Prosecco, un successo “democratico” e Champagne “spaventato” dagli “spumanti italiani”

Un disinvolto modo di fare… informazione

Bisogna dire che certa informazione, chiaramente schierata dalla parte del mondo della produzione vinicola italiana, non si tira assolutamente indietro quando c’è da dare una mano a sostenere determinate tesi ad esso gradite. Prendete Wine News ad esempio, quel sito Internet dove le notizie sul mondo del vino e sulle aziende convivono allegramente con una quantità impressionante di banner pubblicitari di aziende e consorsi, e l’uscita di giovedì scorso, 14 luglio, festa nazionale francese, della news letter quotidiana denominata La Prima – leggete qui.
Una notizia riporta il punto di vista di Gianluca Bisol, responsabile di una tra le più importanti aziende produttrici di Prosecco, tanto importante da figurare insieme ad altre nello “spazio promozionale” denominato Panorama aziende che potete trovare in basso a destra nella home page del sito.
La news è riferita ad un’intervista audio a Bisol pubblicata su Wine news tv. L’introduzione di questa news, titolo e cappello, è un piccolo “capolavoro”: “Che gli spumanti italiani stiano conquistando i mercati del mondo, è un fatto. Che il Prosecco sia uno di quelli che sta facendo segnare i migliori risultati, tanto che punta a superare i 200 milioni di bottiglie prodotte, pure. I segreti di questo successo? “Il Prosecco non è uno status symbol come lo Champagne, è un prodotto “democratico”, legato all’italianità”, spiega a WineNews.tv Gianluca Bisol, alla guida di una delle cantine più importanti”. Nell’intervista Bisol, che è un produttore di Prosecco, ed il cui entusiasmo nei confronti della tipologia di prodotto che propone è ovviamente comprensibile, definisce il Prosecco un “prodotto “entry level”, di facile bevibilità, reperibilità e, aspetto da non sottovalutare, economico”.
Ne parla come di un prodotto che affascina i più giovani, un “calice apprezzato da tutti in una compagnia di amici”, dotato di forte bevibilità, medio bassa gradazione, eccellente rapporto qualità prezzo, “caratteristiche che l’hanno reso unico, non uno status symbol come lo Champagne, ma un “life style simbol un prodotto democratico che non simboleggia lo stato sociale legato all’italian style”. Secondo Bisol, la “diffusione del Prosecco nel mondo non conosce arresto”.
Ancora più divertente, sempre sullo stesso numero della Prima del 14 luglio, un‘altra news, anch’essa testimoniata in audio e video in una serie di interviste pubblicate su Wine News tv, che parla di Champagne e del rapporto tra Champagne e quelli che a Wine news si ostinano, con una concezione della chiarezza dell’informazione del tutto particolare, a chiamare “spumanti italiani”.
L’avvio è emblematico e dice: “lo Champagne, re delle bollicine nel mondo, teme l’avanzata degli spumanti italiani, diversi per tipologia e valore, ma che sembrano rubare qualche flûte al grande vino francese? Rispondono i diretti interessati: Bollinger, Ayala e Pol Roger. Che non sembrano preoccupati anzi: vuol dire che l’interesse per le bollicine cresce, e c’è più spazio per tutti”.
Va bene la presenza del punto di domanda, ma se si mette insieme la celebrazione del Prosecco “prodotto democratico” e non “status symbol”, parrebbe di capire che al sito Internet realizzato a Montalcino oltre a fare informazione facciano apertamente il tifo per lo “spumante italiano” e quel Prosecco che ne è il democratico, trionfante capofila.
Nelle interviste a tre rappresentanti di note Maison de Champagne di un ipotetico “timore” degli champagnisti per la concorrenza rappresentata dallo “spumante” italico non c’è traccia.
Gli intervistati, con molta cortesia, sostengono di rispettare quelli che definiscono “Sparkling wine italiani” e arrivano a dire “apprezziamo molto i vini della Franciacorta e altri spumanti di qualità” oppure parlano di “vini spumanti di grande qualità in Italia”.
Ma poi, ricordate le dimensioni della Champagne, definita “piccola denominazione intorno ai 30 mila ettari”, sostengono giustamente che è “sbagliato fare paragoni, si parla di sue cose estremamente diverse” e contrariamente a quelli che continuano a sostenere che nell’immaginaria “guerra” tra Prosecco e Champagne quest’ultimo è destinato a soccombere, oggi grazie ad un crescente interesse dei consumatori per le “bollicine”, la “torta è più grande e ognuno avrà una fetta più grande”.
Questo alla faccia di chi indossando un po’ la maglia del propagandista propone un modello d’informazione un po’ speciale…

15 pensieri su “Prosecco, un successo “democratico” e Champagne “spaventato” dagli “spumanti italiani”

  1. Così bravi e lungimiranti i produttori prosecchisti (ovviamente non tutti), che si vantano di questo successo senza rendersi conto che il timone sta sfuggendo di mano..leggere per credere..

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2011/18-luglio-2011/prosecco-contingentato-tre-anni-1901111500381.shtml

    Per fortuna che nel Conegliano-Valdobbiadene ce ne sono molti che lavorano seriamente e non han tempo di fare sti proclami INSULSI

  2. Pingback: Recioto, Maffei, and Cassiodorus: the Italian text « Do Bianchi

  3. A proposito di spumanti, alcuni amici americani mi hanno parlato di un prodotto molto conosciuto e apprezzato nella loro zona e identificato come tipico spumante italiano, si tratta di uno spumante denominato VERDI. Una rapida ricerca su internet mi chiarisce che il prodotto denominato “VERDI ITALIAN SPUMANTE” non è altro che (perdonatemi) un intruglio di acqua, zucchero, aromi, coloranti, additivi, anidride carbonica e anche un po’ di vino. Ma come è possibile che la legislazione comunitaria e nazionale permetta l’utilizzo della denominazione “spumante Italiano” per una simile miscela. Passino (purtroppo) i Vini Spumanti aromatizzati alla pesca, al mango, alle acciughe ecc, almeno il vino spumante è l’ingrediente presente nella misura minima del 95%, ma questo liquido chiamarlo “spumante italiano” è TROPPO.

  4. sono proprio fissati con la “sfida allo Champagne” alla Bisol!
    Nel numero 2 del 2011 dell’house organ Desiderio, a proposito del simpatico Gianluca Bisol, direttore generale dell’azienda Bisol viene sritto che parlerà in novembre a Hong Kong della “rivoluzione del Prosecco”, della “sfida nei confronti dello Champagne” ormai “lanciata e nel giro di due anni si prevede che le vendite di Prosecco a livello internazionale supereranno quelle dello Champagne, sancendo il primato del life style simbol rispetto allo status symbol”.
    Ma glielo vogliono dire a Gianluca Bisol che considerare ancora, nel 2011, lo Champagne come prodotto “status symbol” è terribilmente demodé e privo di senso? Ma dove sta scritto che stappano e bevono Champagne solo i ricchi happy few?

  5. Sì, Ziliani. Se poi li sommergiamo anche con il meraviglioso Verdi (che non è purtroppo il buon Paolo scrupoloso produttore d’Oltrepò da lei recensito) citato da Alessio, direi che i pannoloni non basteranno più e farebbero bene a spiantare pinot noir, pinot meunier e chardonnay sostituendoli con gelsi per bachi da seta.
    Considerare lo Champagne “roba da ricchi” è tremendamente ottuso.

  6. Mah, sinceramente non la capisco. Le parole di Bisol da lei riportate sono dettate, più che dall’interesse – legittimo, come lei opina – dal buon senso: Bisol ice cose ovvie: bevibilità, alcol, entry level etc etc. Condivido anche io senza aver alcuna azienda vinicola in Veneto (né, purtroppo, altrove). Mia moglie si sta avvicinando ai vini proprio grazie al prosecco, nella versione extra dry. Nemmeno il titolo in questione, terminando con un punto di domanda, è fuorviante. Perché già da lì si capisce come lo spumante italiano (e come dovrebbero chiamarlo i titolisti: altalangafranciacortatrentobrutechipiùnehapiùnemetta?) non sia percepito come un problema dai francesi.
    Per una volta la sua mi pare, insomma,una polemica da Intravino più che Vinoalvino, e lei sa cosa intendo.
    Cordialità
    Marossi

  7. Penso che Bisol non stia parlando di vino. Quando parla di sorpassi…parla di quote di mercato. Che sia di vino e’ solo un dettaglio. Siamo nella grande industria e quindi si parla di commodity, mercato, fatturato…Spiace che lo faccia un rappresentante di una azienda splendida (nel senso della bellezza della propieta’ e della terra dove questa si trova).
    Saluti

  8. Ma se Bisol vuole parlare di Prosecco, perché deve tirare in ballo lo Champagne che c’entra come i cavoli a merenda, porca paletta? In questo caso sono d’accordo al 100% col sig. Ziliani, e non accade spesso. Sarà che non amo il Prosecco buono, figuriamoci quello cattivo che rappresenta il 99% del mercato.

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