Wine news from China: dal nostro inviato speciale

Si scrivono e si leggono tante cose sulla realtà e soprattutto sulle prospettive del mercato del vino in Cina. Cose sempre stimolanti, suggestive, ma alle quali è bene fare la tara, perché se oggi la Cina è davvero più vi..Cina, o meno lontana, il margine di errore o la possibilità di dire scempiaggini o cose non vere sono sempre in agguato.
Cosa ha fatto pertanto Vino al vino per provare a fornire ai lettori informazioni affidabili sul wine lover affair with China? Ha cercato tra i suoi contatti nel mondo e ha pensato ad una persona, sull’identità della quale ovviamente manterrò il più stretto riserbo, che la Cina e l’Oriente conosce bene e frequenta, e che è sicuramente in grado di raccontarci per filo e per segno e non per sentito dire ma per esperienza diretta cosa accada lassù. Ecco pertanto il suo primo resoconto, al quale seguiranno regolarmente altri. Buona lettura!

Caro Franco, Ni Hao, una volta si imbracciava la valigia e si partiva con tante speranze per le coste Americane a cercar di vendere quelle quattro bottiglie di vino  impagliato o aristocraticamente blasonato.
Ma ora, ora siamo i più grandi produttori di vino nel mondo e alla Francia finalmente gli abbiamo fatto un pigiama di sangue e allora che cosa ne faremo ti tutto sto vino e vinello che affoga le nostre cantine.
La ricetta che troneggia sulla bocca di tutti, saggi e stolti è: la China, la cura di tutti i mali, la terra promessa del “se ciascun cinese  bevesse una bottiglia all’anno saremmo tutti a posto”. Non sai quante volte l’ho sentita questa frase, non sai quante volte sono rimasto ad ascoltare le prosopopee di lungimiranti relatori che accendono le speranze dei nostri produttori di vino, che ormai con le mani nei capelli e troppi ettari di vigneto impiantate ed invecchiante, cercano soluzione ad una debacle commerciale che arriva dagli Stati Uniti.
In effetti in China il consumo stimato pro capite per quest’anno è proprio di una bottiglia di vino a testa di cui il 90% ( alcuni suggeriscono l’80%) è vino localmente prodotto dai grandi gruppi di cui Great Wall, il più grande, è controllato dal Governo Cinese.
Quindi nelle proiezioni più ottimistiche il 20% del vino consumato è importato. L’Ice ha pubblicato i dati del 2010, tristemente indicano nella Francia il Paese leader nelle esportazioni in China con 368,55 mil. of USD di cui 30 mil. circa di vino Sfuso, segue l’Australia con scambi pari a 148,55 mil. di cui 32 mil. di vino sfuso, il Cile è terzo con 77,18 mil. di cui 40 mil. di vino sfuso, e poi finalmente l’Italia: scambi per 48,71 mil. ma solo 10 ( 20%) di vino sfuso.
La manna dal cielo vero? Beh proviamo a vederlo in prospettiva. Lo scambio di vino tra USA e Italia è poco più di un miliardo di dollari per vino imbottigliato al di sotto dei 2L, in Cina nello stesso periodo abbiamo scambiato 38 milioni di Dollari.
Sicuramente il risultato avuto con la Cina è superiori a quello avuto con la Polonia ( ma non di tanto) ma realisticamente ancora al di sotto di quanto scambiato con il Belgio o la Svezia.
Sì….. però il mercato è cresciuto nei primi 4 mesi dell’anno del 103% e ad aprile gli scambi troneggiavano a 26 milioni di USD e finalmente siamo al 6.5% dei vini importati in China.

Poi ci sono i Cinesi di Prato no? È sì, questi sono quelli che fanno gli ordini faraonici, quella della leggenda urbana, quelli che importano perché hanno un amico o un cugino che ha i negozi in qualche provincia innominabile, si parla di centinaia di migliaia di bottiglie di produttori blasonati, e meno, container che partono e raggiungono Wuxi, Jinan, Shenzen, eppure io ci sono stato in queste province, ma ancora questo fiume in piena, deve esse fermo alla dogana, perché di vini italiani ne ho visti ben pochi.
Mi chiedo chi sia il produttore di maggior successo in China, ma questa è una risposta che mi darò con la prossima missiva. Quello che credo sia importante, da piccolo  visitatore, della grande, sterminata China, è il messaggio che size doesn’t matter: l’importante per ora è esserci. She she (che in cinese vuoi dire grazie).

Un pensiero su “Wine news from China: dal nostro inviato speciale

  1. Un post che fa riflettere.

    Una cultura lontanissima da quella occidentale (prima ancora di prendere in considerazione l’Italia); una nazione che però fa riferimento a stili occidentali, nel momento in cui mostra interesse per il vino – i vini – i vini italiani.
    Classi sociali in cammino, che consumano o aspirano a consumare, avendo in mente modelli differenti.

    Uno spunto per big players, più che per generici produttori…
    Mi vien da pensare che, se ci fossero tanti studenti universitari cinesi – nei nostri atenei – quanti ce ne sono in Francia o nel resto dell’eurozona, potrenmmo almeno contare su una ‘contaminazione’ più profonda e più significativa. Invece, se le cose non sono radicalmente cambiate negli ultimi tempi, noi abbiamo qualche centinaio di studenti cinesi, mentre i nostri partner europei ne ospitano decine di migliaia.
    Questo vuole dire costruire rapporti privilegiati; perché i giovani che qui partecipano alla vita universitaria, imparano la cultura locale vivendola e quando rientrano in patria ne diventano ambasciatori. Il vino, conosciuto nei luoghi d’origine, sarebbe ben più interessante.

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