Sarà il Moscato la prossima “wine big thing” negli States?

Sarà il Moscato, si chiede il wine writer californiano Steve Heimoff sul suo omonimo blog the next big thing, la nuova “grande cosa” di successo nel mondo del vino americano?
Il giornalista si pone questo interrogativo in un post molto interessante, citando una serie di episodi che denotano la crescente popolarità dei vini a base Moscato negli States, quali la scelta di un rapper di successo di uscire con un nuovo disco intitolato nientemeno che Moscato, la citazione di una cantante candidata ai Grammy che cantava It’s a celebration/ clap clap bravo/ lobster & shrimp & a glass of moscato…finish the whole bottle”, oppure citando un recente articolo del Jerusalem Post che riferisce come anche in Israele, nel mondo del vino israeliano si pensi che “The new popular product of the 21st century is Moscato, made from Muscat grapes in the style of the Italian Moscato d’Asti.
The leading brands are Golan Moscato and Young Selected Moscato. These remind us that wine is meant to be fun, to be enjoyed any place and any time”, ovvero che “il nuovo prodotto popolare del ventunesimo secolo sarà il Moscato, prodotto con uve Moscato sullo stile del Moscato d’Asti italiano”. O ancora citando un altro articolo, del Sacramento Bee, dedicato ad un “Muscat Cannelli (sic) frizzante” dove si accenna alla “rising popularity of wines made from the muscat family of grapes”, alla crescente popolarità dei vini base Moscato e al fatto che “the growth in sales of muscat wines last year far outpaced other varietals, nearly doubling”, che la crescita delle loro vendita ha di gran lunga superato quella di altri vini varietali.
Domanda in aumento che ha portato ad un convinto orientamento della wine industry californiana a favore della produzione di Moscato, tanto che ad esempio Nat DiBuduo, presidente della Allied Grape Growers in Fresno, una cooperativa che rappresenta 500 viticoltori, a dichiarare di aver scelto di piantare questa varietà. Questi viticoltori hanno già piantato 400 acri di Muscat e pensano di piantarne altri 700 quest’anno.
Ovviamente il Moscato resta un “minor player on the California wine scene”, un protagonista minore, con 7000 acri (ovvero 2830 ettari) piantati contro 120 mila di Chardonnay (48.500 ettari) e 100 mila di Cabernet Sauvignon (40.500 ettari), ma di questi 7000 acri un buon quarto è stato piantato negli ultimi due anni.
Accade anche che in un post di un blog dedicato alla festa della Mamma venga consigliato un improbabile Moscato rosé, ma si chiede Heimoff, “But is there a gigantic Moscato boom? Is it the next Pinot Grigio? I don’t think so”. Ovvero, si può parlare di un vero e proprio boom del Moscato che renda questa varietà di vini un fenomeno di successo paragonabile a quello del Pinot grigio?
A lui tutto questo non sembra possibile, e si dimostra, anche per gusto personale, perché i vini da lui degustati non sembrano piacergli più di tanto “I’m not exactly getting a ton of Muscat, or Moscato, or Orange Muscat, or anything from that family sent to me for review. By far the majority of what I taste is late harvest sweet dessert wine”, piuttosto scettico in materia. Pensa che si tratti di una crescita legata alla fascia più bassa e popolare del mercato del vino.
Secondo un commentatore intervenuto sul blog di Heimoff, un recente rapporto della rivista specializzata Wines % Vines, “Muscat is white hot, growing at more than 60% last year, with Sutter Home (Trinchero) and E&J Gallo splitting most of the market”. La produzione di Muscat wines, da parte di grandissime industrie, sarebbe cresciuta del 60% lo scorso anno e rappresenterebbe “a license to print money, especially in an uncertain economy”, un modo di fare soldi in modo semplice specialmente in un’incerta situazione economica. E questo sarebbe ancora più facile con produzioni non particolarmente basse, ma piuttosto generose, come la varietà consente.

E così una nuova generazione di giovani wine drinkers potrebbero avere trovato il loro prodotto facile da comprare, da approcciare e da capire, easy to drink per definizione, chiamati anche “patio wines”.
Una cosa é molto singolare: il fatto che in tutto questo post si parli di una serie di Moscato prodotti in California e non si faccia riferimento, se non nell’articolo del Jerusalem Post, all’originale, al Moscato d’Asti (o all’Asti tout court).
Possibile che nel loro meccanismo imitativo i californiani abbiano già bypassato il vino cui si sono ispirati e che abbiano creato meccanismi tali da non consentire ai Moscato d’Asti e agli Asti di poter usufruire della nuova popolarità del Moscato negli States?

4 pensieri su “Sarà il Moscato la prossima “wine big thing” negli States?

  1. Finchè i parlamentari italiani e quelli europei passeranno la maggior parte del tempo aggrappati al “cadreghino”, non risolveremo nessuna battaglia, tanto meno quella sui nomi e sui marchi, per non parlare dei metodi.
    La stessa cosa succede in Inghilterra con quel finto IGT Apulia che riporta in etichetta la dicitura Zinfandel rosè che le ho segnalato qualche giorno fa.
    http://www.ogiowines.com/wine.html?ID=10
    I dilettanti allo sbaraglio ottengono risultati migliori dei nostri consorzi….

  2. Caro Ziliani,
    a mio avviso c’è un grosso rischio in questa nouvelle vague internazionale del moscato. Come ha notato lei, i nostri prodotti non vengono presi in considerazione, nonostante rappresentino l’origine, la tradizione e l’archetipo del moscato.
    Il fatto è, a mio avviso, che a differenza di fenomeni quali i grandi cabernet internazionali, che debbono fare i conti con l’esempio dei bordeaux, noi qui in Italia, col moscato (a con l’Asti), non siamo arrivati mai, mediamente, all’eccellenza.
    Un vino e un’uva dalle grandi potenzialità, spesso sottoespresse, prima o poi trovano qualcuno che li voglia valorizzare.
    Io mi aspetto che tra qualche anno da lidi inattesi arriveranno stuoli di ottimi metodi classici a base moscato.
    Speriamo che la nostra risposta non consista nel rifugiarci nel disprezzo dei parvenu.
    Cordialità
    Marossi

  3. Personalmente sono un poco scettica a riguardo. E’ vero che vini con la dicitura “Moscato” si trovano più spesso di prima sugli scaffali delle enoteche americane e nelle liste dei vini dei ristoranti, ma sicuramente in precentuale molto minore del Prosecco di qualsiasi denominazione. Se c’é una “next big thing” già affermata per me é, appunto, questo vino.
    L’ “Asti” per gli americani non é tanto il Moscato bensì l’Asti Spumante di passata memoria, e molti non lo collegano con il Moscato.

    Mi sembra che anni fa per un certo periodo in California ci fu la corsa a piantare Viogner con risultati molto inferiori alle aspettative. Non vorrei che anche il Moscato americano faccia la stessa fine.

    Non so perché, ma l’associazione della parola “Moscato” con il mercato americano mi ricorda il flop di tanti anni fa del vino “Moscadello” (detto Banfino dai locali) prodotto a Montalcino. Doveva arrivare a milioni di bottiglie, doveva essere la Nuova Bevanda tramite dalla Coca Cola al vino, doveva tante cose, ma alla fine praticamente scomparve. Al suo posto nacque l’attuale denominazione Moscadello di Montalcino DOC che, grazie al cielo, é tutta un’altra cosa.

  4. per fortuna le vendite di MOSCATO d’ASTI negli USA stanno andando bene, e sono da due o tre anni in incremento notevole.
    A questo si aggiunge l’onda di moda (per alcuni pericolosa perchè “droga” il mercato) che oggi ne può fare il nuovo “pinotgrigio” o il nuovo “prosecco”
    Certo che alcune situazioni potrebbero come sempre indebolire il PRODOTTO ORIGINALE rispetto alle copie e alle imitazioni.
    1. il rischio che i soliti noti lo sputtanino come è stato fatto per l’Asti
    2. i prezzi IRRISORI dei prodotti-imitazione (come al solito in grande sfolgorio di parole “italianeggianti” in etichetta)
    3. l’incapacità degli enti preposti ad accennare una sia pur minima difesa di marchi e tradizioni
    4. La CRONICA incapacità di fare squadra, e muoversi con UNA SOLA e forte campagna di comunicazione sui mercati di riferimento (stile cile, sudafrica, spagna o australia, per capirci)
    5. La STUPIDITA’ di una norma che SOLO IN PIEMONTE vieta l’uso del nome del vitigno in etichetta per i vini non docg (secchi, passiti, ecc ecc.) mentre tutti gli altri copiatori mettono ben chiara la parola MOSCATO perfino sulla carta igienica
    Aggiungeteci le annose lotte intestine che frenano il tutto, e il rischio è servito…

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