Camilla presidente dei viticoltori inglesi: Emanuele Filiberto per l’Asti o l’Alta Langa?

C’è da augurarsi che grazie all’arrivo di agosto e con la conseguente fuga verso mari e monti di p.r., creativi, consiglieri per l’immagine, addetti alla comunicazione et similia, nel mondo del vino italiano non si sparga troppo la voce che in UK, come si apprende dal sito Internet dell’Associazione, la tutt’altro che appealing Camilla Rosemary Parker Bowles, moglie del Principe Carlo d’Inghilterra e Duchess of Cornwall “has been appointed president of the United Kingdom Vineyards Association”. In altre parole che é stata nominata presidente dell’associazione dei viticoltori e produttori di vino del Regno Unito.
La scelta è caduta sulla sua persona, recita il comunicato stampa ufficiale, per “her support for this growing industry acknowledges the phenomenal growth in awareness of English and Welsh vineyards and wines”.
Una scelta sorprendente, ma non più di tanto, visto che recentemente nel corso di una visita ad un produttore di bollicine nel Surrey, aveva candidamente detto a proposito degli sparkling wines inglesi, “‘it’s annoying not to be able to call it Champagne, when it is Champagne”, ovvero lamentandosi che non fosse possibile chiamarli Champagne, mentre sono come degli Champagne…

C’è da sperare che ora qualche “genio” della comunicazione applicata al vino non pensi anche da noi di fare ricorso alle teste coronate magari arruolando il principe Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia, che non disdegna discutibili comparsate televisive, come testimonial dell’Asti o magari dell’Alta Langa o Marta Marzotto in qualità di volto del Prosecco…

8 pensieri su “Camilla presidente dei viticoltori inglesi: Emanuele Filiberto per l’Asti o l’Alta Langa?

  1. Due considerazioni:
    1) qualcuno dovrebbe spiegare alla Duchessa di Cornovaglia che il calice va tenuto per il gambo, specie quando si ricoprono incarichi ufficiali che hanno a che fare con i vino. Vabbé … noi abbiamo un Ministro del Turismo che si presenta al Vinitaly con annessa lattina di Coca-cola, lasciamo perdere.
    2) se proprio dovessi scegliere un Savoia a rappresentare il vino italiano, sceglierei sicuramente il Duca d’Aosta, piuttosto del “principe dei sottoaceti”. Non fosse altro che il Duca una infarinatura sulle questioni enoiche ce l’ha.

  2. Io invece i savoiardi li lascerei tutti nella polvere della storia che di danni ne hanno combinati anche troppi.
    Gli ultimi discendenti del nobile casato solo a scacchionare le viti nel caso non facciano danni,questo il rapporto devono avere con il vino, come se di scarpe a punta in questo mondo non ce ne fossero già tante.

  3. Credo che tra la Casa Reale inglese e la poco onorevole Casa Savoia corra la stessa distanza che c’è (oggi almeno) tra gli sparkling wines inglesi e il nettare con bollicine di Francia. Forse nei decenni il gap tra qs ultimi si colmerà, nel primo caso temo non bastino secoli… GOD SAVE THE QUEEN AND THE CHAMPAGNE

  4. I soliti pregiudizi anti monarchici. Magari si scopre che,dopotutti i casini combinati in 150 anni (non tutti),nel marketing del vino vanno forte. Scherzo..

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