Vino, l’Italia sorpassa la Francia per ettolitri prodotti: quali motivi per esultare?

Rientrato da una splendida, rilassante, indimenticabile settimana nella magnifica e ospitale terra di Puglia per prendere parte alla più bella e credo riuscita delle edizioni della manifestazione Radici (quest’anno diventata Radici del Sud) cui ho partecipato, confesso di non avere molta voglia di riprendere a scrivere e aggiornare questo blog.
Questo anche se sarebbero, anzi sono, molteplici le emozioni e le sensazioni di cui vorrò, una volta ripresomi da questa forma di salutare forma di “ozio” pieno di ricordi che ancora piacevolmente mi blocca, rendervi partecipe. Ottimi vini, persone stupende, una cucina insuperabile per leggerezza e ricchezza di sapore e gusto, incontri di quelli che lasciano il segno, vecchi amici ritrovati e nuovi diventati tali, colori, profumi, sapori, momenti magici da incorniciare costituiscono qualcosa di prezioso che devo lasciare decantare dentro di me prima di provare a restituirvene la bellezza e la ricchezza di senso.
Devo però rompere il ghiaccio e prima di cominciare a snocciolarvi il racconto dell’edizione 2011 di Radici del Sud, che è stata veramente un successo e ha premiato il coraggio e la voglia di fare di un tenace uomo pugliese, quel Nicola Campanile che Radici ha inventato e fatto crescere anno dopo anno, ho pensato che potessi riprendere il filo del discorso commentando una di quelle “notizie”, se così le si può definire che trovano un senso solo quando si pensa che vengono diffuse e “cucinate” dai quotidiani il sabato o la domenica. Quando tutto “fa brodo” pur di riempire le pagine in assenza di materiale più significativo.
“Sparata” ad esempio dal sito Internet del Corriere della Sera, qui, ci viene data la “notiziona” che in base ai risultati dell’ultima vendemmia, sulla base dei dati della Commissione Ue, “l’Italia diventa il principale produttore di vino al mondo sfilando il primato finora detenuto dalla Francia”.
A “pompare” come un grande evento questo che è invece un mero dato statistico che non deve indurre nessuno a stappare Champagne o a gridare a chissà quale miracolo, è la principale organizzazione degli imprenditori agricoli a livello italiano ed europeo, la Coldiretti, che rileva una produzione di 49,6 milioni di ettolitri per l’Italia, superiore – anche se di misura – ai 46,2 milioni di ettolitri sulla Francia, su un totale comunitario di 157,2 milioni di ettolitri, in calo del 3,7%”.
Sempre più lanciata, l’associazione ci fa sapere che “il primato del Made in Italy viene confermato anche se si considerano i valori italiani al netto della feccia stimabile in un 5%. Il risultato è il frutto di una sostanziale stabilità della produzione in Italia e di un calo in Francia. Il 60 per cento della produzione nazionale è rappresentata da vini di qualità con ben 14,9 milioni di ettolitri destinati a vini Docg/Doc e 15,4 milioni di ettolitri a vini Igt”. Coldiretti ci dice poi che aumentano anche le esportazioni, “del 15 per cento nel primo bimestre del 2011.
Risultato di una crescita record del 31% negli Stati Uniti, che diventano il primo mercato di sbocco in valore davanti alla Germania, ma anche dell’aumento del 6% dell’export nell’Unione Europea e di un significativo e benaugurante incremento del 146 per cento in Cina”.
Inoltre si apprende e questo è importante, e tappa la bocca ai sapientoni secondo i quali il futuro del vino italiano sarebbe legato a mega aziende sempre più grandi e dalle logiche globalizzanti e della grande industria, “le esportazioni di vino Made in Italy dei piccoli produttori sotto i 25 milioni di euro di fatturato, sono cresciute in valore del 16 per cento, quasi il doppio dell’8,5 per cento messo a segno dalle prime 103 società italiane produttrici di vino”.
Chiamato a commentare la notiziona, anzi, per usare le parole dei cronisti più tromboni, del “sorpasso” per produzione dell’Italia sulla Francia, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Saverio Romano assicura che “nei prossimi tre anni il Vino italiano potrà contare su un budget complessivo di quasi 500 milioni di euro da spendere sui Paesi Terzi per sostenere le vendite e promuovere l’eccellenza dei nostri territori. Il vino dovrà costituire un traino virtuoso anche per gli altri prodotti di qualità meno conosciuti del Made in Italy”. Sarebbe interessante sapere come verranno spesi ed in base a quali criteri, questi 500 milioni…
Qui finisce la notizia ad uso e consumo di lanci di agenzia e di quotidiani bisognosi, ma qui, se l’informazione, e non solo quella sul vino, in Italia non fosse la barzelletta che è, avrebbe dovuto avere inizio un pizzico di approfondimento e di utilizzo del senso critico.
Perché va bene, manco fosse la finale del campionato mondiale di calcio del 2006, gioire, se proprio necessario, per il primato, che rimane quantitativo, dell’Italia sulla Francia, ma sarebbe doveroso chiedersi se di un primato del genere ci fosse veramente bisogno in un periodo in cui anche i sassi, magari anche i funzionari della Coldiretti, sanno perfettamente che si produce molto più vino di quello che effettivamente si venda.
Che ci sono cantine strapiene, che per vendere spesso si svende e si abbassano brutalmente e vergognosamente i prezzi.
Che ci sono intere zone di produzione e regioni che chiedono ancora il ricorso alla distillazione di soccorso perché quello che producono non trova sbocco sul mercato, nemmeno su quello locale.
Che ormai la Comunità Europea concede contributi non per piantare e produrre di più, ma per espiantare vigneti, che in tutta Europa i Paesi produttori di vino fanno ricorso agli espianti, che la crisi chiede una riduzione e non un’espansione del potenziale produttivo.
Che nella Puglia e nel Salento dove sono stato in questi giorni si assiste al triste spettacolo di distese di impianti fotovoltaici, talvolta illegali, al posto di vigneti ad alberello. Questo fatto spesso per speculazione, ma anche perché molte produzioni, che spesso erano destinate a cantine sociali decotte e tenute in piedi solo per volontà politica, e con i soldi di noi contribuenti, non avevano assolutamente sbocchi di mercato.
Eppure nel 2011 c’è ancora, ad esempio i propagandisti un po’ tromboni della Coldiretti ed i soliti giornalisti distratti, pronti a celebrare acriticamente un made in Italy anche con molte ombre e non solo con lui, chi si esalta per un sorpasso per produzioni vinicole che rischiano di rimanere invendute e stoccate per anni… Povera Italia…

14 pensieri su “Vino, l’Italia sorpassa la Francia per ettolitri prodotti: quali motivi per esultare?

  1. Più che “Povera Italia” direi che “l’Italia é povera” di idee, professionalità e capacità di lavorare in gruppo. Non manca certo la fantasia, come quella di considerare “piccoli produttori” le aziende al di sotto dei 25 milioni di euro di fatturato. Questo concetto spiega come siamo ancora a caro babbo riguardo alla valutazione del prodotto vino, trattato come una qualsiasi commodities e quindi valutato sui volumi, la quantità e le percentuali statistiche.
    Ahimé, ho paura che anche i 500 milioni di budget previsti per la promozione dei prossimi tre anni saranno utilizzati con gli stessi criteri.

  2. e poi sarebbe bello sapere di tutto quel che esportiamo mediamente che prezzi spuntiamo e vedere che prezzi spuntano i francesi.

  3. Concordo con tutto quello che dici Franco, tutto questo lo riscontro giorno per giorno visto che faccio questo lavoro da diversi anni e non c’è mai stata la voglia di trovare una soluzione ai problemi del settore sia in Italia, ma soprattutto nell’Unione Europea.
    A parte tutto questo sono contento che la Puglia ti sia stata d’aiuto per capire il potenziale che questa regione può esprimere, io ho la moglie originaria di Lecce e ogni anno approfitto per vedere questo territorio meraviglioso assieme secondo me a pochi altri territori in Italia.

  4. Avevo letto la notizia su IHV, dove commentai:

    La Coldiretti come succede spessso inventa le cifre.
    Darei piu affidamento alle cifre dell’OIV, alla quale i due paesi aderiscono…

    http://news.reseau-concept.net/images/oiv_uk/Client/2011_note_conj_mars_EN.pdf

    Fu nel 2009 che l’Italia (47.45 Mhl) superò la Francia (46.36 Mhl), nel 2010 l’Italia (44.84) produsse meno della Francia (44.963), infatti il 2010 rappresenta un significativo CALO della produzione italiana. Ma i due paesi essenzialmente sono alla pari da anni, e ogni anno o due fanno a turno per il primato, da decenni.

    Molto significativo invece il fatto che l’Italia (20.6 Mhl) rimane il più grosso esportatore al mondo in volume, in confronto a Francia (13.5 Mhl).

    Ma il prezzo medio del vino italiano è molto più basso, circa la metà, quindi in termini di valore le esportazioni italiane sono molto minori. Nel 2008 il fatturato export italiano era di 4.4 miliardi di Euro per 17.5 Mhl, quello francese di 6.7 miliardi per 13.7 Mhl. Quindi valore medio Italia = 2.5 Euro/litro, Francia = 4.9 Euro/litro.

    La Coldiretti vantava pure che l’Italia ha un gran numero di DOC. Il primato dei marchi doc mi pare più che discutibile. Basta inventarsi DOC fasulle a decine e vinci. Mi pare infatti che sia così, sia in Francia che in Italia, ma soprattutto in Italia.

    Viva il vino buono!

    Mike

  5. Concordo con tutto quello che avete scritto, ma bisognerebbe per quanto riguarda la Puglia ed in particolare le provincie di Brindisi e Lecce eliminare qualche doc facendone una sola ROSSO DEL SALENTO. Conformazione dei terreni, gli impianti dei vigneti sono similari pertanto si possono unificare delle doc es, Salice Salentino Squinzano ecc. sono vini molto similari ma il campanilismo è fortissimo, il mio è migliore del tuo. Cosi facendo non si va da nessuna parte.
    Questi vini fino a pochi anni fa al Nord ed Centro Italia servivono a migliorare vini blasonati
    Non so in Puglia quanti imbottigliatori fatturano 25 milioni.
    Vino a basso costo di qualita pessima, ne esportiamo molto

  6. Vorrei offrire un commento un tantino piu’ positivo: la quantita’ di vino prodotto cresce meno del 3,5% (da 48 a 49,6 milioni di ettolitri) mentre le vendite aumentano del 5%, esportazioni verso i mercati piu’ importanti (USA, UE) ancora di piu’: quindi comunque e’ stata un’annata positiva per la produzione italiana. Condivido il tuo scetticismo Franco sul fatto che si debba del tutto aumentare la produzione ma comunque l’Italia sta viaggiando meglio di tanti paesi e per correttezza bisognerebbe ammetterlo.

  7. Più che i dati relativi ai (cosiddetti) primati produttivi sul vino – salvo poi scoprire che ai volumi non corrispondono i valori – mi sembra interessante il dato letto su molti quotidiani, negli scorsi giorni, rispetto al ruolo del settore agricoltura nell’ambito del nostro pil.
    Non ho i riferimenti numerici sotto mano, ma ne esce che è il settore (l’unico, mi par di ricordare) che mostra incrementi che possono suscitare qualche speranza. Perché questo sentimento possa però davvero farsi strada nella mente e nel cuore degli agricoltori (e sviluppare potenziali adeguati), bisognerebbe imparare a ‘leggere’ l’agricoltura come un’attività contemporanea, e non come la sentina dei cascami delle attività produttive.
    Bisognerebbe uscire da quel modo di pensare, secondo cui chi non vale niente è “braccia rubate all’agricoltura”.
    Il mondo del vino ha fatto molto in questa direzione, ma può fare di più, anche per trainare altri settori. Sarebbe interessante indagare che spazio ci può essere, a tal proposito. Magari potrebbe dirlo una ricerca di mercato seria: so che Astra ricerche ha lavorato già per qualche Consorzio (Franciacorta?): ne sai niente, Franco?

  8. Si, se ne hai la possibilità e la voglia, vallo a spiegare a tutti i telegiornali Rai e Mediaset. E magari alle più note testate nazionali.
    Chi può dirlo, magari capiscono e rettificano il loro entusiasmo.

    Saluti

  9. amen, parole sante e scritte in modo preciso e puntuale come è tua abitudine. se avessi letto prima questo post avrei fatto a meno di scrivere il mio di oggi. condivido ogni parola…

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