Tom Cannavan propone 32 rosé wines for the summer ma nessun italiano. Ora vi spiego il perchè

Di una cosa mi sto convincendo sempre di più: molti produttori di vino italiani non sanno assolutamente cosa significa fare comunicazione. E per buona parte di loro il marketing continua ad essere un mistero.
Per dimostrare questa evidenza voglio raccontarvi una storia credo istruttiva.
Qualche giorno fa mi sono imbattuto, su uno dei wine web site britannici che più stimo e che è più seguito in UK e altrove, Wine pages, in un articolo, lo potete leggere qui, molto interessante.
Si parla di rosé wines, di rosati per l’estate e viene proposta, con tanto di note di degustazione e punteggi in centesimi, un’ampia selezione, proprio come ha fatto sulle sue purple pages Jancis Robinson, una buona selezione di rosati.
L’autore dell’articolo, Tom Cannavan, è per me una garanzia. Lo conosco personalmente, ho degustato più volte insieme a lui, perché ha partecipato nel 2009 e 2010 (quest’anno era impegnato in Portogallo, altrimenti sarebbe stato ancora con noi) al Festival dei vitigni autoctoni Radici.
Tom, che oltre a curare il suo sito collabora a diverse riviste, è membro di quella originale wine writer sindication che è The wine gang, e collabora al gruppo di lavoro di Taste-in, conosce bene i vini del Sud e di quella regione a fortissima vocazione per i vini rosati che è la Puglia e l’ha testimoniato più volte, ad esempio in questa intervista che gli ho fatto lo scorso anno.
Colpito da questa totale sorprendente assenza di vini italiani in una selezione che comprende rosati non solo di Francia, ma anche di Cile, Spagna e Argentina, ho scritto a Tom per chiedergli i motivi di questa scelta.
La sua risposta, che riporto qui testualmente, mi ha agghiacciato: “These 32 wines are the wines I have received as samples or have tasted at press tastings in the past month.  I did not receive any Italian roses!”.
Questi 32 sono i vini che ho ricevuto come campione o che ho degustato in degustazioni per la stampa lo scorso mese. Non ho ricevuto alcun rosé italiano. E
alla mia ulteriore replica per capire come questo abbia potuto accadere Tom mi ha detto: “In fact, i do not think I have been contacted by any Puglian producer or their importer in the UK.  They need some marketing/PR advice!”.
Cannavan non é stato contattato da alcun produttore pugliese o dai loro importatori (che sono numerosi) nel Regno Unito. Nessuna dimenticanza da parte sua, nessun “boicottaggio” nei confronti dei vini di una regione, la Puglia, che pure conosce bene e nessuna preclusione nei confronti dei rosati italiani.
Semplicemente nonostante anche i gatti, ma non i produttori di rosati italiani evidentemente, sappiano che in UK continui quello che Tom definisce “love affair with rosé”, e che si tratti di una tipologia che in UK incontra, soprattutto d’estate, grande interesse e successo di pubblico, nessun produttore di rosati pugliese, campano, calabrese, siciliano, molisano, e soprattutto, cosa ancora più grave, nessun importatore e distributore in UK dei loro vini, ha pensato bene di contattare un wine writer che aveva notoriamente dimostrato interesse per questa tipologia di vini. E di inviargli, come press tasting sample, dei campioni da degustare.

Di fronte a comportamenti del genere cascano le braccia. E cascano ancora di più pensando al lavoro che ad esempio una manifestazione come Radici del Sud, ed i suoi “spin-off” come Radici wine experience, che ripeteremo a novembre mettendo a contatto, come lo scorso anno, wine buyers, wine writers e produttori, cerca di fare, pensando a come determinate sinergie non vengano attivate e possibilità sfruttate.
Ma porca miseria, c’è un mercato, quello britannico, che ha dimostrato di credere nei pink wines, che quei vini acquista, dei consumatori che li scelgono e li bevono, dei wine writer di primario livello che ne scrivono, ed i produttori pugliesi, anche importanti aziende che pubblicano regolarmente pagine di pubblicità su Decanter, non sfruttano queste circostanze favorevoli?
Ma hanno minimamente una pallida idea di cosa significhi comunicare e vogliono che i loro vini si vendano su quel mercato o preferiscono tenerseli in cantina e magari lamentarsi perché non si vendono e all’estero non li chiedono?
Ma che tornino, loro ed i loro collaboratori, all’abc del marketing e della comunicazione o non abbiano vergogna di chiedere una mano (Radici del Sud ha attivato collaborazioni con persone che potrebbero essere loro veramente d’aiuto) a chi potrebbe consigliarli.
Questo perché episodi sgradevoli e sciocchi come quello della dimenticanza di un English wine writer come Tom Cannavan non abbiano a ripetersi. Perché con i loro ottimi rosati il consumatore inglese, attraverso la stampa, possa familiarizzare, conoscerli e apprezzarli…

103 pensieri su “Tom Cannavan propone 32 rosé wines for the summer ma nessun italiano. Ora vi spiego il perchè

  1. Vero. Che in Italia ci sia una fortissima necessità di professionisti capaci di affiancare i produttori nel marketing, nelle pubbliche relazioni, in generale nella comunicazione è innegabile (in particolare verso l’estero, verso i mercati più importanti per ogni cantina).
    Nel caso di Cannavan però vorrei spezzare una lancia a favore delle cantine escluse. Perchè se è vero che è importante conoscere i giornalisti, tenerli aggiornati sulle proprie iniziative, inviare loro -periodicamente- i propri prodotti è anche vero che avrebbe dovuto lui per primo fare una selezione e richiedere i campioni a quelle cantine che reputava interessanti, almeno sulla carta (anche perchè dalle tue parole sembra le conosca). Sono sicuro sarebbe stato accontentato.

    • cari blogger italiani che avete prontamente risposto (Marco e Jacopo), sicuramente é vero quello che voi rilevate, ovvero che il buon Tom poteva anche fare la sua parte e contattare a sua volta le aziende. Ma mi invito a riflettere su un fatto centrale: che nessun produttore di vini rosati italiani, a differenza di quello che hanno fatto i francesi, abbia contattato un wine writer di primario livello, non un BPP (con tutto il rispetto) o molti carneadi che girano per la wine blogosfera, anche in Italia, per proporgli una degustazione o di mandargli dei campioni. Gli altri, francesi in primis, comunicano e portano a casa risultati, noi, soprattutto gli amici produttori del Sud, “chiagniamo”. E purtroppo ci limitiamo a quello…

  2. Non sono Tom Cannavan, mi qualifico come BPP (Blogger Povero Pirla: gli aggettivi possono essere spostati a piacimento).
    Solo che io i vini che mi interessano li vado a cercare, non me li mandano.
    Con questo non voglio dire che il wine writer britannico non abbia ragione, anzi.
    Ma è anche vero che se un wine writer ha coscienza e conoscenza delle potenzialità dei rosè italiani, un piccolo sforzo di proposta e ricerca dovrebbe farlo.
    Ma evidentemente io parlo da appassionato e non da professionista.

  3. E’ anche vero che a sentire tutti ns clienti in molti sono sfiduciati e disillusi verso i mercati esteri per via dei costi, delle documentazioni e quanto altro. Pensate a tutta la burocrazia e ai piccoli viticoltori e c’è anche da dire che alcuni mercati,, come la Cina che rappresenta una fortissima realtà per quanto riguarda il vino ed offre innumerevoli possibilità di “guadagno” è ancora ad oggi molto chiusa

  4. Excuse my writing in English – my knowledge of the Italian language is very poor. I read Franco’s interesting article and some of the responses so far (google translate – so maybe not perfect!). I just wanted to say that yes, of course if I had contacted some producers in Puglia, or had contacted some distributors of Italian wines in the UK, I could have acquired some samples of Puglian rose. But I believe the point Franco is making is a more general one: as a professional wine writer from the UK I have an interest in wines from all over the world: I regularly visit and taste wines all over Western Europe, the southern hemisphere, the USA, Canada and in central Europe – I have recently returned from visits to Croatia, Georgia and Slovenia for example, all of whom are doing some very interesting things with wine.

    There is a whole, BIG world of wine out there and that world is getting bigger all the time with new regions, more knowledgeable and professional marketing and improving wines. I (or any other UK wine writer) simply cannot always contact every region and every producer to ask them for samples. To taste, evaluate and hopefully write about wines we depend a) on press tastings held by distributors, producers, generic organisations and retailers, b) visits to the regions, c) sample bottles we are offered for review. If writing an article about rose wine in 2012 how many countries, regions, producers should I write to requesting samples?

    In this world, if a producer wants coverage of their wines in the press they can make the effort too: it is their business! They have to shout a little about their wines: make sure they are put in front of the right journalists and sommeliers through their own marketing effort, or through a distributor or PR company. Yes they can sit back waiting to be approached, but don’t blame the journalist if their wine is not discovered amongst the hundreds of thousands of wines in the world…

    • dear Tom, thank your four very clear and absolutely eloquent commentary: no words to add. Now I’m waiting for some commentary by Italian rosé wine producers, particulary wineries Southern wineries…

  5. Pingback: I partner accademici della EWBC

  6. Per sposarsi bisogna essere in due.
    Da una parte e’ vero che i produttori pugliesi di rosati, anche quelli di portata internazionale (e di questo sono veramente stupito, perche’ almeno tre sono fra le piu’ grandi cantine d’Europa, dovrebbero conoscere a menadito le regole del marketing), sottovalutano il valore di un giudizio sulla stampa specializzata dei loro vini da parte di wine writer di prestigio e competenza (non solo di prestigio conquistato… all’americana) come Cannavan.
    Dall’altra parte, pero’, la completezza di giudizio vorrebbe che il wine writer scrivesse perlomeno il motivo perche’ potevano essere proposti i vini di paesi vinicoli importanti (non manca soltanto il nostro Paese), soprattutto del Paese che produce la maggior quantita’ di vini rosati e che lui sa benissimo essere di alto livello, non soltanto con una risposta a te nella corrispondenza privata.

  7. I write about wine (strictly as a consumer and non professional aficionado) and live in southern Italy part of the year, I am also a social media and digital story telling trainer and educator.
    I am told all the time in Italy that social media is a “flash in the pan and will not last” a fad if you will, I am also told that often they put in charge of their social media, website traffic strategies and communication junior marketing staff, if not secretaries or actually teenage nieces and nephews. I am talking about Twitter and Facebook page campaigns, they don’t think it’s useful to be present on Linkedin, Youtube is only for music… on and on. There are tons of not updated websites, poorly written, bad English and so much more. Not all wineries behave this way or say these things but a good enough number of them do to the point that I am considering moving my business elsewhere. Clearly they are not interested. Wine is a business and business people ought to be interested in increasing sales, being better known and competing better. Here in the south where I live I am constantly told that they don’t want to reach out to the consumer, they prefer being selective, they almost “court” wine snobs. It often leaves me speechless. I get it they’d rather work with Italians, but still truly astonishing. Therefore Mr. Ziliani I a not surpirsed one bit by the fact that your British journalist collegue didn’t get samples. I am often contacted by buyers and importers who ask me to help them to communicate with Italian wineries, they ask for price lists, samples and I get stonewalled. I get it. While I love Italian wines and truly enjoy some of the aspects of living here, it is increasingly becoming clear to me that Italy is not willing to modernize itself and is resistant to progress. Sorry for sounding so negative but this is my honest and heartfelt impression. Dea.

  8. A mio avviso la questione ha due facce: la prima è che i produttori di vini rosati italiani, con poche eccezioni, sono i primi a non crederci, ne producono quel poco che basta a soddifare la richiesta stagionale estiva (e senza pensare a fare vini che possano durare), quindi non si sforzano di allargare il mercato e questo spiega perchè non mandino campioni ai critici. La seconda è una generale carenza delle aziende italiane nelle relazioni internazionali che non siano puramente commerciali. Un piccolo esempio (da un altro settore, ma collegato), una volta in conferenza stampa avevo accusato di sciovinismo il Vinitech di Bordeaux, che assegna premi ai costruttori di macchine per la viticoltura ed enologia, perchè premia sempre pochissime aziende italiane, anche se è noto che in questo campo abbiamo imprese di valore: la direttrice generale mi ha risposto che le aziende italiane vincono poco perchè sono pochissime quelle che presentano dossier di candidatura. Non so se sia vero, ma sono portato a crederlo.

    • caro Maurizio concordo con te, ma molti produttori del Sud di rosati ne fanno parecchio. Un mio amico produttore pugliese, con importatore (importante) in UK ne fa circa 150 mila bottiglie. Mi chiedo (l’ho chiesto anche a lui: attendo risposte) perché non pensino a mandare campioni ad un wine writer come Tom…

  9. Sono pienamente d’accordo con Jacopo Cossater.
    Se da un lato è fuori discussione che vi sono delle mancanze nelle politiche di marketing e nelle strategie di comunicazione all’interno di molte aziende vinicole, non solo meridionali, dall’altro è anche vero che pensare di inviare campioni “a pioggia” a tutti i giornalisti-wine blogger-wine writer è un’idea a dir poco bizzarra.
    Ho avuto modo di collaborare ultimamente con una grande azienda vinicola pugliese e il sol pensiero di inviare campioni, senza una precisa richiesta, a tutti “gli addetti” presenti nel database aziendale è davvero ridicolo.
    Pensate davvero che un produttore sia tenuto a sapere che il bravissimo Tom Cannavan, con tutto il rispetto parlando, sia in procinto di scrivere un articolo sui rosati? Non sarebbe stato più logico prendere in considerazione anche l’Italia e magari chiedere campioni alle aziende o acquistare qualche rosato italiano? E non ditemi che sul mercato UK non sono distribuiti perchè non è vero.

    Sempre restando in tema di rosati vi segnalo questa bella manfistazione che termina domenica 31 Luglio al Relais La Fontanina di Ceglie Messapica (BR):

    http://buonapuglia.eu/it/rosati-in-terra-di-rosati/rosati-in-terra-di-rosati-xviii-edizione-254.html

    • @ Enzo: se un produttore che vende o prova a vendere in UK non conosce Tom Cannavan e che é presente su quel mercato non conosce quali sono i giornalisti più importanti e gli opinion leader, com’é Tom, beh, allora forse gli conviene cambiare mestiere…
      @ Bonkovski: caro Wojtek non accetto il giudizio così negativo che esprimi su Tom Cannavan, serio professionista come pochi.

  10. Sono d’accordo con quello che hai scritto Franco, anche se onestamente un wine writer che per “mancanza di tempo” si permette di pubblicare un articolo talmente poco equilibrato secondo me non si comporta correttamente rispetto ai lettori (soprattutto se non rivela di sua iniziativa il contesto delle sue scelte). Consigliare solo prodotti che si ricevono gratuitamente senza fare lo sforzo di un vero e proprio “research” e’ un atteggiamento poco professionale. Purtroppo e’ quello che vale in UK, Italia o altri paesi molta negativita’ nei confronti dei wine writer.

  11. C’è una correlazione tra il conoscere il bravissimo e validissimo Tom Cannavan e sapere che scriverà un articolo sui rosati????? O forse il bravo sig. Cannavan scrive solo di rosati ?!?!?! 🙂
    Mi consenta di dire, a questo punto, che il consiglio che lei da a quei presunti disattenti produttori potrei girarlo a coloro i quali scrivono di vino basandosi solo sui campioni ricevuti gratuitamente … 🙂

    • Egregio Signore, la sua mentalità ed il suo ragionare rispecchio in pieno l’atteggiamento pigro e disattento dei produttori che a mio avviso dimostrano poca professionalità nel non comunicare il loro lavoro, anche attraverso i wine samples inviati, ai principali wine writer dei Paesi dove esportano. Quanto alla sua frase finale, non so cosa voglia dire e francamente non m’interessa nemmeno.

  12. The argument that a wine journalist who writes mostly about samples is ‘lazy’ is, frankly a stupid one. I write about 200 wines per month, but can taste 1000+ wines per month to select these. Let’s say the average bottle price is 15 Euros: it will only cost me 15,000 Euros per month to buy the wines. I can afford that from my enormous income quite easily, but I insist the motor car reviewer buys his own Ferraris and Lamborghinis too 🙂

  13. Spero che Tom non si offenda, ma penso che un wine writer della sua competenza e fama avrebbe dovuto aspettarsi una polemica sull’assenza dalla sua lista dei rosati della regione che ne e’ la maggior produttrice al mondo e per giunta ad elevati livelli qualitativi, pertanto avrebbe dovuto spiegarne subito l’assenza fra i 32 consigliati nell’introduzione al suo pezzo. In ogni caso questa piccola mancanza di tatto non inficia il suo buon lavoro e non ne sminuisce il valore. Abbiamo proprio un gran bisogno di degustatori competenti ed indipendenti come lui.

  14. Dear Tom Cannavan,

    I still have this feeling that somewhat somewhere in your professional and wine-dedicated mind should have told you that “What the heck, let me spend a few quid of my own just for the sake of having one of two Italian rosé in the tasting”. Your point – and Franco’s point at that- are stille valid: nobody expects you to fork out for wine samples – let alone for Lamborghinis – but as usual it is the exception that confirms the rule. Another point is wine curiosity: one would expect you to ask yourself “Wonder how an Italian rosé wild fare in this group”. Anyway: plenty of occasions to make it good.

  15. Non e’ da ieri che in Provenza ed in altre regioni della Francia si usa anche mescolare uve bianche e uve rosse per fare alcuni rosati (in ogni caso non è mai consentita una miscela di vini bianchi e rossi, ne’ in Provenza ne’ altrove nel mondo, con l’unica eccezione lo champagne rosato). In Puglia non si fa.
    Del resto i Francesi autorizzano l’uso anche di percentuali determinate di latte in polvere per fare i formaggi. Noi no.
    Ca’ nisciune e’ fesse…

  16. And Provence is “very” active in promoting its wines in the UK, making sure journalists and sommeliers tastes them and sending out information. May I add, I have been contacted by two Italian wineries and people oragnising events in Italy today, in direct response to Franco’s blog: so his words are being heard by some 🙂 Have a great weekend everyone!

  17. Se si lavora al Sud si sconta una pesante arretratezza da questo punto di vista. Al netto delle aziende con una certa esperienza, la maggior parte ancora oggi non hanno telefoni, non leggono le mail, non si aggiornano. Quelli che hanno iniziato negli anni ’90 erano inseguiti da giornalisti, ristoratori ed enotecari, ma la situazione si è rovesciata dopo il 2001. Molto ingenuamente pensano ancora che sia sufficiente fare un buon vino per farsi conoscere, altri sono legati a meccanismi ormai definitivamente saltati nel rapporto tradizionale con le guide.
    I motivi di questa arretratezza sono due.
    Il primo, antico, riguarda il fatto che il Sud è stato sempre territorio di produzione e non di commercio, ad eccezione dell’area napoletana. E’ il commercio che ti da la misura del tempo e la disciplina di adeguarti ai tempi dei compratori.
    E questo aspetto lo possiamo perdonare e a volte è addirittura buon segno.
    Il secondo è relativo al fatto che molti hanno iniziato a produrre vino come seconda attività. E questo ha generato non pochi casini.
    Infine la promozione pubblica, che dovrebbe coprire questi due deficit di partenza, non sempre è adeguata: sappiamo come è combinata la politica italiana e sono ormai alla conclusione amara secondo la quale meno si occupano dei problemi più ci sono possibilità che si risolvano.
    Un po’ come i vigili a Napoli: quando non ci sono il traffico scorre meglio!
    Mi scuso per la lunghezza e saluto Tom e tutti gli amici intervenuti in questo interessante post

  18. French is “very” active also in promoting its cheeses with a certain percent of powdered milk. Italian cheeses have another, better quality…
    Sorry, but all Puglian roses are from only one red grape. In Provence many roses are from red and white blended grapes.

  19. Caro Franco e caro Tom
    io non mettevo in dubbio la professionalita’ di Tom Cannavan come persona. Va benissimo scrivere un articolo sui rosati non parlando di quelli italiani se il parere dell’autore si basa sulla qualita’ dei vini. Ma la situazione e’ tutt’altra.
    Qualsiasi critico deve essere pronto a difendere i punti di vista che ha espressi in un suo scritto. Se si giustifica l’assenza tra i vini rosati di una regione che ne produce piu’ di qualsiasi altra solo col fatto che il wine writer non ha ricevuto una campionatura spontanea, non e’ piu’ una critica indipendente che offre al lettore una visione del mercato. L’autore diventa un portaparola dell’industria vinicola.
    Nessuno – sicuramente non io – chiede ai giornalisti di andare a comprare tutte le bottiglie in enoteca. Ma bisogna dichiarare ai lettori se si fa una rubbrica “i miei migliori assaggi di Giugno tra i vini che ho assaggiato in giro”, o si fa “i 32 migliori rosati sul mercato”. Nel secondo caso io, da lettore e consumatore, mi aspetto un minimo di sforzo giornalistico per rendere l’articolo piu’ completo possibile. Se non comprando bottiglie in enoteca, almeno richiedendo apertamente campioni a tutti quanti i distributori (e produttori), come fa giustamente e.g. Decanter quando organizza una comparativa di Brunello o Chablis.

    Tom Cannavan apre il suo testo facendo riferimento a “rosés being sent to me as samples or appearing in the summer tastings from major UK retailers”. Si capisce che nel primo gruppo non ci sono state bottiglie spontanee di rosati italiani, ma nel secondo? Nessuno dei “major retailers” vende rosato italiano sullo scaffale?

  20. Now then, I write in English because it looks like it should make communication easier.
    The post is hugely interesting but it should be read with a pinch of salt.
    First of all, there is a big gap between the first group, Sparkling wines, which commands a much higher price, from 29,00 pounds approximately to over 35,00 pounds.

    The other two groups are divided between “under 8,00 pounds” and “over 8,00 pounds” reaching the maximum at approximately 13-14,00 pounds.
    In the group over 8,00 pounds most of the wines can be found under the winesearch website, which means that they don’t have an exclusive stockist in the UK.

    It can be a bit confusing.
    However, it looks that the rosé wines in the still category are available through supermarket chains like Saintsbury or Tesco, or a smaller chain like Majestic wines.

    I think that the few major quality Italian Wine importers, a part of Bibendum for one case, are not involved. I am talking especially about Enotria Wines and Liberty Wines.

    Why? I have no idea, presumably because their wines are on the UK market for a higher price and they are not interesting for what the post of Tom Cannavan is proposing.

    That said, I have the perception that in the UK rosé goes with Provence. The idea of rosé wine is a very recent come back, after many years of neglection. I sensed that very strongly at Vinexpo 2009 where I walked along alleys of pink.
    For me, Puglia offers some of the best rosé wines ever. But is up to the various Consorzi to put themselves together and make a strong promotional action. Unfortunately, before the rosées, this region has to firmly establish as a leading region for high quality reds, such as Primitivo, Aglianico, Gaglioppo or Nero di Troja. Once their reputation will be known and followed, it will be much easier for the rosées to make a name for themselves.

    I truly apologize for the spelling mistakes, I am sure that Mister Cannavan and all the English readers of this blog will forgive me.

    Franco scusa, ma certe cose dette direttamente in inglese suonano meglio.

  21. Ciao Franco,probabilmente non apprezzerai tutto di quanto sto per scrivere ,ma voglio tentare di dire la mia. Mai come in questa occasione mi vedi concorde con la tua tesi. Innanzi tutto l’autorevolezza di Tom Cannavan vieta di pensare che a cuor leggero si possa non tenere conto di quanto accaduto. Se è vero che i vini italiani ne escono maluccio chi ne esce davvero sconfitto è il mio Sud ed in particolare la Puglia. Il punto che vorrei focalizzare è il fenomeno vino-mercato, nonostante la faziosità, dettata dall’amore per questa Terra, come in altre occasioni esplicito che la Puglia non dovrebbe essere questa. Sembra quasi non vi sia crisi, questa parola bandita nel linguaggio del marketing, purtroppo più che presente, ed in merito enuncerei anche dolorose considerazioni, in quanto non possono essere taciute . Fare l’elenco dei colpevoli,perchè volontari o involontari esistono, non è mai piacevole ma rimane indispensabile; non mi escludo dall’elenco anche se di valenza così limitata da spostare nel bene e nel male ben poco. La crisi, i produttori hanno saputo leggerla, affrontarla? No. Anzi impreparati per lo più, con l’aggravante di un colpevole ritardo non solo non si sono resi conto che la crisi del vino in Puglia ha una matrice piu antica di quella raccontata, ma inspiegabilmente non hanno neanche tentato di domarla, posizionandosi addirittura sulla strada sbagliata, ovvero quella della solitudine, bandendo ogni larvata possibilità di fare squadra, offrendo così al mercato messaggi che quando hanno raggiunto l’improvvisata meta sono giunti confusi e privi di un vero significante tanto da non essere intercettati. Oggi il comparto vinicolo annovera una nutrita schiera di dilettanti allo sbaraglio, gente che per differenziare ha invaso un campo che già di suo era un carovanserraglio. Anni fa ci si lamentava che di vino si parlava troppo poco, oggi non è più così, in tanti per eccesso di protagonismo,carenza di valori e conoscenza straparlano di vino. Tornando alla tesi del marketing sbagliato, vorrei che produttori e politici facessero un serio esame di coscienza ed evidenziassero i benefici che hanno portato i tanti maghi e streghe del marketing, la loro è stata invasione totale, autoproclamatosi esperti,hanno solo rubato spazio a chi aveva maggiore specificità. In definitiva a mio modesto avviso in Puglia occorre limitare il campo ai millantatori,frenare il proliferare di pifferai magici che magnificano un marketing del territorio e di fatto procurano solo demarketing.
    Vittorio Cavaliere.

  22. In France there is a big movement to “decomplexify” wine, to democratize it, make it more accessible, more readily or easily identified with. Miss Vicky Wine (Anne Victoire Jocteur Monrozier) Miss Glou Glou (Ophèlie Nieman) of L’Express and Le Monde fame, and many others really have a lot to teach their Italian counterparts,reaching out and being viewed as likeable by the consumer is a good thing. And having unified, cohesive, national and regionalm marketing, sales and promotion strategies are a good thing. Here we have to hear stuff like “schiera di dilettanti allo sbaraglio” which whilst not exactly sure what it means, it doesn’t sound very nice or complimentary. Then I read on more poison pen stuff like “oggi non è più così, in tanti per eccesso di protagonismo,carenza di valori e conoscenza straparlano di vino. Tornando alla tesi del marketing sbagliato, vorrei che produttori e politici facessero un serio esame di coscienza ed evidenziassero i benefici che hanno portato i tanti maghi e streghe del marketing, la loro è stata invasione totale, autoproclamatosi esperti,hanno solo rubato spazio a chi aveva maggiore specificità. In definitiva a mio modesto avviso in Puglia occorre limitare il campo ai millantatori,frenare il proliferare di pifferai magici che magnificano un marketing del territorio e di fatto procurano solo demarketing.”

    I mean seriousely, seriousely! It must really sting to be the biggest producer of wine in the world and still have other countries give you a total beatdown when it comes to export and sales numbers.
    Seriousely!

  23. As an averageUS consumer I hav heard of Tavel (Provance France) and Rosè de Navarra (Spain) but alas I do not know of any Italian Rosè, this btw was my knowledge in the 90’s when I was in my late 20’s early 30’s. I am from Washington DC a fairly sophisticated east coast city (the capital!) When the Italians would have an event, a wine dinner or some organization would have a promotional event, it would invariably be poorly advertised and the public would not be welcome, and if they showed up members of which ever, formal or company delegation would markedly snub them,oh and it would almost always be a paid event. If the French had an event, it would be well advertised, more often than not it would be free, and the vintners and gov’t reps would go out of their way to be warm and engaging with the consumers present, they would seek them out. Often they’d give information, brochures, a gadget, take a photo. This difference in approach, the investment that the French have been systematically engaging in with regards to raising the awareness of French wine brands and education has paid off in the US. Every
    time I visit some Italian blog there is grousing, there are complaints. Bloggers are insulted. It really is quite disheartening.

  24. Cara Dea Elmi, é un piacere leggerla anche su questo blog. Lei scrive molte cose giuste riguardo alla capacità francese di fare gruppo di pressione e di muoversi molto bene per la promozione.
    Sono però dubbiosa riguardo ai risultati negli Stati Uniti. Per quanto ne so il consumo dei vini francesi é in calo, persino nella fascia alta occupata dai Grand Crus bordolesi. Nella fascia bassa la fanno da padrone i vini del Nuovo Mondo, con una guerra dei prezzi estrema condotta dai grandi imbottigliatori/distributori. Nella fascia media, quella più interessante, i vini italiani mantengono la loro posizione, i vini francesi non mi sembra.

    Nel caso specifico dei rosé pugliesi é vero che sono per lo più sconosciuti. Ma bisogna dare tempo al tempo. Per ora la Puglia si sta lentamente affermando come grande produttrice di rossi, i vini rosati seguiranno.

    Il contributo dei media seri e professionali é indispensabile, e il solo fatto che un post a riguardo abbia suscitato tanto interesse spero che dia un’accellerata alla diffusione del brand “Rosé di Puglia” nelle sue composite diversità.

  25. Ms. Nelle Nuvole any time you would like some stats re: Wine sales and export numbers, $ amount not volume I would gladly share with you the reports I get. As to “serious” and professional writing vis a vis wine… all writing about wine is welcome back home, believe me, this fixiation with “real” “serious” “professional” wine writing is a european thing or dare I say Italian thing, I am sorry that yet again you along with your counterparts come off as being against the little man or woman. Some day perhaps you will see my point of view, I never negate yours, I just ask for space for mine.
    Make love not war with your potential fans, ambassadors and customers. Do not hoist csannon balls but attract.
    Just sayin…

  26. Franco, e sì che bastava chiamarlo a far parte della giuria di “Rosati in terra di Rosati 2011”, la manifestazione che presentare e fa conoscere i rosati prodotti in Puglia, anche con visite a cantine selezionate ad aprile e il sostegno delle enoteche Vinarius, di produttori e ristoratori, che e’ ancora in corso dal 24 luglio e finisce domani 31 luglio presso il Relais la Fontanina a Ceglie Messapica…

    • Mario, Tom Cannavan ha partecipato alle edizioni 2009 e 2010 di Radici, e avrebbe partecipato a Radici del Sud 2011 se gli impegni in Portogallo gliel’avessero consentito. Quanto a Rosati in terra di rosati, quest’anno ho passato la mano e non ho collaborato con l’amico Francesco Nacci come ho fatto lo scorso anno. La responsabilità della scelta delle persone quest’anno coinvolte nella manifestazione dedicata ai rosati pertanto non é mia.

  27. Devo confessarti, caro Franco, che e’ una responsabilita’ molto facilitata dalla bonta’ vera di gran parte dei rosati pugliesi imbottigliati all’origine. Ma so che tu sei particolarmente affezionato a questo tipo di vino e che ovviamente sai riconoscere meglio di me e di molti altri quelli veramente eccezionali. Francesco Nacci avra’ sicuramente nostalgia di te…

    • non so Mario, con lui i rapporti sono rimasti ottimi e mi sarebbe tanto piaciuto, me l’aveva proposto già ad inizio anno, di ripetere l’esperienza dello scorso anno, ma essendo sempre più coinvolto in Radici del Sud ho considerato giusto e doveroso, anche se a malincuore, rinunciare. Per correttezza, essendomi fortemente legato a questa manifestazione, Radici del Sud, in cui credo moltissimo. Ma la nostalgia per Ceglie Messapica e gli amici del bel Relais La Fontanina http://www.lafontanina.it/it/home/ quella sicuramente non manca..
      A proposito di Puglia voglio far notare un risultato sconvolgente: in dieci anni si sono persi 14.510 ettari vitati passando da 111.290 a 96.750 ettari (-13%). Mi chiedo dove andremo a finire di questo passo… 🙁

  28. Dear Dea Elmi, it must be my limited knowledge of the English language, but honestly I haven’t got a clou of what you are talking about. I re-read my writings and I am pretty sure that I didn’t show any intention against any little men or women.
    I like what you write and I expressed my agreement with your positions regarding the capacity of the French to organize and promote themselves. Your opinions and experience have all the space of this world, or at least of this blog. Nobody wants to belittle you.
    This is a blog of people interested in wine and its complexity, some treating the matter professionally, others just in love with it.
    Don’t worry I am personally much better in making love than war 🙂

    • thank your for your very interesting commentary in English, but please don’t forget that Vino al vino is still an Italian wine blog and that not every reader understand the Shakespeare language… 🙂

  29. Scrivono in inglese per farsi leggere piu’ facilmente da Tom. Praticamente parlano a nuora affinche’ suocera intenda… ‘ste due marpioncelle che non sono altro! Ma prova a pensare, Franco, a quel bel giorno in cui presenterai anche qui un esperto degustatore giapponese. Metteranno il kimono?

  30. I write in English becuase I don’t write well in Italian, if my comments are a problem please tkae them off… anyway peace and out to all of you. Once again nuora suocera marpioncella…sounds somewhat mysogenist to me, nothing new here alas… sigh… marpioncello right back at you, not sure what it means…I feel weary once again, I always write in English, Mr. Ziliani if it’s a problem please feel free to delete my comments buon fine settimana a tuti.
    Dea Elmi.

    • Dea, your commentary in English are welcome! My message was only for Italian readers…. I want that if possible the most part of the readers of Vino al vino can understand and participate to discussion

  31. Franco, permalosetta anche questa, eh?
    Come si dice in inglese?
    Ma no, non scriverglielo, che non ne vale neanche la pena, che poi magari pianta su una discussione che non c’entra un bel niente col tema.
    Ah… peccato che col nasino all’insu’ non si riesca mai a distinguere i toni simpatici e scherzosi di una vezzeggiativo italiano da quelli freddi della traduzione inglese del termine!
    Ho capito: pizza, mandolino, wonderful e… mysogenist!
    Alla faccia del nichel…

  32. Ciao Franco, e saluti a tutti voi

    anzitutto non posso che ricambiare le tur prole di stima e amicizia, e visto che da ben 18 anni organizzo, straordinariamente collaborato da molti amici tra i quali i ristoratori di Buona Puglia e Ceglie è… sin dai tempi con il buon Angelo Ricci e il mitico Severino Garofano nostro grande ispiratore, questa manifestazione che si chiama Rosati in Terra di Rosati credo di poter intervenire in questa interessante discussione, forse non tanto sui Rosati di Puglia o del Sud ma in particolare sulla imprenditoria vinicola e non solo del nostro amato(!?) Sud: concordo assolutamente con te, Franco, quando dici che da noi preferiamo sicuramente “piangerci un po addosso” non fa eccezzione il mondo del vino, della ristorazione e del turismo.

    Sapete 18 anni fa a Rosati invitavamo semplicemente TUTTI, tutti i produttori pugliesi che facevano Rosati, ed era già ben strano che un evento dedicato ai Rosati fosse stato partorito voluto e sponsorizzato (e diciamolo, ancor oggi gestito) dal comparto della ristorazione anzichè dal mondo della produzione vinicola o dal mondo ad esempio dei famosi guru del marketing citati da qualcuno.

    Dopo quasi 10 anni era ovvia e necessaria una svolta e sopratutto un salto di qualità: tanta paura per noi perchè entravamo in un mondo nuovo, da quelli del “festegiamo il rosato purchè sia tale” a quello di organizzatori di una cosa che invece diceva “cari amici produttori di Puglia, è giusto che se ci mettiamo in gioco il consumatore finale possa assaggiare e conoscere solo i migliori dei rosati (in genere 18/20 l’anno) che si producono in Puglia… nessuno si arrabbi, mandateci i campioni, saranno degustati con scrupolo, serietà e obiettività, qualche vino sarà escluso, ma questo farà bene a tutti perchè sarà anche da stimolo a produrre meglio in futuro… devo dire che da quando circa 6 anni fa abbiamo trasformato l’iniziativa in un “patto” tra ristorazione di qualità, produzione e distribuzione qualificata, le cose non sono poi cambiate molto…

    al netto di qualche defezione che sempre rammarica, perchè può sembrare una snobbatura dell’iniziativa e dell’impegno di tutto o quasi il comparto, ancora oggi DOPO 18 ANNI i produttori Pugliesi, mandano i loro campioni, si sottopongono (certo non senza qualche mugugno) alla selezione dei giornalisti MA SOPRATUTTO FINANZIANO CON SOLDI E BOTTIGLIE TUTTA LA KERMESSE, che oggi, grazie anche a loro, vanta questi numeri:

    -30 giornalisti internazionali che a vinitaly a primora degustano 30/40 rosati pers ceglierne i 20 migliori
    – 50 enoteche vinarius in Italia che hanno fatto degustare i 20 migliori rosati di Puglia
    (degustazioni certificate e garantite con foto)
    – 40 enoteche in Puglia (idem come sopra)
    – 50 tra ristoranti e masserie / alberghi di pregio che propongono menù degustazioni, insomma il Rosato di Puglia quello buono…
    – circa 20 giornalisti che per la settiman dei rosati girano le cantine conoscono la nostra meravigliosa terra e (speriamo) scrivono e ci fanno conoscere per il buono, non per il mediocre, a cui spesso invece facilmente ci abituiamo
    – 2 meta eventi a inizio settimana (24 luglio a Rosamarina di Ostuni con 200 persone paganti) e chiusura il 31 Luglio domenica sera presso Relais la Fontanina (lo so gioco in casa, non fatemene una colpa) con sempre 200 persone paganti per poter degustare vini e cibi di eccellenza

    – inoltre Rosati in tour ovvero i 20 Rosati selezionati partecipano a degustazioni gratuite nelle piazze pugliesi con circa 20 tappe in Puglia fino fine settembre allo scopo di avvicinare turisti (e perchè pugliesi stessi a conoscere questo nostro prodotto)

    tutto questo ripeto ovviamente genera qualche mugugno, qualche scontento/a, qualcun altro che è sempre pronto a dire “io avrei fatto meglio” e io spesso ribatto CONCORDO!!, aggiungendovi però che ALMENO IO/NOI CI PROVO/PROVIAMO… partecipare per vincere, astenersi sembra solo egoismo allo stato puro.

    io ci credo e continuo a crederci, mettendoci non solo la faccia ma sopratutto l’entusiasmo per un qualcosa che sicuramente non cambierà il mondo del vino pugliese, ma che credo davvero abbia contribuito in questi anni a dare un identità nuova al Rosato di Puglia… ovvio tutti sono invitati e liberi di crederci con NOI, d’altronde siamo diventati maggiorenni….

    Non difendo a spada tratta i produttori ma credo che ci provino, si può fare di più e meglio, ma serve la convinta partecipazione di tutti, non solo di chi vince.

    Bene scusate le lungaggini, ma era tanto che non scrivevo di rosati in terra di rosati, e questa intensa settimana che ha fatto “rosa” la Puglia e non solo, è stata molto impegnativa, e colgo qui l’occasione per ringraziare anche Carlo Macchi e i tanti giornalisti che assieme a lui hanno contribuito a rendere speciale questa edizione di Rosati in Terra di Rosati
    ora vado, anche perchè devo far mangiare i nostri ospiti… Grazie ancora Franco per il tuo libero pensiero che ci aiuta a vedere le cose da tutti gli angoli (anche quelli più spigolosi) e ovviamente vi invito a nome di tutti domenica 31 luglio sera a Rosati in Terra di Rosati serata finale. info su http://www.buonapuglia.eu
    francesco nacci
    (un abbracione Franco)

  33. Prima di tutto “mea culpa, mea grandissima culpa”. Assumo su di me molte delle mancanze effettivamente riscontrate nei produttori, in particolare in quelli del Sud Italia, il discorso è lungo e complesso e difficilmente sviscerabile in maniera esaustiva, cerco di raccontarvi un pò le cose secondo il mio punto di vista e la mia esperienza personale.
    Per quello che riguarda la mia azienda cerchiamo, nei limiti del possibile, di essere puntuali e precisi con tutti quelli che ci contattano e ci richiedono campioni e price list. Devo dire che ultimamente stiamo diventando molto selettivi visto che alle richieste di campioni e listini richiesti con sollecita prontezza, raramente susseguono altrettanta prontezza nel dar seguito, non dico commerciale, ma almeno di riscontro delle degustazioni. Cara Dea, molto spesso, dopo essere stati cortesi e precisi, ci ritroviamo noi ad essere “stonewalled” dagli importatori o pseudo tali. Cara amica deve comprendere che la percentuale di persone poco serie e che si riempiono le cantine “a gratis” nel mondo del vino, worldwide è estremamente elevata e le cantine, già con seri problemi di budget e redditività, hanno perso tanta fiducia.
    Parlare così genericamente ed in modo così “tranchant” delle inefficienze delle cantine italiane è certamente rispondente alla verità ma è necessario anche ricordare che i milioni di bottiglie italiane nel mondo non si vendono da sole, abbiamo tanto da imparare soprattutto dai nostri cugini francesi ma non tutto è così nero come descritto.
    Problema rosato, noi sono vent’anni esatti che lo produciamo, alla fine degli anni 2000 era diventato così difficile venderne una bottiglia che abbiamo continuato a produrlo per puro orgoglio e senza alcun ritorno commerciale, dal 2006 l’intera produzione è stata assorbita quasi integralmente (40.000 bottiglie anno) da un unico cliente inglese, l’importatore americano non ha mai inteso fare alcun investimento su questa tipologia di prodotto ed in Inghilterra a parte questo unico cliente i volumi li fanno solo rosati francesi dal prezzo infimo, come in america i numeri veri li fanno solo alcuni orribili zinfandel rosè. Appena due anni fa, in onore di mia figlia abbiamo fatto un nuovo rosato cru, magnificato proprio da te, caro Franco, e dall’amico Luciano Pignataro, nonostante un buon battage pubblicitario, tanti campioni mandati in giro, tanti complimenti e pacche sulle spalle, per vendere 3.000 bottiglie ad un prezzo non certo assurdo (8 euro + iva al ristoratore) ho dovuto sudare le proverbiali sette camicie per vendere 2.000 bottiglie, le altre le ho bevute io con i miei amici, nella mia osteria o le ho regalate a persone a cui voglio bene. Tirate un pò voi le conclusioni.

  34. Quando scrivono qui i pugliesi (e che due pugliesi!) c’e’ finalmente quel Vinoalvino e Panealpane che ci piacciono tanto! Ehi, voi due, cercate di farvi vivi un po’ piu’ spesso…

    Francesco ci ha descritto con i suoi numeri un mondo sano, allegro, genuino, popolare che tanto ci manca nelle grandi metropoli e nel freddo nord (d’Italia e d’Europa). Un modello di way of life che tutti al mondo c’invidiano e che fa del rosato pugliese il vino che piu’ lo rappresenta, perche’ e’ il vino della tavola di tutti i giorni, e’ quello che sposa meglio quasi tutte le bonta’ della cucina di mamma e di nonna, di mare e di terra. Il rosato laggiu’ e’ qualcosa di piu’ di un vino, un simbolo direi. Lo si vede benissimo nelle parole appassionate di Francesco e di Beniamino.

    Beniamino ha scritto “l’importatore americano non ha mai inteso fare alcun investimento su questa tipologia di prodotto ed in Inghilterra a parte questo unico cliente i volumi li fanno solo rosati francesi dal prezzo infimo, come in america i numeri veri li fanno solo alcuni orribili zinfandel rosè”, battendo sullo stess tasto del way of life, ma anglosassone stavolta, dove l’alcool dev’essere a poco prezzo e viene trangugiato con qualsiasi bevanda che lo contiene, come si faceva nei saloon e adesso si fa nei salotti, tanto per inebriare il cervello.

    Tu, Franco, che con le/gli anglosassoni vai piu’ d’accordo del sottoscritto (perlomeno non sembri mysogenisti…) e conosci bene l’inglese dovresti riuscire a spiegargli che l’atteggiamento che dovrebbero tenere verso i rosati pugliesi non e’ solo quello del freddo giudizio sulle caratteristiche organolettiche in se’ di quello che c’e’ nella bottiglia. Dovrebbero riuscire a capire che dentro la bottiglia c’e’ anche il vino, ma soprattutto il sogno e che godersi un rosato pugliese significa pensare alla tavola domenicale in campagna sotto il fico, al pane appena sfornato sotto casa, al nonno che rientra con le burrate del contadino in mano o con due pesci appena pescati fra gli scogli, cioe’ significa farsi una scorpacciata di buonumore e fa venire la voglia di venire a tuffarsi da queste parti, nel verde o nell’azzurro.

    Allora puoi stare tranquillo, caro Franco, che anche Tom e tanti altri serissimi, competentissimi wine writer cominceranno a non trattare i rosati pugliesi come un freddo prodotto da comparare a quello di altri Paesi vinicoli, come una bevanda cui assegnare punti e giudicarne il rapporto qualita’/prezzo, ma a goderseli come fanno appunto i pugliesi, che in questo sono maestri e non li battera’ mai nessuno.

    E glielo dice un lombardo, un pulentun come me, che come gli anglosassoni era un po’ freddino, ma che e’ riuscito a scaldarsi a “ricchiett co li cim de rep” fin dal 1975, al valico di Pirro, nel trullo dei Zigrino! Un altro pianeta…

  35. E poi, Franco, scusa ma qualhe altro sassolino me lo devo togliere dalla scarpa. I pugliesi stessi e pure Luciano che e’ meridionale hanno ammesso alcune carenze del loro marketing all’estero. Lo scopo del tuo thread e’ dunque raggiunto. Ma… e se tu volessi fare una degustazione delle migliori birre scure e poi consigliare le prime 32 al tuo pubblico, come ti regoleresti nel caso non ti arrivassero quelle irlandesi? Indicheresti comunque le 32 migliori punto e basta come “le 32 migliori birre scure sul mercato”, freddamente (tanto, che cavolo te ne frega, non ti hanno mandato i campioni…), oppure diresti in due righe quello che avrebbe scritto Wojtek e cioe’ “i miei migliori assaggi di Giugno tra le birre scure che ho assaggiato in giro”? La risposta la so già: noi che siamo tuoi affezionati lettori e consumatori troveremmo sempre un tuo anche minimo sforzo giornalistico per rendere l’articolo piu’ completo possibile o spiegando l’impossibilità di farlo nel caso delle birre scure di un grande produttore come l’Irlanda, anche non comprando le bottiglie a 15.000 Euro al mese di tasca tua…
    Non si offendera’ mica il nostro Tom se te l’ho scritto?

  36. un piccolo insignificante paragone…
    nel mio lavoro (la Scienza) sicuramente meno importante dei giudizi sul vino, lavoro che porta soldi a chi il vino lo fa e a chi ci vive sopra parlandone, si usa un sistema molto diverso: i professionisti che vogliono scrivere un articolo(referizzato sempre da almeno un paio di colleghi stranieri)DEVONO leggere tutta la bibliografia relativa a quanto vogliono discutere. La mancanza della citazione di un lavoro pubblicato fa normalmente rifiutare l’articolo. E non si può certo scusarsi dicendo che si era all’estero o pieni di lavoro o cose del genere (nessuna obbliga nessuno a scrivere qualcosa se non si è preparati a farlo)nè tantomeno dire che gli articoli non menzionati non gli sono stati segnalati dagli autori. Questo capita per i VERI professionisti e per coloro che si reputano di livello internazionale. Non vale, ovviamente, per tuttolodi da strapazzo o dilettanti che ben difficilmente potranno mai arrivare a pubbliocare sulle riviste specializzate che impongono severissime leggi di parità, rigore e trasparenza.

    I casi allora sono due: o il nostro giornalista inglese NON è un professionista. Oppure il suo articolo sarebbe stato da rifiutare in toto o -almeno- da non tenere in considerazione dagli altri PROFESSIONISTI del vino. Per darvi un aiuto posso aggiungere che i vini prodotti sono come i dati osservativi e i risultati di altri, siano colleghi o produttori o anche dilettanti (quello che vale, in questo caso, è il valore del “dato” o della teoria e non la grandezza mediatica di esso).

    Non avrò risposte, ovviamente, o al limite solo inviti a pensare ai fatti miei e non interrompere le magnifiche esternazioni così autorevoli (a parte qualcuna che sembra una mosca bianca). D’altra parte qui si parla di vino, mica di bazzeccole come la fisica nucleare, l’astrofisica, la nanotecnologia, la medicina d’avanguardia…

    Scusate lo squallido paragone che ho fatto…. Vino al vino e scienza alla scienza. Ognuno ha le sue leggi che fanno però ben capire il livello qualitativo e razionale delle due materie…

    E adesso scatenatevi oppure fate finta di niente: non vedo, non sento e non parlo…tranne che di g…, ma non voglio dire quella parola troppo usata e poco apprezzata in questa sede.

  37. right, Mario! However, the clouds are something very troublesome for the astrophysics… We prefer a clear sky, in any sense…

  38. @Mario Crosta, permalosa in inglese si dice “Touchy” che ha un suono molto carino, ma meglio lasciar perdere. Ho l’impressione che qualsiasi cosa venga scritta sia poi mal interpretata.

    Gli ultimi interventi sono succosissimi, li devo leggere con calma. Poi magari mi permetterò un commento, rigorosamente in italiano e rigorosamente “In the clouds”

  39. post come da un pezzo non ne facevi, Franco.
    Qui stanno emergendo parecchie grandi questioni tuttora irrisolte:
    a) rapporti fra stampa e produzione;
    b) conflitti di interesse;
    c) etica del giornalismo e del produttore;
    d) credibilità della stampa;
    e) l’oggettività e la soggettività nelle degustazioni e nei giudizi relativi;
    f) linea di demarcazione fra marketing serio e fuffa;
    g) costi morali e materiali della correttezza;
    h) gestione della promozione delle denominazioni
    ecc.
    Tu capisci bene che non si può fare tutto qui e adesso.
    Ti suggerisco di mettere in cantiere alcuni post che, divisi per argomento, sollecitino tutti (TUTTI!) i partecipanti alla filiera produttiva e commerciale ad intervenire. …”anche in inglese!”
    Buona domenica a tutti

  40. …perché ha ragione Cannavan in quanto nessuno può costringere un giornalista a spendere quindicimila euro al mese di campioni;
    …perché ha ragione Zappalà nel pretendere da chiunque una approccio scientifico al problema: documentarsi, verificare, pubblicare;
    …perché ha ragione D’Agostino quando lamenta la considerevole quantità di campioni che vengono richiesti solo per averli gratis;
    …perché ha ragione Cavaliere quando critica certo modo di fare marketing soprattutto pubblico
    e tanti altri…

  41. @Enzo-right on ! I giornalisti devono andarsi a cercare le notizie, non possono aspettare che vengono a loro recapitate ! Insomma, allora non è giornalismo ! Chiamateli allora divulgatori, o anche con qualche titolo più …mercenario ma il punto sta proprio lì ! Quei rosati italiani, continueranno ad esistere anche se Tom Cannavan non ne scrive.E ce ne sono anche di eccellenti !
    Ehm. Tom, you did not receive any rosè wines from Italy ? Well that’s your problem, mate ! Those wines continue to exist, even if you stop writing about them. You are not the centre of the wine-universe.Immagine if you were writing about top notch Bordeaux-would you ignore a premier cru producer if they were not to submit you a sample ? Surely not !

  42. I hope that Tom will be not angry for a few shades too strong in Cristiano’s criticism of the his way of doing. All we estimate Cannavan, no doubt also overfond Cristiano.
    Cristiano, per cortesia, mi sembra che quel “You are not the centre of the wine-universe” sia davvero eccessivo. Capisco l’arrabbiatura di un enoappassionato di rosati italiani come te, ma non si puo’ dargli certo le bottiglie in testa, visto che e’ persona competente e seria e ha accettato di spiegarsi con molta sincerita’ e simpaticamente, come si fa tra amici… piuttosto mandiamogliele e che se le beva! O no?

  43. lei può anche non accettare, ma Cannavan non si è dimostrato serio e professionale. Tutto qua. Se fosse stato uno scienziato e non un degustatore e scrittore di vino, avrebbe fatto una figura ben misera e facilmente attaccabile dai veri professionisti. E poi nessuno pretende che paghi di sua tasca le bottiglie: basta chiederle spiegando precisamente qual’è la motivazione. Così dovrebbe andare avanti il mondo… La politica ci insegna il contrario? Questo non vuol dire che dobbiamo per forza copiarla! C’è poco da accetare o non accettare un dato di fatto così chiaro e lineare nella sua sempolice realtà. Se ne convinca… e, visto che è suo amico, cerchi di farglielo capire con le giuste parole, che saprà sicuramente trovare…

  44. per quale motivo, carissimo Ziliani? E’ forse vietato parlare di vino da parte di chi scrive e viene letto anche quando scrive su questo argomento e non solo del suo campo di lavoro (legga magari Tigulliovino e/o Acquabuona per vedere che non dico cose inesatte)? Ritiene che solo gli esperti possano farlo? Ho usato moderazione e non ho insultato nessuno, mi sembra. Ho solo fatto considerazioni sui metodi di pubblicazione nei vari campi. Oltretutto, mi sembra che quanto ho sollevato abbia interessato alcuni suoi lettori che non la pensano molto diversamente da me. Vuole nascondere la polvere sotto il letto? Gradirei poi che cercasse di essere più educato verso chi movimenta con ragionamenti inoppugnabili il suo blog. Dirmi di occuparmi d’altro mi sembra un metodo veramente scortese di rispondere alle considerazioni da me fatte. Perchè non cerca di rispondere con argomenti validi e dettagliati? Anche se all’inizio lo avevo già previsto…

  45. Se quanto ho scritto possa suonare eccessivo od effensivo me ne scuso. Fra l’altro, che non me ne voglia, ma non conosco Tom Cannavan, probabilmente sarà anche a “nice bloke and knowledgeble too about wine”,specialmente con quanto scrive Franco Ziliani però la frase:”They need some marketing/Pr advice” la dice lunga visto che sottintenderebbe che bisogna foraggiare con campioni gratuiti tutti i giornalisti anche quando sono “unsolicited”? Mi parebbe davvero direi impossibile più che eccessivo, tanto che non mi sembrerebbe neanche sostenibile una tesi così : Cannavan avrebbe preteso ricevere campioni dai produttori senza che nemmeno ne avesse fatto specifica richiesta ? O mi sto sbagliando ?
    Tom , did you at least try to contact the Puglian producers or at least their importers in the UK before tasting the roses ?
    Credo comunque in tutta sincerità che i rosati pugliesi non siano proprio stati presi in considerazione perchè sul mercato inglese sono di importanza trascurabile aldilà del loro valore.
    E’ altresì probabile comunque che ho una visione eccessivamente idealista del giornalismo e anche del mondo del vino.Saluti.

  46. e intanto continua a non rispondere… sempre la stessa tecnica… mi spiace, veramente, che non sia in grado di sostenere una discussione se viaggia in modo contrario al di Lei pensiero… Boh… chiuda pure… ognuno sarà in grado di valutare.

  47. Every time I express my opinion on an issue regarding communication here in Italy in the wine industry I get attacked. I am not touchy, perhaps we have a different sense of humor. And I draw the line at hostility and out and out rudeness.
    As for being qualified to talk about marketing and or communication I have studied integrated marketing at NYU, so that makes me fully qualified to talk about it.
    It is a well documented fact that many Italian wineries do not invest a lot in marketing, sales, social media and/or commincation campaings instead of pouring invective here against anyone who dares to bring this up, I think producers should acknowledge that there definately is a problem, roll up their sleeves and get to work. You have many beautiful things here in Italy, sometimes you are not very good at communicating them. ;(

  48. Nelle Nuvole, sei stata proprio profetica con quella frase “ma meglio lasciar perdere. Ho l’impressione che qualsiasi cosa venga scritta sia poi mal interpretata”. Sei laureata per caso in psicologia alla NYU?

    Guarda che attendo anche il tuo “commento con calma”, eh? Non sfuggire…

  49. I know Franco but do you see this? One month ago they were attacking and deriding this wonderful blogger and journalist from Trentino who wrote a wonderful book and did a short video about wine, sex, dating..same thing I said that the consumer should be pursued, attracted, reached out to and I got tons of snide remarks, etc… honestly it is really hard to sympathise or work with folks here in Italy they just don’t get it, wine is a business and should be treated as such. But oh well as you see I do not let sad little bullies intimidate me. While I live in ltaly part of the yearand I hope that you have freedom of speech here, I am exercising my freedom to express my opinion, c’est tout. My good friend Magda Beverari wrote a post inspired by yours here expressing dismay that there are no educational sponsors for EWBC – european wine bloggers conference in Franciacorta later this year in October. Only ESC Dijon has donated funds and is officially sponsoring this event. I was not surprised at all. While I dearly love your country and live in one of its most beautiful regions for 6 months of the yer Sicily I am profoundly preoccupied for its future, its youth, productivity, ethics and morality and lack thereof.
    Mr. “flamer” aka Crosta…I have completed 2 yrs worth of coursework in integrated marketing and communication and I have a batchelor’s in business administration…what about you? What are your credentials? Where and how did you learn to be this rude and obnoxious? Just kidding, 🙂

  50. I am having to read these words using Google translate, which is dangerous. But I can pick out a lot of criticism of me and my rose article. I would only go on record as saying this is almost all unfair:

    To sum up my response: someone says I must be able to justify my choices if I publish an article about “i 32 migliori rosati sul mercato” (the 32 best roses on the market”). This person is putting words in my mouth! Where do I say my article is about “the 32 best roses”? The answer is noweher – it is pure fantasy. What I actually say is that it is a “round-up of some of the most interesting examples”. That is a very different claim.

    On a similar vein people claim my article is poorly researched, unbalanced, etc., etc., etc. At the start of the article I make it clear it is based on samples sent to me and on press tastings held by UK retailers. The coverage of rose is not comprehensive, but it does not claim to be. It is, however, and honest assessment of over 30 rose wines on the UK market and that is both legitimate and useful to the UK wine consumer. I make no apologies for it not being comprehensive, because I never claimed that it was.

    Finally, Franco’s article is not about me. It is not about rose wine from Italy. Franco’s article is about the effectiveness of Italian/Puglian producers in getting coverage for their wines by communicating with journalists in important markets. I do not know of *any* UK wine writer who has written a piece on Italian rose this summer – or any summer – so I think he has a pretty good point.

  51. @Mario, qualsiasi credenziale tu possa produrre rimani sempre un maschilista, misogino, cieco di fronte alle potenzialità di blog-marketing e oltremodo inesperto riguardo alla psicologia femminile. Attento al reato di blog harrassment.

    Ho un Dottorato in Psicologia Applicata, con una tesi specialistica su “Influenza degli estrogeni nelle classi sociali medio-alte del mondo occidentale negli ultimi trent’anni”, conseguito presso la Libera Università della Vita con sede nella Toscana Meridionale.

    Prima ancora ho conseguito un Master in “Testosteron Management during working days” ottenuto con il massimo dei voti a Roma, primi anni Ottanta.

    Tutto questo dopo un Bachelor of Arts in “Practical Survival Philosophy”, massimo dei voti anche qui. Laurea breve per corrispondenza.

    Ora tutto questo mi distoglie da un commento serio, ma prima o poi arriverà.

  52. Dai, Franco, suvvia… dimmelo tu così magari ci credo: e’ proprio vero che se si arriva ad almeno dieci commenti anche qui si vince un bubble-gum rosa(to) tutto intero, pero’ stavolta completo di bugiardino con le istruzioni per l’uso? No, perche’ l’altra volta quello che mi hai mandato l’ho incendiato al primo soffio, ma adesso potrebbe essere l’occasione per imparare finalmente a fare i palloni come tutti gli altri, quelli che sanno fare un bel pummm e s’impiastrano pure le labbra. Pensa te, con tutti i soldi che hanno speso per farmi studiare… come faccio che pure il diploma della quinta elementare mi son venduto per un’ombra in piu’? Ma non bastava il tesserino del tram per salire qui sopra? Boh… (chissa’ cosa vuole da me quel bottiglione di dolcetto ormai vuoto che mi guarda torvo dal centro del tavolo… devo strizzarlo o ne stappo un altro?). Good night, obniox… che?

  53. Ho capito: e’… Siria in uno dei suoi piu’ riusciti travestimenti! Siete tutti delle carabasse per non avermelo detto prima!

  54. Il fatto che ci siano stati tanti commenti é un ottimo segnale. Oltretutto la larga maggioranze degli stessi é seria, motivata e molto interessante.
    Naturalmente ci sono diversi punti di vista nel trattare l’argomento.

    Il punto di vista dell’autore della recensione, Tom Cannavan, che ha spiegato i motivi dell’esclusione dei vini rosati pugliesi. Lui é liberissimo di farlo, i suoi consigli riguardavano vini di alto prezzo, tutti Sparkling, e vini tranquilli di prezzo medio basso. Della maggior parte di quest’ultimi l’autore indica non uno stockista ma il website “winesearcher” come riferimento. Secondo la fascia di prezzo é un dettaglio importante, perché se i vini hanno quei prezzi “su scaffale” vuol dire che sono partiti dalla cantina del produttore a prezzi molto bassi, forse troppo bassi per la maggioranza delle cantine pugliesi.

    Poi ho letto con molto interesse il commento pacato e articolato del Signor D’Agostino, produttore pugliese. Sottoscrivo in toto tutto quello che ha scritto. A volte tanti sforzi promzionali non portano a nulla. Se un cliente, nella veste di importatore o distributore, ritiene che il suo mercato non sia pronto per i rosati prodotti dalla Puglia, regione che ancora deve consolidare la propria popolarità come produttrice di grandi rossi, non c’é promozione che tenga.

    C’é il punto di vista di chi si occupa della promozione in senso lato, che fa presente come venga sottovalutata una comunicazione capillare e intraprendente attraverso la rete e i social networks. Anche su questo sono d’accordo, ma bisogna dare delle priorità se non ci sono capitali infiniti.

    Infine ci sono i vari commenti degli appassionati, che si scaldano il sangue e donano il pepe giusto al post. A proposito vorrei aggiungere che non mi sembra di aver letto scortesie, frasi maleducate, attacchi alla professionalità di chicchessia. Questo é un blog accomunato dalla voglia di approfondire certi temi e di portare la propria esperienza. E dire che anche io posso essere molto permalosa…

    Insomma, Mr Cannavan, now you have more aficionados than before. Thanks to Franco Ziliani your popularity has considerably grown. What about celebrating it with a good glass of a Pugliese rosé?

  55. Sì, Nelle Nuvole, c’hai ragione anche tu, ci mancherebbe altro! Fai anche bene a darmi una bacchettata sulle dita della mano sinistra quando hai capito che in quella destra il bicchiere ce l’ho sempre vuoto e sempre pieno. Parliamo in italiano, dai, che in inglese faccio schifo, poi magari a tradurre ci penseri tu, o esimia principessa del foro che mi difendi con gran foga nei blog dei marpioni veri, quelli incalliti come il Fiore di Genova e il Moricchio, eh? Ecco, questa piccolissima diatriba tra un obnixoux… (ecchécappero, non riesco ancora a pronunciarlo tutto, scusami) da quinta elementare come me e la stellina superbaccalorata da brivido forse è servita più di tante parole proprio a far capire qual è la diferenza tra noi e loro nell’interpretare un vino, specialmente un rosato, in particolare pugliese.

    Loro sono freddini, c’hanno ‘ste benedette credenziali, il vino lo vivisezionano con grande competenza, substrato culturale, son maestri nello spulciarne finanche i pidocchi che c’ha nei capelli, questo poverino di un prodotto contadino, semplie, generoso, ma spaesato in quei salotti perbene dove c’è chi sa fare come pochi al mondo l’analisi logica del trend, la filosofia del markètting (due “t”, lasciale!), la prognosi del trading, insomma ci siam capiti. Per loro è un prodotto, un marchio, una bevanda, ci fanno su tutta la tiretera competente, ci costruiscono professioni, ci stampano riviste che sembrano mattoni, fanno a gara a chi le spara più grosse in degustazione, ci stilano le classifiche, si comprano la villa col parco in Toscana.

    Per noi magari non è tutto questo, forse mi hanno educato male, ma mi sembrava che fosse un vino, un succo d’uva portato in cantina ad evitare che diventasse naturalmente aceto e che, con un po’ di genio del vignaiolo, perfino anche il più tonto, è riuscito a entrare in bottiglia e a salire agli onori della tavola, alla buona, alla genuina, alla paesana, così… tanto per mettere di buon umore, per portare allegria, per asciugare qualche lacrima. Da noi si fanno le sagre, le feste in campagna, è tutto un suonar di campane. Da loro si fanno i party, per invito, col cartoncino, tutto molto chic, ma in ambiente di gente tanto surgelata che sembrano usciti da un frigorifero. Allora li capisco, adesso, i signori e le signore che hanno un altro senso dell’umorismo, niente sesso siamo inglesi, quelli che i rosati migliori del mondo (che conoscono bene perché in Puglia c’erano già stati e pure a kermesse di alto livello) possono perfino permettersi di non commentare perché i campioni non gli sono arrivati (e hanno fatto bene, così si svegliano quei saputoni del markètting).

    Ma capisco anche perché non ne hanno nemmeno spiegato più chiaramente quel che invece hanno sottinteso, (una riga bastava) quest’assenza dai loro articoli: capiscono e giudicano i vini allo stesso modo dei toni delle nostre parole, senza vederci dentro neppure un briciolo di spirito (occhio al vocabolario, che parlo di anima, non di alcool, chissà se lo capiranno…). Preferisco mille volte la mia ignoranza virale di enodipendente da neurodeliri piuttosto che tanta competenza certificata con la ceralacca anche sui sentimenti. Perché loro il vino lo giudicano. Io lo amo. Quando bevo, non sputo quel che bevo. E i pugliesi in tutta questa storia, se hanno imparato qualcosa è solo da Franco che gliel’ha cantata alla sua maniera, non certo da loro, che si meritano per intero quella Camilla che c’hanno adesso, che grazie a tanto pubblico si è messa perfino a sentenziare di vino… ben gli sta!

  56. It is possible to manage a social media marketing campaign online with just an investment of 30 minutes per day after a fairly intensive investment of time mostly in reading and studying, I am willing to send any of you links to get you started. There are inexpensive courses one can take,ebooks, free tutorials answering email enquires, engaging in a postive manner with the public, promoting through storytelling, narrating oneself and one’s territory with visuals, flickr, youtube, picasaweb, corporate blogging. There is so much available. I just wish people weren’t so harsh, judgemental, and caustic here and elsewhere. So much can be done, also this thing about pathologizing those we don’t agree with. Some of us here hide behind nicknames, I use my first and last name. I think that asking for open dialogue with the abscence of snideness is not pathological. This penchant for being or acting like “mean school girls” is, pathological that is. Le malaise Italien.. it makes me sad. Always bitching and moaning, always blaming others for their problems instead of being action oriented. There are good wines here and great stories. One of the producers earlier on wrote about sitting under a fig tree, eating burrata, sipping rosè and then sharing freshly caught fish with friends and family and then diving into the blue (sea) or green (woods) that was so beautiful it made me want to go to Puglia and try a Rosè or atleast buy some… that is the story they should be telling. Not all this pointless grousing. The time for wine snobs, elitism is over. The name of the game now is selling more wine in new markets to as many consumers as possible at a viable price and you need strong communication for that, preferably in English. There are skilled people that are willing to help, if only many Italian producers weren’t so diffident and quite frankly stingy. It doesn’t have to be expensive to launch a campaign online, with a little readying, a little training and mentoring it can be done. I think it is important to resist the urge to prove oneself right and speak from a ambassadorship position if you will when you comment, don’t forget you represent your product, territory and country even. And folks will judge you, so play nice and be nice please.

  57. Sono daccordo con la chiosa finale di Nelle Nuvole e mi propongo per spedire due bottiglie del mio miglior rosato a Tom per un brindisi finale. (e poi nessuno mi dica che non so cogliere l’occasione per fare marketting) 😉 (scritto volutamente con due t)

  58. mi permetto di fare una sintesi finale (anche se sono stato invitato a non disturbare più). Ho imparato e verificato alcune cose:

    1. Che i colleghi “amici”, ossia quelli che “contano” non si devono sfiorare nemmeno con un petalo di rosa.
    2. Che appena qualcuno viene messo in difficoltà, esce fuori(sia in italiano che in inglese)con la solita frase: “Lei non sa chi sono io”…molto, molto italiano anche se scritta in lingua straniera. Nel mio lavoro ne ho conosciuti molti e di solito erano persone insicure e con una terribile voglia di dimostare che valevano qualcosa. Nel mondo del vino non so…
    3. Che alle mie chiare, precise e lineari constatazioni il “capo” del blog ha risposto solo e soltanto invitandomi a levarmi di torno. L’esempio non dovrebbe venire dall’alto?
    4. Che Mario Crosta, prodigo a continuare spesso e volentieri a dirmi che non so fare polemica e che è meglio che mi limiti alla divulgazione, non abbia detto niente a Ziliani per il suoi modo poco urbani nei miei confronti. Anche qui vale la legge di due pesi e due misure? Oppure è solo questione di amicizia “superiore” o timore? Rendimi edotto…
    5. Che chi è ha commesso un errore di professionalità, tanto chiara quanto dimostrabile, cerca di arrampicarsi sui muri: l’Italia insegna anche all’Inghilterra? In fondo tutto il mondo è paese.

    Direi che non c’è altro da dire, se non riflettere sul mondo del vino che sembra stracolmo di persone che spingono per mettersi in evidenza, ma che forse il vino stesso non lo conoscono nemmeno e non gli interessa un accidenti. Se dentro il bicchiere vi fosse acqua calda, inchiostro o qualsiasi altra cosa la strategia sarebbe sempre la stessa: mettersi in evidenza a tutti i costi e sentirsi importante a parole e non coi fatti!

    Torniamo ai gossip,a brunellopoli e cose simili, che forse è meglio…

    P.S.per Mario Crosta. I tuoi commenti e quelli di Bruna (con la quale ho subito instaurato un contatto personale)mi hanno stimolato a partire in quattro con il libro sulla “fermentazione”. Ho già scritto parecchie pagine e -soprattutto- mi sembra di aver rotto il ghiaccio iniziale. Spero sia all’altezza delle vostre aspettative. Magari cercherò di mandarvi alcuni pezzi per sentire le vostre opinioni e correggere il tiro… In ogni modo grazie!!

  59. Leggo con piacere che Beniamino ci dà ancora una volta la prova che nella gravina pugliese ci sono dei veri Signori. Mi verrebbe perfino voglia di dirgli, sottovoce comunque e per una sola volta, “viva il tuo … omissis… (l’altra squadra di Milano, nda)”, ma poi Franco mi prenderebbe giustamente a roncolate, percio’ non glielo dico. E leggo con pari piacere la proposta concreta della nuova ospite Dea, che si è spalmata così una bella carrettata di crema Foille a mo’ di corazza antifiamme.
    Penso che, estasiata dal quadro bucolico che gli altri rosati del mondo non possono nemmeno sognarsi di offrire, abbia finalmente capito che non ce l’avevo ne’ con lei ne’ con Tom, ma con l’asetticità e la freddezza dimostrata nel non rilasciare al rosato pugliese un’amichevole (sia pur brevissima) giustificazione d’assenza non certo per difetto di qualità in testa alla bella, anche meritata, descrizione degli altri consigliati. Una cosa che mi ha fatto solidarizzare istintivamente con questo grande vino come se fosse stato messo, anche involontariamente, in castigo per colpe non sue, ma che sono di qualche direttore commerciale un po’ più sordo alle giuste critiche del nostro Franco.
    Tra cacciatore e coniglio, io sto col coniglio e mi piacerebbe che anch’esso avesse una doppietta per rispondere al fuoco. Esattamente come quando si giudica il vino, io sto col vino e mi piacerebbe che anch’esso possa giudicare chi ha osato scriverne, chi ha osato tanto pur avendo magari il borsone pieno di tutti i titoli appresso, in cui prima o poi inciamperà: le referenze, le credenziali, i diplomi dei master, i baccalorati, le lauree brevi e quelle lunghe. Le scartoffie che non possono appiattire, seppellire, un uomo o una donna dentro un pezzo di carta rilasciato dai parrucconi bianchi.
    Leggendo anche le giuste critiche fatte a quei produttori pugliesi colpevoli di non aver capito in tempo la strategia da adottare, quella colta invece da Beniamino, mi veniva da pensare ad un vignaiolo d’altri tempi, di quand’ero ragazzo, con tutte le fatiche che dovette fare perfino Veronelli per farlo scoprire anche dagli anglosassoni, ostinati sul Brunello e abbindolati dai supertoscan.
    Parlo di Giacomo Bologna, il vignaiolo di Montebruna alle Ciappellette di Rocchetta Tanaro, scomparso a Natale del ‘90, quello che ho amato tanto per i suoi vini contadini ma col vestito della festa (targati Braida come il soprannome del bisnonno per via del pallone elastico), tipo quel terremoto del suo Barbera del Monferrato “La Monella” e il delizioso Dolcetto d’Alba “Serra dei fiori”, proprio quel tipo di vini che alla City non avrebbero mai sfondato perché giudicati troppo umili per esser anche troppo buoni.
    Estroso, geniale, “sempre monello”, quell’uomo tracimava umanità come pochi. Mi diede una lezione di vita di campagna, di lavoro in vigna ed in cantina e di orgoglio del bevitore. Alla fine degli anni ’70, di fronte alla scelta che aveva di fronte (“o non bevi più vino e t’imbottisci a vita di pillole per campare più a lungo, oppure devi farti tagliar via 2/3 del fegato per poi berne ancora, ma poco, per campare ancora forse un po’ meno”), soffrì moltissimo ma si fece coraggiosamente operare.
    Eppure di fronte a quei giganti della penna d’oltremanica che reagivano come fanno le loro potenti portaerei, quelle che si sentono sempre attaccate per giunta anche da moscerini disarmati come me, il nostro se ne andò a vivere in cielo (questa gente per me non muore mai, me lo vedo giocare a carte con Cosimo Taurino, “mister Salice” come lo chiamavano negli USA) senza potersi godere, lui che era considerato fra i cento più grandi del mondo, quel prestigio che qui, in casa, gli era invece ampiamente riconosciuto dalla sua gente.
    Mi sembra giusto ricordarlo anche qui a chi se ne fosse dimenticato, perché il feeling da instaurare con la fredda foce del Tamigi non può prescindere dall’eredità enorme che ci ha lasciato chi ha dovuto faticare tanto per farsi almeno notare da qualche bel nasino all’insù con la matita lunga.

  60. A Francesco Nacci vorrei chiedere quali siano le caratteristiche necessarie per essere inseriti fra quei 50 ristoranti, masserie ed alberghi di pregio, coinvolti nella manifestazione.
    Certo la mia è un’ Osteria e forse non va bene…….. 😉
    .
    Ciao

  61. Si, però voleva anche essere un indiretto contributo al dibattito circa le strategie di comunicazione che il rosato pugliese, a tutto tondo, riesce a mettere in atto.
    Voglio dire cioè che la mia Osteria è abbastanza conosciuta e meta di assetati pellegrini enoici vacanzieri oltre che di stanziali sbevazzoni.
    Perchè non coinvolgerla ?
    .
    Ciò sia letto con intento squisitamente costruttivo.
    .
    Ciao

  62. mi spiace, sincermente, che Mario Crosta, spesso lucido e preciso nel bacchettarmi (forse anche giustamente) si guardi bene adesso dal rispondermi. Non oso pensare che vi siano dei veti ancora più precisi per i frequentatori abituali di questo sito. Mi gira in testa un concetto e un nome molto in voga…. regime? E così importante essere “amici” del grande capo? capisco lui che si tira indietro (ormai conosco la sua tecnica del non vedo, non sento e non parlo (magari insulto soltanto), ma mi stupisce molto che Mario si defili senza alcun pudore… Sono proprio un povero illuso nel cercare sempre di sperare che l’esistenza possa essere basata su buona fede e voglia di confrontarsi? Temo proprio di sì. Eppure, non mi sento per niente triste. In fondo è solo un blog insignificante rispetto a cose ben più interessanti e importanti. Con grande sollievo di Ziliani mi ritiro (si stappi un bel rosato degustato dal suo poco professionale amico inglese)… Ciao a tutti e divertitevi!

    • pur essendo, come dice lui “il capo” di questo blog, dove si pubblica solo quello che é gradito al “regime”, do spazio all’ultima esternazione del signor enzo zappalà senza aggiungere alcun commento…

  63. voglio complimentarmi per la sua coerenza con il Signor Enzo Zappalà, che nonostante definisca Vino al vino “solo un blog insignificante rispetto a cose ben più interessanti e importanti” é sempre qui a commentare, con quello stile molto simpatico che lo contraddistingue. Ma se é “insignificante” perché lo legge e perché perde prezioso tempo ad inviare i suoi commenti?

  64. What does “E leggo con pari piacere la proposta concreta della nuova ospite Dea, che si è spalmata così una bella carrettata di crema Foille a mo’ di corazza antifiamme.” mean?
    It doesn’t sound very nice,
    Mario Crosta Don’t be a hater, be a player…come out and play 🙂 Life is a game and we should play hard but play nice.
    🙂 Dea
    Ps. Here are the links that I promised:

    http://bit.ly/3FFUc – Social Media Examiner, full of primers, tutorials, how to’s and short cuts.

    http://bit.ly/mIZP28 – Business 2 Community – a great website chock full of info re: Content Marketing, Consumer Marketing, Branding, PR, Online Marketing, Mobile and Apps technology and finally tons of updates about trends and news.

    http://www.mywinemarketing.com/ – yay finally an Italian blog about marketing, and fairly well done at that. By Fabio Italiano a wonderful Italian techie that discusses marketing, social media and the wine industry in his blog.

    http://www.mashable.com – a good place for statistics and info about trends and news in the digital world.

    http://www.scoop.it – a great content curation site.

    These places are a good place to start. Cheers everyone 🙂 Dea

  65. @enzo zappalà
    ho letto gran parte degli interventi su questo post, compresi quelli di stamattina.
    Penso però molti di noi, normalmente, non passano la propria giornata davanti a questo blog o in generale davanti al pc.
    Sicuramente Mario Crosta, dopo il suo intervento delle 10:09 (che magari Franco Ziliani avrà pubblicato contemporaneamente al suo delle 6:10), sarà stato in altre faccende affaccendato…come molti di noi… 🙂

  66. @ Dear Dea, that phrase was just a metaphor to tell you in another way that my flames will make not you certainly any hurt (the cream Foille is used by the welders to avoid small burns).

    @ Enzo, moriro’ magari sotto tortura, ma alla domanda numero 4 non rispondero’ mai. Fai un po’ tu. Se vuoi andare avanti a parlare tranquillamente come stiamo facendo da quando ci siamo chiariti sull’etilometro, bene. Se invece ce l’hai con Franco e con me perche’ siamo dichiaratamente amici e non perdi occasione per tornare indietro di mesi a prima ancora del chiarimento, vuol dire che ti dovrai rispondere da solo, anche se insinui delle bassezze che francamente non ti fanno onore, alle quali per buona pace ormai raggiunta con te proprio sul tema che ci ha fatto prima disputare e poi concordare non rispondero’. La bile e’ buona soffritta con olio, regolata di sale e di pepe, bagnata con un po’ di vino bianco e ideale con una grattatina di cipolla di Tropea cruda. A me non piace, ma tu se vuoi sei libero di assaggiarla…

  67. Spero di poter dire la mia anche se non ho alcuna laurea e mi sono diplomato due mesi fa con un misero 86, chiedo scusa. Considerazione numero uno: non ho potuto resistere alla tentazione di leggere il battibecco tra i signori e le signore e, ahimè, oltre alle grandi risate, il primo pensiero è stato: “mamma mia che pena”, in particolar modo alla frase (non ricordo bene di chi) “e tu quali credeziali hai”, sarebbe come se di vino potessero parlare sono gli enologi (magari!). Considerazione numero due: non riesco a non vedere l’errore del signor Cannavan, I’m sorry, un grande, ma una figura così così non gliela toglie nessuno. Considerazione numero tre: ogni tanto (qualcuno/a) rida, non solo con le emoticons. Lo so, sono giovane arrogante e “tu stai zitto che non capisci un …”, ma amo le discussioni, sempre, anche quando il mio interlocutore ha studiato fino alla terza elementare.

  68. Dimenticavo…quoto al 100% l’intervento di Sara delle 12:12
    In ogni caso, mi verrebbe da dire “beviamoci su”…

  69. bravo Matteo, hai pienamente ragione! Sugli altri stendo un velo pietoso… ricordando che ancora una volta Ziliani non ha risposto alle mie domande. Caro Mario, infine, ti pensavo più sincero e onesto:L’usare un modo di scrivere e di giudicare diverso a seconda dei casi non ti fa certo onore… E la bile per queste cosette che mi fanno passare pochi minuti al giorno sghignazzando della miseria in cui è caduta la cultura (di ogni tipo), non mi verrà mai. Stanne certo! Dalle risposte contratte e silenziose sembra invece che venga al grande “capo” con grande frequenza. Alla prossima, adesso mi avete veramente stufato…
    Bye bye grandi esperti…

    • scommettiamo che il super coerente Zappalà dopo aver promesso di andarsene, perché lo abbiamo “veramente stufato”, ce lo ritroveremo ancora qui? L’ha già fatto altre volte, lo conosciamo…

  70. Massì, beviamoci su.

    I problemi della promozione del vino (ma anche di tutti i generi “supportati” da una sequela di istituzioni ed enti) sono principalmente:

    1 troppi ‘promoter’ e troppo poco professionali, negli enti ed istituti di cui sopra, con poca attitudine a guardare i pubblici di riferimento e le relative evoluzioni,

    2 troppa confusione tra giornalismo (cioè informazione) e promozione (in senso professionale).

    Se si pensa che si occupano della ‘promozione’ del vino (soprattutto all’estero) le enoteche regionali + le camere di commercio + gli enti creati da queste ultime allo scopo specifico + i consorzi + le province + gli organismi promopubblicitari che hanno origine in regione + … l’ICE (finalmente abolito), si capisce che poi ci siano distorsioni.
    Tutti a fare tutto, con sovrapposizioni che creano costi altissimi, risultati dubbi e corsie preferenziali (e qualche volta corruzione).

    Nessuno che stabilisca quanto può costare (preventivamente) una promozione, e a fronte di quali risultati. E nessuno che capisca che gli errori delle strategie promozionali dovrebbero essere scontati dai responsabili.

    Come avviene nel settore privato, serenamente, dove si è obbligati a investire efficacemente l’investimento della committenza e a produrre risultati, altrimenti si salta.
    Anche in una promozione inefficace, o ripetitiva, o controproducente, o inutile, si annidano i famigerati “costi della politica”.

  71. tanto per far contento Ziliani e farlo sentire “vincitore” sono nuovamente qui, per far parlare qualcun altro, però, un “collega”, anche se immensamente più grande di me. Qualcuno forse lo conoscerà… Si chiamava Richard Feynman ed è stato premio Nobel per la fisica nel 1965.

    Vi assicuro che non era un sognatore, nè un signore serioso (amava suonare una specie di mandolino e scherzare con tutti) perchè tra le sue innumerevoli scoperte vi sono anche le nanotecnolgie che tutti voi usate ogni giorno. Magari tra i tanti “aficionados” del gossip enoico zilianesco, qualcuno avrà voglia di leggere e forse riflettere con la propria testa e magari capire cosa vuol dire veramente il “vino”…

    “Un poeta una volta disse “L’intero Universo è in un bicchiere di vino”.
    E’ proprio vero che se guardiamo un bicchiere di vino abbastanza da vicino vediamo l’intero Universo.
    Ci sono le cose della Fisica: il liquido in agitazione che evapora a seconda del vento e del tempo, la riflessione della luce nel bicchiere.
    Il bicchiere di vetro è un distillato delle rocce della Terra, e nella sua composizione vediamo i segreti legati all’età dell’Universo, e dell’evoluzione delle stelle. 
    Che strana combinazione di composti chimici ci sono nel vino? Da dove vengono? Ci sono i fermenti, gli enzimi, i reagenti e i prodotti. Nel vino si trova una grande verità generale: tutta la vita è fermentazione.
    Se le nostre piccole menti, per qualche convenienza, dividono questo bicchiere di vino, questo universo, in parti – fisica, biologia, geologia, astronomia, psicologia, e così via – ricordatevi che la Natura questo non lo sa!
    Quindi rimettiamo tutto insieme di nuovo, senza dimenticarci in definitiva che cos’è. Concediamoci anche un altro piacere finale: beviamolo e dimentichiamoci di tutto!”
    Spero che la magnanimità di Ziliani lasci spazio a questo commento che viene da molto lontano, anche se non dovesse capirlo. Sarebbe un insulto per i suoi lettori, che forse vorrebbero anche leggere qualcosa di meno squallido delle esternazioni di un professionista incompetente o quantomeno scorretto in fatto di vini rosati o verdi che siano…
    Arrivederci a presto (come profetizza il grande vate Ziliani).

  72. Caro Franco, da quando in qua, il tuo blog è diventato un luogo per praticare job hunting?
    Vabbè che noi italians siamo colonizzandi (soprattutto nel marketing del vino sembra che si abbia mooolto da imparare) ma tutto lo sciorinamento di credenziali che ho letto a commento di questo post non era mai successo. Più che discutere di promozione del rosè pare una self promotion delle quote rosa. Ha ha ha.

  73. My final word on this: For any Italian producer who wants to get coverage of their wines in a foreign market it might be one business strategy to make sure journalists they consider to be influential receive samples. As I have said: there are *so* many wines out there that no journalist can know them all, and may never have an opportunity to discover your wines unless you give them that opportunity.

    But I think it is important to say this too: I suspect all serious, professional journalists in the UK are, like me, overwhelmed by samples. I have dozens arriving at my office each week. So there is absolutely no question of me being influenced or ‘bought’ by receiving a few bottles of wine through the post.

    Tasting, judging and reviewing wines is what I do for a living. Whether I taste them at a press tasting, on a visit to a winery, in a competition or via samples sent to me, the review the wine will get depends entirely on how good it is.

    All the producer listening to Franco’s point and sending me a wine can guarantee is that I will discover their wines. What I write about them is another matter – and it is entirely down to me.

  74. cara Silvana,
    purtroppo penso di assomigliare (come idee, s’intende) al vecchio professore. Anch’io NON credo assolutamente al riscaldamento globale, una delle più grandi mistificazioni nella storia dell’uomo. Ancora una volta il catastrofismo mediatico (e non scientifico!) ha ingozzato di soldi i politi e i più furbi, fregandosene bellamente di turlupinare la gente comune, ormai ben abituata a ingoiare di tutto e di più dai GF, Isola dei famosi e “gossip” vari… Ma questa è un’altra cosa…

  75. Pingback: Giudizi in chiaroscuro per gli Italian rosè by Jancis Robinson | Blog di Vino al Vino

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