Piano dei quattro saggi per il vino trentino: proprio nulla di nuovo sotto il sole d’agosto

Dopo aver pubblicato, qualche giorno fa, le riflessioni sul Trentino del vino oggi proposte da un misterioso, e molto ben informato interlocutore, torno a segnalare alla vostra attenzione il famoso “piano di rilancio” preparato dai “quattro saggi incaricati dall’assessore all’agricoltura Tiziano Mellarini di studiare il salvataggio del vino trentino”.
Lo faccio segnalando un interessante articolo di Ubaldo Cordellini pubblicato il 31 luglio sul quotidiano Il Trentino.
Un articolo, che potete leggere qui, dove ci viene assicurato che l’attesissimo piano sarebbe “quasi pronto”, come hanno riferito in Giunta Provinciale due dei quattro saggi, il celebre professore di viticoltura Attilio Scienza e “l’esperto di marketing”, almeno così viene definito, Fabio Piccoli.
Da quello che appare dall’articolo il piano proporrebbe una serie di “soluzioni” che ci vuole proprio un bel coraggio a definire innovative. Visto che ripropongono, in maniera nemmeno tanto riveduta e corretta, cose che sono già state applicate altrove.
Va benissimo “copiare” quanto di buono fanno altri, ma viene da chiedersi a questo punto se servisse proprio tirare fuori dal “cappello del mago” i 4 saggi ed il loro piano.
Ci viene indicato che la soluzione delle soluzioni, la chiave sarebbe la promozione, preferendo partendo dal tetto e non dalle fondamenta, e non parlando assolutamente della necessità dell’urgente creazione di un Consorzio interprofessionale e paritetico. Dove i vignaioli abbiano pari dignità e peso rispetto alle potentissime Cantine cooperative.
I saggi dicono che ci vuole con urgenza “una promozione unica del vino trentino con un marchio di indicazione territoriale. Insomma, come al solito, è stato indicato il modello altoatesino”. Ovvero la scoperta dell’acqua calda. Ci dicono poi che “andranno coinvolti i Vignaioli”, ma non ci viene detto in quale modo si intenda veramente farlo, dopo la loro sacrosanta contestazione della linea della Provincia di Trento, storicamente e dichiaratamente schierata dalla parte delle cooperative.
Infine l’articolo de Il Trentino dice che i saggi, in un culmine di saggezza “hanno spiegato che è inutile promuovere pinot grigio del Trentino, dal momento che i vitigni internazionali sono uguali dappertutto. Invece, vanno promossi i vini autoctoni come il marzemino, il teroldego, il Miiller Thurgau”.
Perbacco! A costo zero simili ovvietà la poteva presentare alla Giunta Dellai anche il primo che passa per strada…
Ora resta da chiedersi, come fa l’articolista, cosa accadrà di queste indicazioni che “confliggono in parte con quello che accade finora, dal momento che vitigni internazionali rappresentano il grosso della produzione”.
E se davvero “questo contrasto porterà conseguenze importanti dal momento che i contributi della Provincia saranno concessi solo a chi si adeguerà al piano studiato dai saggi”.
Voglio vedere, quando si tratterà di parlare seriamente di “schei”, di finanziamenti, se la Giunta Provinciale avrà il coraggio di mettersi contro chi in questi anni della territorialità del vino trentino se n’è fregato altamente pensando al proprio business e inviando fiumi di Pinot grigio negli States per le operazioni tipo Ecco Domani con la Gallo Winery….

4 pensieri su “Piano dei quattro saggi per il vino trentino: proprio nulla di nuovo sotto il sole d’agosto

  1. Non credo che occorrano dei grandi geni per individuare i problemi delle aziende Trentine, basterebbe fare l’elenco delle quattro cantine cooperative più grandi e dire che non si deve fare nulla di tutto quanto loro hanno fatto, al tempo stesso i politici susseguitesi nel tempo che hanno foraggiato queste cooperative specializzate nell’imbottigliamento e vendita di vini prodotti fuori regione (Sicilia in primis), dovrebbero essere interdetti dai pubblici uffici per almeno trenta anni e, in un solo colpo si risolverebbero tutti i problemi di una regione. La stessa operazione Ecco Domani e’ l’esempio lampante della mala amministrazione e della mala politica. Per questa operazione, sono state finanziate apposite linee di imbottigliamento resesi poi inutili non appena le altre cantine cooperative trentine toglievano il lavoro di imbottigliamento alla prima a colpi di ribassi sui prezzi ed i politici regionali cosa fanno? Ovviamente finanziano le nuove linee a chi e’ riuscito a scippare il contratto (nessun vino con denominazione Trentino coinvolto) alla cantina concorrente.
    Cosa dire, in questa sagra della follia che ha fatto ridere il mondo enologico? Nessuno ha pensato che forse lo scopo per il quale le cooperative sono esentate da ogni tassa e beneficiano di ogni agevolazione possibile e’ quello della valorizzazione delle produzioni dei propri soci? Ed a nessun politico e’ venuto in mente di controllare quali tipologie di vini e quali denominazioni venissero usate per la grande commessa della linea Ecco Domani? No!!! niente di tutto questo e’ stato fatto anzi, si e’ concessa in gran fretta la deroga per l’imbottigliamento del Chianti in Trentino e questo da solo dice tutto sul potere delle cooperative che dal punto di vista dei politici, viene vissuto solo come fonte di voti e nulla più’!

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