Garantito da me… Aglianico del Vulture 2008 Radino

Continuano le segnalazioni, già iniziate con il post dedicato ai validi Daunia Igt di Valle dell’Elce, delle positive sorprese che ho fatto degustando durante i due giorni di assaggi, nell’ambito di Radici del Sud, Festival dei vitigni autoctoni di Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia organizzato dall’amico Nicola Campanile, che insieme ai wine writers internazionali membri della giuria degli esperti ho potuto fare presso l’accogliente Masseria Le Fabriche di Alessia Perrucci.
Questa volta voglio portarvi in una regione che ha sempre partecipato con i suoi vini base Aglianico alle precedenti edizioni di Radici, la Basilicata, con un sorprendente, direi anzi esemplare Aglianico del Vulture (di cui non ho trovato menzione sulle varie guide, ma nemmeno particolari menzioni in Rete) firmato da una piccola realtà produttiva che ha recente storia, visto che ha cominciato la propria attività solo nel 2006, anche se riprendendo una tradizione ed una prassi che risale ad alcuni decenni orsono.
L’azienda agricola si chiama Francesco Radino e ha sede a Rapolla (PZ) nel Vulture ed è opera di una bellissima coppia di persone mature orgogliosamente dotate di capelli bianchi e lunga esperienza di vita, Cristina Omenetto e Francesco Radino, che si dividono tra Milano, dove nel lontano 1977 aprirono Il Germoglio, pioneristico, per l’epoca, centro di alimentazione naturale, e la tenuta familiare, di soli tre ettari vitati e di cinque dedicati ad oliveto.
Il loro lavoro punta a riprendere il lavoro avviato nel dopoguerra dal nonno Francesco Radino, che aprì a Milano una serie di negozi dove si vendeva esclusivamente olio d’oliva prodotto nella tenuta in Basilicata, attività proseguita poi dal figlio Vincenzo Radino, “singolare figura di artista imprenditore, pittore, frantoiano, commerciante, agricoltore”, che piantò anche alcuni ettari di vigna (che oggi hanno oltre quarant’anni) “con occhi d’artista”.
Per pubblicizzare i propri negozi e l’olio Vincenzo Radino si rivolse per il marchio ad un grande artista ed illustratore ritornato alla piena attività di pubblicitario negli anni Cinquanta dopo un periodo di isolamento dovuto all’epurazione per motivi politici, Gino Boccasile, marchio che ancora oggi campeggia sulle bottiglie d’olio extravergine, da agricoltura biologica, commercializzate.
Le due vigne, denominate Solagna dell’Arcidiaconata e Colignelli, da cui Francesco Radino e la moglie ottengono oggi le loro uve sono poste a 350-450 metri di altezza su terreni vulcanici (con lapilli e ceneri in superficie e più sotto solido tufo) in forte declivio, ed assicurano una materia prima (che prima del 2006 veniva acquistata da alcune delle più note aziende produttrici lucane) di straordinario valore, con rese per ettaro naturalmente contenute, senza alcuna forzatura che non sarebbe nello spirito dell’azienda e dei suoi artefici (bravissimi fotografi come si può vedere dalle immagini pubblicate sul lineare ed elegante sito Internet, nonché sul sito Internet di Francesco, noto fotografo professionista) nell’ordine dei 35-40 quintali ettaro.
Lavorando con una grandissima uva, l’Aglianico, in un territorio vocato, con la misura ed il garbo delle persone che hanno cultura e sapienza e gusto, il risultato non poteva – mi ha confortato in tal senso il parere decisamente positivo di alcuni membri della giuria di Radici del Sud che hanno degustato come me il vino, penso ai cari amici polacchi Marek Bienczyk e Piotr Kamecki, al collega franco-belga Hervé Lalau, all’agronomo Maurizio Gily e al presidente di Vinarius Francesco Bonfio, oltre che alla cara amica Elisabeth Babinska Poletti – che essere eccellente e tradursi in un vino dalla naturale eleganza.
Parlo dell’Aglianico del Vulture Nostos (parola greca per designare il concetto di ritorno alla terra, alle radici, alle origini, ma anche “la nostalgia, il desiderio sofferto di tornare la voglia di casa per ritrovare infine le proprie cose e soprattutto se stessi”, di cui ho avuto modo di degustare, rimanendone conquistato, due annate, la 2008, attualmente in commercio in 6600 bottiglie (al prezzo esemplare di 8,50 euro + Iva) e la 2006.
Avete presente quegli Aglianico del Vulture, anche nomi che vanno per la maggiore ovviamente coccolati dalle varie guide, che finiscono per indispettirvi per come vedete una materia prima eccellente oppressa, le ali letteralmente tarpate, da un eccesso di legno, che rende il gusto asciutto, prevedibile, noioso, scarsamente piacevole?
Qui è tutta un’altra musica – Francesco Radino per l’affinamento ha scelto la formula un anno in acciaio e un anno in legno, barrique di terzo passaggio, non volendo che siano elementi estranei a dominare – con un equilibrio naturale, una finezza, una nitidezza d’espressione, seppure con il carattere austero che è lecito attendersi da un Aglianico del Vulture, che conquistano. Bella l’intensità di colore, ma senza esagerazioni ed eccessive concentrazioni cromatiche, del Nostos 2008 (in bottiglia dal settembre 2010), dal naso vivo, salato, con una nitida e plastica componente minerale e di liquirizia in evidenza, note quasi ferrose e petrose e di macchia mediterranea e pepe nero, dotato di grande freschezza e vivacità, di una giusta componente di frutto (prugna più che ciliegia).
Ampio, succoso, stratiforme al gusto, largo, pieno di sapore, dotato di un saldo corredo tannico ben sottolineato e non aggressivo e di un finale lungo, sapido, verticale, di gran nerbo, che sembra chiamare, com’è naturale che sia con un vino di questo tipo, l’abbinamento, io direi il completamento e l’unione, con una preparazione a base di carni rosse o selvaggina.
Bene anche il 2006, con un bocca forse ancora più consistente e di grande avvolgenza e una componente fruttata meno pronunciata, ma con lo stesso identico, avvincente, timbro minerale e salato, quasi iodato e marino ed un profilo più affilato e nervoso.
Ecco trovato l’Aglianico del Vulture che fa per me!

Azienda Agricola Radino
Via Marconi, 37  85027 Rapolla (Pz)
Via Candiani 123 20158 Milano
tel.  02 39314283 fax  02 39315111
mob. 335 5219305
info@radino.it

www.radino.it

4 pensieri su “Garantito da me… Aglianico del Vulture 2008 Radino

  1. Buongiorno Gianfranco,

    Concordo: eleganza e austerità, almeno per il 2006 che provai su segnalazione di un amico. Nessun gravame da legni prepotenti, nessuna deriva verso il frutto sicuro e ricercato. Notando che l’azienda ha sede a Rapolla, vorrei chiederle un giudizio sui vini di un’altro produttore, di dimensioni paragonabili a quelle di Rapino e con sede nello stesso paese: Camerlengo, con le sue due versioni di Aglianico. La ringrazio e saluto.

  2. In termini più generali, senza entrare nel dettaglio del singolo prodotto o produttore, ecco secondo me uno dei due estremi più “rappresentativi” dei vini italiani: un ottimo vino a prezzi più che onesti, come l’Aglianico del Vulture, e all’altro estremo un vino che spesso è stato definito “uno dei più inutilmente costosi”, l’Amarone della Valpolicella.
    A volte bisognerebbe seguire i buoni esempi…

  3. vorrei solo evidenziare che il vino del signor Radino deriva da uve biologiche ottenute cioè senza l’uso di diserbanti, insetticidi, antimuffa, fertilizzanti di sintesi chimica. I riconoscimenti ottenuti sono sicuramente una soddisfazione per Radino ma anche per noi che controlliamo le sue produzioni biologiche, perchè ci dimostrano che si può fare un ottimo vino anche in biologico se si dispone della pazienza e dell’impegno a ricercare un giusto equilibrio tra la vite e la terra, tra la vite ed il paesaggio. Salute dunque a chi beve il Nostos … anche perchè ottenuto da uve senza residui di sostanze chimiche che fanno male alla salute, la cui produzione fa bene anche alla salute della terra da cui ha origine. Vincenzo Ritunnano – responsabile controlli biologici – ICEA – Basilicata

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