Tacere o scrivere che il Franciacorta Rosé Montenisa (alias Antinori) é così deludente?

C’è stato un vivace dibattito nei giorni scorsi, sviluppatosi su uno dei wine blog più seguiti negli States, Do Bianchi dell’amico Jeremy Parzen, leggete qui e poi ancora qui, sulle “golden rules of wine blogging” le regole d’oro del condurre un blog sul vino, e se abbia senso o meno scrivere anche dei vini che non ci sono piaciuti per niente e non limitarsi a parlare, in positivo, di quelli che ci hanno entusiasmato.
Io credo, senza voler in alcun modo “infierire” sul produttore del vino da… pollice giù, e ricordando una cosa fondamentale, che si tratta di un parere soggettivo, senza nessuna pretesa di rappresentare una verità assoluta, che in alcuni casi valga la pena raccontare dei vini che non ci sono piaciuti. Magari avendo un po’ d’indulgenza nel caso il produttore fosse piccolo, esordiente, alle prime armi, e magari limitandosi a fargli avere in via discreta, come semplice segnalazione, qualche parola sull’esperienza negativa avuta.
Ma come tacere, invece, come ho raccontato oggi in questo post pubblicato su Lemillebolleblog, se il produttore il cui vino ti ha clamorosamente deluso non è affatto un esordiente, ma un grande nome celebre in tutto il mondo, un’azienda da cui sarebbe lecito attendersi qualità indiscutibile?
Tacere, secondo il mio modo di vedere, è un errore, perché è legittimo, anzi doveroso, secondo il mio sistema di pensiero dire chiaramente che è inconcepibile in una degustazione di 50 vini che il vino più debole, il più deludente, quello che non mi verrebbe mai voglia di bere dovendo scegliere, non sia stato quello di un carneade qualsiasi, bensì, sorprendentemente, quello di un’azienda mediatica e nota in tutto il mondo.
E così, al termine di una mia recente degustazione, rigorosamente alla cieca, di 50 Franciacorta Rosé, la maglia nera del peggiore è toccata al Brut Rosé Montenisa, 100% Pinot nero prodotto nella tenuta proprietà della celebre dinastia toscana dei Marchesi Antinori.
Come ho scritto nell’articolo, ma è concepibile che un grande nome, meglio, un brand celeberrimo come Antinori sia soddisfatto di un vino del genere?
Com’è possibile che un grande nome del genere, arrivato ormai da dieci anni in una zona importante e di grande visibilità mediatica come la Franciacorta, possa accontentarsi di un concetto di qualità così deludente, possa ritenere che il proprio biglietto da visita con le bollicine possa essere rappresentato da vini tanto banali?
E perché mai Marchesi Antinori, che pure avrebbe tutti i mezzi di figurare tra le aziende trainanti della denominazioni, anzi, avrebbe il dovere morale di farlo, non fa nulla per ottenere questo risultato accontentandosi di essere un’azienda franciacortina qualsiasi, una tra le tante?
E’ un autentico paradosso, questo, forse appartenente alla logica delle grandi aziende, alle quali evidentemente basta avere in portafoglio un Franciacorta, che sia buono o meno buono poco conta, che non riesco assolutamente a capire e che mi ha indotto a non tacere la mia completa insoddisfazione per il Rosé di Montenisa e a manifestare in maniera chiara, con assoluta onestà intellettuale, le mie perplessità.
Perché sono queste, per dirla con Jeremy Parzen, le mie golden rules of wine blogging..

13 pensieri su “Tacere o scrivere che il Franciacorta Rosé Montenisa (alias Antinori) é così deludente?

  1. Non pensi che invitare a commentare e a discutere sullo stesso argomento un tuo scritto contemporaneamente in tutti e due i tuoi blog metta i lettori un po’ in imbarazzo, come il piede in due scarpe? O di qua o di la’, penso io. Di la’ mi sono abbondantemente espresso e qui non mi ripetero’ di certo. Ma adesso almeno ho capito chi, dopo aver abbondantemente bevuto del buon vino… ci vede doppio!

  2. “Goat wool problems” come direbbe il Geremia Parzen. A parte che il blog é tuo e che ancora c’é liberta di espressione, “avoiding negativity” cioé evitare la negativitá non significa rinunciare alla critica. Altrimenti fai la meridiana che conta solo le ore di luce. Una scelta valida anche quella, ma un blog senza la parte critica é un po´come la Divina Commedia senza l’Inferno. Non ho assaggiato il Montenisa, quindi non saprei: peró magari criticando trovi sia qualcuno che ti dá ragione che qualcuno che ti dá torto, e proprio per questo il blog continua ad essere interessante……

  3. Ritengo che una critica, oltre che lecita; possa essere costruttiva. Dipende da come viene posta. C’è un media che ama mettere alla berlina i vini “non graditi” con un tono da Sun più che da TIMES, che mi irrita; che vanifica -ai miei occhi perlomeno- anche la liceità e giustezza del pensiero espresso. Come in ogni comunicazione poi, il risultato finale è dato anche dall’ascoltatore; imprescindibile polo di ogni dialogo. Spetta a lui valutare la serietà, la correttezza, la professionalità del giudizio espresso. E questo investe il problema non solo della preparazione di chi scrive, ma anche di chi legge. Ricordo anni fa un produttore che ebbe uno scontro bello tosto con un degustatore di una certa guida. Il risultato fu una vendetta sottile e velenosa: quell’anno i vini del suddetto produttore vennero squalificati in modo sottilmente subdolo: non furono recensiti i suoi cavalli di battaglia ma solo le referenze marginali e meno storiche, ed alle stesse furono dati voti a dir poco pietosi. Mi sono sempre messo nei panni di un lettore che non sapesse (come tutti) i retroscena e ignaro si facesse un’idea di quella cantina in base alla Guida dell’anno in oggetto (negli anni precedenti i giudizi furono invece assai positivi, ma nessuno è tenuto a incrociare i dati di 2-3 edizioni): mai avrebbe acquistato un vino di quella cantina! Di qui la responsabilità (ed onestà) di chi scrive, tasto delicato. Se poi a professionalità si uniscono bon ton e argomentazioni fondate, perché non esprimere leggitimamente un parere critico? Non si cresce solo a complimenti nella vita…

  4. Caro Franco, ti ringrazio per la segnalazione così generosa. “Ma come tacere… se il produttore il cui vino ti ha clamorosamente deluso non è affatto un esordiente, ma un grande nome celebre in tutto il mondo, un’azienda da cui sarebbe lecito attendersi qualità indiscutibile?” Anche Eric Asimov si è posto questo problema in un suo intervento sul mio blog. Lui spesso esprime delle critiche negative quando si tratta di un’azienda nota e di un vino deludente. Secondo me, la via da percorrere è questa e sono perfettamente d’accordo con te: è giusto criticare le aziende note quando “pubblicano” e commercializzano vini non all’altezza della loro reputazione. Grazie e buon lavoro, Jeremy

    Caro Carlo, ignoro il significato dell’espressione “goat wool problems.” Ti ringrazio comunque per l’attenzione. J

  5. Nascondere la realtà delle cose non paga. I vini (ed i produttori) non sono, fortunatamente, tutti uguali. Certo un vino può non piacere a me, ma può piacere ad un altro. Che se ne parli di quello che a noi sembra buono e di quello che sembra mediocre; un vino mediocre lo imbottiglia un plebeo come un blasonato. Aprire fa sempre bene, tappare il più delle volte fa male.

  6. Ciao Franco,
    il Montenisa Rosè non mi sembra di averlo ancora assaggiato,almeno non nè ho un ricordo, ma il Montenisa brut ,quello si, pur avendolo assaggiato più volte, non mi è mai piaciuto. Concordo con te nel pretendere da una Casa vinicola cosi blasonata, vini franciacortini migliori.
    Godiamoci il caldo! Finalmente.
    Antonio Tonola

  7. @Jeremy: Caro Jeremy era una versione scherzosa e fatta in casa del detto italiano “questione di lana caprina” cióe una non-questione (secondo me). Inoltre: una critica ben fatta, motivata e non ostilmente aggressiva aiuta non solo il consumatore ma é anche una splendida occasione di dialogo per il produttore. Si dirá: non é che un produttore puó mettersi a leggere tutti i blogs e le recensioni e rispondere ad ogni singola valutazione. Perché no ? oggi la comunicazione corre in rete e la scelta e la valutazione dei bloggers da seguire dovrebbe far parte dell’ABC di ogni ufficio stampa (Sinnó, che ce stanno a ffá ?). Comunque: VinoalVino esprime il suo parere e manda un campanello d’allarme. Certo lo si puó ignorare, ma se io fossi un produttore ( eppoi della portata di Antinori) non attenderei che la scampanellata diventasse una sinfonia e direi la mia per difendere il mio prodotto ed il mio modo di fare il Franciacorta. Certo: si puó anche scegliere per principio di ignorare il commenti negativi ( di nuovo la meridiana !) forti della propria posizione di mercato e della “scarsa influenza dei bloggers”, ma io credo molto di piú nel valore positivo del dibattito e del dialogo che ne scaturisce ( Ma non sono Antinori….)

  8. Non ho mai menzionato ad amici questo franciacorta rosè in quanto non lo considero uno dei migliori, purtroppo nemmeno per il rapporto qualità prezzo. Detto questo, mi sembra quantomeno ingiusto ritenere che sia all’ultimo posto e, vi assicuro, lo dico con assoluta cognizione di causa e conoscenza dei prodotti franciacortini. Ne ho assaggiati almeno cinque quest’anno di qualità inferiore o con difetti grossolani, ma non mi piace fare una classifica degli ultimi posti (anche se spesso sono ricoperti da alcuni nomi noti).

    Secondo me è una cantina difficile da interpretare, mi sembra di percepire negli ultimi anni una maggiore attenzione e miglioramento verso alcuni punti chiave, per cui, pur non promuovendola a pieni voti mi esce un diplomatico, ma sentito, “aspettiamo i prossimi anni per avere una chiave di lettura del secondo lustro del duemila”. Lodevole l’impegno per il pinot nero al 100%

    E comunque, sul rosè, in molti ci cascano ancora*.

    (*spunto per migliorare ancora)

  9. come ha fatto a sfuggirti quel rosato, che rosato non è. e solo per quello dovrebbe andare in ultima posizione. e qui chiudo la pomemica.

  10. Il Franciacorta Montenisa se bevuto un po’ meno freddo funziona meglio!!I dissensi mantengono prezzi umani ,prezzi che altrimenti ,solo per il nome , lieviterebbero insieme alle bollicine! Certo un po’ di pregiudizi per lo sconfinamento si aggiungono a un prodotto quasi standardizzato !?
    Però di bottiglie di gran voga con contenuti mediocri ne avete già assaggiate ! Poi chissà com’è che arrivano a costare 490,00€
    Antinori se vuole fare bollicine non poteva che scegliere un vino che non può neanche essere definito bollicine !!! Direi che ad oggi solo in Franciacorta .
    I risultati arriveranno più che per soldi..per orgoglio ???

    • mi auguro che lei sia uno straniero che ha poca dimestichezza con la lingua italiana, altrimenti non saprei come spiegare la confusione e la poca chiarezza e comprensibilità dei concetti che lei ha voluto esprimere con questo “commento”…
      Se é inglese si esprima nella sua lingua, forse capiremo meglio cosa intendesse dire…

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