Nell’Ontario niente vini per i tender se non highly reviewed…

Penso non fossi il solo ad essere persuaso che l’epoca sciocca dove i ristoratori, gli enotecari e gli importatori e soprattutto i consumatori erano portati ad acquistare un vino solo se “stellato” e “pluribicchierato” e corredato dal giudizio molto positivo, possibilmente da 90 e più centesimi in su, di qualche pseudo guru fosse superata e consegnata all’archivio delle cose stupide da dimenticare.
Credo fosse opinione convinta che il point-score system, che le ipotetiche graduatorie di merito basate sui punteggi ottenuti dai vini dalle varie guide, dal Parker o dal Wine Spectator di turno, avesse di fatto “drogato” il mercato e costituisse la più grossa truffa e presa in giro operata nei confronti del consumatore. Quello che, “cacciando la lira”, pardon l’euro, rende possibile l’esistenza “dell’industria” del vino, con tutti i suoi annessi e connessi.
Probabilmente ci eravamo illusi che questo modo di guardare al vino, ingessato, imbambolato e fasullo, figlio di un altro decennio e di un altro secolo, ed espressione di un’epoca e di un mondo del vino ancora non vitalizzati e scossi dall’informazione diffusa via Web, fosse finito. Contrordine amici miei, la stupidità e la pigrizia mentale fanno ancora testo.
Come ci racconta in questo post il produttore maremmano, nonché wine blogger, Gianpaolo Paglia sul suo blog aziendale, in Canada, nell’Ontario, per partecipare ad un nuovo tender (una sorta di appalto per la fornitura di vini a mercati sottoposti ancora al regime del monopolio) del monopolio dello Stato canadese, l‘LCBO, i produttori hanno ricevuto queste testuali, precise indicazioni: “This tender is entirely focused on accolades, scores, and reviews as the Buyers are looking for highly reviewed or established wines with great values in all price bands. Wines without strong accolades will not succeed in this tender so we ask that you suggest wines that have strong scores and medals”.
Il che significa che “questo tender é interamente focalizzato su vini che hanno ricevuto riconoscimenti, punteggi e recensioni e quindi i buyer stanno cercando vini che hanno ricevuto alti punteggi e valutazioni in ogni fascia di prezzo. I vini senza queste caratteristiche non verranno presi in considerazione e vi suggeriamo pertanto di segnalare vini che hanno avuto alti punteggi e medaglie”.
O come ha commentato efficacemente Paglia, “se non hai ricevuto premi, medaglie, punteggi alti dai vari guru del vino, é inutile che ti candidi, verrai scartato”.

La sua conclusione non può che essere amara: “capite perché esistono ancora, e sono sempre affollati di partecipanti, i vari Concours International de…, International Wine Competition…, per non parlare dei vari guru internazionali, sempre vezzeggiati dall’industria del vino?”. Allora, con questo sistema bacato che resiste ancora in Canada, in buona parte negli States, e anche nella parte più provinciale del mondo del vino italico, vuol dire che i Suckling, i Parker ed i loro emuli finiranno per trovare ancora “trippa per gatti” e avranno ancora ragione di esistere? Oh my God!
Come cantava Cat Stevens: “Oh, baby, baby, it’s a wild world”…

9 pensieri su “Nell’Ontario niente vini per i tender se non highly reviewed…

  1. Mah, come non essere d’accordo con Gianfranco Paglia ? ed infatti lo sono, su tutta la linea e anche con qualche carico da undici. Farei salva peró una considerazione, anzi due: la prima é
    la chiarezza del Monopolio Ontario che beati loro si possono permettere tali testi di gare d’appalto: Se non bastasse sarebbe giá questa una motivazione sufficiente a fare abolire tutti i monopoli. La seconda é che la cosa andrebbe vista anche da parte del consumatore straniero.
    Nei paesi anglosassoni la stampa enogastronomica gode, generalmente, di buona credibilitá.
    I quotidiani hanno recensori che scrivono in modo generalmente corretto e poco influenzabile dei vini che le catene di supermercati, in specie, o altri importatori sottopongono alla loro valutazione. Nessuno si “incagna” se si becca valutazioni scarse, nessuno minaccia di togliere la pubblicitá e menate varie. Per il consumatore normale, cioé interessato al vino ma non specializzato, la medaglia, il punteggio alto, il Dromedario D’Oro
    o i punti di Parker sono indicazioni che sucitano due reazioni: curiositá e la considerazione
    “ma se ha vinto una medaglia cattivo cattivo non sará.” Fine delle trasmissioni.

    Ovviamente chi gode di piu´di questo status é l’industria del vino mentre ad agricoltori agricoli come il nostro John Paul Straw, le cose fanno girare gli zebbedei. Ed a tutta ragione. Come se ne esce ? Non se ne esce. Cosi´va il mondo.

    Ah si: uno si puó rifiutare di farsi giudicare e rifiutarsi di spedire campioni a degustazioni. Baldo Cappellano buonanima docet. Tra l’altro si risparmia e le energie ed i soldi possono essere impiegati piu´proficuamente. E poi credo che il tender canadese sia valso solo per quella mandata e non sia una procedura standard che verrá ripetuta piú di una volta o due l’anno. O perlomeno lo spero.

  2. Carissimo Sig Ziliani, purtroppo lo sterco del demonio domina ovunque: che sia il mondo del vino o le “valutazioni oggettive” sulle automobili; dì sarà sempre una certa forza a dominare. L’altro giorno in un bagno di umiltà ho voluto assaggiare un bianco isolano pluri-bicchierato…che delusione! Certo se penso al gruppo che c’è dietro, alle centinaia di migliaia di Euro che annualmente profonde in fiere, eventi, tour, advertising etc etc etc capisco molte cose. Ma noi superflui, residuali, resistiamo, ci siamo, e ci saremo sempre. Non cambieremo un sistema più grande (troppo grande!) di noi. Ma già il solo esitere-resistere ci nobilita. Poi il circo continuerà con i suoi Cav.Z, le multinazionali degli spirit che “smerciano” vino, i servi e cantori prezzolati… ma noi ci saremo, pochi ma buoni (e soprattutto diversi) a dispetto di tutti.

  3. @Carlo. John Paul Straw, grazie 🙂
    Purtroppo non è una eccezione solo per questo tender, in tutti i tender è richiesto esplicitamente di indicare i premi, ecc. e che questo fa parte integrante della scelta del vino. L’unico vino che ho venduto finora è il Finisterre 2007, tre bicchieri (che ho peraltro smesso di produrre da quell’annata).

  4. scusate, ma sono anni che i bandi dei tender in Canada usano questa formula, per i vini premium che vengono messi a gara senza limitazioni di prezzo massimo imposto.
    Del resto, è l’quivalente della vecchia formula italiana “concorso per titoli ed esami..”
    Poi, occerre vedere se i titoli sono meritati o meno, e gli esami sono trasparenti o pilotati.
    Ma direi che in Italia non abbiamo certo le carte in regola per dare lezioni in merito.

  5. Mah, non credo che nessuno voglia dare lezioni a nessuno. Viene solo portata l’attenzione sul fatto che la discriminante “premi vini” discrimina e comunque lascia un po´a piedi chi lavora bene ma non crede in premi, medaglie, diplomi etc. Non se ne esce, ma val pure bene riflettere che paesi civili come Ontario, Svezia, Finlandia, Norvegia hanno scelto di demandare ad un consiglio di cinque-sette persone la scelta di vini per una intera nazione.

    Ognuno a casa sua fa come gli pare: ma il meccanismo é “perverso” sotto molti riguardi.
    Sia perché i selezionatori sono comunque influenzabili ( non sto scrivendo “corruttibili” ma “influenzabili” cosa che é ancora peggio) sia perché il sistema per quanto raffinato ed attento
    al mercato finisce sempre – o quasi sempre – per favorire non i vini agricoli ma i vini industriali o i vini prodotti in scala o con ricarichi talmente alti da poter permettere al produttore tutte le spese di vendita collaterali ( partecipazioni a concorsi, pubblicitá, annunci, spedizioni di campionature et similia) : tutte cose che un produttore agricolo raramente si puó permettere.

    Paradossalmente il sistema monopolio che di solito nasce da principi storici di lotta all’alcolismo e di democratica distribuzione del vino, finisce per favorire l’ importazione di vini di massa ( vedi la popolaritá dei bag-in box in Svezia e Norvegia)
    e lasciare i vini agricoli ad una ristretta cerchia di amatori che si puó comunque permettere i costi aggiuntivi.

    A mio veder – ma non mi mandate a quel paese – produttori come Gianpaolo dovrebbero
    fare come il gatto che quando non lo chiami ti si struscia addosso e quando lo chiami non viene mai: contnuare a lavorare bene per farsi conoscere e rendersi appetibili. Disinteressarsi dei tenders e rispondere solo se contattati direttamente. Ed allora alle proprie condizioni. Questo é un po´il concetto di “influenzabilitá” di cui sopra.

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