Garantito.. da me Oasis antichi sapori a Vallesaccarda: quando la tradizione a tavola si fa poesia

Non ci sarebbe molto da aggiungere, dopo questo articolo del “compagno di merende” Luciano Pignataro, che insieme a me e al deus ex machina di Radici del Sud, l’ottimo Nicola Campanile ha diviso il grandissimo piacere di trovarsi a tavola, per discutere di progetti futuri ovviamente, ma anche per il puro gusto di godersi la meravigliosa cucina, lunedì 18 in quel posto memorabile che è l’Oasis sapori antichi di Vallesaccarda in provincia di Avellino, regno della famiglia Fischetti.
Questo articolo, e altri precedenti (leggi qui e poi ancora qui) che il giornalista napoletano ha dedicato a questa meritatissima stella Michelin, riescono efficacemente a far entrare il lettore nell’atmosfera di questo locale che propone davvero, come si legge sul loro sito Internet, “i piatti della memoria, gli ingredienti della storia, la cucina delle mamme che le figlie e i figli tramandano con amore rispetto e cura religiosa. (…) sapori netti, puliti e lineari permettono di gustare al meglio tutti gli elementi che compongono il piatto. …cucina tradizionale adattata ai nuovi sistemi nutrizionali, senza snaturare l’armonia dei Sapori Antichi, giusto equilibrio tra ricerca e antica cucina Irpina”.
Eppure, anche se non faccio più da anni, l’ho fatto in passato, e anche con una certa soddisfazione, il critico gastronomico, e le mie impressioni saranno semplicemente quelle di un ghiottone felice, voglio dire la mia su questo locale, sulla cucina, sull’ambiente, sul clima sereno e operoso che si respira.

Lo faccio invitandovi subito a leggervi, dopo aver scrutato le proposte degli antipasti, delle zuppe, dei primi, dei secondi, dei dessert (che noi lunedì abbiamo saltato) nella pagina del sito dedicato ai menu denominati Saperi e sapori di terra la composizione dei menu ed i prezzi ai quali vengono proposti.
Per il menu “la degustazione” L’antipasto La zuppa di stagione Il primo piatto di pasta fatta a mano Il secondo Il dessert La piccola pasticceria ad euro 45, che con l’abbinamento dei vini (proposta sapiente curata da Pietro Carmine e Nicola Fischetti, che sanno ben scegliere e lasciare maturare con calma aziende e annate e vini) sale a 65 euro.
Il “pranzo all’antica”, ovvero Gli assaggi di zuppe dell’antica tradizione Il primo piatto di pasta fatta a mano Il secondo Il dessert La piccola pasticceria, viene via a 40 euro, 60 con l’abbinamento dei vini.
Se siete dei fan dei “soli primi” ecco il menu che fa per voi, Due zuppe tipiche I primi piatti di pasta fresca il dessert La piccola pasticceria a 35 euro, 55 con l’abbinamento vini.
E nei giorni feriali, solo a mezzogiorno, è prevista anche “la colazione di lavoro”: il primo piatto di pasta fatta a mano Il secondo piatto . . . La frutta . . . a 19 euro.
Vi chiedo in quanti altri posti in giro per l’Italia si possa mangiare così splendidamente, con un solo “enorme” problema, l’assoluto imbarazzo della scelta che vi prende di fronte ad una carta che fa nascere la tentazione di dire “voglio tutto”, perché tutto davvero si vorrebbe provare e a nulla rinunciare, spendendo il giusto, anzi molto di meno di quanto viene richiesto invece in miriadi di posti che non hanno un briciolo del valore, dell’autenticità, della forza di questo locale, dove in cucina operano, con infinita sapienza, Michelina e Maria Luisa Fischetti e Maria Grazia Luongo.

Come racconta Luciano (autore delle foto che pubblico) nel suo articolo, superando, non so come, le tentazioni rappresentate da piatti che non so come abbiamo fatto a non ordinare tipo zuppa di cipollotto con polpettine di carne al limone, ciambottella di verdure dell’orto, laccettini al ragù bianco di coniglio e rosmarino, ravioli di ricotta, salsa di noci e aglio bruciato, ravioli di burrata ed erbette, manteca campana e tartufo nero di Bagnoli irpino, oppure, linguine Gerardo di Nola, il nostro burrino, alici del Cilento, basilico e le mandorle, paccheri di Baronia, ragù all’antica, coniglio, peperoni e timo, costolette di agnello arrosolate al giusto rosa al profumo di lavanda o infine Baccalà fritto, purea agli agrumi, verdure croccanti e filetto di vitellone dell’Appennino Centrale, melanzane affumicate al legno di faggio e salsa di basilico, ci siamo “accontentati” di una serie di piatti proposti in porzioni “assaggio”. Questo anche se di alcuni in particolare io avrei voluto subito fare bis e tris, come del fantastico pane fatto in casa.
Se la cucina è emozione, capacità di essere un ricordo che si accampa nella tua mente in maniera indelebile, allora io ricorderò molto a lungo l’arrivo a tavola dello “stuzzichino” di apertura, un melodioso Fiore di zucca ripieno con menta piperita e tocchettini di pomodoro, il cui profumo suadente di menta si è accampato nella mia mente, in maniera quasi struggente e “musicale”, come le note finali del magnifico Lieder Kling di Richard Strauss che ascoltai in un lontano concerto della magnifica Jessye Norman alla Scala tanti anni fa.

Superata l’emozione di questo capolavoro di equilibrio e leggerezza, di fragranza, reso ancora più buono dall’accostamento al superbo Fiano di Avellino Aipierti 2007 di Vadiaperti, ci arrivarono in tavola, puntualmente fotografate da Luciano e gustate rispettivamente da Nicola, Luciano e me, Baccalà zucchine e pomodoro, Fresella integrale olive infornate di Ferrandina, alici salate di Menaica e ricotta ed un fondente dolcissimo, melodioso Peperone arrostito con baccalà mantecato, uvetta, pinoli, colatura di alici di Cetara.
Per tutti poi un assaggio della Vellutata di aglio novello, sentori di salvia e bottarga di tonno, delicatissima nonostante l’aglio, e poi lo strepitoso, sfolgorante tris di primi servito a tutti:
Fusilli ricci, fiori di zucca, zucchine e zafferano di San Gavino Monreale, Trilluzzi (pasta in forma di piccoli gnocchetti) con pomodorini arrostiti, origano selvatico e cacioricotta del Cilento (piatto che mangerei tutti i giorni, anche due volte al giorno) e infine le Candele di Setaro spezzate a mano, baccalà e peperoncini friggitelli.
Ma dimenticavo, sempre per tutti, un assaggio del cremoso, dolce Risotto Carnaroli gran riserva 2008 melanzana violetta provola al fumo.
Sui secondi ci siamo divisi: Maialino bianco cipollotto fresco e zenzero per Nicola e Luciano, e un indimenticabile Agnello irpino pomodorino e menta per me.
Solo un assaggio, esaltato da un fantastico Taurasi riserva 1997 Di Meo, di cui conto di scrivere presto, quando la gola avrebbe richiesto un piatto molto più ricco.
Cosa che mi riprometto di fare next time, quando finalmente non mi limiterò a delle toccate e fuga qui dai Fischetti, ma mi fermerò, come gola e decenza e passione comandano, almeno un paio di giorni.
Così che possa provare molte più cose di quello che un singolo menu degustazione, seppur ricco come il nostro possa consentire.

L’ho già detto, in questo post scritto dopo la mia prima visita circa un anno fa, che le emozioni che mi regalano le migliori cucine al Sud, sono impareggiabili, uniche, particolari per armonia di profumi e sapori e forza di verità, ma anche leggerezza e digeribilità, che i piatti sprigionano.
Ma davvero poche volte, come in queste due puntate all’Oasis, ho toccato, gastronomicamente parlando, il cielo con dito… Datemi pure del seguace di Epicuro, ma se non è felicità questa…

Oasis Sapori Antichi
via Provinciale 8 Vallesaccarda AV
tel. 0827.97444, 0827 0827.97021
Sito Internet www-oasis-saporiantichi.it
chiuso il giovedì e la sera nei festivi

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