Montecarlo bianco 2009 Tenuta del Buonamico

Non sono molte in quella terra da rossi (vini e altro) che è la Toscana le zone da bianchi che esprimano vini meritevoli di essere ricordati.
In primis San Gimignano con la sua Vernaccia (bella notizia da annotare: è entrata a far parte del Consorzio la migliore azienda agricola produttrice, la tenuta Montenidoli della cara Elisabetta Fagiuoli) ed in seconda battuta, anche se vi si producono pure dei validi vini rossi, Montecarlo, in provincia di Lucca.
Suonerà strano da parte di un convinto cultore dell’autoctono, tanto più in quella Toscana minacciata dall’internazionalizzazione, delle menti prima ancora dei vigneti e dei vini, che io dichiari il mio attaccamento ad una denominazione che prevede, nella versione in bianco il contributo di cultivar che autoctone assolutamente non son come Sémillon, Pinot grigio e bianco, Sauvignon, Roussanne accanto a Trebbiano toscano e Vermentino.
Ed in rosso Syrah, Cabernet (Sauvignon e Franc) e Merlot accanto a Sangiovese, Ciliegiolo, Colorino e Malvasia nera.
Invece i vini di Montecarlo (ed il borgo stesso, dove ho qualche vecchio amico che ogni tanto rivedo molto volentieri) mi piacciono molto anche per motivi storici e culturali, perché la loro storia, il loro sviluppo, si legano strettamente alla figura e all’opera di “un illuminato ed appassionato viticultore montecarlese, Giulio Magnani, a quel tempo proprietario della Fattoria Marchi-Magnani”, che “intorno al 1870, partì alla volta della Francia per studiare i vitigni e le tecniche di vinificazione dei nostri cugini d’Oltralpe, che a quel tempo producevano già dei vini apprezzati anche fuori dei loro confini.
Si recò quindi nella zona di Bordeaux e da quei luoghi portò a Montecarlo il Sauvignon, il Sémillon, il Merlot, il Cabernet Franc ed il Cabernet Sauvignon. Passando dalla zona del Rodano prese il Roussanne ed il Syrah e dalla Borgogna i Pinot bianco e grigio. Tornato a casa sperimentò le percentuali giuste dei vitigni da aggiungere al Trebbiano al fine di rendere il vino più elegante, morbido e profumato. Da allora le tenute di Montecarlo incominciarono a produrre vini di qualità”.
A Montecarlo, 160 ettari di vigne sparse tra Montecarlo, Altopascio, Capannori e Porcari e circa 900 mila bottiglie, tra bianco e rosso, prodotte, ho avuto modo di verificarlo ahimè, ormai già tre anni orsono, quando mi recai in loco per una vasta degustazione di vini della denominazione oggetto di un articolo pubblicato sull’ex rivista dell’A.I.S. De Vinis, sono svariate le aziende che lavorano bene.
Cito, in ordine sparso, Fattoria Wandanna, Fattoria Michi, Carmignani Enzo, Fattoria La Torre, Annamaria Selmi, Fattoria del Teso, ma l’azienda che forse simboleggia meglio la denominazione è la Fattoria del Buonamico situata a Sud-Ovest di Montecarlo, nell’area di Cercatoia, azienda che copre un’area di 38 ettari, 26 dei quali con vigneti specializzati.
L’azienda è stata fondata agli inizi degli anni ’60 da famosi ristoratori torinesi allo scopo di fornire i loro locali con i vini di Montecarlo e oggi la Tenuta, con la nuova proprietà passata alla famiglia Fontana, è stata ampliata, sia come terreni vitati che come cantina.
Sul sito Internet aziendale si legge del“ programma triennale di impianti sui terreni liberi, iniziato nella primavera del 2009 per terminare nella primavera del 2011, la superficie complessiva vitata raggiungerà i 38 ettari”.
Ed inoltre si apprende che “durante questo lasso di tempo verranno inoltre progressivamente sostituite alcune delle vecchie vigne ormai non più produttive con nuovi impianti a maggior densità per ettaro. Le viti nuove verranno soltanto da ceppi nobili quali Sauvignon Blanc, Chardonnay, Vermentino, Viogner per le uve bianche e Sangiovese Syrah e Canaiolo per quelle rosse.
Un vigneto sperimentale di varietà Canaiolo Rosa e Buonamico è stato creato per seguirne l’evoluzione nel tempo e mantenere un patrimonio ormai quasi del tutto scomparso a livello nazionale per queste due tipologie di uve, con l’obiettivo di poter essere utilizzate per il rosato della tenuta”.
Nuova consulenza, dopo la lunga direzione affidata a Vasco Grassi, affidata all’enologo Alberto Antonini, diventato per me una garanzia dopo aver verificato come ha operato e come si è mosso con intelligenza subentrando al più bravo degli enologi attivi in Puglia, Severino Garofano, presso le Cantine Botromagno di Gravina in Puglia.
Recentemente ho voluto stappare il Montecarlo bianco della Tenuta, scegliendo volutamente di mettere alla prova non il 2010, ma l’annata 2009. Vino che nasce da uve Trebbiano Toscano, Pinot bianco, Pinot grigio, Sauvignon, Semillon e Roussanne coltivate su vigneti con terreni a medio impasto, fermentato e affinato in acciaio.
Il vino, come è sempre accaduto quando mi è capitato di berlo in questi anni, mi è piaciuto decisamente: colore giallo paglierino di bella intensità e brillantezza, naso abbastanza complesso, ben secco e incisivo, con una leggera vena aromatica e una componente fruttata ben matura (frutta gialla) spiccata, con belle venature minerali e una notevole freschezza e note di fiori bianchi, agrumi, pesca noce e leggeri accenni di sambuco in evidenza.
Bocca piena ricca di buon impegno e consistenza, gusto ben secco, ampio, molto equilibrato con una bella vena acida che spinge e una nitida componente minerale. Un bianco largo, pieno, succoso di bella soddisfazione e ricchezza, di buona personalità e piacevolezza, che si fa bere bene.

Tenuta del Buonamico
Via Provinciale di Montecarlo 43
Montecarlo (LU)
tel. +39 0583 22038
sito Internet www.buonamico.it

12 pensieri su “Montecarlo bianco 2009 Tenuta del Buonamico

  1. Ciao Franco,
    vorrei aggiungere, se sei d’accordo, anche il Montecarlo di Romano Franceschini, ristoratore massimo a Viareggio, che a Montecarlo è nato e ha questa vigna dove fa un vino di bella personalità.
    Ciao e buone vacanze.

  2. Mi permetto di segnalare un’altra splendida azienda vitivinicola della zona di Lucca, in particolare delle Colline Lucchesi, leggermente a Nord-Ovest rispetto a quella del Montecarlo. Sto parlando della TENUTA LENZINI, condotta da due giovani, marito e moglie, con grande voglia di fare e ottimo intuito enologico, fortemente convinti nell’approccio biologico in vigna. L’azienda è soprattutto basata su eleganti vini rossi a base Syrah, Merlot, Cabernet Sauvignon, Alicante….ma ha anche un interessante vino bianco a base di Vermentino e Sauvignon Blanc, di ottima espressione aromatica e gradevole bevibilità.
    Il loro Syrah in purezza del 2007 gli è valso la Medaglia d’Oro nel concorso internazionale francese Syrah Du Monde 2009 (classificatosi fra i migliori 10 al mondo).
    Il vino emblema dell’azienda è comunque considerato il Poggiò de Paoli, una IGT prodotta con 50% Merlot e 50% Cabernet Sauvignon, 18 mesi di barrique, un taglio bordolese di grande eleganza che mette in risalto la vocazione del terroir della zona lucchese per i vitigni internazionali.

  3. Domanda legittima ma “bersaglio” sbagliato…nessun rapporto ti tipo commerciale mi lega loro, se non una amicizia nata casualmente durante lo scorso Vinitaly, che mi ha portato a degustare ed apprezzare il loro vini e la loro filosofia produttiva. In diversi siti qui su intenet amo consigliare caldamente dei vini che mi hanno colpito, soprattutto se questi sono di piccoli o piccolissimi produttori, al di fuori della cerchia del “potenti” del vino….spesso snobbati dal mondo enogiornalistico perchè poco avvezzi al servilismo dei potenti…ma che basano il loro potenziale successo sul prorpio duro lavoro. Io amo “sponsorizzare” in maniera totalmente GRATUITA queste Persone e i loro Vini, la mia più grossa ricompensa è quando appassionati come me per curiosità visitano questi produttori e ne escono entusiasti per la scoperta. Io per primo amo seguire i consigli fatti qui su internet da enoappassionati e gioralisti, soprattutto quando vengono proposti vini non griffati e poco conosciuti. Per cui si possono leggere le mie degustazioni come “consigli per gli acquisti”….o meglio “consigli per gli enoappassionati”…purtroppo o per fortuna nella vita non campo di Vino…per cui i miei “consigli” sono sinceri, gratuiti…e credo che poi sia umano che se si stima un vino si possa stimare ed essere amico di chi lo produce….senza essere sul libro paga di nessuno!

    • quanta foga, egregio Signore nel difendersi da accuse che non ho fatto e che si é letteralmente inventato… Si ricordi il famoso detto latino: Excusatio non petita, accusatio manifesta…

  4. Non c’è problema Franco, c’è foga, ma tranquillità dietro la mia risposta, semplicemente amo sempre essere chiaro e lo ritengo anche un dovere da parte mia. Non voglio sia intesa in maniera polemica, anzi, ma anche la sua domanda era infarcita di “peperoncino”! 🙂
    Lo sa bene perchè è una persona intelligente e in questo mondo ci vive da anni, per cui ho risposto anche per correttezza verso tutte le persone che leggono il suo blog…ed io sono fra qualli!
    La “foga” probabilmente nasce dal fatto che mi è parso curioso che mi venisse fatta quella domanda…proprio perchè su tutti i blog del vino il “segnalare” un prodotto è la linfa vitale del sistema stesso. Io amo leggere i blog perchè tramite le sensazioni di altri posso conoscere nuovi prodotti e poi decidere se degustarli…e non mi son mai posto il probelma se fosse una segnalazione o “qualcosa di più”! Non capivo coma mai toccasse proprio a me la fortuna di questa curiosa domanda! Tutto qui.

  5. Allora chiedo scusa Franco, accetto assolutamente la sua spiegazione, ho evidentemente frainteso, ma comunque sia chiarirsi è sempre una cosa positiva, e si è dimostrato anche in questo caso. E’ mia abitudine fornire quanti più dettagli possibili quando parlo di un Vino/Produttore che mi appassiona, compatibilmente con il contesto del blog, con ovvie necessità di sintesi….evitando di annoiare chi legge…..pensi che mi sono anche limitato nei dettagli, volevo scrivere molto di più! Mea culpa! 🙂

  6. Pingback: Should wine bloggers write about wines they don’t like? (And Tracie P is looking great!) « Do Bianchi

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