere tutti e quattro i vini menzionati.
    Ma poi cosa stabilisce che Giulio Ferrari e Annamaria Clementi o Monfortino e Soldera siano il “top” delle rispettive categorie ?
    Il prezzo ?

  8. Da accogliere secondo me l’obiezione di Marco De Tomasi relativa all’opportunità di considerare quei vini il “top” delle rispettive categorie…..infatti personalmente mi sono limitato a definirli “blasonati” oppure “mostri sacri”!
    Anche perchè credo sia fuori luogo cercare di definire un vino il top della sua caterogia….fatto che è poi anche il tallone d’Achille di ogni concorso ed ogni guida….che per equità come minimo dovrebbero degustare la quasi totalità dei vini per poter discutere su eventuali conclusioni. Tralasciando poi la inevitabile soggettività che seppur in minima parte riguarda anche i degustatori professionisti più esperti. Abbandonando questa mia divagazione sui massimi sistemi….vorrei conoscere da Franco i motivi per cui non ritiene confrontabile un grande Barolo con un grande Brunello….lo chiedo davvero senza nessuna vena polemica, ma con tanta voglia di capire! Anche perchè so bene che lui si definisce Barolista, ma so anche che tutti gli anni non manca dal Benvenuto Brunello….per cui l’argomento in questione lo conosce bene e vorrei capire più a fondo il suo punto di vista sull’eventuale confronto! Grazie

  9. Vorrei replicare a Marco De Tommasi, e penso che Ziliani concordi con quanto scrivo? Il termine “top” usatato da Franco, e ripreso da me, era unicamente da contestualizzare nella discussione per evidenziare 4 mostri sacri dell’enologia nazionale. Senza nessun riferimento a prezzi.

  10. I un caso (se in purezza) è madre natura, e madre terra.

    Nell’altro,in cantina con la cuvèe,e i saperi dell’uomo.

  11. Quella sua prezzo era in realtà una provocazione.
    Vero è però che ho trovato alcuni vini nelle rispettive tipologie che sono riusciti ad emozionarmi maggiormente rispetto a questi “mostri sacri”.
    Franciacorta: il dosaggiozero di Andrea Arici.
    Barolo: la riserva 2001 Rocche di Falletto di Bruno Giacosa (come vedete, non è una questione di prezzo).
    Brunello: la riserva 1988 di Pieve Santa Restituta (pre-Gaja) – aperta per festeggiare la vittoria a Germania 2006: un vino spettacolare.

    … ovviamente sono opinioni del tutto personali !

  12. Lino, il vino si fa in vigna, se madre natura e madre terra decidono di non darti un’annata di qualità con uve buone, c’è poco da fare.
    Nel secondo caso che tu citi, la maestranza e i saperi dell’uomo, possono aiutare a migliorare. Ma rimane sempre il fatto che alla base di qualsiasi vino buono ci deve essere l’uva buona.E’ MATEMATICA QUESTA REGOLA

  13. Mah, potrebbe essere che magari i due spumanti si vinificano con le stesse uve provenienti da zone diverse, quindi paragonabili per evidenziarne caratteristiche comuni o differenze, mentre invece è dura paragonare un sangiovese a un nebbiolo?

  14. Se ricordo bene con il termine spumante si intendono tutti quei vini che a prescindere dal metedo con cui sono stati prodotti, presentano la cosiddetta “spuma”, cosa che in entambi i casi mi sembra abbastanza evidente. E comunque con il mio intervento intendevo approvare il suo accostamento tra questi due vini spumanti da metodo classico. Va meglio così?

  15. E lo sò, manco farlo apposta qualche sera addietro ho stappato un Giulio Ferrari del 1996, oggettivamente oltre ogni normale concetto di spumante italiano…mea culpa..

  16. certo che è curioso che si possano confrontare 2 metodo classico di diversa denominazione, ma contemporaneamente non lo si possa fare se una delle due denominazioni è francese, in particolare Champagne.
    Dippiù, nebbiolo e sangiovese non si può, ma pinot nero+chardonnay VS chardonnay in purezza si.
    Io trovo che i paragoni siano possibilissimi; paragonare significa misurare le varie caratteristiche e quindi trovare le eventuali differenze, quindi a mio modo di vedere lo si può fare con tutte le tipologie di vino.

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