Una condanna delle bollicine italiane senza appello: Scatti di gusto getta il sasso e nasconde la mano

C’è sempre da imparare nel mondo del vino. Anche in quel settore un po’ particolare che è l’informazione sui frutti di Bacco proposta nel segno della modernità e della democrazia, della possibilità per ognuno di dire la propria, mediante siti e blog sul Web. E lo dice uno che è dodici anni, non dodici giorni, che è attivo sul Web e che può pertanto parlare con un pizzico di esperienza e cum grano salis.
L’ultimo approdo, per ora, è quello di una cosiddetta informazione che definirei “getta il sasso e nascondi la mano”, oppure “spara nel mucchio”, rappresentato, e faccio nomi e cognomi consapevole che così facendo finirò con il regalare cinque minuti di notorietà ad un sito Internet di cui francamente non si avevano avuto grandi segnali di vita, da un post, a firma di Paolo Trimani (della celebre dinastia dei vinai in Roma dal 1821 http://www.trimani.com/contatti.asp) pubblicato su Scatti di gusto, post che potete leggere qui.
L’articolo, se così lo vogliamo definire, ci racconta la cronistoria “di un assaggio che non leggerete mai”, una degustazione di “5 metodo classico e 6 Franciacorta” (come se anche i Franciacorta non fossero metodo classico…) che il team del sito ha organizzato, ma la cui cronaca ed i cui esiti ha rinunciato a raccontare (salvo pubblicare questo “articolo”).
Il tutto perché, dicono, “dopo 11 campioni abbiamo rinunciato! Imbarazzante faticoso e inutile proseguire. Pubblicare una serie di stroncature non avrebbe senso, non ci piace distruggere per il solo gusto di creare una notizia negativa. In certi casi meglio tacere e provare a riflettere”. Non ci dicono come siano andate le cose, quali vini non siano piaciuti e perché, si limitano a riferirci che “abbiamo trovato solo bolle morte e siamo rimasti a guardarci sconsolati. Il problema fondamentale a questo punto è: noi o loro? Siamo inguaribili snob capricciosi noi di SdV o si tratta di bottiglie di scarso valore? La nostra ipotesi di lavoro privilegia chiaramente la seconda soluzione del dilemma ma senza preconcetti”.  Alla faccia!…
E poi, in un crescendo nemmeno di cattiveria o di perfidia, direi piuttosto di cattiva informazione, di informazione generica e liquidatoria, eccoli, con la giusta dose di boria, riferirci che “i profumi sono standardizzati dalle lavorazioni di cantina con l’immancabile bronchenolo di certe liqueur troppo abbondanti”, che “la batteria dei Franciacorta era sconfortante, tanti tecnicismi e poca zona d’origine (terroir è termine che non si può proprio usare!)”.
Giusto sottolineare e condannare, come fanno, “la fantasiosa confusione che regna nell’enologia nostrana raggiunge livelli di vertice quando i vini hanno le bolle ma non sempre con risultati apprezzabili. Pensare che si possa spumantizzare qualsiasi uva in qualsiasi zona è una pericolosa illusione che sono solo i consumatori a pagare. Alcune zone d’Italia e alcune uve tradizionali semplicemente non sono adatte alla spumantizzazione, quasi nessuna in effetti”.
Anche se questa frase, subito dopo aver parlato della Franciacorta, fa quasi ritenere che i soloni di Scatti di gusto si riferiscano anche a questa zona ritenendola non adatta alla produzione di metodo classico…
Assolutamente assurdo, sbagliato, non corrispondente a qualsivoglia corretto concetto d’informazione, soprattutto se si considera che l’articolo è corredato da fotografie che fanno chiaramente capire quali siano alcuni dei Franciacorta degustati, dire “Nomi non ne faremo ma vi garantiamo che abbiamo stappato il gotha, solo un paio di outsider a inizio carriera spumantistica ma già affermati e celebrati coi loro classici”.

Fino alla conclusione liquidatoria che chiude il pezzo: “San mercato non può giustificare operazioni speculative che ricordano la peggior finanza creativa, sono convinto che al vino italiano serva un severo esame di coscienza e gli spumanti senza storia possono essere un ottimo inizio. Personalmente sarò ancora più esigente del solito con i prodotti da valutare, prevedo quindi una bella sfoltita alla selezione di bollicine da offrire alla mia clientela. Bolle morte? No, grazie!”.
Io non so come replicheranno i produttori della Franciacorta ed il Consorzio che ne tutela gli interessi ed il buon nome, ad un attacco così indiscriminato, scomposto, privo di logica. Non sono un avvocato, e di solito le comunicazioni un po’ “intimidatorie” dagli avvocati di qualche grossa azienda e le minacce di procedere in tal senso sono io a riceverle e non le mando di certo, se ci siano gli estremi per una querela per diffamazione. Sicuramente questo articolo, che si limita a sparare nel mucchio, che assegna alla Franciacorta e ai Franciacorta Docg la patente di inaffidabili, ma si rifiuta, pilatescamente e con scarsa prova di coraggio, di fare nomi (anche se almeno un paio di vini dalle foto li riconoscerebbe anche un non vedente…), offre un’immagine assurdamente e qualunquisticamente negativa di questa zona di produzione che proprio quest’anno festeggia il proprio mezzo secolo di vita.
E finisce oggettivamente con il danneggiare non tanto la credibilità della Franciacorta (credibilità che non può essere scalfita dall’attacco dello Scatti di gusto di turno), ma la credibilità di chi scrive cose del genere. Ed in questo modo.
Pertanto anche se condivido la prevedibile “inca……a” dei franciacortini e magari la loro volontà di replicare a tono e nelle sedi più giuste ad un attacco tanto indiscriminato e forsennato (legittimo criticare i vini se non piacciono, ma facendo i nomi di vini e aziende, e spiegando perché e cosa non sia piaciuto, e assumendosi le proprie responsabilità), alla fine penso non valga nemmeno prendersela tanto.
Un simile modo di fare informazione genera sicuramente scatti, ma solo di disgusto…

44 pensieri su “Una condanna delle bollicine italiane senza appello: Scatti di gusto getta il sasso e nasconde la mano

  1. La stessa scena di “mitragliata a zero gratuita” ieri sera a Modena e la cosa più triste è che stavolta ho assistito allo sport “parliamo male della Franciacorta” con molta amarezza visto che chi sparava era un produttore di Bolgheri. Gli ho sentito dire che in Franciacorta il vino è solo un passatempo per industriali, e stavo per intervenire ma mi sono trattenuta dal rispondere con toni infuocati solo perchè subito dopo si è messo a parlare male anche dei toscani, asserendo che lui fosse l’unico ed il solo a fare Sangiovese in purezza. A quel punto mi sono girata dall’altra parte disgustata e ho pensato non valesse la pena punto. Ma che tristezza.

  2. Non trovo un senso a questo tipo di articoli e a questo modo di condurre un blog.
    Non ti piace un vino ? non parlarne !
    Ho sempre considerato gli articoli di stroncatura come “scorciatoie” per far arrivare lettori sulle tue pagine web.
    E se proprio vuoi stroncare TUTTA la categoria, fatti il giro di TUTTI i produttori di Franciacorta, poi tira le somme.
    Se non trovi nulla (ma proprio nulla) che ti sia anche lontanamente gradevole, vuol dire che le queste bolle non fanno per te, quindi sarebbe opportuno rivolgessi la tua attenzione altrove.

    • Errore Marco. E’ giusto e legittimo criticare, ma facendo nomi e cognomi, citando fatti e circostanze, assumendosi le responsabilità, prendendo il coraggio di metterci la faccia in maniera chiara, non generica, non alzo zero e chi cojo cojo…
      Difendo, ai tempi di WineReport avevo creato una rubrica di “stroncature” che si chiamava Vada via al cru…, la prassi della stroncatura, ma deve essere circostanziata, dettagliata e motivata. Altrimenti é cattiva informazione e basta

  3. commentavo giorni fa con un’amica che internet è un grande spazio di libertà e democrazia: la contropartita è che la stragrande maggioranza di quello che ci sta sopra è spazzatura. Siamo pieni di blogger supponenti, di cani bassotto dal fiuto infallibile nel trovare i difetti, ognuno dei quali si crede Robert Parker, ma più cattivo, e per aver assaggiato qualche vino in vita sua si arroga il diritto di sputtanare, il più delle volte a sproposito, prodotti che sono frutto di anni di lavoro, investimenti e sudore. Ma non credo che di ciò i produttori si debbano preoccupare troppo. L’autorevolezza un vino se la conquista sul campo: e un critico anche.

  4. 6 franciacorta su oltre 100 produttori…non credo sia una degustazione che possa essere presa ad esempio per trarre l’ardua sentenza.
    un movimento così complesso ed articolato di una regione dove neppure gli stessi ristoratori, appassionati, operatori locali conoscono tutte le cantine, non può essere banalizzata e ridotta a questi giudizi e a sole 6 bottiglie.
    concordo con MArco.prendano una bottiglia per ogni produttore, le assaggino e diano le loro valutazioni accettando il confronto.
    ricordo infine che ogni bottiglia che esce dalla nostra Franciacorta, proprio perchè metodo classico e frutto di un processo naturale di fermentazione in bottiglia, rappresenta una storia a sè stante: per questo nelle mie degustazioni amo sempre ricordare che il mio giudizio è relativo quella bottiglia, di quel produttore, di quel lotto, di quella sboccatura ed in quella circostanza. Ciò non vuole dire che la successiva bottiglia non possa essere migliore o più fortunata o meno fortunata, e quel produttore non possa elevarsi con il lotto successivo. si toglierebbe l’anima e la speranza al vignaiolo e al mondo del vino e il valore al tempo come veicolo di esperienza e di perfezionamento..

  5. Condivido il riferimento al “senso di responsabilità”. Criticare è giusto, è anzi un esercizio di libertà. Generalizzare invece è un atto di superficialità. A volte di stupidità.

    Simone Revelli

  6. ho letto l’articolo di Scatti di gusto ed ero sicuro che il paladino della Franciacorta in servizio permanente effettivo sarebbe intervenuto, non si sa bene se spontaneamente o imbeccato a dovere…

    • scrivendo questa replica mi aspettavo che qualche imbecille come lei, ripeto, imbecille, mi desse del servo prezzolato della Franciacorta. Credo che le abbia già risposto Laura, che ringrazio, e penso che la stupidità noiosa e prevedibile e soprattutto idiota del suo attacco non meriti altri commenti

  7. dare a Ziliani, che é amico della Franciacorta ma prima di tutto un giornalista indipendente, del difensore d’ufficio o peggio ancora del servitore zelante dei franciacortini e dei loro interessi é un’uscita di una stupidità e volgarità fuori misura…

  8. Giusto Franco, con certa gente forse non vale nemmeno la pensa prendersela.
    Sono loro stessi i primi a contraddirsi.
    Pienamente d’accordo sulle critiche che se fatte con obiettività portano solo a miglioramenti e a spronare chi le riceve.
    Così come i loro signori hanno fatto, evidenzia un palese e banale attacco ad una tipologia di vino e soprattutto ad una zona di produzione.
    Vogliamo poi parlare del loro continuo paragone Champagne-Franciacorta?
    MI sa che qui quelli che non hanno capito non siamo noi produttori..
    Come diceva una famosa pubblicità “basta la parola”.

  9. Credo che una sparata del genere, altro non faccia che dimostrare il bassissimo livello professionale di chi l’ha scritta. Uno che diffama un territorio, sulla base di soli 6 campioni degustati, lascia il tempo che trova.
    Poi, può starci il giudizio sulle bottiglie degustate(è uno come un altro, che esprime il suo personalissimo pensiero), ma correlando coraggiosamente il tutto con i nomi.
    p.s. Trimani dai da bravo, che sei grande adesso. E’ giunto il momento di ragionare.

  10. secondo me molto semplicemente erano abituati a bere l’acqua di fantozziane memorie e qualsiasi altro tipo di bollicina a confronto risulta smorta. mi piace sempre leggere/commentare con ironia questo tipo di articoli, di piu’ non meritano. se mai qualcosa si meritano, sia chiaro.

    @chiara: sarei curioso di sapere dove hai fatto la degustazione, essendo di modena anche io..sai com’e’ 🙂

  11. MI associo a Giovanni Arcari@, e aggiungo.
    Quando leggo certe ‘stranezze’ non posso non domandarmi che cosa le ha generate, insomma che cosa c’è sotto o dietro; non conosco l'”autore” di cotanta autorevole stroncatura,ma conosco l’enoteca: che c’entri magari la sua enoteca?
    Se Bisignani fosse in circolazione (ma è, per ora, sotto custodia), potremmo intervistarlo, a questo proposito.
    Insomma, che cosa può aver mosso una critica così parziale e denigratoria alla Franciacorta (perché questo è, di fatto)? Perché può non piacere un vino, possono non piacere dei vini, ma se un enotecaro si abbassa a scrivere certe parole (es. bolle morte), associandole a una denominazione, vuol dire che c’è qualcosa sotto: come minimo una certa voglia di sparlamento… Che sia un “avvertimento” alla Franciacorta?

  12. L’enotecario (o chi per lei) ha replicato alla mia mail dicendo che loro non hanno assolutamente associato il giudizio negativo alla denominazione Franciacorta, ma solo a 6 vini.
    Come dire “quei 6 vini facevano schifo, ma la Franciacorta è un’altra cosa”.
    Appunto, se la Franciacorta è un’altra cosa abbi la dignità di provare altri prodotti e di riferire poi.

  13. Ho curiosato sul post incriminato e trovo che pecchi solamente di approsimazione e forse di eccesso di pre-giudizi.
    Dire dopo aver degu sei vini che la denominazione é una delusione, è un grave errore concettuale, xchè al max si può dire (e a ragione magari)che i vini erano deludenti non il territorio che li ha generati (la Franciacorta, come ci insegna Giovanni Arcari è un territorio ad alta complessità pedologica e climatica con variabilità altissime).
    Non conosco il blog nè il Sig Trimani ma credo che sia stata un infausta uscita un po’ ad effetto fatta da un amante della Champagne che vede in quel territorio l’unico luogo al mondo avente il diritto di fare Metodi Classici.
    Pensiero rispettabile ma che non deve essere proposto come verità assoluta a maggior ragione quando per farlo si denigra il lavoro degli altri.

  14. Vola sopra le parole
    Sopra tutte le persone
    Sopra quella convinzione di avere la verità, la verità[…]Volare sopra le parole
    Sopra tutte le persone
    Sopra quella convinzione di avere la verità (Povia)
    con un articolo del genere non c’è null’altro da aggiungere se non volarci sopra………………..

  15. Porca miseria che pezzo, sorprendente soprattutto che sia firmato da un grande professionista del vino. L’ennesima conferma ai miei occhi che esperto di vino e giornalista di vino non sono minimamente sinonimi. Il Mio Vino a confronto è l’Oxford Companion to Wine

  16. boh, sig Ziliani, un curioso taglia e cuci…
    Mi sembra che abbiate preso il post di sdg contromano. Io l’ho letto da principio e ho partecipato alla bella discussione da subito, seguo sdg perchè trovo interessanti e piacevoli i temi che affronta, e quello che ho letto a veder le vostre parole è un altro articolo. Non si parla mai di Franciacorta come zona, ma si narra di una degustazione tragica, di metodo classico entry level, lungo tutta la penisola. arrivati a metà hanno deciso di non chiuderla e non scrivere essendo stati gli assaggi tutti negativi.
    Trimani a quel punto scrive un pezzo accorato, dove da fan dice quello che in tanti appassionati diciamo da sempre, i metodo classico italiani sono spesso scoraggianti e marcati da dosaggi imbarazzanti e un poco ingenui. e che (udite udite) non tutte le zone e uve si prestano alla spumantizzazione. Se avessi un euro per ogni volta che in enoteche, corsi, gruppi di degustazione, appassionati ho sentito fare questo discorso, sarei ricco! Non ha mai parlato di Franciacorta in generale come territorio, ne ha mai fatto nel suo pezzo un confronto con la Champagne. Questi i fatti verificabili da una semplice lettura del pezzo. Non ha fatto i nomi? per me è stato un gesto elegante, poi ricordo che una volta non parlare male di chi lavora era un imperativo della critica enogastronomica, bastava non citarli.
    Personalmente da appassionato, i semplici metodo classico sono vini da cui ho imparato a tenermi alla larga, non disdegno (anzi) prodotti diversi, magari più di nicchia tipo il nature di gatti, il Mosnel pas dosé, Haderburg Hausmanhof o Giulio Ferrari (solo per fare qualche nome in positivo) e molti altri…
    Sono romano e conosco assai bene l’Enoteca Trimani, con la sua offerta enciclopedica di vino e la sua storia. Allucinare, come qualcuno ha fatto qui sopra, un interesse privato è un palese non senso, basta farsi una passeggiata a via Goito, per constatare quante etichette sono in vendita, praticamente tutte, di tutte le zone enologiche del mondo: dai Franciacorta ai Prosecco, dalle Borgogna agli Champagne. Informatevi prima di parlare e fare allusioni pesanti. Tra l’altro a quanto mi consta tutti prodotti scelti da Paolo che in quanto ad esperienza, non scherza…
    Sig Ziliani, la seguo e leggo da tanto tempo, qui sopra e sulle sue esternazioni su altri blog, questa volta proprio non la seguo. Troppa acrimonia e poi, da uno che come lei ha avuto il suo da fare, quel suo ventilare tribunali e avvocati, beh mi sembra proprio fuoriluogo…

    • Giovagnoli, il taglia e cuci é solo nella sua fervida immaginazione e lo conferma la messe di commenti sdegnati per l’articolo del sito cui si fa riferimento. Ho riferito esattamente di quel che é stato scritto. So perfettamente leggere capire e interpretare l’articolo e non ho bisogno di alcuna “lezioncina” da lei. Punto e basta.

  17. la mia fervida immaginazione, in questo caso conta poco…
    Le ripeto che il pezzo non parla mai di Franciacorta come zona, questa è una sua aggiunta! Mi scusi, la stimo, ma qui mi ricorda tanto il famoso “guardate che originale, ha i calzini rossi e poi che fa fuma?”. Dire come lei ha fatto “Anche se questa frase, subito dopo aver parlato della Franciacorta, fa quasi ritenere che i soloni di Scatti di gusto si riferiscano anche a questa zona ritenendola non adatta alla produzione di metodo classico…” poi mi sembra il massimo. Colpevoli per contiguità :D.
    Ma davvero fa? La messe di commenti sdegnati non so dove la vede? c’è stata anche una messe di commenti posistivi. Personaggi non di secondo piano nel web-vino come vinogodi parlare di Ola (solo per citarne uno). I commenti sdegnati non sono più di 4/5 personaggi, poi qui leggo una ventina di commeti, se questa è la sua idea di messe…
    Ma davvero fa? Non essere d’accordo è suo diritto, ma urlare alla vergogna mi sembra eccessivo…

  18. la macchina del fango contro un blog che non si unisce al panegirico dei franciacorta
    e il metodo emiliofede o ignaziolarussa (quando dice per esempio “Il Ratto Quotidiano”) di storpiare i nomi per denigrare

    bravi!

  19. i soloni arroganti di Scatti di gusto replicano in questo modo, tanto per cambiare senza fare nomi, a questo post:
    http://www.scattidigusto.it/2011/06/25/web-allaceto-la-guerra-dello-spumante-con-il-copia-incolla/
    ogni commento é ovviamente superfluo. Cercano di buttarla in politica e di liquidare quanto ho scritto come applicazione all’informazione sul vino del metodo (per loro da macchina del fango) utilizzato dal Giornale e da Libero in alcune campagne giornalistiche. Lo fanno letteralmente arrampicandosi sui vetri, ad esempio definendo il loro articolo “un inesistente attacco alla Franciacorta”, con un virtuosismo degno di miglior causa… Davvero complimenti

  20. per Matteo:
    scusami, ma dire che non si sia motivato il giudizio (negativo) in modo obiettivo significa aver letto male l’articolo. Infatti si legge: “soprattutto i profumi sono standardizzati dalle lavorazioni di cantina con l’immancabile bronchenolo di certe liqueur troppo abbondanti”. Se queste sensazioni sono arrivate al naso e al palato di chi ha partecipato alla degustazione, e non ritengo di poter dubitare della cosa, cosa si può dedurre, obiettivamente, dai 6 Franciacorta assaggiati?

    Nell’articolo poi si fa riferimento ai vini bevuti, non all’intero mondo del metodo classico italiano, se non nell’affermare che in futuro si starà molto più attenti agli acquisti.

    Sul discorso confronto champagne-franciacorta si potrebbe esser d’accordo, se non fosse che a me è capitato diverse volte, nel buio delle cantine, sentire produttori franciacortini affermare che ormai loro lo fanno meglio dei francesi. Certo che ufficialmente si proclama la diversità del prodotto.

    Aggiungo che la scelta di non pubblicare i nomi non è piaciuta neanche a me, ma non me la sento di condannarla, e se poi certe aziende hanno deciso di personalizzare la forma e il colore della bottiglia…. fatti loro, a volte aiuta, in questo caso di meno.

  21. Ziliani, quelli di Scatti di gusto provano a liquidare questo suo post, del tutto legittimo, come “un compitino svolto da un diligente allievo di taglia-e-incolla”. Cosa dire di fronte ad una faccia di tolla del genere?

  22. … penso si esageri . Era una degustazione privata fatta da blogger come tante se ne fanno e il risultato ,inferendo da mail private, ha sorpreso più i beventi che i …leggenti (OK , lettori , ma lasciate una piccola licenza poetica) .Che poi i bloggers siano anche persone conosciute nel web , serve solo a far riflettere più che a scandalizzare , anche se un intero comparto economico viene , apparentemente , penalizzato . Io non c’ero a quella “bicchierata” e sono ancora della vecchia guardia che quando qualcosa non piace , o non ne parla o pensa , con un pò di prosopopea , che un commento negativo sul prodotto degustato , se ben circostanziato , possa essere di utilità non tanto per chi legge , quanto per il produttore protagonista , in negativo, della degustazione .Proprio per questo , ricevo , in privato , almeno una decina di lettere personali da parte di produttori , non solo perchè il vino “non è il mio mestiere su cui campo” e per la qual cosa mi considerano un vero indipendente al quale sottoporsi acoraggiosamente a giudizio, oltre ad avere una certa esperienza plurigenerazionale nel campo , ma proprio perchè dico ciò che penso sempre e comunque lontano da qualsivoglia condizionamento , e così penso debba sempre essere dove si parli di vino . Vorrei solo evitare la generalizzazione al contrario , che porta all’accanimento enoterapeutico verso chi la pensa diversamente perchè visto come una minaccia alla propria legittimazione di giudizio . Vero , i toni vanno sempre tenuti sotto controllo , ma mai credere che chi si avventura in un giudizio categorico sia solo personaggio portato alla ribalta senza substrato culturale idoneo . Negli anni ho imparato ad apprezzare Ziliani proprio per la sua schiettezza e verve polemica , devo ammettere non sempre fine a se stessa . Chi gli dice che Trimani & C non abbiano solo elevato un grido di dolore come (veri) appassionati che hanno punti di riferimento tali da rendere loro quella degustazione talmente deludente da chiedere interventi decisi e impegni vigorosi ad un miglioramento sostanziale proprio perchè sta loro a cuore la sorte di un comparto prestigioso ed importante come quello spumantistico? …
    PS: purtroppo non una , ma più volte ho avuto esperienze simili , dove però ho sempre cercato riferimenti diretti e similari , almeno come fascia di prezzo , durante le degustazioni . Con i forumisti de “ILMangione” ne stiamo preparando un’altra “top” proprio per valutare lo stato dell’arte dei vari comparti spumantistici di Francia e Italia … OK , quella in Bue House di domenica prossima , non fa testo,in quanto una verticale di Krug Vintage e Oenoteque Dom Perignon degli ultimi trent’anni non penso possa avere significativi epigoni , non solo in Franciacorta…

  23. …il contrario di quel che hai capito . Rispondevo al commento precedente di chi enunciava che “si era sparato a 0 senza alcun motivo” . Criticare senza un secondo fine è più incisivo che se si critica con un fine . Intendevo in quel senso . Chiaro , esiste anche l’esatto opposto , di chi loda con un fine … forse è ancora peggio . Pensa te , Franco , che io ti stimo come giornalista ( devo ammettere più oggi di qualche tempo fa) senza alcun interesse particolare se non quello che leggo volentieri ciò che scrivi … questo potrebbe essere un esempio …

  24. Penso anch’io che quell’intervento di Trimani sul suo blog sia un caso di giornalismo a dir poco approssimativo.
    Innanzitutto, stando a quello che scrivono altri partecipanti all’assaggio, lo sfogo di Trimani omette un’informazione fondamentale: si sarebbe trattato di bollicine “entry level” (vedi il commento n. 85 all’intervento, scritto dalla Lauro). Le generalizzazioni di Trimani avrebbero quindi semmai dovuto riferirsi a questo sottoinsieme. Alla luce di quell’informazione omessa, l’affermazione “La batteria dei Franciacorta era sconfortante, tanti tecnicismi e poca zona d’origine” sembra indicare più che altro un eccesso di aspettative da parte dell’assaggiatore (che sperava forse di poter comprare perle al prezzo di perline di vetro…). Altra informazione mal riportata: dallo stesso commento apprendiamo che secondo il giudizio della Lauro ci sarebbero stati alcuni “prodotti di quella degustazione che per rapporto qualità-prezzo si sono rivelati più che dignitosi”. Quindi l’impressione che si ricava dall’intervento (in cui si usa molto il “noi”), secondo cui il panel di assaggio avrebbe bocciato in blocco tutti i campioni, è infondata.
    Insomma, l’impressione è quella di uno sfogo poco meditato che, in assenza di filtri (che non servono sempre e solo a censurare, ma anche a evitare che cose mal concepite vengano pubblicate tali e quali), è diventato l’ennesimo episodio di “cattivo blog”.

  25. …CITO: “Penso anch’io che quell’intervento di Trimani sul suo blog sia un caso di giornalismo a dir poco approssimativo”
    RISPONDO: semplice , non è giornalismo . E’ blog , impressioni a ruota libera . L’immediatezza è il suo successo , la legittimazione degli scriventi dal modo e contenuti che si trattano .Non si nasce con la legittimazione , ce la si crea. Grandi enologi , che conosco , sono pessimi comunicatori e noiosi fino alla flebo . Di contro , tanti appassionati hanno una capacità comunicativa splendida e calamitano l’interesse dei lettori , forse una dote innata , forse acquisita . Così come alcuni giornalisti (inutile ripristinare l’ammirazione verso il nostro ospite altrimenti qualcuno comincia ad evere sospetti) con il quale ho discusso anche animatamente nel passato , ma poi son sempre lì a leggere quel che scrive perchè comunque mal che vada mi fa riflettere e mettere in discussione . Attenzione : non sempre si può essere d’accordo nei modi né sui contenuti come nello scritto di Trimani , ma istintivamente mi ha portato non tanto ad arrabbiarmi solidarizzando con l’oggetto dei suoi strali , quanto , al contrario ,a riflettere profondamente sullo stato dell’arte della nostra realtà spumantistica , fino ad invogliarmi ad approfondire ulteriormente per valutare l’esatta situazione . Se fossi in tanti produttori , mi agiterei come un gatto selvatico in un saio , dopo un tale j’accuse accertatamente “autonomo” riprendendo in mano , dopo analisi attenta , quel che gli compete in termini di output produttivo . Sta di fatto che chi scrive , anche istintivamente tende a comunicare e rendere pubblico il proprio pensiero , mi sembra già un fatto positivisssimo … anche se so per certo che in questo ambiente molte volte la forma equivale a sostanza…

  26. @ Vinogodi
    Mah, sempre di informazione si tratta (giornali, blog ecc.), che può essere fatta più o meno bene o male. Sopra ho indicato un paio di ragioni ulteriori, rispetto a quello che altri hanno detto, per cui in questo caso ritengo sia stata fatta male. Per essere invogliato ad approfondire, preferisco le argomentazioni circostanziate alle sparate, che invece a me fanno l’effetto di minare la credibilità di chi le fa (a proposito di legittimazione).

  27. “giornalismo” ed “impressioni a ruota libera” ormai (qui da noi quanto meno) sono diventati sinonimi. E ciò appunto perchè ormai si privilegia “la splendida capacità comunicativa” rispetto alla “noiosa capacità di comunicare qualocosa che abbia senso e fondamento”.

    L’efficacia del comunicare (così come il comunicare in quanto tale) non sono valori in sè, bensì strumenti di chi vuole comunicare qualcosa. E’ il qualcosa che si comunica a rappresentare il valore di una comunicazione.

    Ma purtroppo farlo notare oggigiorno è come predicare nel deserto. Ed alla fine chi ne fa le spese è solo il giornalismo che ancora si sforza di essere serio, argomentato e documentato.

  28. … no , caro Mark . Le banalità lasciamole da parte in un blog serio di discussione . E non c’è banalità più “catalanesca” di affermare che sono importanti i contenuti oltre alla forma e che solo una iscrizione ad un albo riescono ad legittimare . Quindi, please, nessuna difesa di posizione da parte dei “giornalisti professionisti” che , conoscendone tanti , non sempre brillano di specifica conoscenza e professionalità , improvvisandosi tuttologi alla prima occasione utile senza avere sempre vera cognizione di causa . esilaranti i casi dove il giornalista “generalista” si avventura in descrizioni di situazioni dove la conoscenza tecnico/scientifica è componente rilevante. Paradossalmente (parola che mi piace assai perchè mi permette qualsiasi scellerata iperbole) il giornalista non è un mestiere . Ad esempio (illuminante) io scrivo , richiesto da più parti (e non solo sui blog) , ma non sono un giornalista … non per questo o per perniciosa similitudine mi sognerei di andare a fare una diagnosi medica senza il prerequisito della laurea in materia , perchè solo quella ti permette di garantire un iter tecnico/scientifico che salvaguardi la salute dell’incauto malato (anche se ne ho conoscenza per studi pregressi) . Così come mai e poi mai mi sognerei di progettare un ponte su qualsivoglia fiume , torrente o rigagnolo d’acqua senza uno studio specifico . Ho già scritto che oggi non è necessaria l’appartenenza ad una testata giornalistica ed il tesserino per attrarre l’attenzione di un consumatore di vino . Così come il tesserino e l’iscrizione all’albo non sono condizioni né necessarie né sufficienti per saperne di vino , altrimenti mettiamoci in mano ad agrotecnici , enotecnici ed enologi con buona pace di tutti . Il comunicatore di vino deve essere un animale particolare , dove alla capacità comunicativa unisce esperienza , smania di conoscenza , passione e talento . Pochi ce l’hanno , anche se in tanti , troppi , si cimentano ormai su questo argomento di moda…

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