Interessanti prospettive del mercato cinese: basta non fermarsi a Pechino…

Dopo l’articolo pubblicato un mesetto fa, qui, l’inviato speciale di Vino al vino ha inviato un’altra wine news dalla Cina.
Tema dell’intervento i potenziali di consumo e le località su cui puntare per provare a trovare sbocchi per il vino italiano su questo mercato ancora misterioso e tutto da capire.
Ancora una volta un punto di vista informato, intelligente espresso con la consueta lucidità ed indipendenza di giudizio. Buona lettura!

“Caro Franco, treno super veloce Pechino Shangai, sono tra i primi passeggeri, tra altri mille, che lo hanno provato. 6.30 ore, non male, viaggio business per non farmi mancare nulla, e perché alla biglietteria non mi hanno dato scelta. I soliti Cinesi.
Mi sono capitate per le mani due ricerche importanti che danno segnali di realtà e danno una certa prospettiva ai potenziali di consumo in Cina. Dato per accertato che il consumo pro capite in Cina è ormai di una bottiglia per persona all’anno ad escludendo le aree rurali e quei cinesi che per reddito e posizione sociale considerano il prezzo del vino proibitivo; i potenziali consumatori rimangono qualcosa come 186 Milioni di individui.
Interessante però è da tenere in considerazione per creare strategie di penetrazione, una classe media che ormai supera il 25% della popolazione urbana e che ha un reddito tra i 12 mila e i 25 mila USD all’anno.
Per sfatare qualsiasi leggenda urbana, il numero di milionari in China è di poco meno di un milione (fonte KPMK) e i Miliardari sono 10.000. La loro destinazione  preferita è la Francia, a seguire USA, Australia, Corea e Japan, e il nostro Bel Paese ancora risulta al 7mo posto tra le mete ambite e desiderate.
Le città con il numero maggiore di Milionari? In ordine le provincie di Pechino, Guangdon Province, e Shanghai terza. Vengono poi Zhejiang e Jiangsu e Fujian. Il reddito medio nelle città secondarie, è ben più alto delle città principali come Pechino e Shanghai.
Ma allora perché tendenzialmente i produttori vanno solo nelle tre città principali se la ricchezza si trova anche altrove?
Beh, dovendomi dare una risposta immagino che sia la mancanza di tempo, la limitata visibilità, la mancanza di una ristorazione qualificata al di fuori degli alberghi internazionali. Forse perché non sono poi tanti i cinesi che parlano una qualsiasi lingua straniera e ancora meno gli italiani che hanno un inglese eccellente o un cinese di base.
Forse perché nel visitare le città secondarie non c’è glamour, si beve bottom up e dopo una bottiglia di Lafite (probabilmente taroccato)  si passa al ben più desiderato, costoso e goduto Mao Tai.
Forse perché questi Cinesi non ci piacciono, con tutto il loro rumoreggiare, sputare per terra, bere il vino con il ghiaccio, a cianciare in una lingua incomprensibile.
Forse perché, noi produttori, noi commercianti, ci sentiamo a nostro agio in un ambiente che ci è più familiare e Shanghai è un po’ Londra e tanta New York. Eppure, questi cinesi che tanto ci irritano, che si guadagnano le nostre commesse industriali, che copiano i nostri prodotti del made in italy, che ci hanno plagiato lo spaghetto, hanno le tasche piene di soldi, CASH, e stanno imparando solo ora a come spenderle tutto questo ben di Dio in superfluo.
Loro potrebbero essere la valvola di sfogo della nostra arroganza, dell’eccesso di produzione nelle cantine italiane, e per far ciò mi permetto di suggerire ai nostri blasonati produttori di pensare di visitare Tianjin  Shenzen, Jinan, Sanya il prossimo viaggio, dove ancora the White face è riguardata con interesse e sicuramente con curiosità e lasciare Pechino e Shanghai al talento degli importatori che presidiano la zona.
By the way, i nostri colleghi che vendono cioccolata in Cina hanno scaricato in Cina il doppio del nostro giro d’affari per un totale nel 2010 di 70 milioni di dollari e sono leader del settore con il 44,4% del mercato. Chissà cosa hanno fatto per meritarsi tutto ciò. La prossima volta ti parlerò di importatori, di chi sono e di come lavorano!
She She! (grazie in cinese)”.

3 pensieri su “Interessanti prospettive del mercato cinese: basta non fermarsi a Pechino…

  1. Penso a quello che ho visto fare – secoli fa – dalla Nestlé, per inserire il Nescafé nelle latterie, nei bar e nei caffé. In un paese di bevitori di tazzulilla di nero e acidissimo caffé tagliantesi col coltello. Con quotidiana pazienza, sbattuti fuori dai pv che non ne volevano sapere…
    Ora, in un altro mondo, con numeri diversi e tecnologie e network, dopo che ciò che allora pareva insormontabile è stato smantellato, con il lavoro quotidiano (mrktng e contatti personali) di allora, queste nuove sfide mi parrebbero più abbordabili con il vecchio metodo del lavoro quotidiano, che con il “rapido facile subito tutto”, che ho visto praticare troppo spesso e in modo imparaticciato.
    Mi piace molto questo reportage, utilissimo e invogliante.
    Certo che – come si dice a Milano – l’è on lavuràa cines!

  2. In Cina ci sono realtà molto più piccole, ma probabilmente molto più interessanti di Beijing o Shanghai… Penso a Chengdu, Changsha, Wuhan, Suzhou, Dailan, ecc… Per non parlare di Chongqing (la più grande città del mondo 34.000.000 nel centro, ma con la periferia si arriva a 48)… In Cina il consumo pro capite è di 0.38 litri; nelle “grandi” città è di 0.7 litri. L’eccezione è rappresentata da Shanghai dove il consumo arriva a 1.49 litri pro capite. Modesto parere: adesso è un gran mercato, nel giro di 4-5 anni diventerà il più grande mercato del mondo!

    Xie Xie (grazie) 😉

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