La nazionale dei vini bianchi da vitigni autoctoni sulla Cucina del Corriere della Sera

Forse sono un po’ in ritardo, avendo scoperto anch’io solo da un paio di giorni che è già in edicola da quasi un mese.
Però voglio segnalarvi ugualmente il numero di giugno di quella bellissima rivista che è La Cucina del Corriere della Sera, supplemento mensile eno-gastronomico del quotidiano di via Solferino giunto al suo ventunesimo numero.
In questa uscita, che potrete comunque chiedere al vostro edicolante di procurarvi, nel caso non ne disponesse più al momento, troverete in circa 145 pagine dalla consueta curatissima veste grafica (concept, progetto grafico e realizzazione editoriale della WEP Srl) un ricco campionario di servizi dedicati al gelato artigianale, alla Puglia, all’aceto balsamico, allo Chardonnay negli Stati Uniti, alla cucina d’acqua dolce in giro per laghi, e poi la vasta gamma di ricette, ben spiegate e illustrate da splendide foto, dedicate all’orata, ai fiori di zucca, alle albicocche, alla cucina alla griglia. Questo oltre al consueto ricettario del mese e servizi sui würstel, su Carloforte in Sardegna, sul Sabikh, prelibatezza gastronomica israelita.
Il mio contributo enoico per questa uscita è un invito alla eno-autarchia, alla scoperta della nazionale dei vini bianchi italiani da vitigni autoctoni, dal Blanc de Morgex et de la Salle da uve Prié blanc valdostano sino al Vermentino di Gallura sardo. Con tanto di indirizzi e informazioni utili.
Che dirvi di più se non augurarvi buona lettura e buon appetito?

2 pensieri su “La nazionale dei vini bianchi da vitigni autoctoni sulla Cucina del Corriere della Sera

  1. Lo cercherò in edicola.E poi il concetto di ”enoautarchia”lo trovo particolarmente intrigante,sia per l”’eno”..sia per l”’autarchia”.

  2. La Cucina del Corrierone è molto ben fatto e ben curato, viene voglia di collezionarlo; il servizio sulle ‘perle bianche’ è proprio bello, utile e ghiotto e fa venire voglia di assaggiarli quei vini…
    I nostri piccoli grandi tesori, che i nostri grandi dal cervello piccolo non sanno (o non vogliono) valorizzare.
    Abbiamo un’istituto ICE, che a Washington, per una manifestazione che avrebbe dovuto festeggiare i vini della terra senese, ha consentito che dei camerieri messicani ci ammannissero del valpolicella, storpiando pure l’italiano.

    Tu fai dell’autoironia parlando di eno-autarchia; ma non può non venire in mente che abbiamo buttato e stiamo buttando via questi eno-tesori per trascuratezza, insipienza, colpevoli omissioni, ignoranza diffusa.

    Prima di essere sottoposta a processo chiarisco che non ho nulla contro il Messico e i messicani, meno ancora contro il (la?) valpolicella, salvo quando viene chiamata/o a interpretare una parte che non è la sua.

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