Perché il nome “Südtirol” e non Alto Adige per i vini prodotti in provincia di Bolzano?

Sono stati in molti sinora, tra i più autorevoli Francesco Arrigoni su Web Wine Food, il blog enogastronomico pubblicato sul sito Internet del Corriere della Sera, ad elogiare l’iniziativa dell’ Alto Adige – Südtirol, della Provincia autonoma di Bolzano, che ha scelto un modo per  identificare con chiarezza tutti vini che nascono sul proprio territorio e partono alla volta dei vari mercati, quello nazionale e quelli mondiali.
Cosa hanno scelto di fare in provincia di Bolzano per fare notare i loro vini? Una trovata semplice, hanno deciso di apporre il nome “Südtirol” sulla testa della capsula delle bottiglie che quando sono messe coricate sugli scaffali, o quando si apre la bottiglia è facilmente leggibile.
Al momento, si legge, “quaranta aziende altoatesine hanno aderito all’iniziativa del marchio collettivo e rappresentano il 75% delle circa 40 milioni di bottiglie prodotte, ma dovrebbe aderire a breve anche gli altri produttori.
Nulla da dire sulla scelta di marketing e di comunicazione, a costo quasi zero, fatta, ma viene legittimo fare una semplice domanda: perché scrivere in tedesco Südtirol e non Alto Adige, visto che si tratta di vini che sono prodotti, sino a prova contraria, in territorio italiano e non in Austria o in un immaginario (anche se agognato da molti oggi in terra altoatesina) Tirol?

51 pensieri su “Perché il nome “Südtirol” e non Alto Adige per i vini prodotti in provincia di Bolzano?

  1. Bisognerebbe chiederlo a loro perche’ hanno scelto di battere questo registro. Mi consta che molti ritengono il nome Alto Adige tirato per i capelli ed in effetti, ai tempi napoleonici, designava un piccolo distretto amministrativo e non una area geografica delle attuali dimensioni.
    Nazionalismi a parte, ma siamo sicuri che ‘Alto Agige’, nella comunicazione, sia piu’ trainante?

  2. Mi permetto di far osservare che il Südtirol e’ Italia e non Austria.
    Il fatto che la maggioranza dei produttori hanno aderito a questo nome significa che loro si identificano con lo stesso piú che con Alto-Adige.
    Inoltre il marchio a me piace perché rispecchia la tipicita’ e l’origine del territorio e del vignaiolo.
    Tutti sappiamo che la stragrande maggioranza dei i vignaioli sudtirolesi parla ed e’ di cultura tedesca e questo ci piace e si sente nel loro territorio come nel loro vino.

  3. Caro Franco,
    è la prima volta che commento.Sono perfettamente d’accordo con Te, salvo rilevare che ciascuno è libero di commercializzare(anche con un marchio collettivo) ciò che vuole e come vuole, ci penserà poi il mercato. L’invito implicito agli altri Italiani è di non comperare quelle bottiglie.
    Ciao
    Claudio

  4. a me non dispiace che abbiano scelto sudtirol, perche’ quella e’ la parola con la quale si riconoscono, non certamente alto adige, che per loro non vuol dire quasi nulla.
    Quindi, massima liberta’ di esprimersi come si vuole.

    A me dispiace invece che, in una delle regioni piu’ ricche di Italia, si continuino a inviare valangate di soldi pubblici, quelli si’ italiani.

    Per semplificare, ognuni si chiami come si vuole, parli come vuole, scriva come vuole, pero’ con i suoi soldi, grazie.

  5. Esatto !!!
    Concordo completamente, anche perchè, quando li serve, i viticuturi altoatesini nelle varie fiere ci tengono a comunicare anche il fatto che il loro è vino “italiano”. Questa cosa sui mercati fa molto glamour, sicuramente mille volte di più che darli per austriaci.
    Post coraggioso di Vino al Vino, sempre più rari in rete.

  6. peraltro l’iniziativa è poco comprensibili anche sotto il profilo commerciale, dal momento che è noto come la stragran maggioranza dei vini atesini siano destinati al mercato italiano, mentre il mercato austriaco e/o nordico in genere ne assorbe una quota minima.

  7. A causa di ragioni politiche e storiche capita che cittadini di una certa nazionalità si trovino in uno stato diverso. Per questo ci sono tedeschi in molti stati confinanti con la Germania, ma ci sono anche Italiani in Slovenia o Croazia, così come ci sono francesi in Val d’Aosta.
    La gente che popola la regione da nord di Trento è tedesca di lingua, di cuore, di mentalità, e chiunque passi da quelle le parti lo tocca con mano. Poi sulla loro carta d’identità c’è scritto Italia: la maggioranza di loro sa benissimo che questo è un vantaggio, alcuni vorrebbero invece tornare all’Austria. Per questo motivo nel passato sono stati fatti attentati ed atti di terrorismo con la morte di diverse persone, quindi non è una questione su cui scherzare.
    Gent.mo Ziliani, Lei ha toccato un argomento controverso che si manifesta in tantissimi ambiti, non solo quello del vino, anzi probabilmente è davvero il problema minore, senonchè l’uso della lingua è un argomento estremamente controverso ed anche in questo periodo sta causando tensioni fra il governo nazionale e la Provincia Autonoma di Bolzano (mi riferisco alla toponomastica dei sentieri di montagna).
    In letteratura se qualcuno volesse leggere il libro “Eva Dorme”, di Francesca Melandri conoscerebbe molte cose significative scritte con la leggerezza di un romanzo. Saggi, anche impegnativi, su questo argomento ce ne sono tantissimi: sul piano “politico” io penso che un ruolo importante ce l’abbiamo noi Trentini nella misura in cui saremo capaci di essere il ponte che unisce gli ultimi Italiani (noi) ai primi Tedeschi (gli Altoatesini), anche se per una casualità della storia ci troviamo tutti in Italia e, non dimentichiamolo, siamo tutti Europei.
    C’è da dire che il loro vino, capsula o non capsula, lo fanno buono, come fanno bene tante altre cose ed è bello che siano Italiani.
    La ringrazio per questo blog così stuzzicante.
    Buona giornata PO

  8. Un’altra considerazione: dove sono i vignaiuoli che si associano per una campagna per il marchio “Alto Adige” ? non ci sono ? ed allora ? ed allora significa che i vignaiuoli di quelle parti si sentono non Alto Atesini ma Sudtirolesi cioé del Tirolo Meridionale o meglio del “Tirolo Italiano”, come ho sentito una volta definire il Südtirol da un contadino austriaco. Ecco, se lo chiamassimo Tirolo Italiano o Tirolo Meridionale……non cambierebbe un bel nulla. Se i sudtirolesi vogliono fare della loro identitá etnica un veicolo commerciale, buon per loro. Il Tirolo Meridionale e´di lingua e tradizioni tedesche e né le esigenze di difesa dei sacri confini (quando ancora non c’erano gli aereoplani), né il fascismo ne´altri governi o autoritá riusciranno mai a cambiare il sentimento dei tirolesi meridionali. E bene che sia cosí.

    Se poi, come indica gianpaolo, i tirolesi meridonali cerchiobottano, beh la colpa non é de i tirolesi meridionali ma delle leggi che glielo permettono. Uno Stato con coscienza di sé
    indirebbe un bel referendum per chiedere se vogliono staccarsi dall’ Italia ed essere indipendenti o andarsene con l’Austria ( sempre che questa li volesse). Siamo nel 2011 e non possiamo continuare a insistere su queste storie ottocentesche. Se poi i Sudtirolesi impingono in modo anomalo sulle casse dello Stato,( non hoi dati ma faccio fede a quello che scrive gianpaolo) é di nuovo lo Stato che dovrebbe decidere. Insomma pesce, pisc’ o fisch, sempre ‘a capa fete, per dirla in altoatesino.

    Dal punto di vista strettamente tecnico il marchio Südtirol fa, secondo me, piu´presa del marchio “Alto Adige”. Dal punto di vista personale: massima libertá a tutti entro le leggi dello Stato. Dal punto di vista sentimentale e con rispetto per tutti i nostri caduti della Grande Guerra, farei volentieri a cambio: Venezia Giulia ed Istria per Südtirol.

  9. Ciao a tutti… io credo che la questione sia infinitamente più semplice. Il Marchio Südtirol è forte e riconosciuto oltre che essere condiviso da cultura, lingua e storia.
    La provincia segue ormai questa linea con coerenza da anni dimostrando programmazione e lungimiranza ed il settore si allinea in maniera massiccia a questo genere di iniziative.
    Io ci vivo a stretto contatto ma credo che il loro marketing sia davvero forte ed efficace.

  10. Bilancio 2011 Provincia autonoma di Bolzano http://www.provincia.bz.it/finanze-bilancio/download/Pubblicazione_bilancio_presenta_2011.pdf :

    Entrate Trributarie provinciali: 505,1 M (milioni di euro)
    Entrate Tributarie devolute dallo Stato: 3457,8 M
    Trasferimenti dallo Stato: 416,4 M

    In generale, da uno studio dell Ufficio studi dell’Associazione degli artigiani (Cgia) di Mestre lo Stato Italiano rende oltre € 2000 euro in piu’ a testa di quanto incassa, ai cittadini della Provincia autonoma di Bolzano.

    • Gianpaolo, dati come questi sono perfetti per fare “girare le scatole” (eufemismo) una piovosa domenica di pioggia… E noi siamo così fessi da fare così mentre loro non perdono occasione di ricordarci che sono sudtirolesi, non altoatesini…

  11. Ripeto il mio pensiero, per evitare che venga compreso male e lo riassumo cosi’:
    massima liberta per tutti di parlare le lingue che si vuole (anche pero l’obbligo dell’italiano se si e’ in Italia), chiamarsi come si vuole, ecc. Che pero’ non si faccia pagare allo Stato italiano il “favore” di essere in Italia, perche’ a me per es., non me ne puo’ fregare di meno, tanto Italia o Austria ormai non cambia nulla, sempre Europa e’, e sempre di piu’ sara’.
    Il problema e’, sia ben chiaro, non solo e non tanto per l’Alto Adige, ma sopratutto per le regioni e le province a statuto speciale in genere, e sopratutto quelle del Sud, dove i soldi spesi in valore assoluto sono molto maggiori di quelle del Nord, con i risultati che tutti noi conosciamo.

  12. Niente di tutto questo , il marchio scelto è quello che fa vendere il resto sono filosofie , le stesse alle quali stanno facendo il funerale nella vicina zona che fa rima con vino….

  13. Sud Tirol e non Alto Adige perchè lo dice la storia. Gli obiettivi strategici della Grande Guerra erano il completamento del Risorgimento con la riunificazione alla Madre Patria delle città “italiane” (per nazionalità della popolazione, per lingua, cultura e tradizione) Trento e Trieste. Bolzano, no. Bolzano non venne conquistata da una vittoriosa avanzata italiana, ma dopo quattro anni di guerra di posizione le truppe imperiali cessarono le ostilità al momento dell’armistizio. L’Italia ottenne il Sud Tirolo quasi in compensazione delle altre parti del bottino di guerra che ci furono negate: ricordate? Fiume, alcune isole greche dell’Egeo, le colonie tedesche in Africa…quello voleva l’Italia. E per carità di Patria sorvoliamo sulla politica di italianizzazione forzata voluta dal governo italiano durante il Ventennio con l’allontanamento dei sud-tirolesi che non volevano stare sotto Roma. Così come facemmo per le minoranze slave arrivate in dote con le città giuliane. Dopo il 1945, quando i cittadini Sudtirolesi si rivolsero alle Nazioni Unite per tornare all’Austria, fu un accordo internazionale liberamente sottoscritto fra Italia ed Austra a sancire lo status di Bolzano, anche patrimoniale, così come quello di Trieste qualche anno dopo. Scusatemi, non voglio fare la lezione, ma dobbiamo tutti imparare che uno Stato è composto da più nazionalità e questo rende migliore e più ricco e competitivo quel Paese. Non possiamo non rispettare le minoranze linguistiche a casa nostra (è nella Costituzione); così come non dobbiamo abbandonare le minoranze italiane che la Storia (e i nostri fallimenti nazionali) hanno posto in Slovenia e in Croazia e ovunque nel mondo vi sia una comunità Italiana. Gli Italiani del Sud Tirolo sono rappresentati nel nostro Parlamento; combattono sotto la nostra Bandiera (erano a Nassirya…); giocano nelle nostre Squadre nazionali e, sì, si esprimono meglio in tedesco e in cuor loro, probabilmente non tutti, pensano che un Tirolo unico sarebbe per loro una soluzione migliore. Esattamente come i Piemontesi che sognano i vecchi Savoia, i Veneti con la Serenissima, i Toscani con gli Arciduchi e i Napoletani coi Borbone…non è un delitto di lesa maestà. Di queste cose è fatta la storia ed anche la ricchezza dell’Europa. Non sanno cantare bene “Fratelli d’Italia”? sino a pochi anni fa neppure gli altri Italiani…
    Usano il marchio Sud Tirol? Bene, anzi meglio. Che cresca e aiuti a vendere all’estero questa parte d’Italia. Come dicevano i padri fondatori? E pluribus unum?

    • contento lei…
      Comunque qui le minoranze linguistiche sono ampiamente e riccamente rispettate. E mi sembra che per quanto riguarda il cosiddetto Sud Tirolo l’Italia dia molto di più di quanto riceva…

  14. Non per polemica, ma amor di discussione (e il tema, come giustamente posto, riguarda assai anche il mondo del vino): il Sudtirolo – Altoadige riceve esattamente quanto il governo di Roma ha convenuto di concedere. Esattamente come dà, anche per ragioni meno complesse, a Trento, al Friuli VG, alla Val d’Aosta, alla Sicilia ed alla Sardegna. Alcune di queste “specialità” ci sono state estorte (vogliamo parlare di come nasce l’autonomia siciliana?), altre hanno ragioni risibili… Il punto è come queste realtà autonome hanno speso i soldi che sono stati concessi e quali risultati hanno avuto, tornando al vino, le politiche di promozione pagate coi denari pubblici a Bolzano, come a Trento, Palermo, Udine ecc ecc. Allora sì che dovremmo, come contribuenti, arrabbiarci per davvero.

  15. Non che abbia molto a che fare con vino ma devo far presente che le due province di Trento e Bolzano non è che rubino i soldi allo stato, il quale invece è tenuto a versarglieli in virtù di un trattato internazionale (non è una elargizione): sono una percentuale delle tasse che vengono raccolte in loco; in pratica vengono trattenute il 90 % delle tasse versate in regione, però, attenzione, le province si arrangiano a fare tutto: la sanità è provinciale, la scuola è provinciale, le strade provinciali, le foreste, la promozione turistica, l’agricoltura eccetera eccetera eccetera: restano fuori solo le funzioni statali per eccellenza, cioè l’esercito, la giustizia e le finanze (tipo agenzia delle entrate ecc.) ed effettivamente, spiace dirlo, sono le cose che funzionano peggio. Tutto il resto, ripeto, lo realizzano le province autonome con le tasse pagate dai residenti. Chi si lamenta dovrebbe desiderare che fosse così per tutte le regioni, e non di eliminare gli esempi positivi come le due province autonome di trento e di Bolzano.
    Quanto in particolare alla Provincia Autonoma di Bolzano, tenete conto che per ragioni storiche gli italiani sono prevalentemente occupati nelle grandi imprese (siderurgia ecc. … quello che resta) e nell’amministrazione pubblica, mentre il turismo e, attenzione, l’agricoltura (i bauern) sono segmenti di economia quasi completamente coperte da persone di lingua tedesca: non ci vedo niente di male che i bauern tedeschi preferiscano mettere südtirol anzichè alto adige.
    Infine, non è che un’operazione di marketing. Per cui tutto diventa una cosa molto semplice: io che abito qui a Trento e che amo il Sudtirolo continuerò a comperare i vini con la capsula südtirol: i critici in virtù della loro coerenza decreteranno il fallimento di questa operazione di marketing (tafazzescamente privandosi di quei vini). Così va il mondo, no?
    Saluto, PO.

  16. Mi piace molto la risposta di Beppe Giuliano, tutta, fino in fondo e anche sopratutto ricorda i soldi che vengono devoluti ad altre autonomie, ben piu’ onerose e infinitamente meno efficienti.
    Detto questo: ha senso oggi in Europa continuare a pagare queste autonomie con i soldi altrui, oppure ognuno non dovrebbe semmai assumersi la piena responsabilità delle sue scelte e del suo modo di vita? Semmai, se proprio dobbiamo usare dei soldi pubblici, aiutiamo le persone, invece delle “autonomie”, indipendemente da dove esse siano e dalla lingua e dialetto che usano ( e si, anche dalla storia che ormai risale a quasi 3 generazioni addietro).

  17. E’ passato solo qualche giorno da quando e’ stato aperto il post ma ho avuto la fortuna di avere subito riscontro ad una mini indagine che ho voluto fare, qui’ in Russia dove risiedo, intervistando amici e conoscenti amanti del vino e qualche addetto ai lavori.
    Nessuno ha saputo cosa e’ e dove e’ Alto Adige, ma tutti conoscono il nome Sudtirol.

  18. Il problema sicuramente deriva da questioni politico-culturali sulle quali non voglio entrare in merito, ma per quanto riguarda la questione etichette credo sia solo un problema di marketing. Alcune aziende hanno etichette in cui anche il nome del produttore puo’ comparire in tedesco e/o italiano a seconda di dove le bottiglie vengono esportate.
    Inoltre sono tutte le sottozone e le specificazioni della DOC Alto Adige che possono essere impiegate nelle due lingue.
    Lavoro per wine-searcher.com e la questione mi sta a cuore perche’ sono costretto a trasformare i wine name in poemi per includere tutti i merchant, quelli che possiedono la versione tedesca cosi come quelli che possiedono quella italiana.
    Complimenti per il blog.
    Saluti

  19. @Beppe Giuliano – affermazioni simili meritano un “ma mi facci un piacere…”, prima di tutto perchè i onfini si fanno usando anche la geografia (e sulla italianità dell’alto adigequi non ci piove) e secondo perchè la storia sarebbe ora non fosse distorta a pro di chi la scrive. Inoltre qui si si parla di vino e non di Serenissima repubblica ecc ecc si parla di un contesto attuale e non di 50 o 500 anni fa.
    Solo un esempio della distorsione giulianesca: il Fascismo voleva l’italianizzazione forzata dell’Alto Adige principalmente perchè questo era pesantemente schierato con Hitler (bontà loro) e dichiaratamente ed apertamente per questo anti-Mussolini. In pratica Hitler aveva messo una bomba in casa a Mussolini. Il sudtirolo aderì infatti in massa all’esercito tedesco ed alle peggiori brigate delle SS. I “tedeschi” uccisi a via Rasella, tanto per fare un esempio erano dell’Alto Adige.

    Il contesto storico non c’entra, si abituino i sudtirolesi a vivere nel 2011 ed in Italia oppure scelgano, niente soldi da Roma e indipendenza !! EIN TIROL NEIN SCHEI !!!
    Ma i danni di guerra a loro questa volta li chiediamo noi.

  20. Mi viene da dire molto sommessamente che quando si hanno rapporti con quelle zone ci si accorge immediatamente della propensione affettiva per la lingua tedesca (ho scelto con cura l’aggettivo). La battuta che viene – spontanea e immediata (e del resto aleggia in quasi tutti gli interventi, qui sopra) – è circa la contemporanea ‘propensione affettiva’ per i soldi italiani.

    Tuttavia, sono convinta che il nome scelto abbia ANCHE una riconoscibilità superiore…

    Ma, sempre a proposito de “le ragioni di una scelta”, mi domando come mai i friulani hanno chiamato “Friuli” il vino che non può più chiamarsi “Tocai” (con questa o altra grafia), invece di chiamarlo – nella loro bella lingua (e immagino senza spargimento di soldi) – “Friul”, che (a mio parere) avrebbe un appeal di gran lunga maggiore, oltre ad esprimere meglio una territorialità culturalmente più complessa ed interessante!

    In ogni caso, e in controtendenza, viva l’Europa: bistrattata ma salvifica.

  21. Cari amici,
    io credo che il discorso su questo argomento sia andato ben oltre, prendendo delle sfumature politico-sociali forse un po fuori luogo per un blog che si occupa di vino.
    Dovremmo fare tutti marcia indietro, e ricordarci dei termini che spesso escono dalle nostre bocche, quando parliamo di vino.
    Mi riferisco a quei termini come: tipicità, tradizione, territorio, ecc….. Ma scusate: quante scritte vediamo su bottiglie di vino italianissimo che non sono in italiano? vedi le tante etichette in francese per la val d’Aosta, termini in lingua sarda per la Sardegna, nomi in dialetto piemontese per i cru di Barbaresco per esempio, idem per centinaia di altri vini da nord a sud….. Stessa realtà esiste anche all’estero, con l’esempio dei vini alsaziani o catalani.
    Questo per dire che se parliamo di tipicità, territorio, tradizioni, ecc… come spesso ci capita tra appassionati, anche l’idioma entra a far parte a pieno titolo, di questi concetti.
    Un sud tirolese ha pieno diritto di scrivere sulle capsule dei suoi vini “Sudtirol”, come il val d’ostano ha diritto di chiamare i suoi vini “Blanc de Morgex”, e il langarolo di chiamare il suo cru “pajè”, o il pugliese la sua doc “Cacc’e mmitte”, ecc…..
    Come sarebbe a dire: se lo scrive un valdostano, un pugliese, un piemontese o un sardo, diventa tipico? Mentre se lo fa un sud tirolese è un seccessionista-razzista? E la par condicio dov’è in tutto ciò?

    • ma che c’azzecca in questo discorso la “par condicio” e che senso ha paragonare l’adozione del termine Sudtirol in provincia di Bolzano, territorio italiano, con “i nomi in dialetto piemontese per i cru di Barbaresco”? Nessun senso.

  22. @ Primo Oratore
    Quello che dici è giusto, nel senso che la prov. di Bolzano si trattiene il 90% delle tasse ed è vero che “le province si arrangiano a fare tutto: la sanità è provinciale, la scuola è provinciale, le strade provinciali, le foreste, la promozione turistica, l’agricoltura eccetera eccetera eccetera”…
    Però mi piacerebbe che questa possibilità venga data ad esempio alla mia regione, cioè l’Emilia Romagna o ad altre come il Piemonte, il Veneto, il Lazio e la Lombardia che sono quelle che pagano per tutti….
    Poi vediamo chi è più virtuso sul serio….

  23. Ciao Franco!!
    Vedi, io non do ragione agli altoatesini, mi incazzo ogni volta che sono a BZ ed entrando in un negozio vengo salutato in tedesco…. voglio solo dire che dimostrano una capacità di visione molto ampia, coerente e moderna.
    Certo… se avessero usato Alto Adige sarebbe stato meglio ma, conoscendoli per l’appunto, so che non ci avranno pensato nemmeno per un secondo.
    Purtroppo.

    • caro Roberto e non ti fa incazzare il fatto che non ci abbiano pensato neppure un secondo di usare il termine Alto Adige pur essendo la provincia di Bolzano ancora, sino a prova contraria, territorio italiano? Io sono sei anni che ho smesso di andarci in vacanza, pur adorando letteralmente quelle valli, per simili motivi..

  24. La “par condicio” non ci azzecca, no, ma la parlata c’entra; questi che parlano tra di loro tedesco, lo fanno proprio come succede nelle enclaves greche e albanesi in Calabria: quella è la loro lingua madre, da quei suoni essi vengono.

    E vista la reticenza che hanno gli italians italian speaking rispetto all’amor patrio, caro Franco!, mi vien facile osservare che quello dovrebbe proprio venirci dal cuore del paese (Paese).

    Il commento più consono di cui sono capace è che anche il “cuore del paese” (esattamente come i sudtiroler) s’intenerisce solo con i danée!

  25. La stessa cosa è successa con le mele ed ha funzionato.
    Il fatto triste (per loro) è che loro non si sentono italiani, ma gli austriaci non li vogliono nemmeno in regalo….

  26. Non capisco proprio la sua riluttanza al nome sudtirol. Non capisce che i sudtirolesi non si sentono italiani e come descritto già da altri si sono trovati in italia solo grazie ad una annessione contro la volontà popolare e il fascismo li ha praticamente umiliati solo perchè la loro colpa era quella di essere di cultura tedesca? quel nome rappresenta la loro identità e mai si sogneranno di aggiungere la traduzione italiana.
    Inoltre per tutti quelli che si sentono offesi quando in Sudtirol vengono salutati in tedesco, cercate di capire che è la loro lingua madre e abbiate maggiore rispetto della loro cultura.
    Inoltre Stefano il Nero voglio ricordarle che l’italianizzazione forzata iniziò fin dalla salita al potere di Mussolini, ovvero quando Hitler ancora non era nessuno.
    Invito voi tutti a studiare con minor superficialità la storia del Trentino e del Sudtirol, dimenticandosi i vari testi storici italiani, purtroppo ricchi di retorica Risorgimentale ed Irredentista.
    Vittorio Merlo
    giovane enotecnico trentino

    • grazie di averci “illuminato” con le sue parole, “giovane enotecnico trentino”. Evidentemente in oltre vent’anni che ho frequentato assiduamente l’Alto Adige, pardon, Sud Tirol, non avevo capito niente

  27. E invece ci azzecca e come sig.Ziliani. Se siamo tanto bravi a parlare di territorio, tradizioni e tipicità, un vino sud tirolese nasce parlando tedesco e muore nei nostri bicchieri sempre in tedesco. Questo accade in tante altre zone d’Italia di Europa e del mondo.PROSIT A TUTTI!!!!!!

  28. Peccato (o forse è destino) che le posizioni tendano a radicalizzarsi. La nostra storia è effettivamente più ricca e meno categorica, come sostiene il giovane “enotecnico trentino”, però non bisogna guardare indietro in maniera nostalgica. Prima del passaggio dell’Alto Adige all’Italia anche i Trentini invano avevano chiesto autonomia alla Dieta Tirolese … ma a forza di andare indietro a rivendicare arriviamo ad Adamo ed Eva, e a che che serve?
    Tuttavia anche le posizioni di Stefano il Nero mi sembrano troppo estreme e davvero non mi sembra corrispandono alla verità, anche perchè qui non si sta facendo nulla con “i soldi altrui” ma semplicemente si fa tutto con le tasse pagate in loco.
    Ringrazio Gabriele Succi, con il quale sono perfettamente d’accordo: poi gli economisti ci diranno cosa è comunque meglio lasciare allo stato centrale (la finanza e la borsa, la difesa eccetera) ma estendere a tutti il principio dell’autonomia speciale sembra anche a me la strada più equa.
    Una modesta proposta a Ziliani: continui a non andare in ferie dai crucchi e venga a trovare noi qui a Trento, le valli sono altrettanto belle, il vino anche meglio: nell’inno del Trentino c’è scritto “Italico cuore Italica mente italica lingua qui parla la gente”. Cosa c’è di meglio? 🙂
    Saluto, PO

    • consiglio accettato: lunedì e martedì prossimo trascorrerò due intere giornate a Trento e dintorni tutte dedicate a degustazioni e visite di cantine produttrici di TrentoDoc. E continuerò a scrivere anche di metodo classico altoatesini

  29. Guardate che non possiamo commuoverci davanti agli Italiani esuli d’Istria e poi ignorare i sentimenti nazionali dei Sudtirolesi che sono sì di cittadinanza italiana, ma anche di cultura, storia, lingua e tradizione diversa. L’Italia è lontana dall’essere la loro Patria, mentre rappresenta lo Stato cui partecipano come minoranza etnica. Tuto sommato, lealmente. Noi chiediamo per gli Italiani di Slovenia e Croazia le stesse cose che hanno i Sudtirolesi e a mala pena siamo riusciti ad ottenere una sola scuola elementare in lingua italiana…non sono loro ad essere fuori registro nel difendere la loro “piccola Patria”, siamo noi Italiani di lingua italiana “deboli” nell’affermare i nostri valori nazionali, salvo poi cercare di fare la voce grossa con chi riteniamo meno importante o meno potente di noi. Il Sudtirolo è rimasto all’Italia nel 1945 solamente perchè gli Alleati volevano punire anche l’Austria e la sua adesione al nazismo e non soltanto la Germania: se Hitler fosse nato a Monaco di Baviera questa discussione semplicemente non esisterebbe e tutti andremmo a sciare in Sudtirolo dicendo guten Tag…
    Non so se Franco Ziliani volesse sollevare un simile dibattito…comunque, bisogna controllare, ma ho l’impressione che nell’ultima pubblicità su Wine Spectator il Sudtirolo si presenti agli Americani come “Italian Alps”. Hai visto mai…

    • era mia precisa intenzione sollevare un dibattito così vivace. Ogni volta che tocco temi del genere, su questo blog, così come ho fatto in passato sul mio precedente blog Il taccuino del franco tiratore, gli interventi sono sempre numerosi. E quanto mai appassionati

  30. Il Tedesco c’entra meno di quanto si creda. Io con il mio modestissimo Tedesco scolastico degli anni 70 mi sembra di essere a casa mia quando mi trovo a Berlino o ad Hannover, mentre a Vipiteno o a Merano ho l’impressione di essere veramente straniero. E poi quella roba che si parla in Alto Adige è realmente Tedesco?

  31. Sig. Ziliani, non è mia intenzione fare polemica con lei (ed in effetti riconosco che certe iniziative degli alto atesini possono risultare irritanti, soprattutto perchè sono spesso manifestazioni inutili e “di facciata”). Ma quanto a farne una ragione per il boicottaggio turisitico-enogastronomico, sinceramente esprimo qualche dubbio. E parlo in ragione della mia personale esperienza.

    In Alto Adige (anche in quello “profondo” come i paesini della Val Senales o della Val Venosta) – per quanto io mi sia espresso sempre e solo in italiano – quando ho passato le mie vacanze o anche solo quando ci sono andato per altre ragioni (e ci vado praticamente ogni anno, diverse volte) sono sempre stato trattato con estrema cortesia, simpatia e disponibilità da tutti. Non posso putroppo dire lo stesso invece ad esempio di regioni “italianissime” come Liguira o Toscana, dove magari cantano l’inno di Mameli ogni mattina ma – quanto a saper trattare la gente – … come dire … per come la vedo io in parecchi casi avrebbero davvero molto da imparare dai ‘crucchi’ di Bolzano.

    Ma le faccio un altro esempio, recente e che riguarda più da vicino il mondo del vino: alle giornate del riesling dell’anno scorso è stata organizzata una piccola degustazione in un albergo della val senales cui ho partecipato. Eravamo circa in una ventina di persone, di cui solo 2 (io e mia moglie) di lingua italiana e tutti gli altri di lingua tedesca. Bene: nessuno ha alzato un sopracciglio per il fatto che il buon Peter Dipoli (che pur essendo di lingua madre tedesca è bilingue perfetto) facesse la “versione italiana” di tutto quel che diceva. Ed anzi, devo dire che Dipoli partiva dall’italiano e poi traduceva in tedesco, senza che nessuno eccepisse alcunchè.

    Dunque, in conclusione, io propenderei per un boicottaggio dei luoghi dove non si viene trattati bene, piuttosto che di quelli dove la gente ci tiene a far notare ad ogni occasione che loro hanno una “storia culturale” non italiana ma poi alla fine il turista viene trattato nello stesso modo se parla italiano così come se parla tedesco.

    Ripeto, parlo sulla base della mia esperienza personale, dunque magari sono stato io ad essere fortunato. O magari si vede che il mio modo di pormi con loro mi rende istintivamente simpatico agli alto atesini.

  32. Mi sa che Lei non ha compreso la questione sudtirolese, arroccandosi su idee eccessivamente nazionalistiche
    Voglio precisare che comunque non sono un nostalgico e dirvi che Alcide de Gasperi alla Dieta tirolese non chiese indipendenza dall’Impero Austro-Ungarico, ma maggiore autonomia per il Trentino. Solamente l’esigua classe borghese anticlericale aspirava all’annessione al Regno di Italia. Mentre il popolo in maggior parter si riconosceva nell’Imperatore. Non a caso Cesare Battisti quando venne fatto prigioniero, fu riconosciuto e denunciato come traditore da un sottoufficiale dell’esercito austriaco originario della val di Non.
    Dico questo solo per far conoscere come andarono veramente i fatti, non auspico certo un’ annessione all’Austria del Trentino.
    Saluti
    Vittorio Merlo

  33. Scusatemi tutti,tanto per passare come al solito dal sacro al
    profano,ma è mai possibile,con tutti i problemi(eufemismo)che ci sono in questa fase nel mondo del vino,che ci mettiamo a ripercorrere le ragioni dell”’italianizzazione”del Sud Tirolo?Mah!

  34. ziliani, la mia come la chiama lei, banalità, è un punto di vista obbiettivo. Il suo è puramente soggettivo, in cui la sua convinzione personale padroneggia sulla realtà dei fatti.

  35. Lingua, musica, denominazioni sono gran parte della cultura e della tradizione di una regione, di un popolo. Chi è solito frequentare, vivere e apprezzare quello che il SudTirol offre, non si pone assolutamente il quesito.

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