Brunellao meravigliao: il Brunello di Montalcino sbarca in Brasile

Entusiasmo alle stelle dal comunicato stampa del Consorzio del vino Brunello di Montalcino che informa del felice andamento di una missione d’affari che si è tenuta nei giorni scorsi, tra il 6 ed il 9 giugno, nientemeno che in Brasile. Con il titolo un po’ trionfalistico de “Il Brunello conquista il Brasile e apre le porte al made in Italy” viene salutata una “accoglienza  a cinque stelle per il Brunello di Montalcino formato glamour sbarcato in Brasile con una delegazione di  oltre trenta produttori”.
Brunello definito “l’alfiere vincente del Made in Italy, una eccellenza che grazie alla propria immagine di altissimo profilo valorizza  il sistema Italia nel mondo”.
Intendiamoci, il Brasile fa parte, con India e Cina e pochi altri, di quel gruppo ristretto di Paesi dove l’economia cresce e dove grazie al boom economico nuove categorie di consumatori che risiedono quasi per intero negli stati di San Paolo e Rio de Janeiro si stanno orientando su consumi di alta gamma e qualità.
Restano però i numeri che parlano dell’1% dell’export per il Brunello e dell’1,6% per il Rosso di Montalcino, a far pensare che nonostante i soliti trionfalismi ai quali questo Consorzio ci ha abituato, anche se sono stati oltre 500 “i partecipanti al workshop dedicato agli specialisti (ne erano previsti 200)” e si sia registrato il tutto esaurito per le degustazioni al  ristorante Mani, definito nel comunicato “fra i 10 migliori del mondo”, e presso “l’esclusivo hotel Unique che il Consorzio ha scelto come sede ufficiale per gli incontri e le iniziative”, l’operazione Brunellao meravigliao, anche se “il Brunello di Montalcino quindi piace sempre di più ai brasiliani” resterà ancora per lungo tempo un’operazione di nicchia.
Un investimento a medio periodo, che non potrà portare grandi risultati a breve, anche se ci viene detto che “ci sono tutte le premesse affinché queste quote possano crescere”.
Questo anche se la vicepresidente del Consorzio Donatella Cinelli Colombini, sicuramente per giustificare la validità di questa missione brasileira sostiene, con la consueta moderazione, che “l’obiettivo è stato pienamente raggiunto. Abbiamo dimostrato che “l’unione fa la forza” e  presentando tanti ottimi produttori di Brunello tutti insieme è possibile dare una spinta decisiva al mercato.
Non solo,  il nostro successo è una spinta per tutto il vino italiano ma – per riprendere le parole del direttore dell’ICE Sacchi – aiuta tutto il made in Italy. Abbiamo creato un’onda positiva che spero faccia da traino agli altri. Sicuramente ha fatto bene ai nostri produttori che hanno sfruttato questa occasione per gettare le basi, o consolidarle, per vincere su questo mercato potenzialmente interessantissimo”.
Per la cronaca la delegazione che ha partecipato all’operazione Brunello in Brasile era composta dalle seguenti aziende:
Banfi, Barbi, Camigliano, Canneta, Capanna, Caparzo, Caprili, Castelli-Martinozzi, Castello di romitorio, Col d’Orcia, Collemattoni, Corte Pavone, Donatella Cinelli Colombini, Fanti, Gianni Brunelli, Il Poggione, La Gerla, La Magia, Le Chiuse, Mocali, Poggio di Sotto, Poggio il Castellare, Salvioni, Sassodisole, Siro Pacenti, Talenti, Tassi, Tenuta di Collesorbo, Tenute Friggiali e Pietranera, Val di Cava, Verbena, Villa le Prata.

10 pensieri su “Brunellao meravigliao: il Brunello di Montalcino sbarca in Brasile

  1. Sarebbe un po’ come l’attuazione della legge del contrappasso: dopo l’amarezza inflitta dal Brasile che si coccola il bieco Battisti, al nostro paese del cui sistema giudiziario (pare) non si fidi, ecco l’Italia – anzi la Toscana! – che si prende una rivincita, costringendo il Brasile a considerare positivamente almeno il nostro “sistema agricoltura”.
    I toni enfatici dei comunicati sanno sempre un po’ di ‘parlarsi addosso’, però ho anche avuto riscontri (in toni più pacati) interessanti e positivi, da parte di qualche produttore meno uso agli entusiasmi.

  2. Tutto verissimo, tutto bellissimo, tutto fichissimo!
    Confermo che
    – la quantità di persone che ha partecipato ai vari eventi spalmati in cinque giorni é stata superiore alle stime più ottimistiche
    – la società di promozione in loco scelta proprio da Donatella Cinelli Colombini é stata all’altezza. Alla stessa Signora Cinelli Colombini va il riconoscimento di saperci proprio fare quando si tratta di mettere in moto una macchina organizzativa.
    – il livello medio dei vini presentati dai 30 e più produttori é stato molto alto e anche, direi abbastanza “compatto” come impronta stilistica.

    a questo aggiungo che
    – i brasiliani hanno già una cultura del vino e una cultura “italiana” anche perché, almeno a San Paolo, molti sono di seconda o terza generazione italiani.
    – é un paese in crescita che ha voglia di divertirsi, uscire, cenare fuori.

    però c’anche da dire che
    – la legislazione fiscale é estremamente punitiva per i vini importati al di fuori del continente sudamericano (Cile, Argentina, Uruguay).
    – negli ultimi tempo sono spuntati come funghi importatori e commercianti improvvisati e truffaldini e non sempre é facile identificarli.

    infine
    – il Brasile, fra i quattro del famoso BRIC (Brasile, Russia, India, Cina)é forse il paese che può valere veramente un investimento per un produttore medio alto (se si fanno meno di 30-40.000 bottiglie per me é meglio lasciar perdere).
    – Non abbiamo vinto un bel niente, diciamo che abbiamo fatto bella figura e raccolto qualche risultato, per cui chi ci ha investito fra i produttori non ha buttato i soldi dalla finestra.
    – I responsabili dell’ICE si sono comportati bene e sono stati largamente ricompensati con il glamour dell’ultima sera in cui hanno potuto portare mogli, fidanzate, condomini e amici dal tempo del militare.

  3. Ho appena conseguito il Master Sommelier ALMA AIS in gestione e comunicazione del vino con la discussione della tesi “Panoramica e tendenze del vino italiano in Brasile”. La scelta dell’argomento non è stata casuale in quanto ho vissuto a San Paolo per cinque anni ed ho potuto così seguire “in diretta” l’evoluzione o meglio il boom recente del vino in Brasile.
    Non mi sorprendono i toni entusiastici raccolti da questa manifestazione, che sono tipici di tutti coloro che per business approcciano il Brasile negli ultimi anni. Questo paese ha sicuramente un grande potenziale per la nostra economia e per il settore del vino in particolare.
    Ricordiamoci però che il Brasile ama far festa ed in questo è maestro. Abituati come siamo all’attuale mood europeo, là sembra tutto meravigliosamente luminoso, dinamico e ricco di energia. Tutto questo potenziale c’è. Il Brasile attuale non è più terzo mondo, le logiche di business possono essere molto sofisticate, corrono spesso molto di più delle nostre e bisogna quindi saperle interpretare e seguire.
    Spesso purtroppo ho visto grandi manifestazioni (e soldi investiti) che non hanno avuto alla fine nessun seguito rilevante. Esiste una bella poesia di Carlos Drummond de Andrade che dice “….. a festa acabou, a luz apagou, o povo sumiu, a noite esfriou, e agora, José?”
    Questo Josè possono essere le istituzioni e soprattutto i produttori che debbono ricordare che la “festa” nello splendido scenario dell’esclusivo e glamour Hotel Unique è solo l’inizio di uno sforzo e di investimenti a cui deve seguire una strategia d’azione locale sostenuta da chiari obiettivi commerciali oltre che istituzionali. Solo così credo da potenziale questo mercato potrà diventare reale.

    • Ciao Gloria, sono uno studente del CdL Triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell’Università di Trieste e sto scrivendo la mia tesi proprio sull’argomento su cui l’hai fatta tu! Forse siamo gli unici in Italia e vorrei chiederti qualche informazione…posso contattarti! Ne sarei felicissimo.

  4. chissà ne diano un bel pò a Battisti, che magari nel mentre lo beve si “inciucca” e gli viene a mancare il respiro…. ma non per ucciderlo… sarebbe troppo facile.per fargli assaporare quei pochi secondi senza aria, così magari prova l’ebrezza del’essere quasi cadavere…. e magari poi inizia a dire la verità e ad accettare di essere un terrorista.

  5. Mi unisco al tuo commento, ma il Brunello é sprecato, così come l’impegno di tanti intellettuali, soprattutto francesi, per difenderlo.

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