Boicottaggio dei prodotti francesi: niente Champagne solo Prosecco

L’ennesima sparata, con numeri fasulli, del governatore Luca Zaia

Premessa indispensabile. E’ difficile, quasi impossibile non essere “inca…ti” con la Francia e con l’Europa dopo l’atteggiamento squallidamente pilatesco e menefreghista che hanno assunto decidendo di respingere i permessi temporanei per i migranti e di dirci in pratica che dobbiamo arrangiarci i risolvere da soli i grossi problemi rappresentati dal flusso migratorio di poveri diavoli in fuga da Tunisia, Libia e dintorni.
E’ normalissimo essere indignati per questa pallida caricatura di Europa che se ne frega letteralmente dei problemi causati all’Italia dalla sua posizione geografica e dalla sua vicinanza alle coste africane, e persino dubitare dell’utilità di questa costosa costruzione comunitaria.
Ma un conto sono le legittime e comprensibili inca…ture da normale cittadino, che magari usa ragionamenti un po’ terra terra da bar sport, e un conto sono gli atteggiamenti, più meditati e responsabili, che ci si deve attendere dai rappresentanti di quella classe politica che abbiamo votato, eletto e mandato a rappresentarci in Parlamento, al Governo, e nei vari Enti pubblici, Comuni, Province e Regioni.
Ciò premesso, e considerato che alle uscite estemporanee e un po’ a piedi uniti di qualche nostro politico tipo l’ex ministro delle Politiche agricole e oggi Presidente – Governatore della Regione Veneto Luca Zaia siamo abituati, e non abbiamo risparmiato loro, come quando si distingueva come “propagandista del Prosecco”, le critiche che meritavano, non si può assolutamente ammettere che un uomo politico come lui si permetta uscite sgangherate come quella dei giorni scorsi, leggete qui e poi ancora qui, con fare un po’ da bulletto da bar a boicottare i prodotti agroalimentari e non francesi.
E’ comprensibile, umanamente parlando, che si dichiari “Non euro-scettico ma euro-arrabbiato, perché l’Europa ha perso in questa occasione la possibilità di dimostrare il suo valore come entità politica: se serve solo per proteggere gli ogm, è meglio chiamarsene fuori.
Quella a cui stiamo assistendo oggi è un’autentica porcheria” e che “un segnale ai francesi e all’Europa va dato. Innanzitutto dichiariamo la nostra disponibilità a uscire dall’Europa” ma sostenere che c’è “la necessità di cominciare a boicottare i loro prodotti” è ridicolo.
E ancora più ridicolo è lanciare questo appello dando letteralmente i numeri. Non solo fornendo delle statistiche, ma numeri che non corrispondono assolutamente alla realtà e che nessun giornalista si è sognato di verificare se corrispondessero al vero. E di contestare, una volta verificato che erano letteralmente fasulli.
Cosa ha sparato Zaia? Ha parlato, ma guarda te che fantasia, di Champagne. «È una mia vecchia battaglia, il meno 66% dello Champagne è un grande merito che ho avuto e i veneti hanno dato seguito alla mia speranza continuando a preferire le bollicine italiane a quelle francesi».
Bene, il propagandista del Prosecco in servizio permanente effettivo, anche se ha cariche istituzionali, ha parlato di un calo dei consumi di Champagne in Italia che se corrispondessero al vero sarebbero catastrofici e ha palesato uno scenario, forse effetto di qualche “ombra de Proseco” di troppo, dove i consumi di Champagne in Italia sarebbero scesi al livello di qualche sperduta landa desertica.
Piaccia o meno a Zaia, il 66% è totalmente nella sua fantasia, è un’emerita balla.
Per smentirlo non si devono fare salti mortali, basta fare una semplice ricerca sulle pagine del sito Internet ufficiale del Comité Champagne, ovvero del C.I.V.C. francese e del sito Internet del Centro Informazioni Champagne Italia.
Sul sito francese, a questa pagina, si trova il file pdf riassuntivo delle “expéditions des vins de Champagne nel 2009” con tutti i dati riassuntivi, principale Paese importatore per Paese, dell’andamento rispetto al 2008. Alle pagine 24-25 tutte le statistiche relative all’Italia.
Nel resoconto pubblicato nel marzo del 2010 si leggeva testualmente “L’Italie est le marché européen le plus touché par la chute des expéditions de Champagne en 2009. Les ventes ont baissé de 27,9% en volume et de 29% en valeur. Au total, 6,8 millions de bouteilles ont été expédiées, pour un chiffre d’affaires de 130,8 millions d’euros.
Ce sont 2,6 millions de bouteilles de moins qu’en 2008 pour une perte de 53,4 millions d’euros. En 2009, l’Italie accapare 6,1% des volumes et 7,7% de la valeur des expeditions hors de France. Ainsi, l’Italie se maintient à la cinquième place des marchés export derrière la Belgique, après lui avoir concédé la 4ème place en 2008. Depuis 2000, le marché italien s’est contracté de 17,4% en volume et de 16,8% en valeur”.
Il che tradotto per il padano Zaia recita: “l’Italia è il mercato europeo più toccato dal calo di spedizioni di Champagne nel 2009. Le vendite sono calate del 27,9% a volume e del 29% in valore. In totale sono state spedite 6,8 milioni di bottiglie per un volume d’affari di 130,8 milioni di euro. 2,6 milioni di bottiglie in meno rispetto al 2008”.
E inoltre: “l’Italia si conferma al quinto posto dei mercati export subito dietro il Belgio”.
Il calo, causa della crisi economica, non certo merito delle predicazioni prosecchiste di Zaia, c’è stato, ma è intorno al 30%, non certo pari a quel 66 per cento millantato dal governatore veneto.
E nel 2010? Anche in questo caso abbiamo i numeri, qui in italiano e qui in francese relativi all’andamento 2010, dati che parlano di un’Italia diventata sesto mercato export dello Champagne – superata dal Giappone – ma in crescita, anche se solo di 380.000 bottiglie rispetto al 2009, passando da 6 803 419 pezzi a 7.183.113 esemplari.
Inoltre si legge che “Les Champenois, et tout particulièrement les vignerons, sont de plus en plus nombreux à expédier en Italie. On dénombrait en 2009, 144 maisons (+3), 21 coopératives (-2) et 301 vignerons (+11) présents sur ce marché. C’est désormais le troisième marché en termes de nombre d’expéditeurs derrière la Belgique et la Suisse”, ovvero che l’Italia rappresenta il terzo mercato come numero di aziende che spediscono i loro vini da noi, 144 maison, 21 cooperative e 301 vignerons.
Il che appare decisamente contraddittorio rispetto a quel quadro catastrofico di un Italia che rinuncia, anzi abiura allo Champagne per gettarsi anima e corpo tra le braccia degli spumanti di casa nostra, in primis al Prosecco Doc e Docg.

Confermando la mia totale disistima per la stampa italiana che ha preso per oro colato la stima del – 66% dello Champagne in Italia “fanfaronata” da Zaia e non ha fatto nemmeno una verifica della loro veridicità, mi sorge un dubbio: vuoi vedere che il calo verticale di cui Zaia parla è relativo alle vendite non in tutta Italia, ma alla sola zona di Conegliano e Valdobbiadene e dintorni o al massimo, (ma come diavolo ha fatto ad avere simili dati statistici scorporati e regionali?) del solo Veneto?
L’universo ristretto, la piccola heimat che per il governatore è “l’ombelico del mondo”, dove tutto ha inizio e fine, il resto non conta…

7 pensieri su “Boicottaggio dei prodotti francesi: niente Champagne solo Prosecco

  1. Caro Ziliani,
    quando punta il dito su queste uscite dei nostri politici, io rabbrividisco perchè credo che loro sappiano benissimo di dire castronerie colossali (in primis è imparagonabile il prosecco con uno Champagne in quanto tipologicamente e tecnicamente diversissimi, poi la questione dei numeri che lei ci fà notare) e queste tesi le usino appositamente per premere su quei sentimenti sciovinisti e demagoghi con i quali arringare le masse e spostarne il consenso politico.
    E’ persino peggiore, in quanto immotivata, la posizione supina e succube o totalmente disinteressata della stampa che raffazzona con il copia incolla articoli fantascientifici sull’agricoltura e il mondo ad essa legato.
    Queste sono uscite da campagna elettorale, i contenuti sono casualmente i vini.
    Dai suoi numeri sull’import io ci vedo una tendenza interressante di un mercato che stà maturando e orientandosi verso la ricerca di qualità, sostenibilità e perchè no un pizzico di eticità (con un po’ di moda del momento ma tant’è)e ha aumentato, malgrado la crisi economica, considerevolmente +11% l’acquisto di champagne da piccoli vigneron. Chi beve questi prodotti non credo acquisti e consumi grandi quantità di prosecco, sicuramente intreccia le proprie bevute di Champagne con dei metodi classici italiani in un processo che è si edonistico ma anche culturale.
    Io vedo un mercato italiano più maturo che guarda con consapevolezza e con parametri qualitativi la Champagne.

  2. Il ragionameno fila, se non fosse che poi, dopo, si allargano i confini delle DOC “isole comprese”. Allora sarebbe meglio che la politica rimanesse fuori, sempre.

  3. Gent.mo Sig Ziliani, credo che lei abbia centrato il vero problema. Non tanto le sciocche parole di un politico facente parte di uno sguaiato partito abituato a berciare immani idiozie per corroborare lo spirito settario dei Nordisti(e non parliamo delle quote latte!) alquanto creduloni e ignoranti (premessa: originario di Bressanone nasco a Varese…). Il problema è la stampa italiana che fa da gran cassa a simili scempiaggini e altre notizie false o scorrette (ricordate lo splendido Zaia tornato dagli USA dopo aver “sdoganato” lo pseudo-Brunello? Applausi al Ministro e nota delle autortià americane a rettificare!)che giungono alla gran massa dei consumatori che non legge il suo blog o altri approfondimenti, e poi vanno in giro (come sentito al recente Viniatly con le mie orecchie…) a raccontare falsità e/o idiozie da far rabbrividire! D’altronde degna stampa di un degno paese e una degna classe politica. Per ora aspetto Sabato con gioia per aprire alcune perle dello Champagne e della Franciacorta con amici e famiglia. Buona Pasqua

  4. Sì, davvero, le uscite del governatore vanno prese e considerate nell’ambito dell’infelice momento della nostra politica (in fase pre-elettorale), purtroppo sintonica al clima – altrettanto cupo – europeo.

    E allora mi vien da pensare che si son persi di vista il buon senso e il buon gusto, in ugual misura, (per tacere di altri valori, come la solidarietà, che non è mai stata di casa, se non a parole, in questo continente). Che peccato doverlo constatare e che peccato dover ricordare che quando si faceva l’Europa dell’economia, qualcuno si ostinava a insistere che ci sarebbero voluti più attenzione e riguardo per i temi culturali (che sono l’ingrediente-base dei nostri prodotti).

    Continuare a scrivere queste cose fa sentire un po’ datati (e qualcuno penserà pure retorici), ma leggere queste ‘sparate’ fa cascar le braccia.

    Io non penso affatto che Zaia sia uno sciocco; penso – ed è peggio, molto peggio – che lui ci ritenga allo stesso livello delle notizie che lui ci dà, e del modo in cui le esprime.

  5. parliamo di vino per cortesia ……..conosco un sacco di vini che terminano con “aia”…ma zaia….non l’ho mai sentito……cos’è –un vino in lattina??:)) cin cin….

  6. Zaia non fa più testo. Ricordo ancora un suo intervento radiofonico al Gastronauta di Paolini in cui esortava gli Italiani, in occasione delle festività Natalizie, a brindare con il Prosecco e con le altre bollicine italiane boicottando lo Champagne. Penso che se ognuno bevesse ciò che produce gran parte del ns. export, vera ricchezza del settore vinicolo italiano visti gli andamenti del mercato interno, andrebbe a farsi benedire. Ed i tedeschi berrebberò solo birra e Riesling, i giapponesi solo sakè ed i cinesi solo thè. E chissà cosa ne faremmo dei quasi 3 milioni di ettolitri che la sola provincia di Treviso produce.

  7. Non per essere spiritoso, ma io credo che mescolare il vino (chiamatelo Prosecco, Champagne o come volete) con i nostri problemi politici e sociali è quasi peggio che mescolarlo con l’acqua. Beviamo ciò che ci piace e quando ci piace, e non lasciamo che siano gli altri a decidere per noi.

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