Una: il vino dell’Unità d’Italia: retorica patriottarda da coma etilico

Alzi la mano per favore, lanci un segnale, si palesi, chiunque se la senta di prendere sul serio una cosa già poco seria come il vino dell’Unità d’Italia, che ha il coraggio (faccia tosta) di presentarsi con quell’aspetto da povera cosa immortalato dalla foto che correda questo post!
Si presenti con il proprio nome, si faccia avanti chi riesce a sopravvivere all’orgia di retorica patriottarda, roba da coma diabetico (o etilico?) immediato, rappresentata dal comunicato stampa che ci racconta della consegna della Bottiglia celebrativa dei 150 anni dell’Unità d’Italia, ideata da Veronafiere-Vinitaly al Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, avvenuta ieri in quel di New York.
Con Ettore Riello, Giovanni Mantovani e Nicola Moscardo, presidente, direttore generale e consigliere di amministrazione di Veronafiere, in viaggio premio nella Grande Mela per omaggiare il Capo dello Stato con la Bottiglia numero 1.
Un testo dove ci viene detto che “la bottiglia celebrativa dei 150 anni,  dopo la consegna al Presidente Napolitano, sarà donata alle massime autorità internazionali, è a tiratura limitata, fuori commercio e racchiude un alto valore simbolico: si propone infatti come strumento di promozione per sottolineare nel mondo le peculiarità della vitivinicoltura italiana e i valori culturali tipici del Belpaese che essa rappresenta”.
E che il “contenuto delle bottiglie, appositamente ideate e disegnate da Aldo Cibic e Riccardo Facci,  nasce infatti dall’unione di quaranta vitigni autoctoni (venti a bacca bianca e venti a bacca rossa)  per realizzare un cofanetto contenente il “Vino Rosso d’Italia” e il Vino Bianco d’Italia” intesi come summa delle 20 regioni del Belpaese, e che rappresenteranno ufficialmente la ricorrenza della fondazione dello Stato italiano anche all’estero.
Per la creazione dei blend è stata coinvolta Assoenologi, mentre i vitigni autoctoni e i relativi vini  sono stati specificatamente scelti dai 20 Assessori regionali”.

Forza, resistete, non crollate preda di un misto tra riso e pianto leggendo che “ il progetto de “ La Bottiglia dell’Unità d’Italia”, lanciato durante lo scorso Vinitaly proprio alla presenza del Presidente della Repubblica in visita alla nostra manifestazione, trova qui a New York un importante momento di celebrazionecome ha sottolineato ieri il Presidente di Veronafiere, Ettore Riello (con tanto di fazzoletto tricolore in evidenza nel taschino della giacca), che ha consegnato “UNA” a Giorgio Napolitano”, e che “ la nostra iniziativa ha ottenuto l’immediato gradimento della Presidenza della Repubblica e una richiesta, da parte della stessa, di darne la massima amplificazione attraverso diverse forme, sia nell’ambito dell’imminente edizione 2011 del Vinitaly a Verona, sia all’estero durante i Vinitaly in the World nelle piazze di tutto il mondo, contribuendo a rafforzare al contempo l’identità nazionale e sottolineare le eccellenze che il nostro Paese ha in molti campi”.
Forza, tenete duro e resistete, leggendo che “la consegna della bottiglia UNA a New York conferma il ruolo di promozione e valorizzazione del Made in Italy in Italia e all’estero che caratterizza l’attività di Veronafiere”.
Guardate la foto delle due bottiglie quella del bianco e del rosso “unitario”, e poi quella delle massime autorità di Veronafiere impegnate ieri a New York (tira ancora andare in viaggio premio, anche se ovviamente per ottimi motivi di lavoro, non sia mai, nella Grande Mela) e consolatevi pensando che la scelta dei vitigni autoctoni da inserire nel mischiotto tricolore, pardon, nella bottiglia della celebrazione, è avvenuta ad opera degli Assessorati all’Agricoltura delle Regioni italiane.
E soprattutto leggete, se riuscite ad arrivare in fondo e a non prendere a picconate il computer, che la bottiglia dell’Unità d’Italia, UNA, “esprime lo spirito autentico dell’Italianità, a perenne testimonianza dell’amore per la terra, della competenza, dell’arte e della laboriosità del suo popolo.
Fin dall’inizio l’idea si è ispirata e sviluppata ad un disegno di forte identità, quasi un archetipo della bottiglia di vino, ma nuovo e contemporaneo, che potesse comunicare diversi livelli di suggestione  di questo lavoro: il vino, la terra, la tradizione, l’unità, l’Italia”.
Tutto per merito di Vinitaly, “la più grande fiera dedicata al mondo vitivinicolo del pianeta, con oltre 4.000 espositori e 153 mila visitatori dei quali 47 mila esteri da 114 Paesi, ed è presente anche negli Stati Uniti d’America, in Russia, India, Cina, Giappone, Singapore, Corea del Sud, Svezia e Brasile.
Piattaforma per l’estero nei confronti del sistema impresa e strumento di servizio per l’attuazione delle politiche commerciali e promozionali delle Istituzioni e degli enti preposti”.
E ditemi voi se questo rosso dove la Barbera va a braccetto con Sangiovese, Teroldego, Montepulciano, Negroamaro, Aglianico, Nero d’Avola, Croatina, Sagrantino, e se questo bianco che mette indistintamente insieme Cortese, Vermentino, Trebbiano, Garganega, Verdicchio, Falanghina, Fiano, Greco, Friulano e Pignoletto, Vernaccia di San Gimignano e Grillo, possano essere accolti se non da un rispettoso pernacchio!

26 pensieri su “Una: il vino dell’Unità d’Italia: retorica patriottarda da coma etilico

  1. Come dire il contrario dello spirito federalista – in cui ogni regione dovrebbe mantenere i propri caratteri -: uniti ad ogni costo, anche se il “gusto” che ne viene è esattamente il contrario delle nostre prodigiose creature, una diversa dall’altra.
    Ma a ben vedere, conoscendo il livello culturale degli amministratori – esattamente pari all’importanza che essi danno alla cultura! – vicino allo zero, non stupisce più di tanto che non siano capaci di dare vita a qualcosa di meglio.

  2. Condivido in pieno il senso di quest’articolo. Sono anche un fervente sostenitore del vino in purezza, perciò leggere di 20 uve diverse intrugliate tra di loro mi fa venire l’orticaria.
    Però obbiettivamente parlando, penso che si sia messo il carro davanti ai buoi, nel senso che nessuno ha ancora assaggiato (o almeno così sembra) “questo italico elisir”. Non è forse un po azzardato criticare un prodotto (per quanto assurdo e poco condivisibile esso sia) senza prima aver fatto un’analisi organolettica?????

  3. ditemi che non è vero. non finiranno mai di stupirci, per quanto si possa pensare al peggio trovano sempre il modo di superarsi

  4. Perchè, a Roma non gliela potevano dare o mandargliela per corriere?
    C’era bisogno di andare a Nuovaiorca per portargli una perla del genere?
    E come avranno fatto a farla passare sull’aereo che non si può portare dietro nemmeno una boccettina di collirio?
    Che delirio…. o perchè si deve fare sempre la figura dei bischeri anche al’estero?

    • ovviamente non troverete traccia di simili riserve su questa super discutibile operazione su altri giornali e siti Internet, che si sono affrettati, anche perché l’Ente Fiere di Verona é un ottimo fornitore di pubblicità, a questa assurda trovata

  5. Guarda sono qui a New York per lavoro per dieci giorni e ho sentito di questa idea balorda di Vinitaly.
    Questa e’ proprio una boiata, marketing totalmente sbagliato per i 150 anni d’Italia.

  6. Caro Ziliani, mi duole darle ragione. Peggio di così i rappresentanti della Fiera di Verona non potevano fare. Una esibizione vanesia e inutile di due boccioni che ci riportano al peggio del vino Italiano, frutto della vacuità degli amministratori dell’Ente.
    Non sò cosa altro aggiungere che al peggio non c’è mai fine, anzi, vedrà ora la campagna pubblicitaria che seguirà il lancio di New York.
    Mi domando ma i produttori che spendono centinaia di migliaia di euro su Vinitaly non hanno nulla da dire? Oppure queste nostre belle regioni di fronte a questo intruglio frutto dei maghi degli intrugli continueranno sempre a finanziare con i soldi dei loro agricoltori direttamente o indirettamente le gite di piacere e la vana gloria degli amministratori della Fiera Veronese?

  7. Sarà un bell’oggetto da collezione per le future generazioni, sulla qualità del contenuto di questo, secondo me, riuscito packaging è difficile potersi sbilanciare anche se…una mezza idea uno se la potrebbe fare….una domanda provocatoria: quale grande cantina, alla ricerca di un prodotto di eccellenza, avrebbe prodotto un vino simile?

  8. Ripensavo a questa “pensata geniale”.
    La disinvolta mescola dei vitigni autoctoni smentisce implicitamente il valore – cantato e ricantato e finalmente ‘abbastanza’ riconosciuto – delle loro originalità e unicità.
    Un po’ come vantarsi dei nostri meravigliosi formaggi e poi – per un’occasione di altissimi livello e risonanza – presentarne una ‘forma’ fatta con tutti i latti e mescolando le tecniche (per non far torto a nessuno?).
    Un’operazione non solo insulsa, ma che parla male (cioè dannosissima) proprio della tipicità – che sarebbe il nostro unico vantaggio competitivo (rispetto ai vini internazionali super blended) -, ma che parla male anche di noi tutti, del nostro carattere litigioso, della nostra incapacità di essere un ‘paese’ sotto una bandiera (nata a Reggio Emilia), presentando magari un vino simbolo (uno per tutti), oppure schierando – potrebbero chiamarsi le Venti(?) Stelle d’Italia – i suoi vini splendidamente autoctoni – i simboli delle ‘diversità’ che sono la vera ricchezza del nostro paese mosaico.
    Inoltre, dato che c’era un enologo di chiara fama a cura del progetto, il tutto smentisce anche la capacità, da parte di una categoria peraltro stimabilissima, di dare vita a un’idea veramente patriottica (scusate l’aggettivo un po’ desueto)in quanto rappresentativa di ciò che sta (dovrebbe stare) nel cuore e nella mente di chi produce e cura i (meravigliosi?) vini italiani.
    Ancora una volta, questo modo incurante del senso di ciò che si fa e dei suoi significati, irrispettoso della verità delle cose e – non da ultimo – degli interessi (anche economici, perbacco!) – del paese, induce un senso di nausea. Nausea per l’inutilità, il vuoto, l’incultura…

  9. Ma a me, però sembra che non sia necessariamente “il mondo del vino” che non cambia; mi pare che sia un aspetto più generalizzato delle attività produttive che ha avuto come uno smottamento, una perdita di capacità.
    E’ come se associazioni di categoria, sindacati, istituzioni, anziché rappresentare il mondo delle diverse attività produttive, ne fossero divenute il “luogo” indispensabile per l’aggancio, lo spazio, la priorità indispensabili ad avere ossigeno (sia esso mercato, oppure contributi e occhi di riguardo).
    D’altra parte nel settore pubblico, la cosiddetta burocrazia improduttiva (c’è anche quella sacrosanta e indispensabile) è diventata una superfetazione che nasconde l’innegabile buono nostrano!
    Il mondo del vino – mi pare – subisce le stranezze della politica

  10. L’idea di Silvana di produrre sottilette per promuovere il formaggio italiano mi sembra geniale.
    Credo ci sia poco da aggiungere in proposito, l’andazzo è quello da carrozzone pubblico: se a questo debbono servire Consorzi o Enti, credo che l’individualismo esasperato, di cui noi italiani siamo maestri, sia la miglior via percorribile.

  11. Brava Silvana, questo caso e’ proprio il tentativo di trasformarsi nell’unico interlocutore privilegiato per il mondo del vino Italiano verso le istituzioni, data la sua incapacita a farlo in prima persona.
    Questa ennesima trovata nasconde il desiderio di appropriarsi del bottino della promozione italiana, sottraendolo ai legittimi destinatari, ottenendo cosi’i denari sufficienti a coprire le inefficienze e gli sprechi di una dirigenza fiericola che ha visto scappare tutte le galline dalle uova d’oro, vedi Fieragericola e si aggrappa all’ultima rimastale.
    Bisognerebbe ricordare che la prima regola di ogni business e’fare bene il proprio mestiere, e qui ci si trova di fronte alla smisurata ambizione di una dirigenza piuttosto scarsa, che cerca l’auto celebrazione, e si dimentica che il suo lavoro e’ fare bene la fiera con servizi e prezzi giusti per gli espositori.
    Per la stampa il ragionamento e’ancora piu’semplice: legare il cavallo al padrone che paga e che riempe di pubblicita’tutta la stampa di settore e non.

  12. Ma come…io stavo iniziando i lavori di ampliamento della mia cantina, per poter ospitare qualche decina (diciamo 20 e 20…) di queste memorabili bocce (e che resteranno memorabili, non si sa per quale motivo, è sicuro)… e poi leggo tutte queste critiche.
    Adesso chiamo subito il geometra e fermo i lavori… ! 😉
    E’ proprio vero: al peggio non c’è mai fine, e la madre degli stupidi…si dà sempre da fare.

  13. Pingback: Vino Wire » Editorial: UNA, the Italian Unity Bottle, Patriotard Rhetoric

  14. Scusate se esprimo la mia opinione “controcorrente” rispetto al tenore che vedo qui, ma io credo che il contenuto delle bottiglie in termini di qualità del vino sia del tutto irrilevante.
    Qui conta il messaggio simbolico che invece mi sembra molto bello.

    L’idea esce con la collaborazione ed il supporto istituzionale del Pres. Napolitano che non mi pare sia uno sciocco, né tantomeno un “servo” dell’ente fiera di Verona o di altri politici, tutt’altro direi che al momento sia l’unica figura istituzionale che possa fregiarsi di serietà.
    Il sigillo della Pres. della Repubblica su questa iniziativa quindi mi pare “pesante”, in merito al significato della cosa.
    Che importanza ha il gusto di quel vino?? Chi lo berrà mai?? E’ il simbolo che conta.
    A me l’iniziativa è piaciuta, e le bottiglie pure… devo dire che le ho trovate molto eleganti.

    Mi sa che a volte in Italia diamo addosso a prescindere a qualunque cosa abbia anche solo una velata connotazione “istituzionale”… certo l’abitudine al peggio da parte delle Istituzioni non ci aiuta a giudicare serenamente, su questo sono d’accordo, ma non mi sembra sia questo il caso.
    Rigorosamente IMHO…

    • il mio giudizio assolutamente e totalmente negativo su questa iniziativa non coinvolge, ovviamente, il Presidente della Repubblica, che sta dimostrando, senza dimenticare la propria storia politica ed il proprio percorso culturale e ideologico, grande equilibrio e saggezza in questa difficilissima fase della vita politica e istituzionale italiana.

  15. Su questo è difficile eccepire.
    Mi interesserebbe però capire perché qui si parli in modo forse un po’ miope del vino che c’è dentro quelle bottiglie e non dell’iniziativa in sè, del messaggio, del simbolo, che ribadisco personalmente ho trovato ottima.

  16. Respingi, ti fermi lì, ma non mi rispondi a tono…
    Non riesco a capire quale sia il problema dell’iniziativa in se (che a me è piaciuta, ma può benissimo non piacere ad altri) e perché qui ci si concentri sul vino dentro alle bottiglie e non sul simbolo.
    Magari il miope sono io che non l’ho capito, e da un blog come questo confidavo in un confronto per approfondimento.
    Chiedo senza nessuna polemica, sia chiaro. Cerco solo di capire, approfondire ed esprimere una opinione.

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