Eataly New York, tutto bene per il cibo, ma il vino? By Nelle Nuvole


Come al solito impegnata a difendere i colori del vino italiano in giro per il mondo, l’ottima Nelle Nuvole questa volta ci ha inviato una cronaca nientemeno che dalla Grande Mela, New York.
Obiettivo della sua analisi la filiale nuovayorchese di quell’autentico Bengodi del wine & food che è Eataly, creazione di quel personaggio celebrato e controverso che é Oscar Farinetti.
E questa volta non sono soltanto le consuete lodi cui è abituato da una stampa sempre pronto a celebrarlo che Farinetti riceve, anzi… Buona lettura!

Confesso di avere una grande ammirazione di Oscar Farinetti come imprenditore. Mi sembra un italiano convinto del valore del vino del nostro Paese e lungimirante nei propri investimenti. Una bestia rara che non ha paura di esporsi in prima persona e di lavorare sodo con intelligenza per coniugare le sue passioni con un ritorno commerciale.
Per questo motivo sono ritornata a Eataly in occasione della mia recente visita a New York. C’ero già stata mesi fa ed insieme ad amici avevo mangiato molto bene in uno dei tanti ristoranti che si trovano all’interno di questo grande complesso.
Per chi non ne avesse sentito parlare Eataly é una “Food Hall” molto estesa, situata in una zona di Manhattan strategicamente importante. Una “prime location” come si dice da queste parti.
Il concetto riprende quello dell’originale Eataly a Torino. Per intenderci, é un avamposto del Made in Italy gastronomico nel cuore del mercato più importante del mondo per noi italiani. Inutile dire che si tratta di una vetrina essenziale per chi vuole sfondare in America.
Non voglio però soffermarmi sulla parte gastronomica. Il posto é sempre pieno zeppo di gente che mangia e compra. Molto trendy e molto accattivante.
Quello che mi ha colpito ed anche addolorato riguarda l’offerta e la presentazione dei vini. Per motivi di licenza, l’enoteca ha un ingresso separato dall’ingresso principale. Lo spazio é modesto in confronto al resto, un negozio normale. All’interno ci sono cartelli molto ben fatti che spiegano i principali vitigni di ogni regione e anche le principali denominazioni. Il personale che serve é ben addestrato ed in grado di fornire spiegazioni e consigli.

Tutto bello, bellissimo, a parte i vini. Qui casca l’asino, come diceva mia nonna.
Devo fare un passo indietro. Oltre a Farinetti, socio maggioritario di Fontanafredda, socio minoritario dell’Azienda Monte Rossa, proprietario della Borgogno e con interessi nell’Azienda Serafini e Vidotto e Zamò e Palazzolo, gli altri investitori sono lo chef/imprenditore Mario Batali e Jo Bastianich, figlio di Lidia, grandissima figura nel panorama culinario italo-americano e ambasciatrice da sempre della cucina italiana di grandissima qualità.
Jo Bastianich da tempo possiede un’azienda vinicola in Friuli e recentemente produce (imbottiglia?) vini in quel di Scansano (Toscana). Impossibile non notare che la maggior parte dei vini in offerta sono in qualche modo legati ai personaggi summenzionati.
Impossibile non notare che ci siano ben 8 settori dedicati ai vini piemontesi, 3 per il barolo, 1 per i vini di Fontanafredda, 2 per i vini Borgogno, 2 per il Barbaresco.
Parimenti c’é solo un settore che comprende le denominazioni Brunello di Montalcino, Rosso di Montalcino, Chianti Classico. I Brunello in offerta sono quelli di Banfi, Gaja, Antinori, unico outsider La Rasina. Tutti dell’annata 2004. Come Rosso di Montalcino l’unica offerta é quello della Banfi.
Per i vini della zona di Scansano ci sono quello dell’azienda La Mozza (Jo Bastianich) altrimenti l’unica scelta é il Morellino di Scansano riserva di Cecchi. Accanto c’é il settore dei Supertuscan con i soliti noti. Per i gli Amarone domina Allegrini.
Le due vetrine hanno in promozione la denominazione Soave e la scelta é un poco più ampia, ma non più di tanto. Potrei continuare con una lista infinita degli assenti.
Vergognosamente manca del tutto la produzione della Calabria, mentre quella generale del sud é talmente ovvia , scontata e limitata da rendere una qualsiasi enoteca italiana molto più avventurosa e lungimirante nelle sue proposte.
Si tratta quindi non di un negozio di vini ma di una vetrina promozionale esclusiva o quasi per le produzioni dei soci Eataly. Non so quali siano le politiche commerciali legate a questa scelta, ma mi chiedo, anzi chiedo al Signor Farinetti che so persona sensibile e attenta: é mai possibile che in un luogo che si propone come il portabandiera dei vini di qualità italiani, in un posto dove sarebbe possibile finalmente far conoscere la grande varietà della nostra produzione e del nostro territorio, ci sia tanta scarsità?
Signor Farinetti, ci rifletta un momento, si metta al tavolo con i suoi soci e si interroghi su quel che vuole far diventare il ramo enoico del bellissimo progetto Eataly all’estero. Glielo chiede una sua ammiratrice, una dei tanti italiani che quando va in giro per il mondo vuole sentirsi rappresentata sul serio.
Nelle Nuvole

32 pensieri su “Eataly New York, tutto bene per il cibo, ma il vino? By Nelle Nuvole

  1. Le risposte sono facili da trovare. Farinetti, promuove i suoi vini e quelli delle cantine che erogano contributi in denaro per entrare nel “fantastico” mondo di eataly. La qualità è data dal portafoglio e non dal lavoro in vigna e in cantina.

    Così facendo,si disarmano le piccole realtà che potrebbero farsi conoscere da tutti i fruitori di Eataly.

    Farinetti: uomo d’idee, ma non uomo di vino….

  2. Thanks for the report, Nelle…Come to Texas, we have our own Italy place and Eataly shops with great southern wine selction. Soave too. And lots of Morellino and Brunello.

  3. Il problema è sempre quello: i produttori italiani mai uniti, ma sempre concorrenti tra loro in Italia e all’estero. Vuole che il sig Farinetti faccia vetrina, in un mercato importante come quello USA, a vini migliori di quelli che produce?!

  4. “Si tratta quindi non di un negozio di vini ma di una vetrina promozionale esclusiva o quasi per le produzioni dei soci Eataly”

    beh insomma senza scomodare lapalisse ma se il negozio e’ Eataly mi sembra abbastanza logico che venda vini legati ad Eataly … o no ?

    poi sono d’accordo anch’io sui giudizi circa i vini proposti da Eataly, infatti i miei vini non li compro da monsu’ Farinetti. Pero’ non si puo’ pretendere che monsu’ Farinetti non venda il suo vino.

  5. Ma Farinetti cosa sarebbe per voi? Un filantropo, un novello Cristoforo Colombo, un Bovè dell’enogastronomia italiana? Basta chiarirsi e basta intendersi.
    E’ uno che prima vendeva lavatrici e frigoriferi e oggi vende e/o somministra vino e cibo.
    Per me è solo e semplicemente un imprenditore e in quanto tale, nel rispetto delle regole, deve rendere conto a sè stesso, ai suoi soci, ai suoi dipendenti, ai suoi creditori e ai suoi clienti, stop. A fine mese bisogna onorare gli impegni, che in quel di NY credo siano abbastanza gravosi peraltro, il resto è filosofia.
    Se l’enologia italiana ha bisogno di Farinetti per promuoversi vuol dire che sta alla canna del gas, di sicuro ogni imprenditore ha il diritto di scegliersi cosa vendere.
    Tutto sto parlare di Farinetti è solo un abile operazione di marketing e comunicazione che denota l’abilità del personaggio ma francamente mi chiedo perchè certi giornalisti di settore parlino di lui così di continuo

  6. Per la promozione all’estero di vini e prodotti italiani non possiamo pretendere che un privato imprenditore si faccia carico di compiti che dovrebbero essere di pertinenza di organizzazioni ed enti statali a cio’ predisposti e che tanto costano a noi contribuenti. A meno che la sua mission, alimentata con denaro pubblico e con pubblica delega, sia proprio quella di promuovere i prodotti nazionali.
    Non conosco la struttura di Eataly, potrebbe darsi che anche loro siano beneficiari di contributi pubblici di varia specie finalizzati alla propria promozione, cioe’ al proprio lecito interesse commerciale. Ma neanche in questo caso si ha obbligo di promuovere indistintamente il prodotto italiano, l’obbligo morale non e’ compreso nelle regole del capitalismo.
    Cio’ premesso perche’ dobbiamo chiedere a questo imprenditore di fare l’eroe gratis? Quando ci sono le strutture pubbliche, ben dotate di quattrini, che hanno il compito di sviluppare agevolare e promuovere il sistema Italia all’estero? Questi enti non lo fanno? non producono risultati all’altezza perche’ il Sistema e’inetto e cialtrone? Sono conniventi con i potentati locali? Cominciamolo a denunciare, cominciamo dal basso, anche in questo blog.

  7. è una notizia vecchia di mesi……e poi no comment sul posto….un “mangificio” italiano in stile americano…..ci sono stato più di una volta…….i vini presenti da Eataly??? una piccola e mediocre rassegna del vino italiano…punto

  8. Non so, forse il pezzo che ho scritto spiega male il mio punto di vista. Per riassumere:
    Oscar Farinetti é un imprenditore, i suoi soci americani sono imprenditori. Devono fare soldi e vendere il vino che producono (imbottigliano’). Hanno messo su il carrozzone meraviglioso che é Eatitaly a New York. Uno spazio immenso diviso in tante sezioni in cui si fa il pane sul posto, si fa la mozzarella di bufala sul posto, si esaltano tanti prodotti alimentari italiani con la possibilità di mangiare nei vari reparti.
    Una meravigliosa locomotiva promozionale per il nostro Made in Italy mangereccio.
    Poi c’é l’enoteca. E qui i tre soci dimenticano il Made in Italy e pensano solo al Made by Farinetti, Batali, Bastianich. Se qualcun altro vuole entrare deve pagare pegno.
    Per me non va bene, mi sembra un colossale malinteso (eufemismo) in cui il consumatore americano é invitato a considerare come eccellenza del vino italiano solo certe aziende. Chi entra nell’enoteca è portato a pensare che il Piemonte copra la maggior parte della produzione enoica perché c’é più offerta. La regione Calabria, illustrata nel pannello generale relativo ai principali vitigni autoctoni con il Gallioppo, non é presente né con un vino né nei pannelli che introducono le singole regioni. Proprio non c’é.
    Sinceramente non mi interessa che il trio faccia i propri affari perché se io apro con grancassa mediatica un posto come Eatitaly a New York ho delle responsabilità anche nei confronti del Drinkitaly. Altrimenti regalo agli americani un’immagine dell’Italia enologica falsa e scorretta.
    Era meglio non aprire affatto questa enoteca e limitarsi al cibo.
    Ho segnalato la mia irritazione (altro eufemismo) a Vino al Vino, e indirettamente anche al Signor Farinetti, che spero mi legga e provveda ad ampliare l’offerta e l’informazione riguardo ai vini italiani. Ha fra le mani uno strumento formidabile e mi auguro che lo usi, nonostante le pressioni dei suoi soci. Lui si definisce mercante di utopie, gli altri due mi sembrano mercanti e basta.

  9. sensibilità, questo è quello che manca a Farinetti.
    sicuramente è una persona lungimirante, uno che con i conti ci sa fare, ma non una persona sensibile soprattutto ai problemi del mondo del vino italiano oggi.
    “mors tua vita mea” oggi più che mai non esiste più, scordiamoci che qualcuno possa produrre e vendere vino senza far parte di un territorio o, come in questo caso, di una nazione (non a caso si chiama Eataly!)
    Le istituzioni non ci sono, se si vuole fare qualcosa, qualcosa di veramente importante, lo dobbiamo fare noi, noi produttori ognuno per le sue possibilità e capacità, non si può sempre aspettare il pubblico.
    Visto che usa il nome Italia (più o meno), che spaccia italiantà, non pretendo che debba per forza vendere i vini degli altri, ma almeno dia una panoramica degna e totale della produzione nazionale, poi se vuole spingere i suoi o quelli dei suoi soci liberissimo di farlo.
    sicuramente se ci fossero più vini, e più vini buoni, vini rappresentativi del loro territorio il Farinetti guadagnerebbe notevolmente in immagine e il titolo del post della sempre attenta e intelligente N.N. forse sarebbe stato “diamo un oscar a oscar”!

  10. Non credo proprio che NN o qualcunaltro in buona fede si potesse aspettare altro da Farinetti, fa il suo mestiere per il suo tornaconto. Diverse sarebbero state le aspettative se invece qualcuno avesse conosciuto questo imprenditore attraverso le agiografie che ogni tanto qualche giornalista gli dedica. Di imprenditori salvatori della Patria già ce ne abbiamo uno, credo che ci possa bastare.

  11. NN sia detto con rispetto ma non vedo proprio il punto

    Farinetti pensa al suo portafoglio e molto giustamente

    se qualcuno in calabria pensa altrettanto giustamente che il ciro’ possa essere ben venduto a new york non ha che da fondare eatalysouth e aprire un simil mangificio a times square. sono sicuro che come qualita’ la calabria (o la sicilia il friuli l’abbruzzo qualsiasi regione in italia) non sia seconda al piemonte.

    but money talks and bullshit walks

  12. Suslov ahimè sono d’accordo con te …Mister “Farinedi” come lo chiamanoi oltre oceano pensa ale sue già piene tasche e del gaglioppo o della passerina non gliene frega un emerito fico secco!!!! NN posso capire il tuo post ma sono altri gli esempi da portare per elogiare il made in italy…..

  13. Ma scusate , dove sta scritte che vendere anche anche i prodotti degli altri non si facciano soldi o sia da ONLUS ????
    Da quel poco che capisco questo Sig. Farinetti è un imprenditore che produce vino ma commercializza anche prodotti alimentari. Capisco che dia la precedenza ai suoi prodotti ma chi l’ha detto che non sia sensato vendere anche gli altri? Io credo che quando si è su un mercato si debbano fidelizzare i cliente anche cercando di soddifare le sue richieste a preschindere da chi le produca.
    Il settore beverage l’ha capito da anni non capisco cosa aspettino gli imprenditori del vino …

  14. Certo e’ che se uno si presenta col brand della Penisola e grancassa mediatica , puo’ sicuramente trasmettere in ambienti non informati una immagine dell’Italia enologica falsa e scorretta.
    E’ assolutamente condivisibile l’irritazione che ha ingenerato codesto negozio di vini newyorkese ed in verita’ io ho ben compreso il senso del messaggio di Nelle Nuvole e mi unisco al dispiacere, pero’ non dobbiamo sottovalutare l’impegno economico che un vasto’assortimento vini comporta, in particolar modo in mercati dove ogni bottiglia ha un gravame notevole fra oneri di trasporto, dazi ed imposte varie da pagare in anticipo, per non parlare poi delle bottiglie difettose che non mancano mai o di tipologie che non hanno avuto successo e che ti tieni sullo stomaco per anni. A mio giudizio a New York come a Mosca o Pechino, con quel modello di business impostato da Eataly, una enoteca assortita per bene e con solo vini italiani, potrebbe essere a rischio di flop, infatti gli addetti ai lavori lo sanno benissimo e neanche ci pensano di rischiare.
    Nei mercati esteri importanti fra cui Usa, Russia, Cina, l’operatore del settore e’ costretto a trattare tutti i vini del mondo altrimenti fallisce!
    Io invece non solo mi irrito ma mi incazzo di molto quando un operatore di questi (importatore/distributore) opera in modo palesemente scorretto sfruttando il nome italiano ed indirettamente si fa pagare la promozione e la presenza nelle fiere dal Sistema cialtrone italiano.
    Come ad esempio avviene sistematicamente a Mosca da diversi anni.
    Fra l’altro mi e’ capitato in una importante e dispendiosa manifestazione al GUM dal titolo ‘fatto in italia’ ed organizzata e pagata dall’Italia, di notare un importatore russo con un campionario di vini non italiani e una lista completa che iniziava in ordine da Francia, Germania, Austria, Ungheria,Nuovo Mondo, Italia, Spagna. Conservo ancora in archivio il listino di codesto importatore ed il penoso depliant della mostra che con assoluta certezza trasmette una immagine alquanto riduttiva dell’Italia. Il tutto a spese dell’Erario italiano.

  15. Visto che Nelle Nuvole ha parlato del Soave, vorrei solamente dire che il Consorzio di tutela ha promosso a Eataly il Soave per l’ intero mese di maggio. In questo video Lucia Vesentini intervista Lidia Bastianich. Anche se non sono molto d’accordo sulla sua definizione univoca di vino “facile” ( Il Soave ha espressioni anche molto complesse) devo dire che l’ iniziativa ha avuto successo. Sarà la prima di una serie dedicata a altri vini italiani? Una volta promossa una denominazione, i vini rimarranno in vendita sugli scaffali? Vedremo. Intanto il segnale mi pare positivo. Ovviamente devono essere i Consorzi a muoversi. Il nostro non sta sicuramente fermo.

  16. Beato il paese che non ha bisogno di eroi
    Farinetti non è un eroe, e lo si accusa di non esserlo…
    lo si critica perchè non fa quello che al limite altri dovrebbero fare.
    Oltretutto segnalo che invece mi sembra l’opposto: segnala la presenza del gaglioppo, e poi non lo vende: il messaggio non è “quello che non vendo non esiste – quello che c’è qui è tutta l’italia” ma al contrario “c’è anche altro”

  17. @ paolo
    simpaticone, la mozzarella , visto con i miei occhi è prodotta con latte in polvere.
    Ribadisco che qualche mese fa il Cirò era negli scaffali.

  18. Ma sentitevi…… pretendiamo sempre che gli altri facciano quello che i diretti interessati dovrebbero fare.
    Ecco perchè nessuno è promotore di se stesso, la filosofia di Eataly è la filiera corta, la roba genuina alla portata di tutti, mangiare bene e di qualità per tutti, O.Farinetti si stà muovendo pian piano in Italia, Bologna nel suo p.v. ha dei prodotti locali, ora se la concentrazione dei suoi p.v è in Piemonte ci sarà un motivo? si inizia dove si conosce e ci si muove di conseguenza, chi segue Eataly sà che l’offerta cambia man mano e soprattutto in base alla location. Se il produttore riconosce in Eataly la vetrina in cui vuole affacciarsi sta anche a loro farsi avanti. Non solo manca la Calabria… e la Sardegna??? abbiamo un vitigno autoctono come il Carignano del Sulcis che conta pochissime vigne perchè è un vigneto antico che si era smesso di coltivare, invece abbiamo scoperto che non solo è un ottimo mix nel cannonau (molto più famoso) ma da solo si è riscoperto un gran vino. Io sono fiduciosa, pian piano la vetrina di eataly ci rappresenterà alla grande in tutto il mercato. L’era dell’ ottimismo cosa non fa!!!!.

  19. @paolo
    SVEGLIA!!
    Se ti dico che lunedì la moratti vince , che fai? ci credi??
    Se non era troppo complicato capirlo, la mia era una battuta… altro che latte in polvere.
    Le mozzarelle le ho assaggiate qualche mese fa ed erano fantastiche.

  20. Vorrei spedire al sig . Farinetti il mio vino rosso toscano igt, una produzione limitata per il 2013 con 2300 bottiglie da 0,75 cl, però una eccellenza di bontà
    incredibile, ad un prezzo di €8,50.
    Come posso fare? se fosse interessati e senza impegno fatemi sapere.
    Grazie mille
    Landini Roberto

    • oggi le comiche! Lei Landini (cognome dinnanzi al quali i miei aculei si rizzano) vuole proporre al miliardario rosso un suo vino (occhio, che nelle trattative commerciali é un volpone, capace di vendere ghiaccio agli eschimesi e di far credere loro che sia caviale…) e contatta questo blog che dell’anti-farinettismo (o della precisa volontà di mostrare che il re é nudo..) é riconosciuta bandiera?
      Ma che si rivolga a lui direttamente per il suo business. E se magari le potesse interessare che scriva del suo vino se mi piace (che é? Un Sangiovese o una cabernet-merlottata?) perché non me ne fa avere una bottiglia?

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