Valutazione delle annate a Montalcino: un articolo di Andrea Settefonti

L’amico e collega Andrea Settefonti ha pubblicato recentemente su Italia oggi questo articolo relativo al sistema di assegnazione delle stelle, ovvero alla valutazione, fatta che più rapidamente e “politicamente” non si potrebbe, del valore della nuova annata, in atto da tempo a Montalcino. Un sistema che fa acqua, anziché vino, da tutte le parti, soprattutto da quando fa registrare, come nel caso della controversa ultima annata 2010, il massimo delle valutazioni, anche di fronte ad un andamento stagionale tutt’altro che ottimale.
Se si osserva il ruolino di marcia della valutazione in stelle fatta per il Brunello nell’ultimo decennio ci si accorge che troppo cose non vanno: quattro stelle alla torrida annata 2003, l’annata meno adatta possibile per il Sangiovese, e poi cinque stelle date d’emblée al 2006, 2007 e al 2010 (e “solo” quattro, questa volta sono stati moderati, a 2007 e 2008) fanno pensare che questo sistema vada profondamente rivisto.
E’ quello di cui si parla in questo articolo di Settefonti, che ho il piacere di poter ripubblicare e sottoporre alla vostra attenzione.
Ma voi lettori di Vino al vino questo sistema per lo valutazione del Brunello lo prendete in considerazione, lo considerate una cosa seria o preferite, di fronte a certe valutazioni disinvolte, valutare solo con il vostro naso e palato? Fatecelo sapere!

Ecco l’articolo di Andrea Settefonti
«Se il Brunello non ha cinque stelle non si riesce a venderlo».
La frase, pronunciata a mezza voce, circola da tempo a Montalcino, tra i produttori di Brunello. Negli ultimi tempi le annate sono tutte a cinque stelle, o minimo quattro, e spesso vengono definite annate del secolo. Anche quest’anno è stata così. Ma questo non piace ai produttori.
Francesco Marone Cinzano, ex presidente del Consorzio, aveva addirittura proposto di cambiare le regole. «Se va sempre tutto bene, tutto benissimo si rischia di perdere il significato delle stelle. Mi ricordo, da presidente, che per l’annata 2007 non ero d’accordo sulle 5 stelle e chiesi di ridiscutere l’assegnazione e la valutazione».
La proposta di Marone Cinzano poggia su metodi più attenti. «La valutazione andrebbe fatta in occasione dell’uscita del Rosso, ad un anno dalla vendemmia quando hanno fatto anche un po’ di legno. E non tre mesi dopo come avviene adesso, con i vini giovani, non ancora sfecciati, in fermentazione malolattica, insomma non ancora finiti. Sarebbe una valutazione più attenta».
Inoltre, conclude, «si dovrebbe ampliare la gamma a sette stelle, avere una maggior flessibilità e dare le sette stelle davvero alle annate del secolo». Anche Renzo Cotarella, ad gruppo Antinori, sostiene che si debba trovare un metro diverso. «Se sono sempre annate a cinque stelle di si rischia di perdere il valore del riconoscimento. Per questo occorre concretizzare meglio il metodo di assegnazione, cercare di differenziare».
E la differenziazione può farla la stessa azienda. «In certe annate, quelle più difficili, l’azienda deve avere coraggio. Nel 2002 noi non siamo stati in grado di fare Brunello. Può capitare di raggiungere degli standard, che seppur ammessi dal disciplinare, l’azienda non ritiene esser all’altezza del proprio marchio».
E se le stelle fanno discutere, per sapere che annata sia in maniera scientifica, Giampiero Maracchi, Attilio Scienza e Riccardo Cotarella, hanno messo a punto un progetto per determinare la qualità del Brunello già prima della vendemmia.
« Si tratta di una proposta per fare diagnosi anticipate della vendemmia e che dobbiamo adesso valutare», commenta Stefano Campatelli, direttore del Consorzio di Montalcino. Il progetto si chiama Preve-Brun e si basa sull’analisi di tre tipi di dati, quelli meteorologici (quantità, carattere delle piogge e temperature), quelli sulla maturazione enologica e polifenolica dell’uva e quelli che arrivano dalle analisi sui mosti e i sui vini.
Dall’incrocio e elaborazione dei numeri Pre-Brun riesce a individuare per ciascuna vigna il momento migliore per cominciare la vendemmia”.
Andrea Settefonti

12 pensieri su “Valutazione delle annate a Montalcino: un articolo di Andrea Settefonti

  1. A mio parere i giudizi degli ultimi 10 anni sono artefatti e non fanno più testo, infatti vanno di pari passo con i problemi non meteorologici che il vino ha subito. Ma se persino Cotarella è d’accordo con noi del blog, vuol dire che proprio si è toccato il fondo.

  2. accidenti Franco! sempre e soltanto brunello….
    Una piccola riflessione, se me lo permette.

    Se a Montalcino ci sono persone che sfruttano stelle, stelline, bicchieri e cose del genere per vendere i loro vini (magari anche non in purezza e iperconcentrati) a prezzi alti e con soddisfazione di esimi “esperti”, come Giacomino & co., e vi è gente che, dopo averli assaggiati, li compra con soddisfazione, io direi: “Sono fatti loro. Siamo (ancora) in democrazia e ognuno è libero di agire come vuole con i propri soldi e il proprio gusto, sempre che non faccia male a nessun altro”. Continuare a parlare di queste cose mi ricorda tanto i giornali di gossip che si ostinano a farci sapere con chi esce Corona e se una certa valletta è incinta oppure no. E non voglio nemmeno accennare al Bunga Bunga, in quanto lì -forse- c’è di mezzo un reato.
    La gente ha la libertà di leggerli oppure no, così come ha un palato e un olfatto per scegliere i vini da bere. D’accordissimo su descrivere prodotti che sembrano meritevoli all’esperto di turno, ma fare polemiche ripetute su gossip e su personaggi più o meno furbetti, mi sembra eccessivo.
    Con tutto ciò che succede in Italia, tra corruzione, spreco di danaro, tasse che si gonfiano, scandali di immobili, parlamentari che si vendono, e mille altre cose che toccano direttamente le nostre tasche, mi sembra veramente come parlare degli amori estivi del calciatore Pinco Pallino. Può darsi che ormai si cerchi solo questo? Maybe.. Però, ribadisco che sarebbe ben più utile, etico, razionale e giornalistico attaccare ripetutamente una legge che distrugge il vino e che ruba soldi, mezzi e a volte anche la vita, sfruttando una truffa bella e buona. Questa sì che è una vera campagna da mandare avanti da chi il vino ,lo osanna e su cui vive tutti i giorni.
    In questo caso non è gossip, ma danno diretto a degli innocenti. Tra gli scandaletti del brunello e il problema dei controlli stradali dati in pasto a macchine che sono state provate non essere in grado di essere precise (errori superiori al 50%!), direi che passa la stessa differenza tra un amichetto segreto di Lele Mora e la strage della Libia…
    Poi, ovviamente, un giornalista come lei è libero di scegliere. Reputandolo intelligente e preparato, se sceglie solo il gossip vuole dire che considera i suoi lettori alla stegua degli amanti dell’Isola dei Famosi o del Grande Fratello…
    Mi aspetterei una discussione pacata e una critica costruttiva a queste parole, anche da parte dei lettori. nessuno vuole toccare la capacità di Ziliani, ma certe scelte sembrano di basso livello.

  3. Dico la mia, anche se addentrarmi nei “massimi sistemi” non è il mio mestiere.
    Io credo che il Brunello paghi l’immagine “monolitica” con cui è stato proposto negli anni e portato in giro per il mondo.
    Mi spiego meglio: ai più (me compreso) è passata negli anni un’immagine del Brunello come entità “astratta”.
    Non c’è differenziazione di immagine tra Brunello tradizionale, Brunello modernista o altro. Per non parlare delle differenziazioni territoriali che in un area colturale così vasta devono esserci.
    Per il Barolo ad esempio, qualsiasi appassionato è consapevole delle differenze di caratterizzazione tra Monforte, La Morra, Castiglione, Serralunga e via dicendo, magari non è in grado di riconoscerle, ma sa che esistono.
    Tale differenziazione fa si che il consumatore attento possa discriminare valore e qualità del grande vino, non solo in termini zonali, ma anche di singolo produttore (per il Barolo è facilitato anche perché le produzioni delle singole etichette sono piuttosto esigue).
    Nel mare magnum del Brunello, come mi oriento ?
    Chiaro, con l’annata, e dato che non posso capire se è andata bene al produttore X piuttosto che a quello Y, generalizzo e scelgo solo il meglio (con quei prezzi, per forza), per cui necessito che qualcuno “certifichi” che l’annata è da 5 stelle, altrimenti mi rivolgo ad altre zone produttive che mi offrano prodotti altrettanto validi ad un prezzo più accessibile.
    Il ragionamento (da caprone, se vogliamo) che si fa è: tra un Brunello 4 stelle e un Rosso Conero 4 stelle, il primo costa 50 euro, il secondo 20, chiaro che scelgo il secondo.
    E il Brunello se ne resta sullo scaffale.
    A mio avviso va ripensata tutta la comunicazione del Brunello, se si vogliono vendere anche le annate “magre”.
    Vanno ripensati di conseguenza anche i prezzi al consumo. Chi comprerebbe un Brunello 3 stelle da 60-80 euro ?
    Ma ridare una immagine credibile del Brunello dopo gli scandali sarà impresa ardua, per gente tosta e soprattutto, disposta a sbattere il muso contro gli interessi di cartello.

  4. E le stelle stanno a a guardare.. Fare una vera valutazione potrebbe voler dire darsi la zappa sui piedi.. La valutazione dovrebbe essere indipendente per essere veritiera e basata sia su dati scientifici come proposto, sia sulla effettiva riuscita del prodotto.. Se no, visto che ogni scarafone è bello a mamma sua, il Consorzio annuncerà trionfalmente ogni anno “una vendemmia eccezionale” e con questo esaurirebbe la sua funzione.. Almeno ieri hanno pubblicato su Facebook alcune foto di Benvenuto Brunello 2011 dopo mesi di silenzio..

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  6. La valutazione dell’annata andrebbe idealmente fatta quando il vino è pronto per la bottiglia, non prima perchè l’affinamento non sempre è un elemento prevedibile al 100%, come non lo sarà poi quello in bottiglia d’altra parte. Ci sono poi due elementi secondo me da valutare, il potenziale d’invecchiamento e la qualità tout court che sono entrambi elementi fondamentali in un vino come il Brunello e che richiedono pertanto ognuno un voto a se stante: due voti permetterebbero di vedere il bicchiere mezzo pieno praticamente in tutte le annate, pur dando delle indicazioni abbastanza credibili. La mia impressione poi è che dopo il 2002 che fu effettivamente un annata molto difficile, i consorzi di tutela non azzardano più valutazioni negative, pena il darsi la proverbiale zappa sui piedi : per quello c’è sempre tempo.

  7. Dipende, dipende, dipende, le stelle andrebbero vissute come un’indicazione di massima sul potenziale dell’annata. La terra resta quella, le persone possono cambiare ma anche no, e lo stesso contadino potrebbe essere premiato da scelte di vigna azzardate in un’annata a 1 2 stelle e trovarsi un buon brunello (o almeno materiale da un buon rosso), come fare scelte scellerate in un’annata dalle potenzialità multistar.
    Oltre al fatto che certe vigne in certi luoghi con certi terreni potrebbero avvantaggiarsi di situazioni nella norma sconvenienti, quindi non è detto che le 5 stelle siano dentro tutte le bottigle, andrebbero viste per un semplice ”voto al meteo”
    Questo da un punto di vista tecnico-produttivo, da un punto di vista commerciale è presto detto: ogni volta che si tirano fuori le 5 stelle è come ”mungere” troppo la vacca, un anno resiste, magari due, tre… alla fine la vacca muore. Se il voto è da 1 a 5 la media deve essere 3, altrimenti perde senso, dal 2000 in poi è 3,8…. ma sta salendo rapidamente grazie alle ultime annate, che per come la vedo io vuol dire che la vacca del ”marchio” sta iniziando silenziosamente a soffrire
    Nella mia modestissima, ma onesta, opinione

  8. Veda dottor Ziliani, è il solito problema montalcinese dei taroccamenti, si cerca di taroccare il rosso, si cercherà in futuro di taroccare il Brunello, per ora si fa quel che si può: ci si limita a taroccare le stelle. Il tutto in ottica a corto raggio e a breve termine, dopo la quale… si vedrà…
    Il fatto che l’annata sia stata da 3/4 stelle (peraltro assolutamente non cattiva) non è necessario che ce lo racconti qualche esimio e pomposo enologo, basta guardare lo storico delle precipitazioni e delle temperature di luglio, agosto e settembre riportate nei numerosi siti metereologici disponibili in rete. Le stelle a questo punto ce le possiamo fare tranquillamente da noi, stelle assolutamete in purezza!

  9. Di fronte alle stelle date alle diverse annate mi sento sempre più anarchica. In tutta sincerità spero che accada come la notte di San Lorenzo: una breve apparizione e poi la loro scomparsa. Giusto il tempo di esprimere un desiderio, anzi due:
    – che i produttori agiscano secondo coscienza al momento della vendemmia e raccolgano solo le uve che in prospettiva possano arrivare a produrre un vino atto a divenire Brunello di Montalcino. Indipendentemente dall’annata in generale si può produrre un vino ottimo, basta selezionare. Ci sono Brunello prodotti in annate cinque stelle che si rivelano mediocri e altri che si rivelano gemme preziose anche in annate considerate scarse.

    -che i giornalisti specializzati agiscano secondo coscienza e sappiano raccontarci la differenza di ogni singola annata. Ci sono Brunello che si svelano presto e che sono piacevolissimi a bersi nei primi dieci anni di vita in bottiglia e altri che hanno bisogno di tempo per raggiungere il top della forma.

    Il fatto é che se un vino viene dichiarato Brunello comunque dovrebbe saper dimostrare una qualità ed una tipicità rimarchevoli, indipendentemente dall’annata. Purtroppo questo non avviene e così la maggior parte dei consumatori tende ad affidarsi ai punteggi stellati. Col risultato che annate descritte come meravigliose vengono bevute troppo precocemente, come il 1997, mentre altre che sarebbero perfette dopo un paio d’anni di bottiglia vengono ignorate.

    A mia memoria, l’unica annata in cui non si sarebbe dovuto produrre affatto Brunello fu il 1984, piovve per sei settimane prima, durante e dopo la vendemmia. Un annata memorabile per i funghi e basta.

    @enzo, il suo impegno é ammirevole, ma non mi sembra che questo sia il blog adatto. Anche a me può sembrare esagerato che si parli troppo di Brunello, poi alla fine intervengo sempre. Questo perché non c’é stato nessun altro vino italiano negli ultimi venti anni che abbia avuto una così rapida parabola ascendente nell’immaginario collettivo e anche nel mercato internazionale, per poi tonfare in basso come sappiamo bene. Il Brunello di Montalcino non é solo un vino meraviglioso (quando vuole) ma é anche un piccolo mito molto italiano, nel bene e nel male.
    Franco Ziliani ama il vino italiano e di questo parla, a modo suo e a casa sua.

  10. viva il gossip, allora, e chiudiamo gli occhi sui veri problemi del vino… Non per niente siamo il paese del Bunga Bunga. Speravo che persone riflessive esistessero ancora. Mah sì, viva il brunello, Lele Mora, Corona e le veline!!
    Adesso posso proprio ritirarmi da questo sito… ho avuto la prova dei suoi veri interessi. Grazie dell’ospitalità…
    E auguro a molti di essere “beccati” con l’etilometro… poi sì, che la cosa interesserà…
    E non sperate che avendo bevuto poco siate immuni… l’errore è sempre lo stesso…
    diceva il grande Fabrizio: “E anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti!”
    Buona fortuna

  11. io ho bevuto di recente Brunello Case Basse 2000 e 2003. Secondo i dati di Montalcino il 2003 migliore del 2000. Secondo chi conosce le annate in Italia la 2003 non doveva essere buona ma… Soldera affascina sempre, anche in annate difficili.

    Poi c’è da dire che le annate in mercato non marcano bene le peculiarità delle annate. Si veda questi due articoli di Peretti http://www.internetgourmet.it/2011/03/pensiero-cattivo-ma-le-sappiamo-davvero.html#comments e http://www.internetgourmet.it/2011/03/pensiero-ancora-piu-cattivo-e-se-le.html

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