Giuseppe Martelli, presidente del Comitato nazionale vini Doc risponde

Chiamato direttamente in causa, come Presidente del Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni d’origine nonché altissimo papavero, direttore praticamente inamovibile della Assoenologi, da questo post relativo alla pioggia di denominazioni che il Comitato ad ogni sua seduta plenaria elargisce generosamente urbi et orbi (in verità gli avevo contemporaneamente dedicato un altro post, relativo alla sua posizione sull’annoso tema “spumante italiano”), il potentissimo Giuseppe Martelli mi ha inviato questo commento.
Ai lettori di Vino al vino in prima battuta il piacere di replicare al testo di Martelli, redatto con la consueta “langue de bois” dei burocrati del vino. Secondo la mia visuale di semplice cronista del vino, ma di lungo corso, sarebbero da confutare e discutere pressoché tutte le affermazioni del Presidente del Comitato Doc, che nella loro schematica laconicità mi ricordano una celeberrima definizione di un suo ben noto predecessore, il cavaliere Ezio Rivella, il quale amava sostenere che “la Doc è una bicicletta”.
Prendo atto, per il momento, di due semplici cose: che Martelli evita accuratamente, chissà perché, di dirci che fine abbiano fatto le sue promesse di eliminare le denominazioni fantasma pronunciate all’atto della sua elezione nel 2008.
E che poi, dichiarando che “le denominazioni di origine italiane oggi sono circa 390 di cui 60 Docg e 330 Doc” dimostra, lui presidente del Comitato, di non essere informatissimo.
Perché le Docg non sono 60 come dice, ma hanno ormai raggiunto quota 71, come conteggiato scrupolosamente e documentato dall’amico wine blogger americano Alfonso Cevola sul suo wine blog On the wine trail in Italy, in questo post e in questa dettagliatissima e aggiornata (questa sì…) Docg map.
Non è un bel segnale se i massimi responsabili, a livello normativo, del vino italiano, perdono il conto esatto di quello che fanno… Buona lettura.

L’intervento di Giuseppe Martelli

“Leggo con stupore quanto dichiarato da Franco Ziliani circa il fatto di concedere modifiche di disciplinari o nuove Doc ai produttori che le richiedono. Questo è un diritto sancito dalle vigenti leggi a favore dei produttori e di chi vuole competere sul piano della produzione, della commercializzazione e dell’immagine.
Il Comitato nazionale vini, composto da 39 membri, in rappresentanza delle principali categorie del settore vitivinicolo, non ha lo scopo di stabilire la politica vitivinicola, compito questo demandato al Ministero delle politiche agricole in termini generali e agli assessorati all’agricoltura delle diverse regioni in campo territoriale.
Il presidente del comitato non è quindi colui che decide sull’opportunità e sulla validità o meno delle denominazioni. Il suo compito è quello di valutare le richieste dei produttori al fine di dare le possibilità che per loro sono più utili per poter meglio incrementarne la validità. Sarà poi il mercato a stabilire se le scelte sono giuste o sbagliate e starà ai produttori, sulla cui pelle si gioca la validità o meno delle loro scelte, di renderle valide e efficaci.
D’altra parte non va sottovalutato il fatto che, in un momento di transizione come quello attuale, che mette in essere la nuova Ocm vino con le sue nuove impostazioni e regole, l’Italia deve permettere alle varie denominazioni le necessarie modifiche che essi stessi richiedono, purché conformi alle norme vigenti a livello nazionale e comunitario.
Questo succede in Italia come negli altri Paesi dell’Unione Europea. Il presidente del Comitato nazionale vini non ha assolutamente cambiato la sua filosofia rispetto agli anni passati, demandando però al Comitato stesso le scelte di un settore che, nonostante le sue criticità, sta reagendo in modo più che mai positivo alle contingenti difficoltà di mercato.
Non è certamente un caso se gli ultimi dati disponibili sull’esportazione di vino italiano nel mondo danno incrementi di due cifre, sia per quanto attiene i volumi che i valori. Anche un settore tradizionale come quello del vino non può essere ingessato in logiche protezionistiche, dettando regole non condivise dalle categorie che rappresentano, dalla produzione al commercio, l’intero comparto.
Assurdo quindi pensare che quello che valeva negli anni Ottanta oggi possa essere ingabbiato e invariato in termini produttivi e commerciali. Prova ne è che, nonostante le richieste dei produttori, le denominazioni di origine italiane oggi sono circa 390 di cui 60 Docg e 330 Doc, che sono di gran lunga inferiori a quelle francesi che superano abbondantemente le 500.
Giuseppe Martelli”.

24 pensieri su “Giuseppe Martelli, presidente del Comitato nazionale vini Doc risponde

  1. eh sì, questi signori che occupano poltrone “pubbliche” spesso non hanno neppure nozione della materia che sono deputati a normare. Succede ai ministri, ed evidentemente è cosa assai diffusa (e i risultati si vedono)
    Il caso evidente dell’ignoranza sulle docg italiane, poi, metterebbe il martelli in condizioni di non passare neppure l’esame ONAV.
    si dovrebbe anche per certi incarichi para-professionali e istituzionali istituire il principio del massimo di due mandati quadriennali, e poi a lavorare, o in pensione..

  2. Be’, Franco, evidentemente il sig. Martelli ha mantenuto fede alla sua promessa: a lui risultano 60 docg, vedi allora che ha già eliminato ben 11 docg “fantasma”?!?
    Scommetto che se qualcuno delle “Iene” andasse a fargli qualche domanda del tipo di quelle fatte ai nostri politici…forse ne sentiremmo delle belle…

    • caro Paolo, cari lettori di Vino al vino, travestiamoci un po’ noi da Iene e facciamo al presidente Martelli un po’ di domande. Vediamo se anche in questo caso risponderà o considererà una “perdita di tempo” rispondere a quello che si scrive e si discute su blog del vino come questo…

  3. Una domanda gliel’avevo gia’ fatta nel thread che lo riguardava il 7 luglio u.s. alle 9,56. La ripeto volentieri, ma per l’ultima volta.

    “Capisco che si vogliano approvare in fretta tanti disciplinari DOCG prima che intervenga l’Europa a stabilire le DOPG nelle quali dovranno trasformarsi, ma forse sarebbe piu’ corretto fare la voe grossa sui grossolani errori contenuti in molte definizioni di vitigno in essi contenute. Ho fatto un salto sulla sedia, infatti, leggendo quanto ha scritto Wojciech Bosak nel blog di Winnica Milosz http://winnicamilosza.com.pl/blog/?p=1339#comments in un suo commento del 10 giugno, che ti traduco velocemente.

    “Una maggiore precisione nella definizione dei vitigni e’ stata introdotta soltanto negli ultimi 2-3 decenni. In questa materia regnava prima un disordine abbastanza grande (in particolarmente con i nomi locali e i sinonimi) e i vivai sbagliavano facilmente. Sbagliavano anche gli ampelografi per un motivo molto semplice: nessuno aveva a portata di mano del materiale comparativo sicuro. Soltanto adesso, diciamo da alcuni anni, da quando si e’ cominciato a pubblicare in internet un’immensita’ di banche dati con delle buone fotografie dei vitigni e nei casi dubbi ci si può appellare ai test genetici, si e’ riusciti ad introdurre un po’ d’ordine, del resto relativo. Ma si valuta che è stato assegnato un nome erroneo forse perfino al 20 percento delle viti coltivate in Europa (sic!). Risulta, per esempio, che quasi tutte le piantine di Cabernet Franc del nord Italia (qualche migliaio di ettari) piantate anche negli anni ottanta sono in realtà Carmenère e che la maggioranza del Sauvignon Blanc coltivato nell’Europa centro-orientale è invece Sauvignonasse (alias Tocai Friulano). Le più vecchie viti di Chardonnay in Borgogna sono per meta’ Pinot Blanc (in Austria ancora soltanto 15 anni fa ufficialmente non si distinguevano nemmeno questi due vitigni e nelle documentazioni erano citate comunemente con il nome Morillon).”

    Non sarebbe meglio impegnarsi su questa strada per fare estrema chiarezza, piuttosto che distribuire disciplinari come si fa con i volantini?

  4. Quello che scrive il Presidente Martelli è sconsolante!!!! Oggi abbiamo scoperto che per fare il lavoro di una semplice segretaria, occorrono ben 39 membri retribuiti del Comitato Vini!!!!! Presidente ma, lei in che mondo vive??? le crescite di cui parla non sono certamente imputabili alle scelte del suo ente ne, tantomeno al fatto che ci siano più denominazioni inutili disponibili sul mercato. Le generose concessioni che il suo ente fa, avvengono senza alcuna valutazione che non sia quella dei documenti presentati ed anche questa valutazione avviene solo sulla forma e mail sulla sostanza. Potrei copiare una richiesta fatta in una regione e ripresentarla in un altra, che voi l’accogliereste con le stesse motivazioni, forse lei non lo sa, ma esistono dei riscontri oggettivi che vengono in modo inequivocabile e gratuito dal mercato e questi da soli possono certificare se motivazioni addotte nelle richieste, siano valide o meno. Parlare di non riscontrabili zone vocate e di tradizioni è facile ma, fare una verifica su quello che succede sui mercati o come queste motivazioni vengono percepite dai consumatori, è altrettanto facile ma, sfortunatamente ad oggi non lo fate.
    Mi verrebbe da chiederle come mai per decenni le DOCG andavano date con tanta parsimonia ed oggi tanta grazia? purtroppo la problematica è molto complessa ma, pur non essendo il Comitato Vini deputato a risolvere tutti i problemi, è in grado di peggiorare una situazione già critica e ci sta riuscendo alla grande!!!!

  5. Caro Franco, vengo da una riunione al Consorzio tutela vini Gambellara conclusa (da parte mia) con una furibonda discussione.

    Mi rendo conto che su queste cose, come il tema Martelli, lottiamo contro i mulini a vento.

    Che tristezza essere appassionati, motivati, altruisti, professionali, romantici e vedere succedere queste cose.

  6. Le furibonde discussioni fanno bene a tutti. Significa che siamo ancora vivi e vegeti. Non penso che siano una lotta contro i mulini a vento, non la vedrei tanto nera. Anche Gesu’ Cristo fu crocefisso per via di un Pilato che se ne lavo’ le mani e qualche anno dopo fu proprio quel Pilato uno dei primi potenti romani a diventare cristiano. Noi siamo dei poveri cristi, no?

  7. tutte qui le reazioni dei lettori di Vino al vino alle dichiarazioni del presidente del Comitato nazionale vini Doc?
    Francamente mi aspettavo ben altra risposta…

    • Paola, anch’io sono sorpreso come lei. Sono persuaso che quanto Martelli ha detto e soprattutto quanto ha accuratamente evitato di dire (e di rispondere) meriti da parte dei lettori di questo blog ben altre reazioni.
      Ieri sera un caro amico, un decano del vino italiano, un grandissimo palato, mi ha telefonato per dirmi che é rimasto scioccato dalla leggerezza e dalla inconsistenza delle tesi sostenute da Martelli… Gli ho risposto che io francamente non mi aspettavo molto di più…

  8. Caro Franco, se vuoi sapere il motivo dell’assenza presunta di altri lettori ti devo confessare che mi sono gia’ stati “cassati” altri due commenti, uno in questo thread ed uno in quello della vigna di Brescia. Quando ho cliccato su enter mi e’ comparso un messaggio tipo “impossibile collegarsi con la pagina web, cliccare su questo riquadro per diagnosticare il problema”. Non ti avevo scritto niente prima, mangiandomi le dita per la fatica sprecata nel commentare per poi vedersi cancellare il commento, ma quello che ha scritto paola mi ha fatto decidere di scrivertelo. C’e’ qualcosa che non va nel tuo server. Non accetta tutti i commenti. Ma se clicco, parte una breve inchiesta e ilo risultato e’ che non risultano problemi di connessione.

  9. Non commentiamo perché quanto asserito da Martelli si commenta da solo.
    E purtroppo questa gente è nella “stanza dei bottoni” del vino italiano.
    Con consorzi che badano solo alla quantità venduta, senza preoccuparsi poi tanto dove e a quanto.
    Con la tattica che fa da padrona sulla strategia: ottenere il massimo risultato nel breve termine, lasciando gli investimenti a tempi migliori.
    Con l’immagine delle denominazioni sempre più affidata alla sensibilità dei singoli produttori.
    E noi consumatori non troviamo più senso a quel che leggiamo in etichetta e sempre più spesso ci disponiamo al meglio quando leggiamo in etichetta una semplice IGT.
    E a pensarci, monta l’incazzatura …

  10. Sono sorpreso anch’io, perche’ non era mai accaduto prima. In ogni caso adesso scrivero’ prima gli interventi in una pagina word altrove e poi li copioincollero’ sul tuo blog, così non rischio piu’ di perderli. Sarebbe il caso, pero’, che anche gli altri lettori che avessero avuto un problema simile te lo scrivessero. E poi non ho comunque avuto il piacere di leggere neanche la reazione di Paola sullo stesso argomento e percio’ non capisco perche’ la signora ce l’abbia con gli altri che non hanno mostrato le loro.

  11. Caro Franco, i lettori/commentatori di Vino al vino si sentono sicuramente investiti di nuovo della responsabilità di commentare, ma serebbero anche contenti di avere qualcosa di intrigante da commentare. Lo stupore del dott. martelli non ha niente di intrigante. E’ noioso e insipido come l’acqua. Ci fa venire il latte alle ginocchia, per non compromettersi non ci dice niente, a parte che ci sono 39 persone pagate per passare le carte e vagliare documentazioni. Da la colpa a qualcun altro, il Ministero dell’Agricoltura o l’assessorato all’agricoltura regionale. Anzi, non da la colpa, ma demanda.
    Il latte alle ginocchia aumenta grazie all’uso di questa prosa così vecchia, così distaccata dalla realtà.
    Finisce con il paragone con la Francia, che ohibò ha ben 500 denominazioni. Sai che gli frega a chi ci compra il vino quante appelations ha la Francia, o se le DOCG italiane sono 69 o 71. Se l’acquirente straniero ci fa la grazia di interessarsi a noi non é per il lavoro dell’esimio Martelli e del suo carrozzone, ma é per la qualità, la tipicità e la facoltà di farci conoscere. Il lavoro di Radici del Sud, per esempio, vale dieci DOCG.
    Mi farebbe enormemente più piacere se ci fossero 39 persone pagate per darsi da fare a far conoscere la diversità dei vini italiani. 39 scalpitanti venditori ed ambasciatori che battano le strade e portino nei ristoranti, nelle enoteche, nei corsi di sommeliers internazionali, i nostri vini.

    Invece, rimaniamo qui a fare le pulci al Dott. Martelli e lui si prende pure la briga di rispondere con una risposta che si poteva anche risparmiare.

    Mario Crosta, spero che tu possa leggere il mio intervento e dargli un seguito.

  12. Certo che l’ho letto, cara Nelle Nuvole, ma non credo che ci sia bisogno di dargli un seguito. Sei stata chiarissima in proposito. Mi sembra che ci sia un bel programma di lavoro per i 39 membri del Comitato Vini, se vogliono impegnarsi nei compiti che gli hai ben prospettato tu. Trentanove! Lo ripeto in lettere perche’ leggendo le cifre mi va insieme la vista al solo pensare che tanta gente viene impiegata purtroppo in una sterile burocrazia quando potrebbe invece darsi da fare meglio. Ma visto che si vuole limitare il genio italico a copiare i Francesi, cosa che sembra la maggior preoccupazione del presidente Martelli, perche’ il nostro “nasone rosso” non comincia allora dalla A, invece che dalla Z, e cioe’ perche’ non crea una “Sopexa” italiana, che non e’ poi una cosa tanto difficile per lui e puo’ dare dei risultati davvero entusiasmanti.

  13. Càspita, ora che sappiamo che le nostre doc e docg “sono di gran lunga inferiori a quelle francesi che superano abbondantemente le 500”, bisogna correre ai ripari…
    Se questo è il metro di valutazione della qualità della produzione del Paese, propongo subito di raddoppiare il numero delle nostre. Potremo vantarcene anche con i francesi!
    P.S.: concordo con quanto scritto dalla sempre ottima Nelle Nuvole…

  14. Dott.Ziliani sulla mia pagina FB sono state fatte delle domande al Dott. martelli. Anche sul fatto che agronomi, biologi, ecc… diventano improvvisamente enologi…….

  15. Non per difendere Martelli ma la responsabilità prima della proliferazione assurda di DOC e DOCG è principalmente di chi presenta le domande: produttori, consorzi, associazioni, istituzioni varie che a quanto pare non hanno capito nulla di come va il mondo. Il ruolo del Comitato ormai è ridotto a quello di verifica formale, non è che possa fermare una richiesta senza una valida motivazione. L’unico che potrebbe farlo è il Ministero, fissando criteri più restrittivi. Ve lo immaginate il ministro Saverio Romano che fissa criteri più restrittivi? Io no. Pare invece che qualche restrizione vogliano metterla a lui, ai polsi.

    • é vero Maurizio che la vera colpa é di chi presenta continue richieste di nuove denominazioni, ma cacchio, perché il Comitato non esercita una funzione di indirizzo e si limita ad approvare, con piglio notarile, ogni richiesta, anche la più bizzarra?
      Quanto al Ministro, beh, lasciamo perdere…

  16. Pingback: Francesco Zonin braves triple-digit heat in Texas and doesn’t wilt ~ Thanks to Prosecco | The Blend

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *