Aggiornamenti da Montalcino. Ancora sul cambio di disciplinare del Rosso


Diavolo quante cose sono successe nel giro di una giornata sul fronte Montalcino e battaglia contro l’ipotesi di cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino Doc!
Mi assento una giornata, non controllo le e-mail e non modero se non alle 19, i commenti sul blog e cosa scopro?
Scopro che sono continuati ad arrivare, soprattutto dal Regno Unito, da parte di importatori, wine writer, master of wine, commenti (alcuni pubblicati come commenti sul blog) e altri inviati a Jane Hunt MW, a Nick, e a me, messaggi di sostegno alla lettera ai produttori di Montalcino perché votino NO all’assemblea del 7 settembre convocata indirizzata scritta da Nicolas Belfrage che ha visto Vino al vino come prima sede che l’ha ospitata, lunedì 29.
Cosa che ha scritto anche il sito Internet francese Vitisphère in questo articolo che potete leggere qui. Ho scoperto che finalmente l’edizione on line di Decanter, due giorni dopo, si è accorta della lettera aperta di Belfrage, dedicandole una news, e che la stessa cosa aveva fatto ieri The drink business.
E ho scoperto che un noto e seguito blog del vino italiano non si era accorto (ma è legittimo, non siamo mica il New York Times) della mia pubblicazione della lettera di Belfrage lunedì e abbia pensato che l’eco che ha ricevuto fosse appannaggio esclusivo di Decanter. E non di questo italianissimo blog del vino, che ha ospitato a sostegno della lettera di Belfrage messaggi dei più celebri wine writer di lingua inglese.
Ho scoperto poi che a sostenere Belfrage sono scesi in campo, per fare qualche nome, Anthony Hanson MW, Senior Consultant Christie’s International Wine Department – “Dear Nick, Please add my signature to your petition, that this should remain 100% Sangiovese which has my full support best regards Anthony” – la wine writer e MW Angela Muir – “Hello Jane and Nick, I have every sympathy with what you say, Nick.  AOC, DOC etc don’t have anything to do with Quality (other than by defining and limiting the bits of land that have a certain style of quality potential)…they have everything to do with Tradition and Protectionism. A really good viticulturist/winemaker can grow whatever premium grape types are permitted at all in a region and make and market a premium wine; a poor one will struggle to get to market.
Too many poor ones have hidden behind the total production limitations that a DOC could give a region in the past. Diluting the traditional rules won’t help them in the long run. It’ll simply degrade and devalue whatever patrimony was enshrined in the original DOC rules.
Ultimately, the vast majority of consumers don’t care so much where a wine comes from; they care whether it’s enjoyable to drink. A legal structure already exists to allow the use of “international” grapes without having to interfere with the DOC system at all. A good winemaker who builds their own reputation can sell modern wines under modern labelling rules excluding the DOC system and make more money than a bad one.
They don’t need this “help”. If the DOC members truly want to protect their heritage, they would do better to get a bit tougher with those growers who aren’t producing attractive ambassadors for their DOC rather than devalue it. I seem to remember saying things like this many times in many places. I also tend to suggest to my clients that they stick with the local equivalent these days of IGT anyway…simpler, clearer rules and just as easy if not more so for a consumer to work out where the wine comes from if they are at all interested. Good luck…”.

E poi Andrew Caillard, MW Fine Wine Principal Langton’s & Woolworths Liquor Group Sydney, Australia “Hi Jane. A very impassioned appeal! He’s right because it goes to the very nub of identity. He should have argued also that it will push down prices and make them poorer. Did you know that Chianti cannot be sealed under screw cap? Andrew”, e ancora David Roberts MW Buying Director Goedhuis & Co Ltd Fine Wine Merchants – “Dear Nick Further to your letter, I am writing to offer my complete support in your campaign. As a specialist private client wine merchant it is imperative that DOC’s such as Rosso di Montalcino retain their integrity and do not follow the fashion of diluting their name by allowing a range of fashionable varieties into the blend which have no historical association with their wines”.
E ancora Barbara Philip MW “I believe the unique characteristics and point of difference that 100% Sangiovese gives to Rosso di Montalcino are necessary to give the wine a qualitative edge in the market. From a purchasing standpoint, I would be less interested in a Rosso containing a percentage of other grape varieties”, Amanda Mencacci Hallgarten Druitt “Dear Montalcino Producers “I disagree to the addition of any oter grape varieties into the blend of Roso di Montalcino DOC. This great Tuscan red, I believe owes part of its success to the purity of its makeup – 100% Sangiovese – a true Italian grape variety and a true Italian wine in every sense.
To change its makeup would dilute its personality and its heritage. Leave one of Tuscany’s grat wines alone and instead take steps to promote this great wine and not change its character. I urge you to vote NO to any changes”.
E poi sono intervenuti altri MW come Frank Smulders, Elizabeth Gabay, Robin Don, Rod Smith, Jo Ahearne.
E va ricordato l’articolo del wine writer polacco Wojciech Bońkowski sulla Polish wine guide – leggete qui – e la lettera di sostegno inviata dal giornalista italiano Aldo Fiordelli a Belfrage: “Dear Sir Belfrage, I’m an italian journalist and I’m against too with Merlot and/or Cabernet and/or Syrah, into the blend of Rosso di Montalcino. Well, I think those grapes will not change the idea of terroir tasting of Rosso di Montalcino, like Supertuscans or other wines. But you have written something who go at the heart of the problem: “You will be aware that many of us fear that a compromise in regard to Rosso di Montalcino would constitute an opening of the door to a compromise, farther down the line, of the purity of the great Brunello”.
I find this is the real intention of wine producers who want to change the rules”.
Ho poi scoperto, cosa di fondamentale importanza, che parecchi produttori stanno sostenendo la richiesta espressa qui (non su Decanter) da Francesco Illy di rinviare a data da destinarsi dopo la vendemmia l’assemblea dei soci del Consorzio indetta per il 7 settembre.
Alcuni, molto autorevoli, sono intervenuti su questo blog, altri mi hanno scritto o fatto pervenire elenchi di produttori che stanno sottoscrivendo questa proposta di rinvio.
Provate a dire che le discussioni su Montalcino ed i suoi vini non coinvolgono i lettori e gli appassionati di tutto il mondo!

21 pensieri su “Aggiornamenti da Montalcino. Ancora sul cambio di disciplinare del Rosso

  1. Caro Franco, e’ dovuto un ringraziamento soprattutto a te, che hai difeso la causa del Brunello sin dal funesto 2008 e ha continuato a farlo in questi giorni. Grazie al tuo impegno siamo stati testimoni di una mobiltazione che non ha paragoni, perché neanche a proposito dell’infame ponte sulla Mosella si sono pronunciati tanti master of wine ed altre figure importanti del mondo del vino.
    La mia opinione in merito e’ leggermente diversa dalla tua, ciò nonostante e’ cosa fondamentale avere un libero e rispettoso dibattito di idee. Qualunque sia la decisione finale sul disciplinare del Rosso, grazie in gran parte al tuo blog, questa cosa possiamo dire di averla fatta bene.

  2. Ziliani Lei fa l’elenco dei vari giornalisti che la sostengono, bravo. Perché non lascia decidere i produttori sulle loro sorti senza influenzarli con ciò che dicono i vari opinionisti? In fondo spetta alle aziende la decisione sul loro futuro, sulle politiche di vendita e di mercato. Il voto è lo strumento principe della democrazia e le politiche demagogiche servono solo a creare ulteriore scompiglio e confusione. Lasci decidere in pace chi deve votare e si riservi i commenti a dopo le votazioni. Onestamente, cosa ci guadagna lei se il voto va in un modo o nell’altro? I produttori avranno benefici o meno a seconda di come voteranno e se saranno benefici o meno sarà solo il futuro (ed il mercato) a dirlo

    • Rossi io (ed i colleghi internazionali che hanno sottoscritto il nobile appello di Nicolas Belfrage) non intendo in alcun modo “influenzare” decisioni che ovviamente spettano ai produttori di Montalcino. Ci limitiamo a far capire loro come sarebbe accolta nel mondo l’eventuale infausta scelta di “santantimizzare” il Rosso di Montalcino. Con l’obiettivo, non dichiarato, ma evidente anche ai bambini, di puntare poi al Brunello.
      Quanto alle “politiche demagogiche” esistono solo nella sua immaginazione. E nei suoi commenti.

  3. @ Michele Rossi
    Ovviamente saranno i produttori a decidere, mica Ziliani andrà in assemblea a votare: ma sulla base di cosa dovrebbero decidere se non (anche) a seguito di doverose riflessioni sulle conseguenze?
    Dire che è meglio prima fare e poi vedere come va mi sembra suicida!
    Se domani si presenta un politico nuovo, che promette soldi a tutti e azzeramento delle tasse, noi cosa facciamo? Lo votiamo e poi vediamo? Aspettiamo di essere in rovina per dire “era meglio non votarlo”?

  4. @Alberto Cantarella:
    “Aspettiamo di essere in rovina per dire “era meglio non votarlo”?”
    E’ una mia personalissima opinione, ma credo che questo sia già avvenuto…
    E proprio per questo mi auguro non si ripeta anche a Montalcino…

  5. @Michele Rossi. Ho letto e apprezzato molto le sue argomentazioni (solo contro molti) degli ultimi giorni, ma non concordo affatto che: F.Z. dovrebbe tacere evitando di riportare le opinioni dei giornalisti, perché solo i produttori ne avrebbero titolo. Questa è la democrazia, ognuno esprime la propria opinione, cosa che dobbiamo consentire, anche se non ci piace, poi i produttori, sentiti gli uni e gli altri, ma soprattutto valutando i propri interessi, decideranno liberamente, speriamo non stupidamente, come votare. Apprezzo molto che F.Z.(29 ag.11,52) si sia espresso per votazioni segrete, tipiche di tutti i sistemi democratici. Oggi si scontrano due visioni. Da una parte c’è chi reputa più giusto marcare la propria identità, seppur comprensibile e accettata solo da consumatori evoluti, perché pensa che in seguito, con maggiore conoscenza, capiranno anche quelli, ora meno preparati. Dall’altra sponda c’è chi pensa di usare un linguaggio comprensibile ai tanti che difficilmente capirebbero una lezione troppo ostica, per farli progressivamente evolvere da: Rosso di Montalcino (RDM), al RDM Sangiovese, al RDM Sang. Sup, al Brunello alle Riserve. A me sembra una giusta mediazione, l’inserimento al terzo livello di un 15% di altri vitigni rossi, perchè finalmente questo passaggio, elimina alla base la spinta a fare altrettanto fino al Brunello. Senza evoluzione, saremmo ancora scimmie nelle foreste (Darwin di Carlo), ma con eccessive aperture si rischia la sterilità del mulo, perciò rifacciamoci al: “in medium stat virtus”. Più semplicemente se i vini di Montalcino si fossero arroccati, rifiutando ogni evoluzione, oggi non avrebbero tanto successo, e questo blog parlerebbe d’altro.

  6. @Franco Ziliani
    Che vuol dire che senza il vostro aiuto i produttori non arriverebbero a capire quali sarebbero le conseguenze del voto in assemblea? Mi risulta finora che Montalcino è andata avanti senza di voi grazie alla lungimiranza dei suoi produttori. Il vostro lavoro è quello di degustare e valutare i vini, non di fare gli avvocati “sputasentenze”. Lei purtroppo fa vedere solo la parte della proposta di modifica del disciplinare che vuol far vedere, tralasciando o non spiegando chiaramente alcuni punti cioè che il taglio non è obbligatorio, che i vitigni non sono per forza internazionali, che la tappatura non è a corona, ma può benissimo continuare ad essere in sughero o a vite, ecc. ecc.
    @Cantarello
    Purtroppo queste sono soluzioni a senso unico senza una doverosa “altra campana”. Il dibattito e le riflessioni ci sono eccome tra i produttori, senza bisogno di fomentare scintille ed altro.
    E anche io sto pensando di smettere di commentare perché intanto non sono direttamente coinvolto non essendo produttore e non mi sembra giusto continuare a scrivere senza avere risposte e con commenti che vanno a senso unico, pena essere tacitati dal padrone di casa.
    Purtroppo @Ziliani quando qualcuno la colpisce dove duole, lei risponde male con i suoi toni da professorino…

    • “i toni da professorino” li sta assumendo lei “egregio” signore. Su questo blog vengono pubblicati tutti i commenti favorevoli o contrari a quanto sostengo. Avvocato sputasentenze se lo tenga per sé, se non vuole apparire ridicolo. E se vorrà smettere di commentare, beh, ce ne faremo una ragione e dormiremo lo stesso la notte…

  7. @Mario grazie per il suo apprezzamento. A volte è bello confrontarsi stando in una posizione scomoda. Il problema è che qui c’è solo una campana perché appena si prova ad esprimere un’opinione contraria si viene subito additati…

  8. Se l’assemblea si farà e se i produttori, nel segreto dell’urna o palesemente, diranno NO alle proposte che gli son piovute addosso così inopinatamente, questo non avverrà solo perché su questo blog abbiamo assistito in pochi giorni a una passerella di testimoni ragguardevoli che hanno sottolineato con secco disappunto l’inopportunità di quelle proposte e il loro anacronismo rispetto all’evoluzione del gusto e all’interpretazione del territorio.
    Quell’auspicabile NO, sarà anche il rifiuto di una visione all’italiana delle cose che ha fatto il suo tempo, sarà il segno dell’arrivo di una stagione di consapevolezza di cui si sente profondo bisogno.

    • Anche George Dowglass MW, “one of our most senior MW’s – he obtained the qualification in 1964”, come mi dice Jane Hunt, non ha mancato di mandare il suo sostegno alla lettera aperta del collega Nicolas Belfrage: “I am 100% for 100% Sangiovese……………………..George Dowglass MW”

      Altro Master of wine a sostegno della lettera di Nick Belfrage: Nicholas Baile MW, the force behind the original and HUGELY successful Oddbins in the UK: “Dear Jane, My vote is for no extra varietals. Nicholas MW”

      Anche un altro wine blog inglese ha pubblicato la lettera di Nicolas Belfrage: http://thewinehub.blogspot.com/2011/08/rosso-di-montalcino-shouldnt-be-blended.html

  9. @Michele Rossi:
    personalmente ritengo che, se questo blog è tra i più frequentati e seguiti, ci sarà pure una ragione…
    Oltretutto, a meno che qualcuno non trascenda nei toni oppure offenda altre persone, mi risulta che Franco Ziliani non abbia mai cestinato alcun commento contrario alla sua linea di pensiero. Anzi, sono dell’opinione che proprio le voci contrarie, spesso, contribuiscono a vivacizzare e ad alimentare le discussioni.
    Anch’io concordo con lei che “spetta alle aziende la decisione sul loro futuro, sulle politiche di vendita e di mercato”, ci mancherebbe altro: sono loro che rischiano, lavorano e investono soldi e tempo in queste attività.
    Detto questo, però, non concordo invece con lei quando afferma che i wine writers e i bloggers dovrebbero stare al di fuori di questa diatriba: se esistono, è perché la gente, quindi i clienti o potenziali tali, apprezza, chiede e tiene in considerazione anche le valutazioni di queste figure. Facendo un facile paragone, esiste anche Quattroruote, no?
    Ma anche i produttori stessi, come le aziende automobilistiche, seguono e tengono in considerazione i commenti e le valutazioni degli “esperti” esterni. Se così non fosse, sarebbe assai strano spiegare perché su ogni sito dei produttori c’è l’angolo delle recensioni…

    • grazie Paolo. E’ intollerabile che il “signor” Rossi (o come veramente si chiama) inviti wine writer e blogger a non occuparsi della vicenda del Rosso di Montalcino e del cambio di disciplinare. Non é certo lui che deve dirci cosa e come dobbiamo scrivere o invitare i produttori ad una forma di comportamento omertoso, non raccontandoci cosa bolle in pentola e quali misfatti si ripromette di combinare, un po’ alla chetichella, ora decisamente sotto gli occhi di tutto il mondo, il Consorzio. Se é davvero un venditore di vino, si occupi di vendere, che nessuno si sogna di insegnargli il proprio mestiere. Quello che i giornalisti ed i blogger devono scrivere non é affar suo.

  10. Franco, sono arrivato a destinazione, sulle montagne alle sorgenti della Vistola. Chissa’ quanti funghi… “No, e’ troppo secco” mi hanno detto stamattina alle 9 sotto un bel sole e l’aria serena. Detto, fatto: adesso sta per piovere. Sai che lassu’ c’e’ qualcuno che mi vuol bene, vero? Avvocato, Alpino, Interista. Indovina chi…
    Non prendetevela con Rossi, senno’ dovreste prendervela anche con me: anch’io preferisco il Rosso di Montalcino Superiore 100% Sangiovese, ma DOCG (con tutti i paletti che una DOCG puo’ sostenere, cosa che una DOC non fa) e lascerei alla sola DOC un Rosso con possibilita’ di blend al 15%. Per poter avere tranquillita’ a Montalcino. E, come ha suggerito bene Wojtek (leggete in inglese il suo blog, soprattutto alla fine) patti chiari ed amicizia lunga sul Brunello. Senno’ cambiare presidente…

  11. Una amica mi ha mandato un messaggio intitolato ‘Trappola medievale’. Mi racconta che secondo lei è curioso che non vi sia una chiamata a votare su DUE alternative che si oppongono allo statu quo, e che invece i produttori sono chiamati a scegliere tra due alternative E BASTA.
    Insomma un inghippo di macchiavellica astuzia nel quale i produttori si infileranno (in)consapevolmente. Per poi sentirsi dire: ma non vi abbiamo mica nascosto niente! era lì sotto i vostri occhi da leggere chiaramente.
    Sarebbe come se un cacciatore di frodo anziché predisporre deilacci camuffandoli nello sporco della boscaglia, li indorasse, rendendoli così evidenti da prendere il coniglio al laccio per paradosso. Sarebbe una furbata di estrema rozzezza, che ci riporterebbe dritti al medioevo. Perchè nel medioevo accadeva così. Se fossi un produttore consulterei un esperto avvocato. La prudenza, signora mia, non è mai troppa.

    • in effetti presi dall’entusiasmo suscitato dalla lettera appello di Belfrage e dal fiume di autorevolissimi interventi a sostegno, abbiamo perso di vista che in questo caso non si tratta tanto di votare no, ma di dribblare la “machiavellica astuzia”.
      Ecco perché la proposta di Illy assume un’importanza strategica. Occorre che i produttori di buona volontà si diano seriamente da fare per raccogliere un numero di firme sufficienti ad imporre al Consorzio e al suo Consiglio il rinvio a nuovo termine dell’assemblea del 7 settembre. Con la convocazione di una nuova assemblea in altra data dove ci sia realmente la possibilità di dire no al cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino Doc.

  12. @Franco Ziliani
    Michele Rossi si chiama Michele Rossi. Punto.
    @Paolo Boldrini
    Ziliani non cestina commenti ma purtroppo non risponde quando si fanno domande che non condivide.
    D: Vogliamo che i produttori montalcinesi vogliano precludersi questi mercati pur di restare al caro vecchio romantico sughero monopezzo?
    R: e quando i vari mercati dovessero chiedere un “Brunello bianco” lei cosa farà, interverrà qui per invitare i produttori a non “precludersi questi mercati”?
    D: Lei però mi deve spiegare perché ribatte continuamente sulle modifiche al disciplinare del Brunello: chi l’ha detto e dove sta scritto?
    R: e bravo il “nostro” Michele con le sue lezioni spicciole di “realpolitik” commerciale che giustifica ogni cosa. Anche l’imbastardimento del Rosso di Montalcino
    D: Sono completamente d’accordo sulla questione che Mario Crosta tira fuori riguardo al silenzio assenso dei wine writers sui produttori bordolesi.
    Tra l’altro mi risulta che quando questi wine writers vengono a Montalcino anche per Benvenuto Brunello, spesso e volentieri snobbano il Rosso di Montalcino e ora sembra che a Montalcino sia il vino più importante.
    R: Nessuna

  13. Franco per cortesia preparati una spiegazione in inglese, perche’ penso che ti scriveranno dall’estero tutti gli amici chiedendoti delucidazioni. Non si voterebbe SI o NO, ma si voterebbe O QUESTA O QUELLA, cioe’ comunque ci sarebbe una modifica, se venisse confermato il numero legale per validare la votazione.

  14. Non è chiaro quali siano i veri obiettivi perseguiti ostinatamente dal Consorzio, con strategie che anche a me paiono destinate più a compromettere il prestigio di una denominazione affermata piuttosto che a tutelarla.

    In base a quali valutazioni, analisi di mercato, studi di settore risulta che il RDM prodotto secondo le modifiche di disciplinare proposte sfonderebbe sui mercati esteri e nazionale? Sarebbe interessante esaminare questa documentazione, se mai è stata prodotta.

    Se invece non esistono indagini di mercato serie a sostegno di un cambiamento importante nel modo di fare un vino importante, non accetterei mai una modifica basata su un poco trasparente e approssimativo “adesso è meglio cosi'”, tanto più che non si tratta di rilanciare una denominazione in crisi ma di cambiare le regole di una denominazione in crescita quantitativa e di valore.

    Possibile che si voglia consapevolmente svilire il Rosso di Montalcino, e proprio da parte dei soggetti che dovrebbero valorizzarlo? Si cerca di favorire i proprietari di qualche ettaro di merlot/cabernet nel territorio ilcinese? Vorrei capire quali sono i veri interessi che si intendono tutelare con l’introduzione di modifiche delle quali sembra che, per quanto ne so, nessuno avverta l’esigenza.

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