Sequestrate 70 mila bottiglie del Langhe Rosso Già 2010: ma non era Già finito?

Veniva da fare i complimenti al Ministero delle Politiche Agricole una volta letta, qui, la notizia che “Oltre 70.000 bottiglie di vino ”Langhe Rosso Doc 2010” sono state sequestrate in provincia di Cuneo da funzionari del locale ufficio dell’Ispettorato per varie irregolarità riscontrate nel sistema di etichettatura. In particolare, oltre a riportare la dicitura per designare i vini a Doc e Docg riservata ai prodotti della Valle d’Aosta di bilinguismo francese e la non corretta indicazione del grado alcolico effettivo, il prodotto veniva presentato con diciture ambigue, quali ”fresco” e ”giovane”, tali da richiamare nel consumatore le caratteristiche di un vino novello, ma tale non era. In ogni caso, utilizzando diciture non previste dal relativo disciplinare di produzione”.
Abbiamo un Ministero che vigila, magari in maniera troppo severa e attenta ai formalismi, sulla regolarità delle etichette e sulla veridicità di quanto vi viene affermato, veniva da pensare.
Ma poi mi sono chiesto, mi di chi sarà mai questo Langhe Rosso? Il dubbio, girando per la Rete e verificando, è stato presto fugato, il vino “presentato con diciture ambigue” secondo quanto dice il sito Internet sopra citato sarebbe nientemeno che il super strombazzato Langhe Rosso Già 2010, presentato come innovativo, inedito, spettacolare (un vino di cui mi risulta essere in corso di progettazione anche la versione in bianco) prodotto e reclamizzato dalla Fontanafredda, con uno spot sul quale non ho mancato, leggete qui, di dire la mia.
Presentato con queste parole ““Già”, tutta un’altra storia rispetto al Novello”, il Già, con qualche ritardo, a cinque mesi dalla sua uscita, viene bloccato, perché incolpato di presentarsi come un Novello senza esserlo.
Non entro per ora nel merito di questa disputa, ma mi chiedo: se è stato davvero un clamoroso successo commerciale come ci hanno detto, perché erano disponibili ancora, in aprile, ben 70 mila bottiglie, quelle che sono state sequestrate?
E’ stato un grande successo, monsù Farinetti che si accinge a salpare a vela per gli States, o un semi flop? Batta un colpo, orsù, ci dica qualcosa…

62 pensieri su “Sequestrate 70 mila bottiglie del Langhe Rosso Già 2010: ma non era Già finito?

  1. A Roma verrebbe giustamente apostrofato come “A’cazzarooo”!!

    Sequestrate le bottiglie per irregolarità nell’etichettatura. Speriamo che non le assaggino, altrimenti con la stessa solerzia, le affondano nell’oceano.
    E pensare che più che il vino doveva contarema l’etichetta in questo progetto…
    D: Andata male è ???
    R: GIA’!

  2. Questa è la dimostrazione lampante che il marketing privo di una base confutabile, diventa lo strumento con il quale una persona si rende grottesca.
    Che figuraccia! Mi ricorda il mio compagno di classe alle elementari: ricco, non proprio carino e che tutti sfottevamo e prendevamo a sberle. Dopo trent’anni, lui è rimasto brutto e ancora più ricco, ma io continuo a sfotterlo lo stesso perché è impossibile non farlo.
    Direi che la vela è decisamente più adatta per un fisico come quello dell’Oscar e quindi gli proporrei di acquistare un circolo velico sul Garda e di mettere sulle barche il marchio Già. 😉

  3. A Roma si chiamerebbe anche ‘na sòla.. In effetti le diciture sono piuttosto ingannevoli e se è compito del Ministero vigilare sulla correttezza delle caratteristiche dei prodotti a tutela dei consumatori, dei prodotti e dei produttori, ben venga il sequestro dei prodotti di chi non rispetta le regole..

  4. da semplice osservatore mi limito a chiedere tre cose:
    possibile che al Ministero delle Politiche agricole siano occorsi cinque mesi per accorgersi che questo Langhe Rosso si presentava al consumatore con “diciture ambigue, quali ”fresco” e ”giovane”, tali da richiamare nel consumatore le caratteristiche di un vino novello, ma tale non era?
    E possibile che in Fontanafredda, nello scrivere le note di presentazione del vino riportate in etichetta non abbiano pensato che le parole scelte potessero apparire ambigue o non rientrare tra quelle consentite dal disciplinare di produzione?
    Ultima cosa: possibile che né lei né nessuno dei suoi colleghi giornalisti vi siate accorti che quegli aggettivi, “fresco” e “giovane” non fossero in regola e potessero risultare ambigui nei confronti del consumatore?

    • ha perfettamente ragione. Noi giornalisti, io per primo, dobbiamo fare mea culpa per non esserci accorti di un testo non in regola con quanto consentito dal disciplinare del Langhe Rosso. E dobbiamo fare mea culpa anche perché molti hanno dato la notizia del sequestro del Langhe Rosso, ma senza voler scoprire chi ne fosse il produttore… O forse l’hanno scoperto e per quieto vivere e ragioni varie (l’azienda in oggetto investe molto in pubblicità) hanno preferito fare gli gnorri?
      Ma trovo assurdo che al Ministero siano serviti cinque mesi per accorgersi che qualcosa non andava bene… Perché questa improvvisa scoperta solo ora?

  5. questa notizia fa cadere un mito, quello di Farinetti grande venditore e commerciante. Se c’erano ancora 70 mila bottiglie da vendere, bottiglie di un vino giovane da apprezzare soprattutto a poco tempo dalla vendemmia, evidentemente non si é trattata di un’operazione commercialmente riuscita. E anche il “mago” Oscar Farinetti, anche se abilissimo a presentarsi, ha problemi a vendere. Soprattutto un vino come il Già…

  6. Mi pare assurdo che un mago della comunicazione, quale viene definito Farinetti, possa aver commesso un simile errore. Era lampante che l’utilizzo “Nuovo”, “Fresco”, “Giovane” volessero indurre il consumatore a considerarlo Vino Novello, cosa che assolutamente non è… In secondo luogo mi pare che 70.000 bottiglie (alias 52500 litri) a poco più di 150 gg dalla prossima vendemmia non siano assolutamente poche. Che il venditore di Utopie “questa” volta abbia toppato?

    • in effetti all’articolo 7 si legge: “Nella designazione e presentazione dei vini a denominazione di origine controllata
      “Langhe” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, naturale, scelto, selezionato, superiore, riserva, vecchio e similari”…

  7. Si Franco, infatti la contestazione sulla parola “giovane/fresco” parte proprio da lì (immagino).

    Sarei curioso di vedere una retro…ma non riesco a trovare un’immagine decente.

    Qualche utente riesce a postarne una? Sarebbe interessante darci un’occhiata tutti insieme.

    • ma se il “reato” stesse tutto in questa piccola imprecisione, mi sembrerebbe un caso di accanimento giudiziario, ed un’eccessiva pignoleria… Io non credo proprio che volessero turlupinare i consumatori, facendo capire che si trattava di una specie di Novello che Novello non era… Per me l’unico fatto grave é che ci fossero ancora, a metà aprile, 70 mila bottiglie di quel vino ancora invendute… Ma come, il Novello Re Mida è un comune mortale che fa errori come tutti noi?

  8. Per una bevanda che si trova ormai in quasi tutti i supermercati di Italia 70.000 bottiglie di stock in cantina non sono poi tantissime..
    Se dovranno togliere le etichette non conformi e riapplicare la giusta etichettatura certo si tratterà di un costo notevole da sostenere..
    L’articolo parla poi di sequestro della parte imbottigliata ed etichettata per non conformità dell’etichettatura quindi non si può escludere che ci siano ancora molti ettolitri in acciaio pronti per l’imbottigliamento e per la messa in commercio..

    • ma quali altri ettolitri pronti per l’imbottigliamento!! Si tratta di un vino per sua definizione giovane e fresco, che dovrebbe dare il suo meglio nei primi mesi. Commercializzare ora un vino presentato con quelle caratteristiche e commercializzato ai primi di dicembre sarebbe un clamoroso errore, un autogol d’immagine oltre che commerciale

  9. Ziliani forse le farà piacere vedere che non é stato il solo a dare la notizia del sequestro del Langhe Rosso Già di Farinetti e che un altro blog ne abbia scritto facendo il nome dell’azienda. Magari sarà meno contento nel vedere che hanno accuratamente evitato di citare il suo blog..

    • caro Mauro, ognuno si comporta secondo il proprio stile. Se altrove hanno dato la notizia diverse ore dopo Vino al vino e non hanno ritenuto di ricordare che la notizia era già stata data qui, avranno avuto le loro buone ragioni… Che non capisco, ma saranno sicuramente ragioni valide. Io solitamente amo citare i blog ed i siti che hanno avuto l’abilità e la fortuna di dare determinate notizie prima di me, evidentemente é uno scrupolo di correttezza che sento solo io, vecchio romantico che non sono altro

  10. Ora non cominciate a dire “l’ho detto prima io”, Mauro ti piace rimestare?
    L’ha riportata prima Franco Ziliani la notizia, ok? Ma quello che conta di più non é la notizia in se’ ma come viene presentata e quali commenti provoca.
    Per me, due sono gli aspetti salienti, forse tre:

    – che il vino non abbia fatto il fumo nei primi tre mesi, considerando i punti di forza che Farinetti ha nei negozi Eataly, a Torino non so, ma a New York non c’é storia. Nell’enoteca adiacente alla splendida ed abbondante food hall si vendono soprattutto i vini “Farinettiani” o quelli del socio americano Jo Bastianich. Se ne sono rimaste ancora 70.000 bottiglie e ne sono state vendute 150.000 non é un bel risultato.

    – che lo staff di Fontanafredda, persone veramente professionali e molto competenti, non si sia accorto della gaffe sull’etichetta.

    – e che la Repressione Frodi ci abbia messo tanto nello scoprire una pecca nel testo. O che abbia deciso di rendere noto solo adesso l’avvenuto sequestro.

    Quanto a chi volesse commentare dicendo che alcuni blog in generale e questo in particolare non perdono occasione di dare addosso a Farinetti, metto le mani avanti nel dire che se ci si piglia la responsabilità non solo di produrre vino, ma anche di “comunicarlo” in un certo modo si devono accettare anche le critiche e gli appunti che tale “comunicazione” provoca.

  11. Come sempre condivido pienamente il commento di Nelle Nuvole. Solo una cosa non ni torna: dove avete letto che sono state vendute 150 mila bottiglie?

  12. Caro Franco,non riesco a gioire per questa notizia,anzi pur non nutrendo eccessiva simpatia per il sig.Farinetti questa volta ritengo di schierarmi assolutamente dalla sua parte,innanzi tutto se non vi sono rischi per la salute del consumatore danneggiare un comparto che soffre di suo rimane sempre dannoso,nello specifico ritengo che si è voluto colpire Farinetti proprio perchè la notizia crea clamore,sono a conoscenza di decine e decine di etichette con diciture molto più gravi,quelle sì ricadono nella truffa alimentare,spero che il buon senso prevalga.
    Vittorio Cavaliere.

    • caro Vittorio, solo un imbecille potrebbe gioire per questa notizia. Io stesso credo che si parli di una sorta di “accanimento” che punisce un’irregolarità di davvero scarsa portata. E sono persuaso che l’errore sia stato fatto in buona fede, senza nessuna volontà di turlupinare il consumatore e di far apparire come simil Novello qualcosa che con il Novello non ha nulla a che fare. Resta il fatto che si é voluto sottolineare nella comunicazione del prodotto il carattere di freschezza, di gioventù, il fatto che apparisse a pochissimo tempo dalla vendemmia, che fosse un vino espressione della nuova annata. Ma come si concilia questo con il fatto che questo vino giovane e fresco fosse sul punto di essere commercializzato, prima del sequestro, a metà aprile, in un periodo che dalla primavera guarda già verso l’estate? Vino da consumare fresco e giovane oppure vino da vendere, magari perché non si é riusciti a farlo completamente prima, anche dopo? E’ questa la cosa che imputo a Farinetti, un’aporia nella comunicazione che da un genio della comunicazione come lui mi suona strana…

  13. @Enzopiet delle 150.000 bottiglie vendute l’ho letto su un altro blog, che ha pubblicato la stessa notizia, DOPO Vino al Vino.
    PS. Mio padre si comprava e si leggeva regolarmente 5 quotidiani, testate che trattavano le stesse notizie in modo diverso. E’ rimasto fino all’ultimo una persona con le sue idee e la sua autonomia critica. Molto più modestamente e nei limiti di tempo concessi dal mio lavoro cerco di fare lo stesso seguendo più blog. Tante persone, un unico amore, il vino, e benvenuta una sana competizio-collaborazione.

  14. Facendo un paio di congetture, direi che:
    a) la scorrettezza formale nel riportare il grado alcolico riguarda l’etichetta, dove è scritto “12 gradi”, senza riferimenti all’alcol e al volume;
    b) l’aggettivo suscettibile di generare confusione con il Novello è “nuovo”, più di quelli citati (giovane e fresco);
    c) l’avere scritto in etichetta le caratteristiche del vino ha esposto a contestazioni di violazione del disciplinare che forse non ci sarebbero state se si fosse utilizzata la retroetichetta (come fanno i comuni mortali…);
    d) il ritardo di mesi nell’intervento di “censura” rispetto all’uscita del vino si spiega probabilmente con il fatto che esso si basa su un esposto, come credo sia di fatto la norma.

  15. Per esperienza personale, in occasioni come queste alla base di tutto c’è sempre un esposto. Altrimenti la “beneamata”, o repressione frodi che sia, hanno ben altro da fare. Ragion per cui c’è in giro qualcuno che al buon Farinetti non vuole proprio tanto bene. O si tratta di semplice Italica invidia.

  16. A parte le diciture non corrette,sembrerebbe che la gradazione di 11 gradi sarebbe stata ottenuta abbattendola in maniera “forzata”.
    Ricordo di aver letto che all’uscita di Già si era utilizzata questa pratica
    Infatti le uve utilizzate,nebbiolo, barbera e dolcetto hanno una gradazione dopo la fermentazione di almeno 12/12,5 gradi.
    Danilo

  17. Pingback: Vino Wire » 70K bottles of Farinetti’s Già impounded by Italian authorities

  18. Io questa sera le bottiglie di Già le ho viste ben esposte in un supermercato al prezzo di euro 9,50 e non capisco.
    Non entro nella questione pruriginosa del sequestro delle settantamila bottiglia per una questione di sintassi o scrittura dell’etichetta non conoscendo disciplinare e norme regolano la questione, ma se in Piemonte bloccano le stesse bottiglie esposte stasera in Toscana nel supermercato in bella evidenza sullo scaffale delle promozioni, cosa vuole dire: siamo arrivati al tanto atteso e sognato federalismo?

  19. Questa fa scalpore, come è giusto che sia. Ma avete una vaga idea di quante bottiglie ci sono in circolazione con irregolarità nell’etichettatura? Ora mi pare che se si volesse indagare più a fondo sulle irregolarità (chiamiamole pure così, dato che è Pasqua e siamo più buoni) del mondo del vino, non mancherebbero certo le piste da seguire. E con dimensioni e gravità di ben altra portata. Ma in questo caso il mkgt si è rivoltato contro e mi chiedo: Qui prodest? Eh Già,povero Farinetti, mi sa che la “cagatina” del piccione dell’ottimismo della nota campagna Unieuro(creatura del Farinetti per chi non lo sapesse) stavolta gli sia caduta in testa. Dicono che faccia crescere i capelli.

  20. Criminallizzo il metodo non il luogo. Perchè usare i vini buoni livello per vendere quelli di basso livello quando “basterebbe” spingere il consumo dei prodotti veri ? Perchè sui prodotti veri il ricarico è basso, invece su quelli di basso livello, soprattutto se li produco io, il ricarico è altissimo.
    E qui sto generalizzando sull’intera gamma che offre la GDO.
    Tanto è vero che chi predicava che non è vero che i prodotti buoni debbano costare tanto aveva ragione solo in parte, perchè ometteva di aggiungere “..a me.”
    Spero che le critiche possa essere costruttive, ogni tanto.

  21. Davvero Franco, speriamo ora che la discussione non diventi spunto per criticare la vendita di vino nei canali GDO se no non se ne esce più.

  22. Perché “abbasso la GDO”, paolo@?

    La GDO mica toglie spazio (mentale e fisico) ai vini veri (o naturali, o artigianali).

    Il mondo del vino è vario e articolato.

    Anche per questo è affascinante; l’importante è che non ci siano ombre…

  23. E’ facile accanirsi sull’affarista Farinetti e su un prodotto che di certo non entusiasma. E’ spiacevole però che il sequestro sia giustificato con la necessità di tutelare il novello italiano, che come sapete può essere una fregatura ben peggiore, anche grazie a una legislazione idiota…

  24. @Silvana
    Sul fatto che toglie spazio avrei molto da dire, ma non ora per non andare OT. Sul fatto delle ombre ce ne sono molte parlando di prodotti industriali. Volete forse dirmi che le merendine sono fatte con prodotti naturali? Volete forse dirmi che le aranciate sono fatte con il succo di arancia , o che il vino nel tetrapack è fatto tutto con l’uva?
    Io contesto il metodo, sarei anche più talebano di Petrini o del Ginettaccio, perchè alla fine della fiera comprando il prodotto industriale noi stiamo svilendo la campagna ed i contadini.

    @Barone Barolo
    Hai ragione, spesso la legislatura è idiota, ma da chi è stato votato quell’idiota del legislatore?

    • Paolo, siccome non ho voglia di beccarmi querele da Tavernello e affini non posso che prendere le distanze da quanto affermi e sostenere che, sino a prova contraria, il vino nel tetrapack é tutto prodotto con uva. E della migliore qualità. Non ci sono elementi concreti, credo, per sostenere il contrario

  25. @ Pagliantini
    Se non ci sono questioni di tossicità in ballo (vedi vino al metanolo nel 1986) è normale che i sequestri si concentrino sull’invenduto che giace in cantina, piuttosto che andare a ripescare capillarmente le bottiglie sparse sul territorio nazionale: se non altro, per una questione di costi.
    Ricordo che anche durante lo scandalo del Brunello alcuni interventi avevano segnalato che bottiglie di pari annata delle aziende sottoposte a sequestro erano regolarmente in vendita in enoteca.

  26. @Paolo: beato te che riesci a fare a meno dei prodotti industriali, io – ahimè – non ci riesco. Il PC che hai usato per postare qui è anch’esso artigianale, per curiosità?

  27. Nella mia città c’è un ipermercato che sullo scaffale ha Granato e Teroldego Foradori.
    Allo stesso prezzo a cui li trovi in enoteca.
    Scelta coraggiosa da parte del buyer o autogol della produttrice ?
    Purtroppo certi vini bisogna anche comunicarli per venderli.
    Se li lasci passivamente sullo scaffale, là rimarranno.

  28. caro paolo@: il bello è poter scegliere tra i diversi prodotti (potendoselo anche permettere economicamente parlando).
    Per essere molto chiara: finchè compro un prodotto (industriale o manufatto) la cui etichetta corrisponde al contenuto, sono in grado di decidere liberamente.
    Mi sento invece truffata quando l’etichetta usa in modo mendace una denominazione o una provenienza, magari anche per farmi pagare di più il prodotto.
    Che sia vino o latte (!), o altro.
    I prodotti industriali fanno parte della nostra storia, anche loro!

  29. Pingback: Andrea Pagliantini » Blog Archive » La porta del Già

  30. Attenzione FYI secondo la nuova normativa il punto dopo vol non va messo!!!!!
    in Germania sono state sequestrate bottiglie che lo avevano.Queste sono anche le storture della legislazione e magari su altri prodotti alimentari non vengono neanche indicati gli ingredienti!Nel settore vitivinicolo abbiamo ben 21 organi di controllo!!!!!!In merito alla vicenda concordo con l’amico e conterraneo Vittorio C

  31. Io vivo a Torino e mi non mi pare affatto strano andare al mercato rionale e trovare contadini che vengono da Cortezanzo di Murisengo, Guarene, Cavour e Mondovì per portare i loro prodotti. Il vino lo compro in azienda nel Roero e nel frattempo ne approfitto per acquistare formaggi d’alpeggio e pollame allevato all’aperto. Così facendo spendo anche meno. Forse sono fortunato perchè non ho bisogno del supermercato se non per i detersivi e poche altre cose. Forse sono avvantaggiato perchè il mio lavoro mi porta a conoscenza di tante realtà agricole italiane. Ma il “vizio” di comprare prodotti in loco lo avevo anche 25 anni fa. Se in tutta Italia si potesse far così spendenderemmo anche meno in medicine (questa è una frase “rubata” al talebano Petrini).

    A proposito di etichette: vi siete mai chiesti come mai l’unico alimento esente dall’ avere un etichetta dove si dichiarano i contenuti è proprio il vino ?

    P.S.
    Il mercante è troppo impegnato per prepararsi la sacca che Domenica salpa.

  32. Caro paolo (minuscolo perché così si firma lei)@, io vivo a Montalcino e al super vado pochino, anch’io. Però invidio gli acquisti di formaggi d’alpeggio e di pollame veramente ruspante!
    Questo era un addendum al mio commento precedente!

  33. Per fortuna che a controllare la forma sono più attenti che a valutare la sostanza. Era GIA’ ora di farne a meno…meno male!

  34. ..comprate pure i vini in GDO,ci mancherebbe (e consumateli fino all’ultima goccia..)…ma ricordatevi che li aveti presi..”senza poesia”..

  35. Non ho assaggiato il vino GIÀ e quindi mi dovrei tacere. Vorrei peró andare un po’ fuori del seminato con una considerazione: se é vero che la produzione venduta é stata di centocinquantamila bottiglie, tanto di cappello. Per un vino “costruito”, presentato per la prima volta e, a quanto ho letto, comunque palatabile, non é una cifra da disprezzare.

    Siccome il vino bisogna anche venderlo, a meno di non produrlo, ben vengano operazioni che comunque agitano le acque. La legge c’é e va rispettata. Chi ha sbagliato, per dolo, ignoranza o distrazione, paghi. Ma leggo molto “dare addosso” ad un operatore che comunque qualcosa ha cercato di inventarsi. Non dimentichiamo che negli anni o amministrazione passati, Fontanafredda ha mandato all’estero
    vini di correttissima legalitá in etichetta, la tradizionale argentata, in bottiglie di inappuntabile albesitá contenenti solenni ciofeche. Forse il GIÀ fa parte di una operazione di
    risollevamento del marchio.

    Ho letto molte opinioni su questo vino, ma ancora non una riga su un fatto fondamentale:
    chi ci mette la faccia.
    Agli inizi degli anni settanta un cavillo, una pignoleria sulle etichette, portó al sequestro temporaneo di una piccola partita di Barolo di Conterno Giovanni buonanima. Il produttore dopo neanche un giorno si rivolse ai suoi clienti, alla stampa e un’ altra buonanima, Gino Veronelli gli dedicó una rubrica su Panorama. A quei tempi il nome – oggi “sacro” – di Conterno Giacomo non era conosciuto ai piu´. Il danno di immagine sarebbe stato limitato e fuori di Alba il migliaio scarso di bottiglie sub judice, non sarebbero state abbastanza per scalfirne la fama tra gli amatori. La cosa si risolse – come tutti avevavno previsto – in una bolla di sapone.

    Forse la notizia del sequestro del GIÀ é troppo nuova, forse l’ufficio stampa ed i PR di Fontanafredda non hanno avuto modo di reagire, altri “forse”: peró se tra una veleggiata e l’altra il responsabile oggettivo ci mettesse la faccia e raccontasse ai suoi clienti
    quello che e´successo e perché e´successo, beh credo che un pezzo di cittadinanza langarola se lo guadagnerebbe subito.

  36. @federico: Probabilmente me lo sono perso: sai dirmi dove lo ha raccontato ? link o riferimento a testate di giornali ? Un grazie anticipato, Carlo

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  38. RIPORTIAMO I DATI DI UNA NOSTRA RICERCA SPERIAMO INTERESSANTI :

    L’IMPORTANZA DELL’ETICHETTA La maggior parte delle aziende non analizzano in modo scientifico la capacita’ della comunicazione di creare valore.

    Giudicano semplicisticamente su cio’ che è bello e non è bello e spesso inoltre l’imprenditore tuttologo costringe l’agenzia a realizzare quello che vuole lui…

    Il marketing è molto diverso dalla comunicazione.
    Il marketing deve guidare in modo scientifico la comunicazione e non puo’ un’angenzia di comunicazione lavorare bene senza dati quantitativi ottenuti in modo scientifico.

    In una delle più grandi superfici delle Marche ho effettuato un esperimento tra qualche migliaio di etichette di vino per applicare il modello da me sviluppato volto ad analizzare la percezione delle differenti proposte.

    In particolare il modello ha analizzato :

    1. ATTRATTIVITA’ DELLE ETICHETTE ( GIUDIZIO SULLA CAPACITA’ DELL’ETICHETTA DI ATTRARRE RISPETTO ALLE ALTRE MIGLIAIA IN OFFERTA)

    2. INTERESSE DELLE ETICHETTE ( CAPACITA’ DELL’ETICHETTA E DELLA BOTTIGLIA DI TRASFERIRE VALORE PERCEPITO, ANALISI DEI VALORI TRASFERITI DALLA BOTTIGLIA E DALL’ETICHETTA, MESSAGGI MEMORIZZATI)

    3. DESIDERIO DI ACQUISTO DELLE ETICHETTE ( COERENZA DELLA PERCEZIONE CON IL POSIZIONAMENTO DI PREZZO)

    4. ACQUISTO EFFETTIVO DELLE ETICHETTE ( DISPONIBILITA’ REALE ALL’ACQUISTO RISPETTO ALL’OFFERTA COMPLESSIVA DELLA SUPERFICE)

    Abbiamo anche analizzato l’elasticita’ della curva di domanda al prezzo : cioe’ quanto avrebbe incrementato la domanda ad una diminuzione del prezzo.

    Mediamente abbiamo individuato che a una riduzione del 18% del prezzo si avrebbe un incremento del 26 % della domanda, anche se questo dato varia molto da bottiglia a bottiglia.

    La domanda crescerebbe mediamente anche del 32% modificando le bottiglie e le etichette delle aziende non selezionate, in alcuni casi si ha un incremento massimo del 169 % delle vendite alla modifica del pack!!!!
    In particolare è stata lamentata la incapacita’ delle bottiglie di trasferire valori seduttivi e di far comprendere il valore del territorio.

    Le prime due bottiglie di rosso selezionate sono state
    RAPITALA’ SIRE NERO SYRAH prezzo 8 euro
    YELLOW TAIL SHIRAZ CABERNET prezzo 6,87 euro

    Le prime due bottiglie di bianco selezionate sono state:
    VILLA SOLARIA FALERIO VELENOSI prezzo 8,17 euro
    VINNAE SERVUS CELLA RIBOLLA GIALLA JERMANN prezzo 18,87 euro

    A questo punto buon lavoro a tutti!!!!

    gabriele micozzi
    UNIVERSITA’ LUISS
    UNIVERSITA’ POLITECNICA DELLE MARCHE

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