Convocazioni a Montalcino: ma che novità, si parla del disciplinare del Rosso! Da cambiare, ça va sans dire…

Forse confidando in un certo torpore, nella rilassatezza creata dal periodo estivo e forse ricordando il celebre, clamoroso episodio del ferragosto 1977, quando l’ufficiale delle SS Herbert Kappler se ne poté tranquillamente fuggire dall’ospedale romano del Celio aiutato dalla moglie e da una vigilanza praticamente inesistente, in quel di Montalcino pensano ancora, con testardaggine meritevole di miglior causa, a cambiare il disciplinare del Rosso.
Si spiega solo in questo modo, la convocazione da parte del Consorzio del vino Brunello di Montalcino in data 15 luglio a tutti i soci, a firma del Presidente della Commissione Tecnica Fabrizio Bindocci, la cui candidatura a presidente del Consorzio sostenni, con solenne dabbenaggine da parte mia, nel giugno del 2010.
Convocazione che così recita testualmente: “Il Consiglio di Amministrazione del Consorzio del Brunello di Montalcino desidera aprire un dialogo con tutte le aziende associate per ascoltare le loro opinioni, scambiare idee e informarle sull’attività in corso.
Questi incontri hanno lo scopo di progettare le azioni future della nostra associazione coinvolgendo tutti e intendono inoltre accrescere la consapevolezza sulle sfide future che il mercato mondiale riserva ai nostri vini.
Il Consiglio del Consorzio mi ha delegato, in qualità di Presidente della Commissione Tecnica, insieme al direttore Stefano Campatelli, a effettuare gli incontri con gruppi di soci, per creare le condizioni di un ampio e costruttivo scambio di idee.
Codesta Spettabile Azienda è convocata presso gli uffici del Consorzio alla riunione fissata per il giorno xxx xxx per discutere con i produttori delle problematiche relative alle Denominazioni ed ai Disciplinari di Produzione, in particolare per il Rosso di Montalcino, e per verificare le possibili soluzioni volte a creare le migliori condizioni per affrontare i mercati.
Data l’importanza della riunione, invitiamo tutti i soci in elenco ad esser presenti. Il Presidente della Commissione Tecnica Fabrizio Bindocci”.

Tre semplicissime osservazioni emergono da questo testo:
primo, perché convocare gruppi di produttori in separata sede, in camera caritatis, e non tutti insieme?
Secondo: perché aspettare il periodo estivo, la fine luglio, per provare ad “aprire un dialogo con tutte le aziende associate per ascoltare le loro opinioni, scambiare idee e informarle sull’attività in corso”?
Terza e ultima annotazione, ma a Montalcino, al Consorzio, pensano ancora che imbastardire il Rosso, pardon, santantimizzarlo o supertuscanizzarlo con robuste iniezioni di vitigni internazionali, sia il modo più opportuno per “creare le migliori condizioni per affrontare i mercati” e vincere “le sfide future che il mercato mondiale riserva ai nostri vini”?
Se così fosse, acciperbacco come sono messi male nella magica terra del Brunello!…

44 pensieri su “Convocazioni a Montalcino: ma che novità, si parla del disciplinare del Rosso! Da cambiare, ça va sans dire…

  1. buongiorno Ziliani, lei ci porta a conoscenza che a Montalcino provano ancora, anche in piena estate, a modificare il disciplinare del Rosso di Montalcino e la notizia non provoca nemmeno un commento. Non trova che sia sorprendente?

  2. ma perché a Montalcino per affrontare con maggiore successo i mercati non pensano di fare vini più autentici, invece che vini stupidamente internazionalizzati?

  3. @ Luciana,perchè al peggio non c’è mai termine.
    Noi,ai masochisti,ricordiamo chi è causa dei suoi mali,
    pianga se stesso,se sono contenti così,beati loro.

    Montalcino,è una gemma di bellezza,con la sua storia,
    un Vino UNICO al mondo,avrebbe bisogno di lungimiranza,
    invece,di miseria quotidiana,perchè di questo parliamo.

    Ma dove sono gli uomini,che han fatto grande la Toscana?

    • io amo Montalcino ed il suo Brunello, ma quando vedo, ben sapendo come questo blog venga seguito a Montalcino, che di fronte ad un post del genere, che annuncia la ripresa delle ostilità per cambiare il disciplinare del Rosso di Montalcino, non un solo produttore ilcinese interviene per dire qualcosa, allora mi sento cascare le braccia. E ho paura per il futuro di questo grande vino e di questa mitica denominazione…

  4. ma qui non si tratta di difendere solo un vino e la sua
    storia,perchè se viene meno l’interesse primario,è poi
    tutto di conseguenza che ne viene penalizzato,il turismo
    è la vita stessa di Montalcino,come si fà a non capire.

    Ma dovè la voce dei commercianti,ristoratori,albergatori
    apicoltori,potremmo continuare perchè con quella storia.

  5. La paura, si sa, fa 90! Aggiungi anche 15, 7, 20, 11 (la data) e giocaquesti cinque numeri al lotto per tre volte, anche soltanto per una cifra piccolissima. Vedrai che vincerai!

  6. Franco,

    con l’aria che tira in giro,non parliamo poi di Montalcino,la rievocazione di Kappler e della sua fuga dal Celio, è perfettamente calzante ma permettimi..un pò sinistra.

  7. It would be very sad to see a change in the grape requirements for the Rosso di Montalcino. The winemakers of Montalcino have spent many many decades building up the wonderful reputation of its wines based on the strict DOCG requirements. This reputation is worth so much and adored by wine drinkers throughout the world. To change in a knee jerk reaction to immature wine markets that look for the big friut wines would be a mistake. In fact these markets are starting to recognise the finesse and qualities of the fine Montalcino wines more and more. Please don’t throw that away

  8. @Marco:
    ha detto bene Franco Ziliani, lamentando l’assenza di interventi da parte dei produttori di Montalcino. Per quanto riguarda i lettori di questo blog, mi sembra che la maggior parte abbiano già espresso il loro parere nei post precedenti, a meno che qualcuno nel frattempo non sia stato fulminato…sulla via di Damasco…e abbia cambiato opinione.

  9. Ha ragione Paolo Boldrini. Noi lettori ci siamo gia’ tutti espressi piu’ volte e con piena liberta’ d’opinione. La stragrande maggioranza dei produttori mai, nel senso tutto intero dell’avverbio mai. Solo un paio, sporadicamente, con molta circospezione. Esattamente come avviene per certe cose nostre in Sicilia, dove conviene non vedere, tacere, non fiatare. Il numero 90, appunto.
    A Montalcino gli interessi in gioco sono enormi, non quisquilie. E qualcuno propone periodiamente, fateci caso, con pedanteria, di schierarsi: o da una parte con milioni di euro a vagonate o dall’altra con il prestigio! Come se fossero antitetici. Ma chi l’ha detto? Proprio i Francesi ci hanno sempre bagnato il naso, ci hanno sempre insegnato che il prestigio fa portare a casa anche il conquibus, ma non da decenni: da secoli.
    Bisogna dunque mirare al prestigio, che e’ frutto di tradizione, di esperienza, di coerenza, di punti fermi, di difesa di chi si attiene da sempre alle regole, di scale di valori ben determinate (tipo 1-er cru classé, 1-er cru supérieur, 1-er grand cru classé A, 1-er grand cru classé B, 2-ème cru classé, 2-ème vin, 3-ème cru classé, 4-ème cru classé, 5-ème cru classé, Cru bourgeois, Cru bourgeois exceptionnel, Cru classé, Grand cru classé eccetera eccetera).
    Noi, come al solito, siamo invece per la compagnia bella, la societa’ de li magnaccioni, tutti insieme appassionatamente sotto la stessa denominazione. Piuttosto si “devono” periodicamente cambiare le regole e a deciderlo sono (in forza dell’erga omnes) i soliti noti. Così lorsignori faranno milioni di euro a vagonate e tutti gli altri perderanno il prestigio per i continui aggiustamenti in corso d’opera.
    Quanti ne hanno gia’ fatti a Montalcino per l’una o per l’altra denominazione in pochi anni? Vuol dire che ce ne saranno altre 20 entro la fine del secolo? Una volta un paio di mesi in meno di maturazione, un’altra un vitigno in piu’, un’altra ancora un cambio della percentuale del vitigno in piu’, un’altra ancora qualche ettaro aggiunto che piu’ lontano non si puo’, insomma ci siamo capiti. Povera Montalcino! Non se lo merita. No, non se lo merita proprio.
    Chi e’ causa del suo mal poi pianga pure se stesso.

  10. Non è facile per un produttore esprimersi in un blog, cioè pubblicamente. Per ragioni magari diverse sono ben pochi quelli in grado di (o che possono) farlo.
    Così almeno mi pare.

  11. Silvana, non sono nato ieri. Leggo interventi di produttori di vino in molti blog, qualcuno anche qui. Non leggo, invece, ne’ qui ne’ altrove, interventi di produttori di Montalcino. Fra loro adesso serpeggia la fifa, questa e’ la vera ragione! Chi scrive un’opinione teme chi tace e allora non si esprime. Questo comportamento si chiama con un termine molto preciso: omerta’.

  12. Franco, io girerei la tua domanda alle 12 aziende che hanno dichiarato di lavorare con il sangiovese in purezza nel thread che hai loro dedicato “Brunello’s Sangiovese list” in alto a destra, sotto il motore di ricerca del tuo blog. Chissa’ che qualcuno non abbia ancora sentito il gallo cantare oppure non si sia ancora fatto la barba…

  13. Mario, credo però che quelle aziende si siano dichiarate “100% Sangiovese” riguardo al Brunello, che per ora – e ripeto per ora – se ne sta tranquillo e…defilato.
    Sarei comunque curioso di sapere se sottoscriverebbero, analogamente, una lista pro-Rosso…

  14. Bravo Paolo! E’ proprio per questo che girerei proprio a loro la domanda… sono curioso anch’io quanto te!
    Un suggerimento: quel “per ora”, la prossima volta, andrebbe scritto maiuscolo. Non si sa mai che possa sfuggire a chi di dovere.

  15. Secondo me invece, Franco, gliene importa. Altrimenti, come dici poco sopra, “sapendo come questo blog venga seguito a Montalcino”, ciò sarebbe un controsenso…
    Verrebbe piuttosto da supporre che ci sia una specie di “ordine non scritto” o di passaparola a non intervenire per evitare di alimentare la discussione e, quindi, l’importanza e la visibilità della stessa.

  16. Caro Paolo Boldrini, la tua supposizione e’ piu’ gentile della mia. Secondo me in un Paese democratico (e specialmente in Toscana, dove i caratterini non sono certo tra i piu’ teneri) e’ difficile che una persona onesta e specchiata si presti a far circolare dei “pizzini” del genere. Ammetto che e’ un’ipoptesi che sta in piedi, ma se lo facessero e poi si guardassero allo specchio, loro stessi sarebbero i primi a vomitare.
    Io penso che piu’ che altro e’ in gioco il numero 90, per quel che significa anche a Montalcino. Non vedo, non sento, non parlo e dunque non temo ritorsioni, diurne o notturne che possano essere. Interessi troppo alti per chi non e’ all’altezza della signoria che vorrebbe arrogarsi. I signori, quelli veri, sono ben altri. Speriamo che ce ne siano ancora, a Montalcino, visto che qualcuno e’ gia’ talmente invecchiato da permettersi pure il lusso di fare lo gnorri anche quando lo tirano per la giacca. Il mondo e’ cambiato. Adesso gira in Ferrari, fotte il Fisco e tradisce i valori civili, morali e tradizionali ereditati dai nonni.
    Tanto qualcuno a scrivere bene del loro modus operandi, a premiarli con tanto di luci della ribalta, ad assegnare punteggi astronomici a vini che farebbero rivoltare gli avi nella topmba lo si trovera’ sempre, specie se ben foraggiato. Qui no. E allora non intervengono.

  17. “Qui no. Ed allora non intervengono”
    Mi sembra questa la chiave di lettura. Una perlomeno. Un’altra potrebbe essere quella che
    le idee sono un po´confuse, che le realtá produttive sono molto diverse tra loro: c’é chi riesce a vendere tutto a venti euro e chi “é costretto” a vendere a sei-sette euro franco cantina (Si, succede anche in altri distretti, ma il Brunello é piccola come zona e sempre sotto i riflettori).

    Tutte le soluzioni sono accettabili meno una: quella di toccare il disciplinare. Perché e´quello che ha fatto grande famosa e ricca la zona. Magari si pensase ad una zonazione per dare risalto a quel sangovese che é piantato in parti storicamente vocate e non a quello piantato in zone allargate la cui vocazione alla qualitá si e´dimostrata oggettivamente scarsa. Le ricette sono sicuramente molte e non di facile applicazione, ma a mio modestissimo parere chi vuole dare “aiutini” al disciplinare con vitigni migliorativi o soffre di masochismo o forse é meglio che si dedichi ad altre attivitá. Senza offendere nessun altro di quelli che si sentono offesi da questa mia affermazione.

  18. Carlo Merolli, hai detto una cosa che ho sentito dire anche in Polonia da un amico (che abbiamo in comune con Franco, ormai…) che ha gia’ scritto molte volte ció che pensa sul disciplinare del Brunello. Sul Rosso mi ha detto che e piu’ complicato in quanto e’ un vino che si vende al momento molto male e oltre a difendere le regole (giustamente) e la tradizione si devono avere anche dei progetti costruttivi per l’intera zona. Cosa si fara’ con le centinaia di non Sangiovese piantati dappertutto e come si andra’ a ridare estro alle vendite di Rosso (e lo stesso Brunello mica si vende benissimo, e’ stato svenduto negli ultimi anni per rimediare al problema delle cantine piene, ma con la qualita’ che c’e’ attualmente e’ difficile parlare di un proprio e vero rinnovo). Ambasciator non porta pena…

  19. SOLO OGGI HO POTUTO NOTARE QUESTO INTERESSANTE COMMENTO DI FRANCO SULLA ” CONVOCAZIONE ” DEL CONSORZIO RIVOLTA A TUTTI I
    PRODUTTORI. PERTANTO SOLO ORA POSSO RIBADIRE, COME HO FATTO
    PER PRIMO A PROPOSITO DEL BRUNELLO , CHE PERSONALMENTE SONO
    ASSOLUTAMENTE CONTRARIO A QUALSIASI VARIAZIONE DEL DISCIPLINARE DEL ROSSO DI MONTALCINO, RIVOLTA SPECIFICATAMENTE A MODIFICARE IL SANGIOVESE NELLA SUA INTEGRITA’. QUESTA MIA VOLONTA’ LA ESPRIMERO’ SENZA NESSUN TIMORE IL GIORNO 27 LUGLIO P.V., GIORNO IN CUI SONO STATO ” CONVOCATO “.
    GIUSEPPE GORELLI TENUTA LE POTAZZINE
    GIUSEPPE GORELLI TENUTA LE POTAZZINE

    • carissimo Giuseppe, che Dio e Bacco benedicano uomini veri innanzitutto, prima che eccellenti produttori, come te.
      Gente che non si limita ad impegnarsi seriamente in vigna e cantina regalandoci vini veri, che onorano il terroir di Montalcino, ma hanno il coraggio civico e, permettimi di dirlo, gli “attributi” per testimoniare pubblicamente, come fai tu qui, il loro pensiero sul presente e sul futuro, sull’identità dei vini della loro terra.
      Ti mando una forte stretta di mano, con la consueta amicizia

  20. era ora che un produtore di Brunello, dichiarandosi pubblicamente con nome e cognome, rompesse il muro di silenzio e omertà attorno a questa assurda proposta (o pretesa?) di cambiare il disciplinare di produzione del Rosso di Montalcino! Bravo Gorelli, invito gli appassionati del Brunello lettori di questo blog a premiare il produttore che ha avuto il coraggio di dire chiaramente che é contrario a questo progetto. Il modo é semplice (e facile vista la qualità dei vini della Potazzine): scegliere vini come questi quando si acquistano Brunello e Rosso

  21. Chiara, fai bene, ma anche se una cantina non si esprime sul blog non e’ detto che non abbia ottimi Brunello e Rosso. Per esempio… Poggio di Sotto… non me la toglie nessuno dalla testa anche se non vedesse, non sentisse, non parlasse. Ma applaudo alla “verve” di Gorelli, che e’ pari almeno alla “verve” dei suoi vini. Il carattere del vignaiolo, evidentemente, lo si sente anche nei suoi vini!

  22. Ai lettori che conoscono la lingua inglese segnalerei l’interessante post di Wojtek Bonkowski http://blog.polishwineguide.com/2011/02/22/brunello-depression/ sulle frustrazioni di alcuni produttori di Brunello di Montalcino e di Rosso di Montalcino. Una qualche sommaria traduzione in italiano puo’ essere eventualmente letta in questa pagina http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://blog.polishwineguide.com/2011/02/22/brunello-depression/&ei=DvUrTtWBJcXvsgbrnozsCw&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=1&sqi=2&ved=0CCEQ7gEwAA&prev=/search%3Fq%3Dhttp://blog.polishwineguide.com/2011/02/22/brunello-depression/%26hl%3Dit%26biw%3D1280%26bih%3D718%26prmd%3Divns

  23. SOLO OGGI DI RITORNO DALLE NOSTRE VACANZE POSSIAMO LEGGERE QUESTO POST.
    ANCHE SE SIAMO UNA PICCOLA E GIOVANISSIMA AZIENDA, SIAMO LEGATI ALLA TRADIZIONE, E UNENDOCI AL NOSTRO AMICO GIUSEPPE SOSTERREMO SEMPRE LA TRADIZIONE E IL SANGIOVESE AL 100% PER IL ROSSO E IL BRUNELLO.
    SPERIAMO PROPRIO CHE ANCHE GLI ALTRI NOSTRI COLLEGHI PRODUTTORI, NON VOGLIANO PERDERE LA NOSTRA “UNICITA”.

    ELENA E GIANLUCA (PODERE SAN GIACOMO)

  24. Ziliani dovrebbe portare a conoscenza dei suoi lettori due fatti interessanti:
    la scarsa risposta sinora data dai produttori alle convocazioni del Comitato tecnico del Consorzio. Pochi partecipano;
    la cervellotica proposta di addirittura due o tre versioni diverse di Rosso, in purezza ancora a base Sangiovese, con un 15% di altre uve, oppure fatto come uno vuole, magari con il 50% di Merlot.
    Si immagini lei dove si possa andare con una “chiarezza” del genere…

  25. Caro Franco,
    stamattina incoccio Elio – senza Storie Tese – che ieri sera era a Montalcino, a Jazz & Wine (sponsor Castello Banfi).
    Dopo le rievocazioni dei tempi andati (sorvolando su fatti e fattacci d’antan), ci siam fatti fare ‘a foto (che ti invierò appena capisco come si fa) e lui guardandosi intorno pensieroso (vigne, ulivi, boschi e in alto Sant’Angelo in Colle circondato da secolari cipressi) e aggrottando (inequivocabilmente) le sopracciglia, dopo avermi chiesto retoricamente se anch’io mi fossi trasferita a Montalcino, sentita l’altrettanto retorica conferma, ha dichiarato: “Ottima Scelta”. Quasi uno spot, anzi di più.
    Valorizzare, valorizzare, valorizzare. L’unico Rosso per una terra che è Unica.

    • beh il buon Elio (anche con i suoi sodali delle Storie Tese) potrebbe essere un ottimo testimonial per i vini di Montalcino…
      Resta da capire per quale dannato motivo chi non vive a Montalcino riesce a vedere molto meglio di quanto dimostrino di fare i locali la magia e l’unicità della propria terra. E dei grandi vini base Sangiovese che vi si producono…

  26. Caro Franco, non c’è da stupirsi – per niente -: da che mondo è mondo un occhio ‘fresco’ e non viziato dalle consuetudini coglie più prontamente (e senza rovesci della medaglia) quello che un paesaggio esprime. Ma se è difficile per un nativo – che ha avuto boschi, ulivi, vigne e altre ricchezze sempre sotto gli occhi, fin dalla nascita – apprezzare fino in fondo ciò che ha, è altrettanto vero che c’è chi dovrebbe essere in grado di farlo per mestiere (o per ruolo), ad esempio gli operatori del turismo, gli albergatori (e che, vendi stanze e basta?!), e – qui a Montalcino – i produttori dei noti vini.
    Elio sarebbe un bel testimonial, davvero, anzi lo è già (perché provvederemo a diffondere) e da uomo intelligente qual è ha subito “visto” i luoghi.
    Anche i produttori – in gran maggioranza – capiscono il valore della loro terra (qualche volta solo adottiva) e la guardano sempre di più con attenzione.
    Ma sono tuttavia convinta che nonostante il campanilismo spinto dei toscani, o forse proprio a causa d’esso, non si capisca fino in fondo l’emozione che essa può dare: questo è un privilegio che tocca a noi che veniamo “da fuori” (Bossi docet!), talvolta guardati con sospetto (a me è successo anche di sentire un ‘signore’ locale – il 21 giugno di quest’anno – definirmi “milanese del c…o”, di primissima mattina e ignorando di essere a portata delle mie orecchie!).
    Noi che siamo di fuori siamo anche quelli che con le nostre emozioni (per la terra e i suoi vini) abbiamo decretato il successo (di questa terra e di questi vini).
    Perché altrimenti il vino mica ce lo si può bere tutto qui! O sì?

    • cara “cronista dalla campagna” (complimenti per il tuo blog Cronache dalla campagna http://www.cronachedallacampagna.com intanto) posso dire che il tizio che ti ha definito “milanese del c…o” é un emerito imbecille? E lo dico non per solidarietà meneghina, essendo nato a Milano come te, ma perché credo che chi ragiona, se così si può dire, in quel modo più che un indigeno é un selvaggio.

  27. Contrarissimo…….
    Per la cronaca, non esiste nessuna consegna del silenzio. Non tutti possono intervenire sui blog e comunque e’ un argomento che e’ stato sviscerato in pubblico piu’ volte e molti hanno espresso pubblicamente la propria opinione.

    • Riccardo, ovvio che non ci sia alcun diktat del Consorzio che inviti a mantenere il silenzio su questo tema. Ma esistono una propensione all’autocensura e una valutazione delle convenienze (meglio tacere che esporsi pubblicamente) che sono più pesanti di una censura…

  28. Non esiste nessuna consegna al silenzio è vero ma parlare in qualche caso nuoce gravemente alla salute perché tutto il sistema è legato a filo doppio. c’è il consorzio la banca, il comune i colleghi e tutti ti conoscono e anche se sanno che non sei d’accordo non sempre sono d’accordo con te e con il tuo disaccordo. Se sei debole rischi un po’ e non sempre hai voglia di rischiare anche la solidarietà degli altri. pochi sono d’accordo con tre rossi che servono solo a confondere l’idea ai clienti!!!!!!!

  29. E’ senz’altro molto vero quanto dice la produttrice in poche parole e capisco la drammaticita’ della scelta del silenzio da parte di chi vorrebbe anche dire la sua ma poi votera’, appunto, in segreto per la buona pace sua e della sua famiglia. Peccato, pero’, vivere in un Paese cosiddetto libero per poi doversi cucire comunque la bocca. Io saro’ stato forse un po’ provocatorio nell’usare una parola forte come “omertà” e nell’alludere al numero 90 (comunque giocatevelo al lotto con i numeri della data, chissà…) che si aggira come un fantasma fra i poderi ilcinesi, sarebbe stato più consono parlare chiaro come ha fatto la produttrice e si potrebbe a questo punto definirla come una forma di “autodifesa”. Sono convinto come lei, infatti, che pochi sono d’accordo con tre rossi che servono solo a confondere l’idea ai clienti e he la stragrande maggioranza preferisca maggior chiarezza, trasparenza, lungimiranza e soprattutto tranquillita’ e santa pace. Altrimenti sara’ meglio cominciare a chiamarlo Nervosello di Montalcino…

  30. Советское хозяйствоСоветское хозяйство (Alexej Brunellowsky) il scrive:

    Intervenire nel Suo blog Dott. Ziliani per noi produttori di Montalcino è pericolosissimo. Significa perdere immediatamente la benevolenza della “Grande Azienda” la quale può farci venir meno tutti quei piccoli benefici e vantaggi che ci permettono di tirare avanti. Ho avuto notizia di alcuni irresponsabili, che hanno osato affermare che cambiare i cambiare il disciplinare del rosso è una cretinata. Sono stati immediatamente convocati da Bindocci e Campatelli per essere rieducati alla dottrina di partito del compagno, Prof Mattiacci e per loro si prospettano tempi molto duri. Che ci vuole fare dott Ziliani, siamo piccoli produttori, vogliamo una vita tranquilla, fare le nostre bottigline, venderle e tirare avanti. Se poi nelle bottiglie c’è pinot nero, merlot piuttosto che sangiovese, chi se ne frega. Tanto la “Grande Azienda” ci garantirà sempre un aiuto a collocarle sul mercato a 1,35 euro. In fondo sempre meglio che zappare la terra come facevano mio padre e mio nonno.

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