Castel del Monte Bombino nero Docg: il punto di vista del Presidente del Consorzio

Ancora reazioni, e al massimo livello, dopo il mio post – leggete qui – dove mi ponevo qualche interrogativo sulla Docg al Castel del Monte Bombino nero, la prima Docg en rosé di Puglia.
Dopo l’intervento di Carlo e Sebastiano de Corato, responsabili di una delle aziende simbolo della denominazione che prende il nome dal fantastico castello fatto costruire da Federico II di Svevia, la Rivera di Andria, pubblico con grande piacere l’intervento di Francesco Liantonio, Presidente delle Cantine Torrevento di Corato, e presidente del Consorzio di tutela del Castel del Monte Doc (e ora Docg), nonché vicepresidente della FederDoc.
Mi riservo di replicare a questo intervento, appassionato e davvero molto interessante, la prossima settimana.

“Gentilissimo Dottor Ziliani, volevo scusarmi con Lei per il ritardo nel risponderle, ma purtroppo è andata così. Siamo isolati da oltre un mese e imbufaliti, mi sia concesso il termine. Questa situazione è dovuta a continui furti di cavi telefonici sulla linea e a danneggiamenti vari avuti sulle diverse centrali che collegano l’azienda Torrevento al mondo intero.
Non è possibile e non è giusto che nel terzo millennio, considerato il coso dei servizi, un intero territorio rimanga isolato a causa di farabutti che nulla hanno a che fare con la brava gente, con gli onesti lavoratori della nostra tanto amata Regione Puglia che ogni giorno all’alba si mettono in campo. Mi scuso per la premessa ma è da questa riflessione che vorrei partire.
Tutta l’area del Castel del Monte (gran parte coincide con il Parco Rurale dell’Alta Murgia) rappresenta uno dei territori più vocati per la vitivinicoltura di qualità e di altura della nostra regione. Da sempre sulle colline murgiane sono presenti i nostri alberelli e le nostre spalliere di vite, con le radici che vanno a ricercare nutrimento tra i sassi calcarei e rocciosi caratteristici della nostra terra.
Territori collinari, lontani dai centri abitati, difficili da coltivare, ma che la grande saggezza e preziosa esperienza dei coltivatori di un tempo , riconoscevano con certezza come ideali (per altitudine, struttura del terreno, clima..) per i nostri vitigni più tipici come il rinomato Bombino Nero da sempre presente nel territorio murgiano prevalentemente nell’area di Corato tanto da essere chiamato “ rosato di Corato”.
Il vino rosato ottenuto da tempo immemorabile viaggiava anonimo verso altri lidi alla ricerca di una notorietà che purtroppo non gli apparteneva (stessa sorte la subiva il Nero di Troia). Pian piano tutto questo cambiava, e, grazie ad aziende importanti e storiche presenti sul territorio, il rosato ottenuto da Bombino nero otteneva sin dagli anni sessanta, una Sua precisa identità, che nel tempo si consolidava e diventava certezza produttiva.
Nel 1998 si costituiva il Consorzio di Tutela dei Vini Doc Castel del Monte, da me presieduto, che immediatamente diventava il riferimento e il tavolo di concertazione dell’intera filiera produttiva, si creavano strategie comuni, si cresceva in armonia, senza invidie, senza cattiverie e soprattutto senza voler competere con nessuno.
In poco tempo il Consorzio rappresentava quasi il 100% della produzione e della trasformazione, abbiamo sperimentato (su incarico ministeriale) insieme ad altri consorzi italiani blasonati (solo 28 in tutta Italia su oltre 350 DOC) il piano dei controlli , autotutela, rappresentando( purtroppo ) da soli l’Italia centrale, meridionale e isole comprese.
Il consorzio è diventato un punto di riferimento in Italia per serietà, competenza e ha dimostarto a tutti che anche al sud si possono creare sinergie e sodalizi consortili. Mi ha stupito leggere, che Lei non è riuscito a contattare i nostri uffici, sono sempre aperti e sono ubicati al centro di Corato su Corso Cavour, in un palazzo prestigioso.
Mi farebbe tanto piacere averla in visita, per farLe apprezzare i nostri sforzi produttivi e strutturali oltre che la passione e la dedizione che caratterizza il nostro lavoro quotidiano.
La DOCG non è una gara , non è un premio come ho letto sul Suo blog, non c’è nessuna competizione in atto con gli amici salentini. La DOCG è il riconoscimento nell’ambito di una DOC di un particolare pregio produttivo, è una ulteriore garanzia al consumatore, è la volontà dichiarata nei disciplinari di produzione di produrre con regole ancora più rigide, il tutto per esaltare e offrire al mercato quelle eccellenze produttive che la nostra terra ogni anno offre, e tutto questo si può ottenere solo su un territorio che ha determinato chiarezza e trasparenza alle proprie produzioni.
Questo noi produttori della DOC Castel del Monte l’abbiamo fatto con convinzione e coraggio da sempre e soprattutto nell’ultimo quinquennio. L’uva Bombino Nero rappresenta per noi tutti una storia, un presente, un futuro importante, una certezza.
Il suo grappolo ha della peculiarità uniche e di assoluta importanza produttiva ,nella sua composizione ci sono sempre acini che, in fase di maturazione, rimangono un po’ verdolini. Questa è una caratteristica importante e unica che determina un colore rosato petalo di rosa…bellissimo…, una giusta acidità, un persistente frutto di vaniglia, che lo rende particolarmente delicato e assolutamente identitario del territorio murgiano.
Territorio che si autovalorizza grazie anche alle sue produzioni eccellenti. La valorizzazione del vino ottenuto dal Bombino nero si è compiuto finora attraverso un lungo cammino fatto di piccoli traguardi, di sconfitte e successi, di gioie e dolori, di dubbi e certezze.
Tanto tempo è stato dedicato e sottratto alle nostre famiglie, non semplicemente finalizzato ad ottenere un riconoscimento a DOCG di alcune nostre produzioni, questo sarebbe offensivo per oltre 1600 contadini, vignaioli, tecnici e tantissime altre persone! Il tempo è stato speso per riscattare le nostre produzioni da un anonimato produttivo non giusto, forse voluto da qualcuno, che ci spinge ancora oggi a lottare per far conoscere ed apprezzare le eccellenti qualità produttive che la nostra terra e i nostri vitigni autoctoni oggi ci propongono.
Quindi la DOCG non è un traguardo, non è un premio, ma è uno strumento giusto a tutela del consumatore e idoneo alla valorizzazione di una produzione fortemente identitaria di una storia, di una tradizione, di una cultura produttiva, di cui il rosato ottenuto da Bombino nero è giustamente rappresentativo insieme ad altri fra i migliori rosati italiani.
Non c’è mai stata competizione con gli amici produttori del sud della Puglia, ma insieme, e forse con operatività diversa, stiamo contribuendo alla crescita qualitativa delle nostre produzioni, volendo insieme diventare ambasciatori e sostenitori delle nostre produzione e della nostra tanto amata regione Puglia.
Probabilmente a noi il compito di avviare il cammino , agli amici del Salento l’augurio di completare al più presto il riordino e diventare protagonisti tutti insieme di un percorso responsabile e costruttivo che ruota intorno alla valorizzazione dei nostri vitigni autoctoni e della nostra terra.
Concludo dicendo che sono sempre più convinto che con tutti i soci del Consorzio di tutela della DOC Castel del Monte in tanti anni di cammino di strada ne abbiamo fatta, e che le scelte fatte e i risultati ottenuti sono solo l’inizio di un percorso che porterà le nostre produzioni legittimamente e senza alcun tentennamento, per giusti e riconosciuti meriti qualitativi, ad essere sempre di più rappresentativi di una identità fortemente legata alla cultura regionale pugliese che rappresenta con orgoglio e onore l’eccellenza produttiva italiana.
La strada intrapresa anche se in salita e l’impegno dei produttori e dell’intera filiera produttiva della DOC Castel del Monte, non può che far bene alla nostra cultura italiana e non del male.
La ringrazio per lo spazio che vorrà concedermi sul suo autorevole Blog, vorrei che la mia lettera non sia considerata una risposta ai suoi quesiti, ma una mia semplice e moderata rappresentazione di una realtà pugliese in movimento che grazie al costante e consapevole impegno di oltre 1600 produttori agricoli vuole valorizzare e far conoscere al mondo intero le proprie eccellenze partendo dalla capacità di coniugare innovazione e tradizione stando tutti uniti, senza competere ma creando sinergie.
Noi tutti ci rispecchiamo nel nostro Bombino nero quale vitigno identitario della nostra terra che grazie alla sua qualità e alla forza produttiva che rappresenta, merita di essere annoverato fra i migliori rosati italiani nel mondo. Questo vuol dire passare dalle parole ai fatti.
Cordiali saluti Francesco Liantonio”.

2 pensieri su “Castel del Monte Bombino nero Docg: il punto di vista del Presidente del Consorzio

  1. Quando si leggono interventi del genere vengono alla mente i profumi del posto, i sapori delle pietanze locali, le immagini della bella gente di campagna della Murgia, indipendentemente da tutto. Ha fatto bene, caro Liantonio, a partire pero’ con una realta’ anche diversa da spiegare ai settentrionali, che di simili angherie non riescono a capacitarsi. C’e’ una Puglia come la sua che vuole scalare il mondo, che vuol raggiungere il cielo piu’ alto, che vuol togliersi di dosso le arretratezze, che vale la pena di amare ed aiutare. Poi c’e’ anche una Puglia del passato remoto, di autentici briganti, di caporali, di criminali, che non ci sta e vuol far pagare a voi il prezzo dei suoi colpi di coda. Colpi di coda comunque, da serpente che sta in ogni caso morendo, in questo continui a credere, Liantonio!
    Prima di leggere il commento promesso per lunedì da Franco, ci tengo a dirle
    che sarebbe un onore per noi lettori avere piu’ spesso in questo blog dei commenti da parte degli amici pugliesi, la cui enologia sta facendo passi da gigante come ha sempre meritato di fare. Poi sulle critiche ci confrontiamo da persone serie, la diversita’ di idee e di azioni e’ una richezza, non una debolezza, produce sempre delle nuove idee, delle nuove azioni. Cordiali saluti e un bel arrileggerci!

  2. Il garbo e la buona educazione del mio amico Francesco Liantonio non riescono completamente a mascherare il risentimento per lo scritto di Franco Ziliani che probabilmente lealmente e francamente esprime una sua opinione,discutibile ma lecita e da molti condivisa. Questa volta evito di cimentarmi in una disamine e attendo ulteriori sviluppi prima di alimentare sterili polemiche,vorrei tanto non ve ne fossero,anche perchè ho certezza che Franco con il suo carattere sicuramente spigoloso nutre profondo affetto per la Puglia. Invece sposo appieno l’incazzatura di Francesco in merito ai continui furti di rame, vorrei tanto che i politici che tanto sbandierano il loro impegno per la crescita di questo Territorio,non solo dichiarassero pubblicamente la loro incapacità ma almeno tentino di arginare un fenomeno incivile che ci porta troppo indietro e arreca un danno d’immagine e finanziario incalcolabile.Scusate se sono stato troppo franco con i politici,ma la loro immobilità mi indigna davvero.

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