Pavia Wine domenica 5 a Pavia

Ma il Presidente del Consorzio Oltrepò non sa che chi si loda s’imbroda?

Avrei voluto semplicemente darvi la notizia della manifestazione, che si annuncia decisamente interessante (e che purtroppo mi perderò, trovandomi in quei giorni in terra di Puglia, per la prima edizione di Radici del Sud) in programma domenica 5 giugno a Pavia presso il Castello Visconteo.
Sto parlando, rivolta soprattutto agli appassionati dei vini dell’Oltrepò Pavese di Pavia Wine (www.paviawine.it), aperta dalle 10 alle 20.
Un programma che prevede alle 10 l’apertura, alle 11.30 la presentazione alla stampa e al pubblico del progetto Pavia Wine; alle 12.30 il rinfresco a base di Cruasé (Metodo Classico Docg rosé da Pinot nero) e Salame di Varzi Dop. E poi nel corso del pomeriggio, degustazioni guidate; focus group sui progressi del brand Cruasé; incontri fra i professionisti del mondo vino e gli espositori. Alle 20 il brindisi finale.
Volevo dare una semplice informazione di servizio, poi però mi sono imbattuto nelle parole di presentazione della manifestazione spese dagli organizzatori e per la precisione da Paolo Massone, presidente del Consorzio Tutela Vini, che organizza la manifestazione insieme al Comune di Pavia e alla Camera di Commercio e Amministrazione Provinciale.
E allora ho cominciato a pensare che nonostante il titolo in inglese si tratterà della solita manifestazione colma di provincialismo oltrepadano e di un’auto considerazione di sé che si spinge alle soglie della vanagloria, visto che questo “evento di riferimento della filiera vitivinicola dell’Oltrepò Pavese” il presidente del Consorzio invita a considerarlo così: “non chiamatela manifestazione, chiamatelo evento.
Non stiamo creando una passerella fine a sé stessa, ma un progetto di valorizzazione di una zona enologica che sprizza storia, talento e passione. Pavia Wine sarà l’icona di una Denominazione che cresce. La nostra terra ha una qualità assoluta che va fatta percepire di più e meglio al mondo dei consumatori”.
E ancora, non si sa se farina del sacco di Massone o di qualche altro funzionario consortile, questa dichiarazione d’intenti: “il traguardo è accogliere in grande spolvero ristoratori, enotecari, baristi, imprenditori del catering e tutti gli appassionati desiderosi di assaggiare, magari vent’anni dopo, le eccellenze di una zona di produzione che si è data un profilo elegante con vini capaci di essere edonistici, in tutto e per tutto”.
E allora, pur con tutto il doveroso rispetto per le aziende oltrepadane che saranno presenti con i loro vini e mi auguro siano imbarazzati per dichiarazioni tanto ridicole, per la volontà di fare qualcosa di meno strapaesano rispetto alle sagre di Casteggio e dintorni, dopo essermi chiesto se il presidente del Consorzio, responsabile di un’azienda agricola dove si producono più vini Igt che Doc e Docg, conosca il detto popolare secondo cui “chi si loda s’imbroda”, devo concludere con amarezza che l’Oltrepò Pavese resta quello di sempre.
Una terra bellissima, con grandi vocazioni vitivinicole che molto spesso, troppo spesso ahimé, restano delle grandi promesse incompiute, per il modo di pensare e di agire, terribilmente provinciale (di cui non si trova traccia in altre importanti zone vinicole lombarde come Valtellina e Franciacorta) di tanti suoi protagonisti…

A Pavia Wine parteciperanno le seguenti aziende:
Agnes f.lli, Albani, Anteo, Bagnasco Paolo, Ballabio, Bellaria, Bisi, Brandolini Alessio, Brandolini Pietro, Cà del Ge’, Cà di Frara, Cantina Storica, Cantina Vicobarone, Cantine Cavallotti, Cantine Montagna, Cascina Gnocco, Conte Vistarino, Fiamberti Giulio, Giorgi f.lli, Guerci f.lli, La Versa, Marchese Adorno, Marchesi di Montalto, Martilde, Monsupello, Montelio, Montenato Griffini, Monterucco, Picchioni Andrea, Piccolo Bacco dei Quaroni, Quaquarini Francesco, Rebollini Bruno, Scuropasso, Tenuta Borgolano, Tenuta Il Bosco, Tenuta La Costaiola, Tenuta Mazzolino, Terre d’Oltrepò, Torrevilla, Torti Pietro di Alessandro, Travaglino, Vanzini, Vercesi del Castellazzo e Bruno Verdi.

14 pensieri su “Pavia Wine domenica 5 a Pavia

  1. dai Ziliani non sia così severo! In fondo cosa ha fatto il presidente del Consorzio? Si é limitato a farsi da solo quei complimenti per l’evento che magari non arriveranno. O forse prova a creare il clima giusto, lievemente autocelebrativo, che magari spinga gli osservatori a condividere questo entusiasmo

  2. ma poverini questi dell’Oltrepò! Come biasimarli se provano a celebrare la loro manifestazione come un evento? Magari si lodano e s’imbrodano come dice lei, sono un po’ provinciali, ma non mi sento di condannarli se cercano di valorizzare, anche con dichiarazioni un po’ eccessive come questa, il loro lavoro. In Lombardia siete tutti pronti a celebrare Franciacorta e Valtellina e forse sono un po’ gelosi di tutte queste coccole che riservate a quelle zone e non all’Oltrepò!

  3. l’ autocelebrazione e l’ anglofilia sono virus piuttosto diffusi, basti pensare al recente Maremma Wine Shire. Se però servono a valorizzare opportunamente un territorio sarà il caso di chiudere un occhio.

  4. Buondì Franco!
    Io sono Oltrepadano, non coinvolto produttivamente nei vini di Oltrepò, mi reputo un buon conoscitore dei vini della mia zona (ma non solo…) e con un figlio futuro enologo.
    Sono stato sempre il primo critico della produzione enologica oltrepadana, nei decenni scorsi e ancora tutt’oggi. Ma, come Lei ben sa, negli ultimi dieci anni molte cose sono cambiate, ci sono produttori (pochi in verità) che hanno imboccato la giusta strada della qualità e della vocazione territoriale. Qualcosa si muove, anche se in misura ancora insoddisfacente.
    Mi sono permesso di scrivere queste note perchè considero un po’ troppo dure le sue parole nei confronti del Presidente Massone e della impostazione data a questa manifestazione. Il Consorzio ha delle ambizioni e un gruppo di produttori sta tentando di uscire dalla standardizzazione e dalla omologazione e se qualche volta vengono utilizzate parole un po’ altisonanti non vedo cosa ci sia di così “ridicolo” come Lei scrive.
    La mia impressione è che Lei sia “ancora” eccessivamente prevenuto sull’operato del Consorzio, la sto leggendo da parecchio tempo. Mi spiace dirlo perchè come giornalista enologico La stimo molto e so che è uno dei più preparati rappresentanti di questa categoria. Avrei preferito nello specifico di questo articolo che lei evidenziasse il tentativo di fare qualcosa di positivo, anzichè la critica alle parole. Ma forse sono troppo campanilista, anche se non lo sono mai stato, anzi…
    p.s.: ci tengo a sottolineare che io non ho niente a che fare con il Consorzio e che la mia visione è di puro appassionato…

    • Fabrizio accoglierei i suoi rilievi, che sono legittimi, se lei non avesse testualmente scritto “La mia impressione è che Lei sia “ancora” eccessivamente prevenuto sull’operato del Consorzio, la sto leggendo da parecchio tempo”. Una frase con la quale lei sostiene non solo che io abbia dato prove di prevenzione nei confronti del Consorzio Oltrepò e che sia tuttora prevenuto. Affermazione che respingo decisamente. Io non sono prevenuto nei confronti di chicchessia e avrei criticato qualsivoglia presidente di Consorzio che si fosse espresso nel modo utilizzato dal presidente Massone. Io continuo a pensare che debbano essere gli altri a giudicare positivamente, se c’é motivo, quello che facciamo. Un presidente che usa i toni autocelebrativi e tronfi utilizzati dal presidente del Consorzio oltrepadano secondo me sbaglia. Ed é quello, senza entrare nel merito della manifestazione, che non potrò seguire, e alla quale ho capito, da “rampogne” prontamente arrivatemi da personaggi del Consorzio, rampogne che ho respinto al mittente, non sarei stato gradito ospite. Me ne farò una ragione

  5. Un solo chiarimento…
    Il mio “ancora” prevenuto è per il fatto che storicamentye il Consorzio è stato poco efficace e scarsamente attivo nel promuovere i vini oltrepadani.
    Io, tempo fa ero prevenuto verso il Consorzio. Ora conosco i dirigenti e so che è stata data una svolta allo stesso in tempi recenti, quindi sono molto meno prevenuto che in passato…
    Ciò non toglie che mi senbra Lei abbia usato parole troppo forti nell’articolo.

  6. Già, l’importante è che ci sia il “salvifico” chardonnay, la panacea di tutti i mali bollicinari, la pietra filosofale del metodo classico.

    • io lo considero così, l’ancora di salvezza per molte bollicine oltrepadane. Ma dimentica di rilevare che ho parlato bene (e parlerò ancora, se avrà la compiacenza di leggermi su Lemillebolleblog) anche di qualche vino oltrepadano stile Blanc de Noir…
      Più lei interviene e più mi convinco che lei sia una produttrice di metodo classico base Pinot nero in Oltrepò: mi sbaglio?

  7. Si sbaglia. Sono solo un’appassionata di bollicine. Non bevo altro di alcolico. E adoro il nerbo del pinot nero. Oltrepò a parte, Paul Bara è il mio punto di riferimento.

  8. E’ strano che questa manifestazione (evento) sia stata poco pubblicizzata in città. Qualche manifesto, qua e là. L’Oltrepo vinicolo è sempre ruotato attorno a Casteggio o forse a Voghera, e sono rare le occasioni in cui i vignerons oltrepadani sono scesi nella città del Ticino. Sono d’accordo con Lei che i toni usati siano roboanti ed eccessivi (politica docet) ma godiamoci l’occasione. La sede è prestigiosa e mi pare che siano presenti i migliori produttori.
    Non amo le bollicine e quindi non esprimo pareri sugli spumanti, ma, per il resto, credo sia vero quello che dicevamo venti anni fa e che, purtroppo, continuiamo a ripetere: le promesse, le aspettative non si realizzano. Il limite, sono d’accordo con Lei, è il provincialismo.
    Un mio caro amico di Firenze, che un mese fa avevo invitato a cena, si è presentato a casa mia con una bottiglia di Noir (che Lei conosce bene) dicendomi: mi è capitato di comprare rossi molto importanti (Tignanello o Sassicaia, per esempio) ma nessun enotecario si era espresso in termini così esagerati per descrivermi quei vini.

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