Un parcheggio nel vigneto del Castello di Brescia? Il Sindaco smentisce comunicati e rumors

Una notizia improvvisa ha messo a rumore ieri pomeriggio gli ambienti del vino bresciani.
Un comunicato stampa emesso da Slow Food, intitolato “Un parcheggio al posto del vigneto urbano più grande d’Europa”, sottotitolo “Nel centro di Brescia in pericolo un monumento agricolo”, lasciava pensare che si volesse compiere uno sfacelo e un clamoroso imperdonabile errore in uno dei luoghi più suggestivi del vino della provincia di Brescia, quattro ettari di vigneto, coltivati con impianto a pergola, in larga parte con la rara uva Invernenga (di cui si parla già in un documento risalente al 1401).
Il comunicato stampa di Slow Food recitava: “Come cancellare un pezzo di storia rurale: la giunta del comune di Brescia ha indetto la gara a base d’asta e assegnato al vincitore il progetto di costruzione del parcheggio da realizzare sotto il Castello.
Il cantiere del parcheggio occuperà gran parte del vigneto Pusterla posto sul Ronco Capretti, alla base del colle Cidneo, nel cuore urbano di Brescia, piccola area agricola che la città custodisce da secoli a ridosso del centro storico. Sono circa quattro ettari di terreno che raccontano e testimoniano una presenza rurale all’interno delle fortificazioni veneziane, con un vigneto che ha caratteristiche uniche e origini antiche.
È il più grande vigneto urbano d’Europa (il più famoso, Clos de Montmartre a Parigi, si estende per soli 1.556 metri quadrati) e l’unico impianto di invernenga da cui si produce in purezza vino bianco. «Vigneto e vino sono un pezzo di storia del territorio; esprimono saperi che abbiamo la responsabilità di tramandare, pena vedere perduta una identità.
È una cosa irresponsabile, insensato solo aver pensato di poter cancellare un pezzo di terra rurale che custodisce e modella il paesaggio nel rispetto della biodiversità e della cultura del proprio territorio, che racconta e arricchisce» spiega Francesco Amonti, segretario di Slow Food Lombardia.
Slow Food nel 2007 ha dedicato al vigneto una pergamena che titolava Patrimonio Storico della Cultura Agroalimentare e Ambientale, quale luogo unico, patrimonio da tutelare e anche da far continuare a coltivare il vitigno autoctono, ci sono alcuni ceppi secolari, con l’impianto tradizionale a pergola bresciano, oggi generalmente abbandonato per favorire la meccanizzazione.
C’è soprattutto l’invernenga, ma anche marzemino, groppello, uccellina, schiava, corva, tutti antichi vitigni diffusi in provincia, tanto da costituire una sorta di collezione ampelografica”.
Questo il comunicato di Slow Food.
“Peccato”, anzi, menomale che le cose non stanno assolutamente così. In un comunicato stampa diffuso già oggi il Sindaco di Brescia Adriano Paroli ha inteso replicare sia a Slow Food, sia ad alcune prese di posizioni, politiche, dei responsabili bresciani di Sinistra Ecologia e Libertà. Ecco il comunicato stampa del Sindaco di Brescia che racconta come stanno esattamente le cose:
Brescia possiede uno dei più importanti, probabilmente anche dei più estesi, vigneti urbani d’Europa. Una particolarità che non è solo un primato, ma che rappresenta un pezzo della storia della città, che rileva la centralità di Brescia nell’importante mercato dei vini e raccorda la nostra città alla sua Provincia, in particolar modo al lago di Garda e alla Franciacorta.
Oggi questo patrimonio agricolo è trascurato e affatto valorizzato, “per questo – ha sottolineato il sindaco, Adriano Paroli, – sto da tempo incontrando le realtà private che ne sono proprietarie e gestori, al fine di riqualificare quel lembo di terra che tanto sta a cuore alla città.
Stiamo sviluppando un progetto davvero importante e per questo mi dispiace e mi secca leggere le strumentali e false dichiarazioni che oggi s’inseguono sulla rete, in forza di una comunicazione che non ha alcuna consistenza e il benché minino fondo di verità.”
I lavori per il progetto che vuole la costruzione del nuovo parcheggio a fianco della galleria Tito Speri, per nulla andranno ad intaccare il vigneto, che si trova dalla parte opposta del colle Cidneo.
Le immagini e le slide che circolano sulla rete sono quelle proposte più di un anno fa da una azienda che ha partecipato al bando di gara. Ovviamente questa soluzione che prevedeva di avvicinare un cantiere al vigneto è stata da subito scartata dall’amministrazione.
“Mi stupisce che persone tanto attente all’immagine della nostra città, alla nostra storia ed al nostro territorio, si siano prese la briga di comunicare un progetto falso e mai nemmeno in discussione, piuttosto di venire alla presentazione pubblica dell’opera, svoltasi ieri mattina alla Camera di Commercio di Brescia.
Gli ingegneri e gli architetti progettisti, i responsabili dei lavori di Brescia Mobilità e tutta la Giunta avrebbero spiegato loro come i lavori prevedano un’area per lo smaltimento dei materiali estratti che si collocherà vicino al parcheggio di fossa Bagni, praticamente nel lato opposto rispetto al vigneto, che come detto non verrà in nessun modo sfiorato conclude il sindaco”. Non ci sarà pertanto bisogno, come raccontava la stampa bresciana, di scatenare battaglie sul progetto del parcheggio al Castello appena presentato alla città dalla Loggia e da Brescia Mobilità.
Gli esponenti bresciani del movimento Sinistra Ecologia e Libertà avevano sostenuto che nel vigneto della Pusterla (7500 mq) verrà conferito il materiale di scavo, le attrezzature e i macchinari per la realizzazione del parcheggio annunciando la formazione di un comitato a difesa dell’antico vigneto, appello al quale avrebbero dato una prima adesione Slow Food, Legambiente e Italia Nostra.
Il vigneto Capretti di via Pusterla non si tocca. Soprattutto per chiara volontà dell’amministrazione comunale bresciana, che considera un fiore all’occhiello questo vigneto cittadino, e desidera anzi il rilancio di questa straordinaria vigna nel cuore di Brescia…
Dispiace molto che Slow Food abbia diffuso un allarme del tutto ingiustificato…

31 pensieri su “Un parcheggio nel vigneto del Castello di Brescia? Il Sindaco smentisce comunicati e rumors

  1. Se l’allarme sarà stato “ingiustificato” sarò il primo ad esserne felice. Prendo atto della dichiarazione del Sindaco Paroli e del comunicato di Brescia Mobilità che all’unisono dicono che il cantiere del parcheggio non sarà posto sul vigneto del ronco Capretti. Molto bene. Però l’allarme di Slow Food non era strumentale, men che meno falso. Potevamo forse considerare inaffidabile un DOCUMENTO UFFICIALE RILASCIATO DAGLI UFFICI DEL COMUNE solo pochi giorni prima della conferenza stampa di presentazione del progetto ad un consigliere comunale che ne aveva fatto richiesta formale? documento sottoscritto dallo stesso Studio (Via Ingegneria srl di Roma) che si è aggiudicato la gara; altro che una delle proposte di una azienda che ha partecipato al bando di gara con una soluzione subito scartata dall’amministrazione! mi pare di poter essere autorizzato a pensare che l’amministrazione ha trattato questa questione almeno con leggerezza. Prendo con ovvia soddisfazione in parola il sindaco dove dice di voler “riqualificare quel lembo di terra che tanto sta a cuore alla città”. Come Slow Food ci siamo mossi da diversi anni in questa direzione, pubblicamente e con contatti mirati; continuiamo ad essere attenti a tutelare e valorizzare il fondo e disponibili a contribuire a trovare la miglior soluzione per mantenere ai bresciani che verranno un pezzo di terra che unisce storia, biodiversità, paesaggio e piccola agricoltura.

  2. Sono andata a leggermi un po’ di interventi di cittadini bresciani, grazie al link nel tuo post, spinta dalla curiosità che mi ha suscitato la foto.
    Sono contenta che il problema sia superato. Penso sempre più spesso che nel nostro paese dovremmo costruire strutture nuove solo dopo molte riflessioni. Dovremmo imparare a restaurare l’esistente(a proposito dei nuovi parcheggi bresciani, molti hanno scritto segnalando che alcuni parcheggi esistenti erano semivuoti).
    Credo che gli amministratori ricevano pressioni feroci: è lo ‘sviluppo’ che incalza e vuole la sua parte, magari etichettata come ‘sostenibile’.
    Dobbiamo cambiare sguardo e capire che il suolo – una volta mangiato dal cemento- non ritorna. E’ una risorsa che non si rinnova.

    • In merito alla vicenda della vigna del Castello di Brescia ricevo dall’amico Giovanni Arcari, wine blogger di Terra uomo cielo, le seguenti interessantissime riflessioni, che sono lieto di pubblicare e proporre alla vostra attenzione. “La Vigna del Castello di Brescia non è solo il vigneto urbano più grande del mondo ma anche la raffigurazione vivente dei resti di una cultura che si è persa, alla quale si sono preferite forme di sviluppo che oggi palesano importanti difetti strutturali. Il Ronco Capretti deve essere considerato alla stessa stregua di un museo che racchiude le tracce del passaggio di una cultura rurale, fortemente votata alla viticoltura. È un anello di congiunzione tra le zone vinicole di tutta la Provincia Bresciana, con una funzione catalizzante per il messaggio che -le stesse- intendono divulgare a vantaggio di ognuno dei sistemi vitivinicoli che rappresentano, a favore della tutela di ogni territorio o di quello che ne è rimasto. Nel 2006 ho redatto un progetto per tutelare la vigna, che ho già presentato al Sindaco di Brescia. Un progetto che intende tornare a sensibilizzare i bresciani attorno al vigneto, sia in chiave economica sia culturale. Vuole essere uno strumento di tutela con il fine che il Ronco Capretti, sia riconosciuto patrimonio della città e dei cittadini rendendolo intoccabile per sempre. Dal 2001 coltiviamo (con Andrea Arici) gli antistanti ettari vitati in via Colle Fiorito, che altro non sono, se non la continuazione naturale del Ronco che in passato si estendeva a nord, su buona parte dell’attuale via San Rocchino. Le uve erano vinificate nella casa che si trova sulla curva d’intersezione tra via Turati, Pusterla e San Rocchino. Le cantine, dismesse da tempo, ospitano una trattoria. Dal 2004, vinifichiamo sperimentando a ogni vendemmia, poco più di dieci ettolitri di mosto ottenuti dal vitigno Invernenga (presente nella “Vigna del Castello”) ma coltivato a Cellatica. Proviamo a fare un vino che ci piaccia, che ci emozioni e che possa palesare l’unicità di un vitigno che un tempo, rappresentava la regola nella cultura vitivinicola di questo territorio. Perché ogni vino è un sistema, un confine che demarca una zona nella quale l’uomo esprime una precisa volontà. Un contenitore culturale che segna le sorti dello sviluppo di un’area geografica. In passato, in Italia, il vino era fonte di sostentamento per ogni famiglia. Poi si è evoluto e in alcune sue espressioni è diventando un prodotto per certi versi elitario, come da modello francese. Dalla Francia ne abbiamo appreso il valore economico, senza capire però che lo stesso è imprescindibile dal valore storico-culturale che rappresenta una fonte inesauribile per la tutela paesaggistica di un territorio, senza il quale non è possibile creare vino. Quando si giunge in Champagne o in Borgogna, a nessuno può venire in mente che lì, si possa produrre qualcosa di diverso che non sia vino. In Italia l’abbiamo capito tardi, solo dopo aver creato troppe fonti di reddito facilmente esauribili e, si è visto, irrimediabilmente dannose. Il vino è tempo, è sviluppo, è economia, è uno sfruttamento intelligente del territorio è una biblioteca del sapere, è un’appendice dell’uomo. Serve un vino, un grande vino che con la sua immagine e con l’indotto economico che saprà sviluppare, avrà la funzione di salvaguardare e sviluppare ciò che di verde è rimasto in città e di raccontare Brescia nel mondo. Sono certo che dalla Vigna del Castello si possa ottenere un vino straordinario sotto ogni punto di vista, organolettico e non. La vigna e il suo vino devono diventare qualcosa per cui un bresciano sia orgoglioso della sua città. La sua tutela è un esempio di buon senso e il suo sviluppo a vantaggio di tutti, una chiara garanzia. Giovanni Arcari”.

  3. Io sono di Rezzato, un paese a pachi Km da Brescia, e mi sento di ringraziala Ziliani perchè vedere che sul suo blog si parla del vigneto della Pusterla mi rende felice. Ogni volta che entro in città passo accanto a questo vigneto e tutte le volte attira il mio sguardo. Ho visto i suoi anni “bui” e gli ultimi anni della “rinascita”! Ho visto gli anni delle erbacce alte un metro e gli anni dell’erba tagliata! Ho visto le quattro stagioni che passavano lentamente nel vigneto anno dopo anno . L’ho visto vecchio, affaticato e decrepito ma mai morente. Credo che sia veramente patrimonio di noi Bresciani e credo che debba essere tutelato. Mi fido di quello che il Sindaco dice ma voglio focalizzare la questione su un punto in particolare. Il Sindaco dice che non verrà toccato ma quello che io mi chiedo è: quanto resisterà??? Oggi e’ salvo ma tra un mese, tra un anno o tra dieci ci sarà ancora??? Io ho dei forti dubbi in merito! Credo che per garantirgli un futuro si debba far conoscere meglio in vino che vi si fa. Manca informazione, molti Bresciano non sanno nemmeno dell’esistenza di questo vino. Certamente non è facile trovare un vino del quale non si conosce nulla, purtroppo non esiste una azienda agricola che abbia un sito internet consultabile, non esiste un link sul sito del Comune che rimanda a qualcuno che possa dare informazioni! Tutto è lasciato troppo al caso, capisco che i numeri siano limitati, poco piu’ di 10000 bottiglie, ma secondo me vale la pena farlo. Io ho avuto la fortuna di provare il bianco Pusterla 100% Invernaga e l’ho trovato molto buono. Questo dovrebbe essere lo spot principe per il vino della Pusterla, e’ buono!!! Grazie Ziliani per averne parlato.

    • caro Marco, non sono bresciano, ma solo un milanese che vive a Bergamo, ma prometto di interessarmi attivamente, anche tramite l’amico Giovanni, della causa del vigneto del Castello di Brescia, che deve esprimere un vino di personalità e importante e diventare uno dei simboli della viticoltura di tutta la provincia.

  4. Felice di aver letto – finalmente – parole che colgono in pieno lo spirito del tempo (e del mercato, di conseguenza; dei numeri, alias quantità, parliamo a tempo debito).

    Complimenti vivissimi a Giovanni Arcari (e a te caro FZ che ospiti questa riflessione; però la nuova testata va ‘condita’ con un lettering più robusto).

  5. 10 goiorni fa veniva consegnato ufficialmente alla consigliera Albini il progetto risultato vincente nella selezione di questo autunno per la costruzione del parcheggio sotto il Castello. Il progetto, se pur di massima è dettagliato, e le ultime quatto pagine dell’elaborato sono dedicate alla descrizione dell’organizzazione del cantiere. E’ in queste pagine che, sia per iscritto “La mancanza di aree…. motiva la proposta dell’uso di parte del vigneto dell’azienda agricola Pusterla – per una superficie di circa 7500 mq – come area di cantiere fisso nonchè deposito temporaneo degli smarini”.
    Seguono poi tavole dettagliate che descrivono l’organizzazione del cantiere, le attrezzature e le opere di sbancamento della collina per spianare e costruire la starda di arrocco del camions verso il bastione del castello.Ogni pagina è timbrata e firmata e noi di SEL che siamo persone perbene non pensavamo mai che chi ci aveva fornito ufficialmente il progetto ne tenesse in realtà un altro nascosto, che nessun organo o commissione comunale conosceva oche avesse visto, valutato e, magari approvato o disapprovato. Questo è lo stato delle istituzioni. Questa la trasparenza…In realta prendo per buone le affermazioni che l’uso del vigneto è tramontato, ma nella presentazione del nuovo progetto, venerdì mattina ,da parte del Sindaco e dei tecnici nulla è stato detto in merito e sulla eventuale nuova organizzazine del cantiere. il motivo probabilmente è che a questo problema ancora non hanno dato soluzione soddisfaciente. infatti se si confrontano le dichiarazioni rese da Labolani sul Corriere della sera di Sabato 9 e quelle di Medeghini, direttore di Bresciamobilità lo stesso giorno su Bresciaoggi la cosa è palese. Uno dice che il cantiere sarà su Fossa Bagni e se non sarà sufficiente sul parcheggio di piazzale Arnaldo (sic!) l’altro dice che di giorno gli smarini verranno direttamente caricati sui camions e di notte accumulati presso la galleria per non turbare la quiete, abìnche se questa soluzione presenta problemi perchè i camions dovranno fare manovra in galleria (sic!).Un pandemonio di pressapochismo che la dice lunga…..viene voglia di approfondire com’è stata aggiudicata la gara, con quali criteri, quali punteggi ecc, ecc ecc..

  6. Picchettare il vigneto? (Nel senso di presidiarlo, ovvio). Mi sembra indispensabile, perché – date le premesse – ci si può aspettare di tutto, dopo la segnalazione di mirko lombardi@.
    Non c’è neanche bisogno di ricorrere ai partiti (ormai d’antan, tutti quanti), ma agli uomini di buona volontà.

  7. E comunque trovo inaudito che si possa pensare di ridurre un vigneto a un deposito di detriti: altro che “patrimonio di una comunità”; se queste sono le intenzioni ci sarebbe da rincorrere tutta la giunta che le ha deliberate. (E mi limito per rispetto dell’audience di questo blog)

    • nessun deposito di detriti Silvana: al di là delle speculazioni politiche, mi sembra che il Sindaco di Brescia (che non conosco e che non ho alcun interesse particolare a difendere) abbia parlato chiaro e fugato ogni dubbio

  8. Lombardi, trovo giusto che si voglia approfondire com’è stata aggiudicata la gara, i criteri, punteggi, ecc… ritengo altrettanto necessario che il medesimo modo di fare chiarezza, debba essere utilizzato prima di lanciare allarmi del genere che altro non fanno se non inflazionare alcune delle belle idee che il suo partito rappresenta(e questo vale anche per slow food).
    Se lei è contro il parcheggio, a prescindere da dove sorga, (e le garantisco che io sono contrario a cementificazioni in un territorio ormai esausto) cerchi di creare un comitato contro tale opera, raccolga firme…ecc.
    Se il suo interesse è davvero la vigna, mi sarei aspettato di vederla alzare “la spada” a ottobre del 2007 dopo l’ultima vendemmia fatta. Un cancello chiuso con del fil di ferro arrotolato, dal quale passano tossici e spaccini di eroina per i loro affari. Oppure quando ne è stato levato un pezzo per fare la strada per la “messa in sicurezza” delle mura.
    O ancora, le uve lasciate marcire sulle piante fino al punto di fare in modo che le stesse non ne producano affatto, così da risolvere il problema del marciume. I modi per ammazzare questo simbolo cittadino sono molti e si protraggono da tempo nel silenzio di tutti, anche il suo.
    Il parcheggio rappresenta -in una città come Brescia- il segno tangibile che l’evoluzione dell’uomo, rispetto ai problemi che lo circondano, è ancora all’anno zero ed è l’ennesimo calcio nelle palle all’immagine del territorio, della città. La stessa cosa vale anche per un allarme come quello che ha dato lei (un altro calcio nelle palle) che per ora non poggia su basi certe e che quindi, andava rimandato dopo accertamenti più approfonditi, altrimenti pare un’azione strumentale e nulla più.

  9. Sono solo felice di saperlo, credimi, anche perché di ‘verde’ da difendere ce n’è fin troppo!
    A questo proposito (e non a proposito della vigna in questione), ho letto “Il Terzo Paesaggio” di Gilles Clèment (un signore che fa il giardiniere, tutt’altro che barricadero) che sensibilizza moltissimo a proposito del ‘consumo di suolo’ e altro.
    snoq?

  10. caro Giovanni, le “alcune belle idee che Slow Food rappresenta” non possono certo essere “inflazionate” – come tu dici – dall’aver suonato un campanello d’allarme sui destini del vigneto. Le preoccupazioni nostre non sono nate dal nulla, ma dai documenti che l’amministrazione comunale ha consegnato ufficialmente al consigliere e poi distribuito ancora nella cartella stampa (che a questo punto penso tu non abbia avuto modo di consultare) della conferenza di presentazione del progetto. Si saranno sbagliati, può darsi, alla luce delle chiare dichiarazioni del sindaco Paroli e noi ne abbiamo subito preso atto con soddisfazione, anche con il comunicato stampa di ieri.

  11. A titolo informativo mi permetto di segnarale l’unica, credo, enoteca che a Brescia vende il Biano Pusterla. Si tratta dell’enoteca ai ronchi. Personalmente ho ricevuto subito una loro risposta e con mia grande gioia ho scoperto che lo vendono, si tratta dell’annata 2007. Se siete interessati questo e’ il loro indirizzo mail info@enotecaaironchi.com, spero di non irritare nessuno con il mio modo di essere così esplicito nello “spingere” questo vino.

  12. caro Francesco hai ragione, da queste azioni a inflazionarsi è prevalentemente l’immagine della città.
    Dal momento che quanto espresso nel comunicato di SEL prima e da SF poi è stato smentito pubblicamente, non vedo il problema. O vi siete sbagliati voi, oppure loro, oppure vi hanno preso in giro ma sta di fatto che per ora, la realtà risulta diversa da quanto avete dichiarato. I fatti sono questi.
    Altra cosa “il destino del vigneto” che è in bilico da anni, non da oggi: l’unica persona che in questi anni ha dimostrato di tenerci davvero è stata Laura Castelletti, che mi ha permesso di presentarlo al sindaco Paroli due anni fa, ben prima che si parlasse del parcheggio.

  13. Spingi, spingi, che fai bene comunque. Ogni segnalazione non soltanto non irrita nessuno, ma e’ oro colato per gli enoappassionati.
    Un’altra cosa mi sento di dire a proposito della notizia, della smentita della notizia e della precisazione di chi ha sollevato il problema. Senza fare nessun allarmismo, e’ sempre una cosa sacrosanta tenere gli occhi aperti su tutto cio’ che potrebbe muoversi a proposito di tesori autentici come il castello e la vigna di Brescia. Anche se risultassero abbandonati sono pur sempre un tesoro. In Ungheria, a Mezozombor, camminando fra vigne perfettamente ordinate ho scoperto una piccola vigna abbandonata da decenni (una cosa che avevo anche trovato a Porto Torres nel territorio esterno del petrolchimico). Cresceva ancora l’uva, fra erbacce alte un metro e mezzo, e che uva! Segnalando la cosa a chi di dovere, non ebbi un’immediata risposta. ma un paio d’anni dopo quella vigna era la piu’ bella del reame e oggi vi fanno un vino da vendemmia tardiva che prima invece non facevano. Gli occhi aperti servono sempre, anche quando possono essere abbagliatio prendere degli abbagli. Naturalmente, poiche’ siamo fra persone vaccinate e mature, sono semmai gli eccessi polemici ad essere pericolosi. Ma non e’ il nostro caso. Il bello di Vinoalvino e’ che non si guarda in faccia a uno o all’altro a seconda se e’ tifoso di questa o di quella squadra, se e’ di questo o di quell’altro partito, se crede in un solo Dio oppure in Playboy. E’ il gioco di squadra che conta. Sono certo che adesso qualche amico andra’ a saltare i fossi (se le catene dovessero chiudere i cancelli, perche’ chi va a farsi le pere puo’ saltare e chi va a curiosare fra i grappoli invece no?) e a capacitarsi di persona dello stato di quei 4 ettari, e sono tanti…
    E poi penso che riceveremo un bel giorno un bel commento redatto con maggior cognizione e potremmo rendere un servizio ancora migliore alla causa del vino bresciano.

  14. Mi permetto di intervenire sul Suo blog per specificare e mi auguro in modo definitivo chiarire la vicenda che ha riguardato in questi giorni il vigneto urbano di Brescia.
    Dispiace puntualizzare le parole del signor Amonti ma devo rettificare quanto da lui scritto per fugare ogni possibile dubbio circa gli intenti dell’amministrazione cittadina.
    Mi sono informato sulla vicenda e mi è stato riferito che la documentazione rilasciata dagli uffici comunali era completa e riguardante tutto il progetto. In essa per questo vi erano anche le proposte effettuate dalla ditta appaltatrice e quindi le diverse possibilità per la realizzazione dei cantieri. Fra queste sono state proposte alcune opzioni riguardanti l’area di smaltimento dei materiali, una di queste prevedeva un passaggio nel vigneto. Proposta fatta in principio dalla ditta costruttrice e subito bocciata e mai presa in considerazione dall’amministrazione cittadina.
    Il progetto definitivo scelto dall’amministrazione comunale non ha mai previsto la possibilità di passare dal vigneto, in nessun modo. In ogni caso, senza voler fare polemica alcuna ma solo chiarezza, ritengo sarebbe stato meglio partecipare alla presentazione dell’opera, era aperta al pubblico, oppure si poteva prendere in considerazione il progetto approvato e il piano di lavori definitivo e non solo una piccolissima parte della documentazione riguardante una delle diverse proposte effettuate dalla ditta costruttrice, per giunta presentata oltre un anno fa.
    L’amministrazione comunale sta sviluppando con la proprietà dell’area e gli attuali gestori, un piano di recupero e riqualificazione del vigneto, perché sia ancora più pregiato e valorizzato. Un progetto che da più di un anno vede impegnato il sindaco in prima persona. Figuriamoci se era ipotizzabile lo smantellamento del vigneto o solo la sua invasione, seppur parziale.

    Il presidente della Commissione Urbanistica del Comune di Brescia
    Consigliere Marco Tom

  15. caro Mario, parole giustissime.
    Tenere alta l’attenzione, è ciò che un po’ di senso civico richiede. Senza allarmismi né moralismi e non per fustigare un’amministrazione di un certo colore, dal balcone del colore opposto. No, solo perché il bel paese non vada ulteriormente a rotoli; perché è sul bel paese e sui suoi uomini d’idee e di buona volontà, che dobbiamo contare. Anche su quella vigna cittadina – che non conosco – che già la sua storia mi fa venir voglia di andare a visitarla! Ciao, buona canicola.

  16. Toma, anche lei però non si allarghi più del dovuto in quanto con gli attuali gestori il sindaco non sta sviluppando niente. Anzi, gli ha tolto i contributi che gli dava per gestire il fondo già nel 2009, quando gli ho portato in visione il progetto di sviluppo e gli ho fatto scoprire che li, esiste una vigna di assoluto valore.
    Se uno sbroffa (per dirla alla bresciana) da una parte, non è necessario che l’altro gli vada a ruota nella stessa maniera.
    A farne le spese è sempre l’immagine del territorio oltre alla vostra(ma di quella, con tutto il rispetto, mi interessa meno).

  17. Fatemi capire… Non facciamo come nelle tribune politiche dove tutti dicono tutto e il contrario di tutto senza che esista un riscontro su numeri veri!!! il Sig. Toma dice verita’ o barzellette??? Il Sig. Arcari dice verita’ o barzellette??? Non voglio essere polemico ma uno dice una cosa, uno ne dice una diversa quindi il risultato e’ confuso. Il Vigneto e’ in gestione a qualcuno oppure no??? Il Comune partecipa vivamente con contributi e piani di sviluppo oppure no??? Scusate ma non capisco, mi e’ stato detto che l’ultima annata prodotta e’ stata la 2007. Da li in poi poi il Vigneto e’ stato lasciato, per così dire, a “riposo”. Questo e’ quello che mi e’ stato detto! Chi veramente sa ci dica come stanno le cose, gli altri che “inventano” si astengano dal commentare dicendo farloccate!!!

  18. Dimenticavo e volevo precisare… Non e’ detto che l’informazione relativa all’ultima annata prodotta e sul fatto che il Vigneto sia stato messo a “riposo” siano vero. Così mi e’ stato detto…

  19. @marco: la vigna è in gestione dal ’96 a un’azienda agricola privata. l’ultima vendemmia effettuata risale al 2007. del 2008 e 2009 conservo le foto (e come me altri cittadini)con data. nel 2010 non c’era nulla da fotografare. quest’anno è lì da vedere.
    Il comune ha partecipato con un contributo economico che elargiva alla società che gestisce il fondo, fino al 2009(non so se incluso o meno) ma non c’era nessun piano di sviluppo, serviva per il mantenimento.
    Quanto espresso da Toma “L’amministrazione comunale sta sviluppando con la proprietà dell’area e gli attuali gestori, un piano di recupero e riqualificazione del vigneto…” non è corretto in quanto sono io che con il sindaco (lui soltanto, niente assessori ecc) sto portando avanti la discussione in merito a un mio progetto di sviluppo per la vigna presentato nel 2009.
    il contratto d’affitto dell’attuale gestore scade il prossimo ottobre.
    Per il resto, ti arrivano notizie che dicono tutto e il contrario di tutto: fai una cosa, vieni a Brescia e accertati di persona, oppure lascia la tua mail a Franco (se può farmi la cortesia) e ti invio qualche foto.

  20. Perdonami Giovanni ma forse ho dimenticato una cosa. Io sono di Rezzato e il Vigneto in questione lo vedo praticamente ogni settimana. Non volevo mettere in dubbio quello che dici, volevo solo sapere se quello che ho letto era vero o no. Sicuramente sei informato piu’ di me e non lo metto in dubbio. io sono un semplice estimatore quindi e completamente lontana da me l’idea di far polemica. Mi e’ stato detto che l’ultima annata prodotta e’ la 2007 e tu me lo confermi. La mia mail Franco la vede (credo) perche’ ogni volta che scrivo un commento mi viene richiesta, se lui puo inviartela di modo che tu possa mandarmi foto e altro ben venga. Sul fatto che quest’anno e’ li da vedere concordo del tutto con te!!! Mi confermi quindi che non esiste una “grande” volonta’ di salvaguardarlo, almeno ai piani alti???

  21. Franco, una comunicazione di servizio. Sono stati cassati altri due commenti di poco fa e di un minuto fa su questo thread.

  22. Marco, io sono cresciuto a Rezzato…
    Se per “piani alti” intendi il comune di Brescia, ho parlato personalmente con Paroli -grazie a Laura Castelletti che, per inciso, è all’opposizione- e lui si è detto entusiasta del mio progetto. Da questo ho dedotto la sua volontà (dopo avergli spiegato il valore storico-culturale di quella vigna) di tutelarla. Adesso vediamo se conferma tali intenzioni.

  23. Il contratto di gestione del vigneto scade i primi di novembre, poi il fondo tornerà alla famiglia proprietaria, non sarebbe il caso di informarsi anche delle loro intenzioni? Forse è per questo che il sindaco potrebbe averli contattati…..

  24. Pingback: Vigneti in città | Torino, Venezia, Roma, Firenze, Reims, Londra la vite attorno a noi

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