Arriva la Docg per un rosato italiano: ma perché al Castel del Monte Bombino nero?

Me lo sono già chiesto, con tono doverosamente istituzionale, qui, ospite sul sito Internet dell’A.I.S., e torno a chiedermelo, con lo stile da Vino al vino, anche qui.
Possibile che una volta tanto che cade quella sorta di tacita e mai proclamata conventio ad excludendum che aveva sinora impedito o reso assolutamente episodico il fatto che le varie guide premiassero con il massimo dei loro riconoscimenti un vino rosato e che aveva di fatto reso impensabile che un vino rosato venisse promosso al rango di Docg, (status conquistato invece da vini celeberrimi e prestigiosi quali Moscato di Scanzo, Piave Malanotte, Lison Pramaggiore, Brachetto d’Acqui, Ruché di Castagnole Monferrato, Friularo di Bagnoli – qui l’elenco per ora aggiornato) la prima Docg en rosé finisca ad un vino la cui scelta farà discutere?
Possibile che quell’emerito organo notarile che si è ridotto ad essere il Comitato nazionale vini ufficialmente organo del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ed espressione dell’interprofessione vitivinicola, che ha competenza consultiva, propositiva ed esecutiva in materia di tutela e valorizzazione qualitativa e commerciale dei vini a DO e IGT, ma di fatto si limita a ratificare ogni richiesta che riceve, svilendo così la credibilità del sistema delle certificazioni dei vini, abbia puntato, scegliendo nella regione vinicola più “rosata” d’Italia, la Puglia, sulla Docg Castel del Monte Bombino nero e non invece su altre, più meritevoli, denominazioni?
E’ difatti molto difficile definire, basta leggere il suo variegato disciplinare di produzione, che potete trovare ad esempio qui, che si tratti di una denominazione a forte vocazione rosata e non invece una denominazione che definirei multi vitigno, che accanto all’Uva di Troia (o Nero di Troia) e poi all’Aglianico e al Montepulciano (uve da sempre comprese con la prima nel disciplinare del Castel del Monte Rosso), contempla contemporaneamente la presenza di una lunga serie di uve, dal Bombino bianco al Pampanuto, e poi Chardonnay, Sauvignon, Pinot bianco, Pinot nero (oh yes), Cabernet.
Come ho rilevato, il Castel del Monte Bombino nero è solo una delle varie tipologie previste dal disciplinare e non certo la più importante. Allora perché le è stata assegnata la Docg?
Secondo me per tre semplici motivi:
primo la presenza di zona di aziende che sanno farsi sentire, come Torrevento, Tormaresca (alias Marchesi Antinori) e Rivera, il cui enologo, Leonardo Palumbo, é presidente degli enologi di Puglia e Calabria.
in secondo luogo l’impossibilità di trovare nelle decisioni del Comitato nazionale vini una logica, perché una Doc e una Docg non la negherebbero nemmeno a me se la chiedessi, e questa logica, se fosse esistita, avrebbe dovuto indurre i legislatori ad orientarsi su ben altre denominazioni.
Il terzo motivo, la vera “colpa” di questa Docg, non credo sia dei burocrati di nomina ministeriale, bensì dei responsabili e dei protagonisti di altre denominazioni che sono molto più identitarie per il rosé di quanto lo sia la neo Docg Castel del Monte Bombino nero.
Denominazioni che troviamo tutte in Salento, vera capitale dei rosati italiani, e che sono innanzitutto la Doc Salice Salentino (leggi disciplinare qui) relativa a vini rossi e rosati ottenuti da uve Negroamaro e Malvasia nera in provincia di Brindisi e Lecce, e poi la Doc Alezio (leggi disciplinare qui), quindi la Doc Copertino (disciplinare) e senza dimenticare la Doc Brindisi (disciplinare) che destina a rosato buona parte della produzione.
Produttori e Consorzi, quando esistono, primo su tutti quello della Doc a più forte vocazione rosatista, Salice Salentino Doc, che non hanno colpevolmente pensato come una Docg per il Salice Salentino rosato avrebbe valorizzato la Doc e l’intero comparto produttivo della più importante delle Doc salentine, dei produttori di rosato.
E produttori che spesso, non si sa bene perché, preferiscono commercializzare i loro rosati trovando accoglienza nella Igt Puglia o nella Igt Salento piuttosto che valorizzare le Doc di competenza o contribuire a trovare una soluzione valida per ridurre il numero delle tante (troppe) Doc salentine e creare una Doc che sia veramente punto di riferimento per la zona.
Legittimo quindi prendersela con il Comitato nazionale vini, ma piuttosto che buttare la croce addosso ai produttori della Doc (e ora anche Docg) Castel del Monte, che hanno dimostrato di sapersi muovere e portare a casa dei risultati (la cui utilità, il passaggio da Doc a Docg, resta tutta da dimostrare…), perché non incolpare di pigrizia, d’ignavia e di poca lungimiranza i produttori salentini surclassati per attivismo dai produttori del nord barese?

24 pensieri su “Arriva la Docg per un rosato italiano: ma perché al Castel del Monte Bombino nero?

  1. Caro Franco,
    qui’ hai toccato l’essenza del problema. Siamo in un momento di grandissima anarchia in cui si da tutto a tutti, basta richiedere qualsiasi assurda e personale DOC o DOCG e si vede l’immediata concessione, cancellando in questo modo anni di lavoro fatto (nel bene e nel male) per dare un senso al sistema delle certificazioni. I membri attuali del Comitato Vini, saranno ricordati come i distruttori del sistema delle certificazioni ma, anche il gruppo che li ha preceduti non e’ stato da meno. Dobbiamo andare all’origine del sistema delle certificazioni e della loro funzione sul mercato, sia per i consumatori italiani che per quelli esteri. Con il nostro sistema di certificazione si riusciva a comunicare ai consumatori un messaggio relativo ai sistemi di produzione/controllo/qualita’/immagine del prodotto, mano a mano, gli appetiti dei politici e dei politicanti, per avere le simpatie di potenti o di quelle cassaforti elettorali che sono le cooperative, hanno forzato la mano a concessioni di denominazioni sempre piu’ generose ed insensate ma, almeno la DOCG resisteva a questo andazzo. Pur essendo partita la DOCG dall’Albana di Romagna, aveva sempre cercato di mantenere un immagine di rilievo sul mercato poi, per far comodo ai potenti di turno, era stato abbattutoil muro della restrizione dell’imbottigliamento in zona del Chianti (con grande gioia della cantina californiana Gallo & Co.), e da li un esclation vertiginosa che ci portera’ ad avere piu’ DOCG di quante non erano le DOC 10 anni fa. A questo punto viene da chiedersi: “cosa penseranno i consumatori stranieri quando si troveranno di fronte a parecchie centinaia di proposte di vini italiani certificati DOCG e totalmente sconosciuti?” ovviemente penseranno che quella denominazione e’ un indicazione obbligatoria e torneranno, come e’ giusto che sia, a premiare la forza del marchio di impresa che da le migliori garanzie! Chi ci avra’ perso? Ovviamente il piccolo produttore che, pur lavorando con il massimo impegno e serieta’, non potra’ vedere riconosciuto il suo lavoro con il premio di una seria certificazione e non potra’ affermare il suo prodotto come marchio noto, per mancanza del minimo di massa critica. Ti cito un esempio della mia regione, la piu’ grande azienda cooperativa con la complicita’ di un amministrazione politica in quel momento amica, si e’ fatta la sua bella DOC con il nome del paesino, che solo lei poteva imbottigliare e gli altri come hanno risposto? Ovviamente con un altra DOC con il nome del paesino vicino!!!! La problematica serebbe molto lunga da affrontare ma, queste poche righe danno il senso del disagio che vive il nostro settore in un periodo di totale anarchia e di mancanza di una programmazione che veda oltre il giorno successivo!!!

    • caro Valentino, in questa fase assurda, basta avere dei santi in paradiso, essere delle aziende ricche e potenti e guarda il miracolo, ben tre Docg a tre diverse tipologie di Castel del Monte, Doc sicuramente seria, degna di rispetto, ma pensare che abbia generato ben tre Docg mi sembra incredibile…

  2. Ma vogliono ancora dire qualcosa, le docg? E quelli che le rilasciano, che cosa pensano, che per la gente significhino ancora qualcosa?
    Torna, ogni volta, la domanda: ma questi personaggi conoscono il mercato o pensano che assomigli a loro?

  3. Caro Franco
    entro in questo post con un OT: le nostre doc e docg stanno completamente perdendo valore. Sono titoli che ormai, come il dottore, non si nega a nessuno. Ci allontaniamo sempre di più dalla Francia in un momento in cui il mondo esige serietà e coerenza produttiva e commerciale
    Ma non basta: sull’esempio del gaglioppo e sotto la spinta dei commerciali poco lungimiranti, stanno inzuppando tutti i disciplinari con i vitigni internazionali.
    Dobbiamo lanciare una bella battaglia: torniamo ai vini da tavola?

  4. C’è una cosa che non capisco, ed è questa smania di avere la docg entro il tempo massimo. Non la capisco perché le doc e le docg col nuovo sistema comunitario diventano entrambe dop. A che serve fare le corse per avere un riconoscimento che è destinato a scomparire? A meno che si pensi di abolire invece le dop…

  5. Caro Franco, sono d’accordo con i vostri commenti, purtroppo in questo settore viviamo serie difficoltà che nessuno sa ascoltare, i piccoli produttori che lavorano con serietà e onestà non dovrebbero avere questi ostacoli. Lavorando in una regione tra le più importanti nel settore vino del nostro Paese vedo che a discapito dei grandi gruppi, i piccoli produttori fanno molta fatica ad imporsi e con decisioni politiche che stanno appianando tutto le difficoltà raddoppiano. Per quanto riguarda le denominazioni alla fine ci rimette sempre il povero consumatore che non conoscendo il prodotto si affida al caso visto che le DOCG e DOC stanno aumentando.
    Lancio una provocazione: sbaglio o qualcuno aveva detto che doveva esserci una riduzione delle denominazioni soprattutto quelle sconosciute o dove i produttori presenti erano pochi. Non c’è nulla di tutto questo oppure qualcuno sa darmi una risposta?

  6. Ciao franco, se continuiamo di questo passo e con questi personaggi che gestiscono le denominazioni, il prossimo anno proporranno la medaglia d’oro a tutti i partecipanti alle olimpiadi di Londra, poi tutti i partecipanti vinceranno i mondiali di calcio lo scudetto, la coppa campioni e, chi piu’ ne ha, piu’ ne metta!!!!
    Non credo che questo modo di gestire il settore vada a vantaggio di aziende ricche e potenti, qui perdiamo tutti!!!
    Un Salutone

  7. Angelo Maci, presidente della Cantina Due Palme nonché del Consorzio Salice Salentino Doc, mi ha inviato questa comunicazione che ha fatto avere anche a tutti gli associati al Consorzio:
    “Cari associati L’intervento di Franco Ziliani mi appassiona e incuriosisce soprattutto perchè mi chiama in causa qualità di Presidente del Consorzio di Tutela del Salice Salentino Doc. Quindi, non posso non aggiungere qualche mia convinta considerazione, che per alcuni aspetti serve a chiarire le conoscenze e le idee a chi non vive da vicino uno degli areali viticoli più importanti di Italia, quello del Negroamaro e della malvasia nera di Brindisi,e Lecce appunto. La DOCG è un l’appellativo più importante che si possa raggiungere per qualsiasi produzione vinaria, se evidentemente lo merita. E sono certo che se è stata riconosciuta la Castel del Monte Bombino nero, vorrà dire che quel tipo di produzione conserva elementi di pregio degne di una denominazione di quel tipo. Ma sono altrettanto certo che i rosati del Salento, e soprattutto quelli che esprimono il terroir più antico e tradizionale della intera Puglia e che fa capo al triangolo Salentino, non ha eguali in nessuna altra area viticola italiana. La storia in qualche modo è la testimonianza più inossidabile che esiste e tanti sanno, anche il bravo Franco Ziliani, quanto ha contribuito l’enologia salentina a far parlare sulla qualità dei vini italiani. Sicuramente, il Salento con i suoi produttori, non si accontenta delle IGT nelle versioni “Puglia” o “Salento”. I numeri denunciano una rapida ascesa, anche e soprattutto dal punto di vista commerciale, e indicano chiaramente che la valorizzazione delle DOC ha preso la strada giusta. Certo i cammini, non sono del tutto in pianura ma dalla nostra c’è la convinta certezza che la razionalizzazione del numero delle DOC verso una più importante e unitaria DOC come la individuata “Terra d’Otranto”, in dirittura d’arrivo non può che accorciare le distanze tra il riconoscimento dei consumatori, peraltro già da tempo in atto, e quello amministrativo da parte degli organi preposti. Di fatto la Puglia è partita in ritardo con la costituzione dei consorzi di Tutela,” per colpa di tutti”. Onore a Castel Del Monte ed al suo validissimo Presidente Francesco Liantonio ed agli altri colleghi produttori , i quali mettendo da parte gelosie provincialistiche hanno costituito per primi il Consorzio, e tagliato il traguardo della DOCG. Noi certamente non resteremo a guardare e raggiungeremo quanto prima l’obiettivo. Angelo Maci, Enologo Presidente del Consorzio di Tutela Salice Salentino DOC”

  8. Bella lettera, quella del presidente Maci, ma il dato resta: se tutto diventa straordinario, alla fine tutto torna ad essere ‘ordinario’.

  9. Comprendo la posizione del presidente Maci ma, resta il fatto che oggi le denominazioni DOC o DOCG vengono elargite senza che esista una regola di merito alla quale oggettivamente fare riferimento. Il risultato e’ che, se anche si prendono altre 10 DOCG in Castel del Monte, nessuno ne avrai un beneficio che vada oltre l’aspetto del prestigio politico locale ma, le aziende non vivono di queste soddisfazioni. Quello che occorre fare per rilanciare delle zone poco note, non puo’ essere racchiuso in una generosa concessione di alcune DOCG o DOC, perche’ alla fine per sperare di ridare credibilita’ al sistema, si dovra’ passare per le DOCC (Denominazioni di Origine Controllata e ri-Controllata) oppure si dovra passare alle DOCGG con un ri-Garantite finale. Ora smettiamo di difendere l’indifendibile ed interroghiamoci in modo costruttivo su quello che dovra’ essere il futuro del settore perche’ mentre si gioca alle denominazioni, il settore sta soffrendo e sta perdendo migliaia di ettari vitati, molti produttori scelgono la strada dei contributi per la vendemmia verde ect.

  10. Questa querelle che si è sollevata sull’attribuzione più o meno “discutibile” di una DO, mi ha fatto riflettere proprio per l’estrema “opinabilità” delle opinioni che vado leggendo.
    Sono sempre più convinto che la retorica sul vino non possa essere di nessun giovamento nè per la sua immagine nè tanto meno per la sua crescita.
    Di conseguenza un’opinione che decreta l’assoluta inutilità di una DO, rende vano ed inutile discutere sulla discrezionalità dell’attribuzione stessa.
    Se dunque una DOCG non ha più alcun valore oggettivo,di cosa allora stiamo parlando? Non credo che un riconoscimento di una DOCG possa rappresentare argomento da satira enotecaria! Bensì resta un indicatore significativo del livello di qualità delle produzioni vinicole che si è registrato oggettivamente nella nostra regione.
    Come attuale Presidente dell’Assoenologi di Puglia – Basilicata – Calabria vorrei ribadire e ricordare senza tema di smentita l’impegno costante e puntiglioso mio e di tutto il Consiglio per favorire senza privilegi particolari, l’intero comparto vitivinicolo.
    E’ già in atto per coloro che lo ignorassero, un processo di progressivo accorpamento delle diverse DO pugliesi in virtù di una più efficiente strategia di marketing e di una più forte affermazione sui mercati nazionali ed esteri.
    Tornando poi sull’opportunità o meno di ascrivere il Bombino nero nel gotha dei DOCG vorrei sottolineare che dal suddetto vitigno si sono prodotti da sempre vini rosati di grande qualità e peraltro molto utilizzati in altre regioni italiane ed estere…..
    Non leggerei alcuna incoerenza nel riconoscimento delle sue prerogative di un grande vino.
    Tutt’al più l’incoerenza vera, va rinvenuta tra coloro che parlando di vino, hanno la presunzione di decretarne soggettivamente la bontà e i meriti.

    • Leonardo, ti conosco e ti apprezzo da troppi anni per accettare che tu possa replicare a quanto ho scritto e ai commenti che sono seguiti, definendo la discussione “argomento da satira enotecaria” e soprattutto accusando me, che ho scritto questo post e sollevato la discussione sulla Docg al Castel del Monte Bombino nero di “incoerenza vera” che andrebbe 2rinvenuta tra coloro che parlando di vino, hanno la presunzione di decretarne soggettivamente la bontà e i meriti”.
      Conosco bene la lunga tradizione, in materia di rosati, del Bombino nero e penso che poco conti in questo contesto il fatto che quest’uva, come scrivi, sia stata “molto utilizzata in altre regioni italiane ed estere”. A mio parere, e mi permetto di parlare conoscendo e frequentando assiduamente la Puglia del vino da molti anni, questa Docg é sorprendente e a mio modesto parere sarebbe stato molto più giusto, se ci fosse stata una logica, dare una prima Docg in rosato ad un vino molto più identitario per la Puglia come il Salice Salentino rosato. E lo dico, lo sai bene, conoscendo e apprezzando la zona di Castel del Monte ed i suoi pur ottimi vini…

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  12. Gentile signor Ziliani mi piacerebbe, a questo punto capire, cosa lei intende con il termine identitario. Perchè il rosato salentino sarebbe più identitario per la Puglia rispetto al Bombino Nero rosato? Cosa contribuisce a rendere,a suo avviso, un vino identitario?
    Grazie.

  13. Da persona che vive nel Salice Salentino Doc e che lo fa anche pe ruso e consumo suo personale e familiare, da wine blogger, da conoscitore di internet, fatemi dire la mia. Sono anni che mi chiedo come mai il Salice Salentino non sia diventata la prima DOCG pugliese, hanno fatto DOCG persino il primitivo nella versione dolce naturale! Invece, il Salice Salentino no. Mah, me lo chiedo. Soprattutto, mi chiedo e chiedo ad Angelo Maci: ma il Consorzio Salice Salentino dov’è? Che cosa fa? Parlo in generale, perché, sinceramente un consorzio che nel 2011 non lo trovo nenache con un suo sito internet online per me non ha senso, lo dico con il cuore, lo dico come abitante di quella terra che credo dovrebbe essere tutelata e promossa molto meglio rispetto a come si fa adesso. Franco, tieni presente una cosa: un americano che viene nel Salice Salentino Doc non trova niente, non trova aziende aperte sempre, non trova tour, non trova indicazioni, non trova bike tours, percorsi enogastronomici focalizzati alla scoperta del vino locale. Come tu sai Franco, io da diversi anni ormai sto lavorando nel turismo in loco e sempre più mi capitano richieste di informazioni da parte di americani / canadesi che vogliono scoprire i vini locali, ma di servizi non ce ne sono e me li devo inventare io! Dillo anche tu ad Angelo Maci: che il consorzio Salice Salentino si svegli a comincia ad essere al passo con i tempi, l’interessa per questa zona è altissimo 😉

    • caro Fabio, sottoscrivo le tue osservazioni ed il tuo appello, accorato, al presidente del Consorzio Salice Salentino. Lo dico da autentico innamorato della Puglia, con un pizzico di sangue pugliese e salentino…

  14. Caro Ziliani, premesso che trovo “normale” che la prima DOCG pugliese venga attribuita ad un rosato visto che la mia regione viene, mi pare di poter dire unanimamente, definita terra di rosati, non capisco per quale motivo debba essere considerata una colpa dei produttori castelmontini, a scapito dei cugini salentini, quella di aver finalmente deciso di lavorare come una squadra e non come singoli solisti. Essere riusciti a superare quello che da tutti veniva considerato come il gap principali dei produttori pugliesi e cioè la scarsa per non dire inesistente, capacità di relazionarsi proficuamente, è un merito enorme il cui risultato si chiama DOCG.
    Con immutata stima,
    Beppe Schino

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